Con Sandra Mavaracchio e Federica Zane… l’apprendimento intergenerazionale

.

Cara figliola, qual è la cosa più importante? Non scoraggiarti, lavora, sviluppati e accumula cognizioni ed esperienze. […] La bellezza non è una cosa nella quale si possa penetrare subito. Cioè, più precisamente, ci si può penetrare anche subito, ma dopo esserci rimasti accanto per un po’, e dopo che nell’animo, i vari elementi assimilati progressivamente,  si compongono  assieme in maniera organizzata.

Florenskji, L’arte di educare

.

CANTIERE EURE.K: APPRENDERE AD APPRENDERE... L’ARTE DEL MERLETTO

Il cantiere italiano di EURE.K, che vede  impegnate Geapolis e Bolsena Ricama  con l’Università di Padova, lavora alla progettazione di un dispositivo di identificazione e validazione delle competenze chiave a partire dal lavoro delle merlettaie. Il focus riguarda la competenza apprendere ad apprendere ma il lavoro, in itinere, si sta rivelando particolarmente interessante nelle prospettiva di individuare un profilo di qualificazione della merlettaia che tenga conto sia delle capacità tecnico-esecutive nel creare e realizzare il merletto sia delle competenze personali associate alle azioni tecniche e acquisite a partire dall’esperienza (Abilità, capacità e attitudini). L’arte del merletto, infatti,  appartiene ad un saper fare specifico e d’eccellenza che usualmente è trasmesso per imitazione, appreso per tradizione familiare e per trasmissione intergenerazionale o incidentale, situato in uno specifico contesto nel quale si produce. 

L’approccio metodologico scelto dal progetto è quello della ricerca-azione che dovrà condurre al riconoscimento, alla validazione e alla certificazione delle competenze attraverso un approccio induttivo. 

La manifestazione Bolsena Biennale si è rivelata particolarmente interessante per la ricerca. È stata un’occasione preziosa per incontrare maestre merlettaie provenienti da molte regioni italiane  e non solo, ascoltare le loro storie, scoprire le loro competenze personali e tecniche, apprezzare il loro lavoro, osservare “le loro mani che danzano”….

In occasione della cerimonia di apertura, svoltasi  il 21 settembre scorso, sono stati assegnati i premi del X Concorso internazionale Ricamo e Merletto tra Arte e Tradizione … La farfalla nella storia dell’arte. Le vincitrici: Anna Vigo di Foligno e Barbara Trimarchi di Sondrio per il ricamo e Rita Bargna di Cantù  per il merletto.  Sempre per il merletto, seconda classificata  l’Associazione Merlettaie del Museo del Merletto di Burano. Un riconoscimento speciale all’opera “La forza della delicatezza” di Maria Giada e Pamela Bandini dell’Associazione Merletto di Chioggia.

Associazione merlettaie del Museo di Burano– 2° classificata

Il merletto ad ago di Burano ... “ Si imparava guardando la mamma e le nonne...”

Dopo le narrazioni autobiografiche di RITA FATTORE e ANNA VIGO proponiamo ora un contributo a due voci: quello di SANDRA MAVARACCHIO e della nipote FEDERICA ZANE. Un’opportunità unica  per conoscere più da vicino l’arte del MERLETTO AD AGO DI BURANO  e soprattutto per scoprire in che modo e attraverso quali consuetudini, attitudini ed esperienze  sia effettivamente possibile trasmettere attraverso le generazioni la nobile arte della lavorazione del merletto. 

.

.

La tecnica del merletto è tutta volta a riprodurre la bellezza… Una brava merlettaia deve mirare alla perfezione del manufatto. Essendo un lavoro manuale questo livello non può essere raggiunto ma è quello a cui si punta ogni volta che si vuole realizzare un merletto. La merlettaia farà di tutto per raggiungere l’eccellenza. Manualità, attenzione, conoscenza tecnica, sono le abilità necessarie  ad una brava merlettaia.  Tuttavia al primo posto c’è l’abilità delle mani ma anche una buona vista non è da sottovalutare.

Sandra Mavaracchio

.

La maestra merlettaia Sandra Mavaracchio con la nipote Federica Zane 

.

L’équipe di progetto ringrazia la maestra merlettaia Sandra Mavaracchio e la nipote Federica Zane che si sono rese disponibili a far conoscere più da vicino il merletto ad ago di Burano e  gli aspetti più inediti e autentici di un’arte, quella del merletto, che merita di essere  conservata, valorizzata e trasmessa come ulteriore manifestazione della cultura, della storia e del gusto del bello tipicamente italiano. Per questo un particolare apprezzamento va, da parte nostra, a Federica e a tutte le giovanissime  “merlettaie italiane” che con umiltà e grande passione hanno deciso di avvicinarsi e dedicarsi a questa nobile arte.

I testi e le foto sono stati gentilmente curati e messi a disposizione da Federica Zane

.

L’ESPERIENZA DI SANDRA MAVARACCHIO

Ho iniziato a coltivare l’arte del merletto ad ago dall’età di otto anni, seguendo la tradizione artigiana della mia isola natale – Burano (VE) – tramandatami da mia nonna e mia mamma. All’inizio era un gioco, poi è nata la passione ed è diventato anche un lavoro.

La mia prima creazione  è stata  una strinsola – fiore a cinque petali. Terminata l’allora scuola dell’obbligo – quinta elementare -, ho cominciato a lavorare a orditura, con macchina a pedale Singer. Oltre a perfezionarmi nei vari “punti” del merletto, mi sono cimentata nel disegno su carta oleata e nella relativa orditura dello stesso, richiamandomi ai modelli “classici” di ispirazione religiosa, floreale o faunistica, ma anche ideando nuovi soggetti. 

LA PASSIONE DI FEDERICA ZANE

Fin da piccola ho sempre frequentato, tutti i giorni e per molte ore, la casa di mia nonna Sandra; lei era molto attiva e anche la mia bisnonna ancora lavorava e giocava con me. Quindi io vedevo loro, due persone con un’enorme influenza nella mia crescita psicologica, che passavano ore a fare “quest’arte manuale” che non comprendevo. Con la curiosità tipica di un bimbo, ho chiesto cosa fosse, me ne sono interessata. Ho imparato a tenere in mano un ago e ad eseguire i passaggi più semplici, adeguati all’esperienza di un bambino. Poi con l’età è cresciuta la consapevolezza e, con essa, anche le idee: possibili prodotti da realizzare, eventuali tecniche più avanzate da imparare, eseguire e utilizzare per vari scopi.

.

Fatte a mano … Erano vere perciò splendide…

La cosa più bella però erano le perle veneziane. Erano tutte fatte a mano. Da che ho memoria di me stesso, ho sempre saputo distinguere a colpo sicuro, su due piedi, quasi ad occhi chiusi, una cosa fatta a mano da una fatta a macchina. […]  Nelle opere di mano umana, qualunque esse siano, finan­che le più rozze, c’è sempre lo scintillio misterioso della vita, cosi come tale scintillio si percepisce spontaneamente in una conchiglia, in un sasso levigato dalle onde del mare, nelle stratificazioni dell’agata o della corniola, nei fittissimi intrec­ci delle venature di una foglia. Una cosa fatta a macchina non scintilla: riluce di un bagliore morto e insolente. Ma torniamo alle perle veneziane. Erano estremamente vere e perciò  splendide … […]

Florenskji, L’arte di educare

.

PER ANDARE OLTRE ...

.

CON RITA FATTORE L’ARTE DEL TOMBOLO AQUILANO clicca qui

CON ANNA VIGO L’ARTE DEL RICAMO clicca qui

L’APPRENDIMENTO INTERGENERAZIONALE … IL CONTRIBUTO DI  BOLSENA RICAMA  clicca qui

.