CINEFORUM ... CON I RAGAZZI DELL'AVALON SHIP

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“Parla alla testa e al cuore”  Corriere della Sera

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“Un film fine e inafferrabile”  La Stampa

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” Un gran film” L’Unità

 

“Con delicatezza e intelligenza purifica i nostri occhi” Le Monde

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Le meraviglie è un film del 2014, scritto e diretto da Alice Rohrwacher. Interpreti sono Alba Rohrwacher, Sam Louwyck, Sabine Timoteo, Maria Alexandra Lungu, Agnese Graziani e Monica Bellucci. Il film è stato girato in Toscana nelle campagne della provincia di Grosseto, tra i paesi di Sorano, Sovana, San Quirico e la località senese di Bagni San Filippo.  Alcune riprese riguardano anche il lago di Bolsena ed in particolare l’isola Bisentina davanti a Capodimonte (VT).

LA REGISTA ALICE ROHRWACHER

Alice Rohrwacher è senza dubbio uno delle giovani registe più promettenti del panorama cinematografico  Italiano. Nata a Fiesole il 29 Dicembre 1981 da madre Italiana e padre  Tedesco ( di professione apicoltore), trascorre la sua infanzia a Castel Giorgio in provincia di Terni. Si  è laureata in Lettere e Filosofia a Torino,  ottenendo poi un master in sceneggiatura e linguaggio  documentario presso la videoteca Municipal di Lisbona e un Master in tecniche narrative, sceneggiatura e drammaturgia presso la Scuola Holden di Torino. 

L’esordio nell’ambito della regia cinematografica avviene nel 2011 con il film  molto lodato “Corpo Celeste” ( prima  di questo film, tuttavia Alice può vantare diverse esperienze nell’ambito documentaristico e  come montatrice). Il film le porterà la vittoria  del nastro d’argento al festival di Cannes, come miglior regista esordiente. Tornerà poi al festival  tre anni dopo,  stavolta in concorso, proprio con il film di cui parleremo ” Le meraviglie”, vincendo il Grand Prix Speciale della Giuria. Attualmente la regista sta lavorando al suo prossimo film ” Lazzaro Felice”

CINEFORUM ... CON I RAGAZZI DELL'AVALON SHIP

IL CAPITANO

Mattia Russo

LA STORIA E I TEMI PROPOSTI ...

Siamo in piena campagna, in una realtà rurale che appare  povera e molto legata alla tradizione. La protagonista, Gelsomina, interpretata dalla giovanissima Maria Alexandria  Lungu, è la figlia primogenita della famiglia. Ha tre sorelle più piccole: Marinella, Caterina e Luna (queste due, a mio avviso, costituiscono un elemento assai interessante per la loro vivacità e la loro simpatia). La  sua è una famiglia di apicoltori, con struttura estremamente gerarchica e patriarcale. Tra  le stagioni che si rincorrono e piccole battaglie quotidiane, la loro vita va avanti, finché due eventi non portano scompiglio: l’arrivo di Martin, un ragazzo problematico che sarà assegnato alla famiglia dallo stato tedesco a scopo rieducativo e l’arrivo in zona di una troupe televisiva, giunta lì per girare un reality sugli agricoltori. Gelsomina viene immediatamente catturata dal fascino esercitato dalla troupe, in particolare da quello di Milly Catena, conduttrice del programma. La ragazza iscriverà la famiglia al reality di nascosto, malgrado l’avversione del padre. Purtroppo non vinceranno e per i debiti  accumulati,  infine, si troveranno in condizioni persino più avverse di quelle di partenza.

A mio avviso, ciò che colpisce di questo film è lo scontro tra i due mondi: quello povero e rurale, molto legato alla tradizione  e quello costituito dalle luci e lustrini del reality. Del primo  fa molto effetto, secondo me, la figura del “Pater familias”, un personaggio contraddittorio, non cattivo (vuole molto bene alle sue figlie) ma comunque molto autoritario. Non lascia  indifferenti la scena in cui durante un forte temporale,  per salvare il miele, costringe le due figlie più grandi e Martin, coperti da un telo, a mettersi sopra le cisterne contenenti gli alveari, per impedire  che essi volino via. Dal lato opposto, visivamente fanno effetto  le ragazze  sul set del reality vestite da ancelle etrusche, ricoperte da lustrini,  lo stile manifesto di quest’ultimo ed ovviamente la grande appariscenza della conduttrice. Due universi  estremamente differenti, ma che rappresentano un realtà che si sta diffondendo sempre di più: un mondo nuovo, fatto di luci e di tecnologia, che sta andando a rimpiazzare la tradizione.

Il vincitore del reality è un amico di famiglia che si è fatto catturare da questo universo, mentre il padre, non in grado di adattarsi, ne  uscirà in ogni modo sconfitto. Altra figura estremamente ben costruita del film è senza dubbio la protagonista, una ragazza giovanissima, sicuramente dovuta crescere prima rispetto ai suoi coetanei, ma per molti aspetti un’adolescente a tutti gli effetti. 

La sua decisione di  iscrivere  la famiglia al reality, che sia dovuta ad un desiderio adolescenziale, oppure da un tentativo di salvare la famiglia dalla rovina, rappresenta ciò che dà una svolta al film. 

Ragazza fragile e forte allo stesso tempo, dallo  sguardo pieno di dolcezza ed inquietudine,  non può non suscitare ammirazione. 

Malgrado la giovane età ed il fatto che sia  una ragazza ( si capisce da certi dialoghi che al padre sarebbe piaciuto avere almeno un maschio) rappresenta comunque un punto di riferimento importante per la famiglia.

 Ascolta l’intervista ad Alice  Rohrwacher clicca qui 

LA DIFFICOLTÁ DEI GENITORI A RELAZIONARSI CON I FIGLI

Il dialogo intergenerazionale è , a mio avviso, un altro tema desumibile da questo film. Il padre sicuramente ama  parecchio le figlie, ma Gelsomina si sta allontanando. Lui vorrebbe riuscire a stabilire un contatto con la figlia, facendole rendere conto dell’amore che prova per lei, ma non sa come fare. Di assecondare il suo desiderio di iscriversi al reality al momento non se ne parla assolutamente, quindi non riuscendo a rapportarsi con l’adolescente che è diventata, tenterà di approcciarsi con la bimba che era un tempo, comprandole il cammello che tanto desiderava da bambina  (scena che colpisce parecchio, perché porta improvvisamente  l’elemento surrealistico che contrasta con il resto dell’atmosfera). Gesto folle, che per certi versi potrebbe rappresentare  la ” disperazione” del padre, che ricorre a quest’ azione estrema, per compiacere la figlia.

La difficoltà dei genitori  a relazionarsi con i  figli: è questo uno dei temi principali del film.

Dal mio punto di vista, per quanto le generazioni precedenti giudichino i giovani dei nostri giorni, avvertendo difficoltà a comunicare con questi, dimenticano che i loro stessi genitori probabilmente avvertivano il  loro stesso disagio, così come i  loro nonni con quest’ultimi, come sicuramente per certi versi pure noi,  un giorno,  avremo difficoltà a comunicare con i nostri figli.

Secondo me non esiste un tempo giusto o un tempo sbagliato, un tempo più complesso o un tempo più semplice, esistono solo momenti storici differenti, perché la razza umana è in continua evoluzione.

Magari non saremo sempre in grado di capire i nostri figli, ma nostro dovere da genitori sarà sempre quello di non tagliargli mai le ali.

Concludendo, questo è sicuramente un film molto bello, che tuttavia va visto con un occhio ed un’attenzione particolare, perché possa essere apprezzato a pieno per tutta la sua  forza e  la sua dolcezza.

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E ora passiamo la parola  alla “Master”- Ecco cosa scrive sul film…

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LA MASTER

Eleonora Cecconi

Vedere questo film mi ha riportato alla mia infanzia, non solo perché ho avuto la fortuna di crescere nella più contadina campagna umbra associabile a quella riproposta nel film, ma anche perché avevamo 6 cassette di api che fruttavano un buonissimo miele e che venivano seguite da un esperto apicoltore.

Il realismo rurale e delicato che fa da supporto e cornice alla storia l’ho trovato a tratti documentaristico e a tratti surreale, vedi l’arrivo inaspettato del cammello. L’irruenza dell’elemento esterno quali la televisione, il concorso e la presenza della diva “fatata” Milly Catena sono a mio avviso una chiara critica al mondo dell’estetica e dell’apparenza, del divertimento ad ogni costo, della possibilità al soldo facile in cambio di una perdita momentanea dei propri valori. 

Lo sguardo innocente e aperto della piccola Gelsomina mi ha traghettato nella storia giustificando anche momenti in cui avrei voluto sapere di più, sia degli stati d’animo che dei rapporti familiari. La figura del padre e della madre credo siano state appena accennate quasi a non voler prender parte, quasi a non voler definire un’evoluzione del personaggio e questo ho potuto comprenderlo solo mettendomi dalla parte di Gelsomina. Mi è piaciuta molto l’interpretazione dei personaggi assolutamente naturali, senza ricerca di artificiosi perfezionismi linguistici o interpretativi, solo naturalezza e realismo al servizio del messaggio e dell’essenza della storia. Una storia che si apre durante il sonno e finisce con il tornare a dormire, quasi a farmi credere che tutto sia accaduto in un sogno.

Un momento molto forte e poetico, credo riconosciuto dai più, è il momento in cui per la prima volta Gelsomina mostra la sua abilità nel far uscire l’ape dalla bocca, stessa abilità che poi sembra spaventare se non terrorizzare Milly Catena e tutti coloro appartenenti a quel mondo esterno ed effimero. L’aspetto maturo di Gelsomina, nonostante la sua età, è saltato subito all’occhio nella scena in cui lei toglie i pungiglioni dalle spalle del padre, un quadro in cui i ruoli sono capovolti; è lei, la figlia, che si prende cura del padre. Non mi ha stupito infatti, la scena in cui, all’ospedale lei si preoccupa, con forte senso di responsabilità,  del secchio che non era stato cambiato dallo smielatore.

Se una mancanza ho sentito questa è  riferita al mondo dell’apicoltura. Mi sarebbe piaciuto, proprio in virtù dello sguardo innocente della bambina, sapere qualcosa di più proprio sul mondo delle api, dell’apicoltura e del rapporto che i bambini possono avere con questo lavoro di responsabilità e grande attenzione.

Un film che consiglio a chiunque accetti il “Come?” al posto del “Perché?” A chiunque voglia fare un tuffo tra elementi documentaristici, realistici e surreali di una storia che apre le porte ad un vissuto semplice ma non banale.

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Ecco cosa ci dice sul film Miriam …

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LA POETESSA

Miriam Burbi

Essendo «Le Meraviglie» un film molto particolare e ricco di contenuti eterogenei, piuttosto che cercare la poesia di un grande Autore, ho preferito scrivere qualcosa di mio, che potesse racchiudere ciò che questa pellicola mi ha lasciato, sperando che possa spingere i lettori a riflettere su alcuni dettagli:

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Giorni d’estate,

il caldo torrido all’interno di tute da apicoltori giallo-Sole.

La storia di una famiglia,

raccontata senza musica o artificio,

solo con fatti, i piccoli e grandi gesti quotidiani.

Quelli ripetuti e quelli straordinari.

La pesantezza delle azioni ricorrenti è metaforizzata dal moto perpetuo di un cammello che gira in tondo,

l’eccezionale da una folta parrucca grigia, intarsiata di brillanti.

Brillanti come gli occhi di Gelso, alla scoperta di un mondo sconosciuto fuori dal nido.

Come i fiori crescono da un giorno all’altro, la bambina diventa donna, in grado di fischiare al vento con tutta la forza ed il coraggio della giovinezza.

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Lo sguardo fotografico di Eleonora Braida coglie così i momenti più significativi del film …

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LA FOTOGRAFA

Eleonora Braida

“LA NATURA SOFFOCATA” DI ELEONORA BRAIDA

La natura, la campagna e la vita rurale che pian piano vengono assorbiti dalla modernità, questo viene fatto vedere nel film nel momento in cui l’amico di famiglia si lascia inghiottire dal reality, partecipando.
Il padre di Gelsomina invece lotta contro l’avanzata della modernità e contro tutto ciò che è moderno, come l’idea di denaro e di moda. La figlia invece, da un lato è affascinata da questo mondo, eccentrico e colorato ma dall’altra decide di partecipare al reality per salvare la sua famiglia dal fallimento.
In questa foto ho cercato di racchiudere sia la delicatezza della natura, che contrasta con l’avanzata del mondo “moderno”, che sembra volerla soffocare e intimorire. Allo stesso tempo però la natura cerca in qualche modo di lottare per continuare ad esistere, anche se la modernità ormai la sta per circondare.

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 e infine la parola, o meglio, la matita all’artista …

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L'ARTISTA

M. Francesca Civetti

DESTINO NATURALE

Il rapporto che lega una persona al proprio mestiere, alla propria passione, a volte può diventare quasi un vincolo e in questo film Wolfgang, un apicoltore, sfiora l’ossessione, giungendo a una sua visione delle cose che finisce per incidere negativamente sulla vita della sua famiglia. Le sue figlie, in particolare la più grande, Gelsomina, sentono il peso di dover essere le “eredi” del suo piccolo mondo. Tutto ciò ai suoi occhi non appare come una costrizione. Egli sembra vederle come delle api, legate per natura all’alveare, quindi non davvero obbligate, ma indirizzate. L’allontanarsi di Gelsomina lo sconcerta e, oltre a far vacillare la sua visione, segnerà un punto di svolta. Ho voluto rappresentare Gelsomina come grottesca ape umana per dare un aspetto a quella sensazione che a volte un figlio può provare quando il genitore forza troppo i propri desideri e idee su di lui. Come ci “orripilerebbe” vedere un essere umano con zampe e ali da ape, avvertiamo forte il fastidio quando siamo costretti a negare noi stessi in favore di qualcos’altro.

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E così si conclude il primo viaggio dell’ “Avalon” Ship.

Tra  momenti passati davanti allo schermo, riflessioni a caldo e a freddo e dibattiti vari, siamo tutti concordi nel dire che questo film ci ha stimolato parecchio.

Siamo molto soddisfatti di questa “tappa” e speriamo di avervi fatto passare momenti gradevoli leggendo questo nostro primo piccolo intervento.

I nostri migliori auguri vanno ad Alice per il nuovo film, nonché  per una meravigliosa e lunghissima  carriera.

Ci vediamo ad Autunno ragazzi… con una proposta nuova, un nuovo tesoro, una nuova avventura!

La ciurma dell'”Avalon” Ship