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“Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi i miei dolori, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io.”
Luigi Pirandello  

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Oltre le apparenze by E. Braida

PRATICHE PARTECIPATIVE (TIC) & RISORSE EDUCATIVE APERTE (OER)

Pagina collaborativa a cura dei ragazzi dell’Avalon Ship clicca qui

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Salve a tutti carissimi lettori,  la ciurma dell’Avalon Ship è lieta di darvi il benvenuto sulla sua nave ancora una volta!

La nostra navigazione prosegue… la nostra mappa ci orienta e ancora una volta una piccola isola appare all’orizzonte… Accanto al faro che svetta sul punto più alto  vediamo  la scultura di un minaccioso “dito puntato”.

La mappa non sbaglia: siamo giunti sull’isola dell’indice …

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SECONDA TAPPA/ Giudicare (Azione) - Angoscia (sentimento) - Ciechi (stato).

Giudicare, Angoscia, Ciechi… Parole forti, che non lasciano sicuramente indifferenti, poiché, purtroppo, raccontano parecchio della nostra società. Una società basata sull’immagine e sull’apparenza, che porta spesso ad etichettare ingiustamente le persone…

A tutti noi è sicuramente successo,  almeno una volta nella vita, di  essere giudicati,  e ipocrisia a parte, di giudicare qualcuno.

Il  GIUDIZIO  tuttavia rende CIECHI, perché ci impedisce di andare oltre  le nostre più radicate convinzioni e questo può generare ANGOSCIA sia in chi viene giudicato ma anche in chi giudica…

Un argomento molto pesante, che abbiamo deciso di addolcire parlando di un film molto bello Si tratta di  Un ponte per Terabithia (Bridge to Terabithia), un film tratto dall’omonimo romanzo del 1976 di Katherine Paterson, già portato in TV nel 1985.

UN PONTE PER TERABITHIA

.“Chiudi gli occhi e tieni ben aperta la mente”

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LA MASTER

Eleonora Cecconi

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Un film consigliato ad una visione in famiglia, magari una domenica pomeriggio, tutti insieme sul divano. Un film che ci fa ricordare e ritrovare le cose belle e i legami veri che la vita ci offre. (Eleonora Cecconi)

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IL TEMA DELL'AMICIZIA E DELLA PERDITA

Questo film, tratto dall’omonimo romanzo di Katherine Paterson, diventato uno dei testi scolastici più letti in America, ha come protagonista un ragazzo di 12 anni, Jess, che ama disegnare, correre e stare in solitudine, spesso perché vittima del bullismo da parte dei compagni. 

Proveniente da una famiglia numerosa e con gravi difficoltà economiche lo vediamo già da subito dover indossare le scarpe da ginnastica dismesse della sorella(e quindi di color rosa)  per poter prendere parte alla gara di corsa della scuola. La routine della sua vita viene stravolta dall’amicizia con la nuova compagna di classe Leslie, figlia di due intellettuali nonché scrittori, trasferitisi da poco proprio vicino alla casa di Jess. Leslie trova in lui un compagno di avventure e di storie fantastiche in cui poter essere protagonisti e soprattutto eroi. Insieme decidono di esplorare il bosco vicino casa dove possono perdersi e ritrovarsi nella creazione di case sull’albero e storie meravigliose. 

Tutto sembra riaprirsi alla vita, i sorrisi, gli sguardi fino a quando accade l’imponderabile: una terribile tragedia che segnerà un momento di forte crescita per Jess, la sua famiglia e molti dei personaggi secondari.

Credo sia riduttivo definire questo film come un fantasy per ragazzi, le tematiche affrontate nella pellicola sono molteplici poiché viene trattato il tema dell’amicizia e della perdita non solo con linguaggio fantasioso ma anche toccante.

Il regista riesce a trattare con delicatezza tutte le sfumature delle dinamiche relazionali senza appesantire la narrazione, tutto è legato e amalgamato in modo organico e intelligente, anche la parte più tragica viene toccata senza eccessivi patetismi.

Una storia che racconta il rapporto tra il mondo dell’immaginazione, dell’adolescenza, del “tutto è possibile” con il mondo della concretezza adulta, dei problemi economici che spesso schiacciano i sentimenti e la leggerezza d’animo, dello stare sempre e a volte troppo con i “piedi per terra”.

Sono rimasta folgorata dall’interpretazione della sorellina più piccola di Jess che riesce a strapparti un sorriso in ogni inquadratura e a entrare in forte empatia con lo spettatore.

I legami by Eleonora Braida

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IL CAPITANO

Mattia Russo

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Un film dolcissimo e struggente allo stesso tempo, che ci insegna, tra le varie cose, quanto il giudicare le persone  possa essere nocivo… Se un ragazzo indossa le scarpe rosa forse  non lo fa per gusti personali, ma perché è povero. Se una persona è violenta probabilmente non lo fa per indole personale, ma forse perché ha un peso sulle spalle molto pesante da affrontare… (Mattia Russo

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Un ponte per Terabithia (Bridge to Terabithia) è un film tratto dall’omonimo romanzo del 1976 di Katherine Paterson, già portato in TV nel 1985. Il film è stato girato interamente in Nuova Zelanda, dalle ricostruzioni negli Henderson Valley Studios di Auckland, alla Auckland City Art Galler, fino ad arrivare ai paesaggi naturali di Woodhill Forest e Waitakere Ranges Regional Park.

Premi:

2 Young Artist Awards 2007: miglior cast giovanile; miglior giovane attrice (Anna Sophia Robb)

Nomination ai Critics’ Choice Awards 2007: miglior attrice (Anna Sophia Robb)

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LA POETESSA

Miriam Burbi

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“Someday I’m finally gonna let go
‘Cause I know there’s a better way
And I wanna know what’s over that raimbow
I’m gonna get out of here someday
Someday”

Steve Earle, Someday

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La prima sensazione che questa pellicola mi ha trasmesso è stata una profonda dolcezza agrodolce. Nonostante la trama si declini tristemente, in maniera inaspettata, è di grande tenerezza che il cuore si riempe quando appaiono i titoli di coda, soprattutto ripensando ad un dialogo tra i due giovani protagonisti:

Jess: “Hai visto anche qualche squalo mentre facevi quell’immersione?”

Leslie: “Io non ho mai fatto immersioni in vita mia.”

Jess:”Era una balla il tema?”

Leslie: “No, era… un’invenzione, è…è diverso dal mentire.”

Questo piccolo scambio di battute esprime tutta l’ingenuità di un modo di vedere la vita, con fantasia.

Spesso gli adulti dimenticano quanto sia difficile crescere, soprattutto se in mancanza di figure positive e quanto sia importante proprio l’immaginazione per sconfiggere i mostri che popolano la vita, ben più temibili dei troll che vivono nel regno fantastico di Terabithia.

L’ansia di non riuscire ad arrivare a fine mese, il bullismo, avere a che fare con familiari chiusi ed ostili o magari, come nel caso di Leslie, molto assenti perché concentrati sulla scrittura.

Lo scopo del film è mostrare quanto possa essere bello il “ponte” che lega realtà e fantasia, concretezza ed astrazione. Fronteggiare la vita senza fuggirne, ma ricordarsi che ci si può aiutare creandosi un piccolo mondo a parte, per quando le nostre spalle non riescono più a reggere un peso. Osservare, descrivere, disegnare la realtà per renderla un po’ migliore, senza ignorarla o manipolarla.

Come afferma Alessandro Baricco, è un “trucco da poveri” in quanto non richiede né denaro, né fatica, soltanto lasciarsi scorrere addosso i pensieri negativi ed immaginare, proprio come suggerisce Leslie.

“Andavo di fantasia, e di ricordi, è quello che ti rimane da fare, alle volte, per salvarti, non c’è  nient’altro. Un trucco da poveri, ma funziona sempre. “

Alessandro Baricco, Novecento

Consiglio a tutti un esercizio, apparentemente facile, ma che è forse una delle cose più difficili da fare: “Close your eyes and  keep your mind wide open”.

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LA FOTOGRAFA

Eleonora Braida

UN MONDO GRIGIO

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Pensare è molto difficile, per questo la maggior parte della gente preferisce giudicare

Carl Gustav Jung

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La verità caro lettore è che il diverso fa paura, è come il rosso, in un mondo creato con una scala di grigi.

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Ho scelto e modificato questo scatto perché a parar mio, rappresenta al 100% il tema  generale di questa recensione: IL GIUDIZIO.
Come hanno detto più volte gli altri miei compagni di bordo, in questo bellissimo film “Un ponte per Terabithia”, il giudizio è uno dei cardini principali.
Personalmente, credo che il mondo sia come in questa foto; grigio, dire quasi asettico. Ogni persona si veste uguale all’altra, si parla allo stesso modo, si cerca di non essere diversi perché la diversità al posto di essere uno degli aspetti più belli della vita, viene vista come qualcosa di negativo, da scacciare quasi.
Se da ragazzino non ti vesti come tutti gli altri, se non hai interessi che possiamo definire “comuni”, se non ti interessa di essere come il resto del branco automaticamente sei diverso e per un modo o per un altro vieni allontanato, deriso o forse peggio.
In conclusione vorrei aggiungere che un messaggio veramente molto importante di questo film è: “non giudicare se non sai chi hai davanti”.
Magari quella ragazza o quel ragazzo aggressivo e prepotente a casa viene maltrattato (Janice), oppure quel ragazzo o quella ragazza che si veste trasandato non è perché non ha voglia di vestirsi per bene, ma semplicemente non ha possibilità economiche per farlo…magari quella ragazza o quel ragazzo cicciottello non è in quel modo perché mangia tanto, ma potrebbe avere problematiche per quanto riguarda la salute.

La verità caro lettore è che il diverso fa paura, è come il rosso, in un mondo creato con una scala di grigi.

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L'ARTISTA

M. Francesca Civetti

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L’angoscia si può paragonare alla vertigine. Chi volge gli occhi al fondo di un abisso, è preso dalla vertigine. Ma la causa non è meno nel suo occhio che nell’abisso; perché deve guardarvi. Così l’angoscia è la vertigine della libertà […]. (Søren Kierkegaard)

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La fuga in un mondo di finzione non è qualcosa di raro. Spesso sia grandi che piccoli rifiutano la realtà, troppo spaventosa … si rifugiano e si rinchiudono  in una bolla senza uscita, ma Jess e Leslie non si accontentano di scappare. Terabithia, il mondo dove giocano, è anche il mondo dove affrontano le loro insicurezze, in cui hanno a che fare con alcune “entità” che altro non sono che la proiezione delle persone  che conoscono e frequentano nella realtà del loro quotidiano. Nel mondo protetto di Terabithia,  Jess e Leslie acquistano sicurezza e imparano ad osare. Imparano così ad avvicinare anche  le persone più difficili, come Janice, una dei bulli più “temuti”, quando aveva perso il suo ruolo nella “catena alimentare scolastica”.

Ho voluto riproporre  un evento  che ricorda la vita scolastica di Jess e Leslie nel difficile rapporto con la “bulla” Janice.  Il disegno rappresenta il mondo della scuola visto da Jess e Leslie  a Terabithia…. Janice faceva davvero paura ai più piccoli come se fosse stata un grande troll. Qui  Leslie  offre al troll  una gomma come segno di amicizia, proprio come  fece anche con Jess prima di diventare amici … un piccolo gesto amichevole che mostra la sua natura gentile e spontanea.

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