CIRCOLO DI STUDIO VIRTUALE ... “COME UN GIARDINO...”

in collaborazione con FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari)

Referente: Felicita Menghini Di Biagio- Presidente Sezione di Viterbo 

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3/ La Cannara: una casa sul fiume

Lungo il fiume Marta, emissario naturale del lago di Bolsena, a circa un chilometro dall’incile, sorge un’antica costruzione di epoca medioevale posta a cavallo del fiume stesso. È la Cannara, un complesso unico nel suo genere, realizzato per catturare vivo il pesce in transito tra lago e mare, in particolare le anguille.

In questo edificio, che sorge proprio sopra un piccolo salto del fiume, l’acqua veniva fatta scorrere attraverso grate di ferro dove le stesse anguille restavano prigioniere. Anticamente le grate erano costruite con vere canne, assai abbondanti intorno al fiume, e da qui il nome di Cannara. 

Dopo la cattura era possibile conservare vivo il pescato in alcune vasche costruite nel letto del fiume e prelevarlo secondo necessità. L’acqua che scorreva e si rinnovava continuamente apportava nutrimento e ciò consentiva di mantenere vive le anguille anche per tempi lunghi.  Nel passato queste venivano portate nei mercati di Viterbo, Orvieto, Perugia, Roma, mantenendole vive dentro botti di legno piene d’acqua. Durante la cattività avignonese le anguille  del lago di Bolsena non mancarono mai sulla mensa pontificia, come fanno fede i Registri Camerari, e tutti i papi francesi se ne facevano spedire in grandi quantità in botti colme di acqua che venivano trasportate via mare fino al Rodano e di lì ad Avignone.

L’importanza di tale edificio, che forniva un continuo e sicuro approvvigionamento, è testimoniata nel corso del tempo da vari provvedimenti emanati dai papi per la sua manutenzione e anche per la difesa, facendo costruire a guardia della Cannara e delle peschiere alcune torri. Questo interesse era dovuto, oltre agli evidenti motivi economici, poiché il pescato garantiva grandi introiti, anche alla fama di cui godevano le anguille dell’intero Lago di Bolsena che, fin dall’antichità, erano conosciute per la loro prelibatezza: in antichi trattati di epoca romana, ad esempio nel celebre De re coquinaria dello scrittore Apicio, interamente dedicato all’arte culinaria, viene celebrato il gusto di questo pesce locale.

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Ė nota la passione che per le anguille ebbe il papa Martino IV, come addirittura ricorda Dante nel XXIV canto del Purgatorio, il quale secondo la tradizione morì di indigestione dopo una solenne scorpacciata di anguille e vernaccia!

“… e quella faccia di là da lui più che l’altre trapunta

ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia

dal Torso fu, e purga per digiuno

l’anguille di Bolsena e la vernaccia”.

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Nel 1462 il papa Pio II visita la Cannara per vedere con i suoi occhi ciò che aveva sentito raccontare dai cardinali di Spoleto e di Teano. La visita è ampiamente descritta nei suoi Commentarii.

Nel periodo della dominazione farnesiana la Cannara è nelle mani della famiglia Farnese che ne ritrae sostanziosi proventi. Paolo Giovio, veduta la pesca delle anguille a Marta, nel “Trattato dei pesci” del 1522 così scrive: “Grandi e ottime anguille produce il lago Volseno delle quali abbiam veduto pigliarne gran quantità in certi crati allo uscire che fa il lago formando un fiume, che viene detto Marta”.  

Nel 1876 il nuovo Regno d’Italia assegna alla Cannara il diritto di pesca con apposita legge tuttora vigente. All’inizio del secolo scorso La Cannara consentiva ai possessori dell’epoca – la locale famiglia Brenciaglia – introiti con la vendita del pesce come testimoniato dai registri esposti al suo interno. 

Nel secondo dopoguerra, durante gli anni ’50,  la generale applicazione del nylon nella fabbricazione di reti da pesca consente una nuova efficienza nel lavoro dei pescatori del lago e conseguentemente una progressiva crisi dei volumi del pescato della Cannara.

All’inizio degli anni 80 la famiglia Faggiani  l’acquista  dagli ultimi “fruitori ittici” per trasformarla nella loro dimora. Misurati interventi interni sono stati effettuati nel tempo volti alla conservazione dell’edificio nella sua dimensione e struttura medievale. Vista l’importanza storica e la fama che avvolge la Cannara, essa costituisce ancora oggi un simbolo di Marta ed è stata conservata con cura nei secoli cercando di mantenere intatte le caratteristiche originarie; oggi il luogo è divenuto una vera attrazione turistica, poiché attorno vi sorge un suggestivo giardino botanico con una grande varietà di specie arboree e floreali.

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La testimonianza/ La Cannara: da “landa desolata” a giardino dell’armonia

MARIA IRENE FEDELI RICORDA MIRELLA COSÌ ....

“Quando siamo entrati per la prima volta alla Cannara io vidi un luogo in totale abbandono. In  alcune sue parti era ridotto quasi a discarica, in alcuni punti incolto. Io  mi limitavo a vedere ciò che c’era,  ovvero la Cannara, la casa-ponte sul fiume Marta.  Ai  due lati vedevo il nulla! Mirella invece si innamorò subito di quel luogo. Io vedevo una  landa desolata, lei vedeva l’acqua, la terra, la casa-ponte. Da subito cominciò a immaginare ciò che quel luogo poteva diventare”. 

Così Massimo Faggiani ricordava quel lontano 1978, quando, insieme alla moglie Mirella Valmaggi, decisero di acquistare la Cannara.  Sembrava azzardato considerarlo un buon affare, come era necessaria una buona dose di creatività per immaginare che le due sponde del fiume Marta, in quel punto, potessero trasformarsi in un incantevole giardino.  

Mirella amava  molto la natura ed aveva innato il senso dell’armonia.  All’inizio, il marito Massimo  considerava  l’amore di Mirella per la Cannara un “amore cieco”! In realtà l’amore di Mirella per la Cannara fu un “amore visionario”.  Da alcuni anni, dopo la scomparsa  di Massimo e Mirella, è il figlio Marco Valerio  Faggiani  che si occupa della gestione  della Cannara. A lui è toccato l’onore e l’onere di prendersene cura,  valorizzare il frutto dell’impegno  quasi trentennale  di mamma Mirella, l’armonia di un giardino che nasce dalla visione audace in mezzo ad una “landa desolata”.

Il giardino della Cannara è aperto a  tutti coloro che vogliono visitarlo o magari soggiornarvi.

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