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“….. Ogni insegnante dovrebbe coltivare tre qualità: EQUITÀ, PAZIENZA, AMORE INCONDIZIONATO. Invece i tre difetti che una brava insegnante dovrebbe correggere, dal mio punto di vista, sono: la SUPERFICIALITÀ, l’INDISPONIBILITÀ, l’ARROGANZA….Un bambino che apprende è un bambino curioso, aperto, sereno, coinvolto e motivato…..”

 Marisa Peruzzo

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CHI È MARISA PERUZZO ?

Sono nata a Curtarolo- Padova, il 21 Gennaio 1953. A Curtarolo ho frequentato le Scuole Elementari e la Scuola Media Unificata.  Poi a Padova mi sono iscritta all’Istituto Magistrale “E. F.Fusinato” e, dopo quattro anni di frequenza, nell’A.S. 1970/71 ho conseguito la MATURITÀ MAGISTRALE. Lo stesso anno mi iscrivo all’ Università di Padova alla Facoltà di Pedagogia con indirizzo psicologico. Conseguo la laurea in Pedagogia con una tesi sperimentale sul PROBLEM SOLVING il 24 Marzo 1982. Nel frattempo partecipo al Concorso Magistrale indetto per l’A.S.1972/73, dove risulto IDONEA  all’insegnamento nella Scuola Elementare ed iscritta nella Graduatoria Provinciale Permanente. Dopo  alcuni incarichi  annuali, dall’A.S. 1976/77 fino alla pensione, iniziata il giorno 1 Settembre 2011, ho insegnato per 35 anni nelle Scuole Elementari “Luigi Bottazzo” di Presina, una frazione del Comune di Piazzola sul Brenta -Padova.  Adoro il giardinaggio, mi dedico alla coltivazione delle rose e alla  riproduzione di essenze arboree, in genere, meglio se esemplari rari. Sono collezionista di francobolli, di monete, di cartoline, di santini e di oggetti di antiquariato. Mi sono pure dedicata a qualche lavoro di restauro e a lavori manuali, quali la creazione di tappeti, di gioielli con i cristalli, di centri con perline. So lavorare ad uncinetto e a ferri e un poco a ricamo. Mi piace occuparmi della casa ed anche cucinare. Leggo di tutto un po’, ma con maggiore assiduità libri di narrativa. E scrivo. Ora mi sto occupando di completare un libro sulla vita di mio marito. Mi incanto ad osservare le bellezze della natura: paesaggi, tramonti, la volta celeste. Ma godo pure delle opere dell’uomo. Amo la vita sociale.

SCUOLA & TERRITORIO ... UNA BUONA PRATICA DI PROGRAMMAZIONE DIDATTICA

INTERVISTA A MARISA: ABITARE UN TERRITORIO SIGNIFICA ...

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“Noi stessi siamo il nostro peggior nemico. Nulla può distruggere l’Umanità ad eccezione dell’Umanità stessa…

Nulla nell’Universo può resistere all’ardore convergente d’un numero sufficientemente grande d’intelligenze raggruppate ed organizzate.”

P. Teilhard de Chardin

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UNA CARTOLINA PER GEAPOLIS ... SALUTI DA PIAZZOLA SUL BRENTA

Per te, Marisa, che significa abitare un territorio?

Mi piace associare l’ambiente antropico o territorio a quello naturale o habitat. Ogni essere vivente affonda le sue radici e trae beneficio da ciò che lo circonda, così come cede risorse ed elementi, sia vitali che non, al contesto in cui è inserito. Per contesto, a mio avviso, è da intendersi un’entità spazio temporale incommensurabile, cioè composta, a sua volta, da un’infinità di elementi altrettanto indefinibili, e/o comunque,  onnicomprensivi. Pertanto, abitare un territorio, per me significa entrare in sintonia, essere in simbiosi con tutto l’ambiente. Il termine TUTTO è da intendersi nel più profondo del suo significato, senza esclusione alcuna.

In questo momento sto osservando la pianta del Ginko biloba che, nel mio giardino, sta facendo bella mostra del suo fogliame giallo oro brillante. La mia esperienza torna utile per esemplificare il significato di territorio: NON IL PICCOLO TERRITORIO DEL MIO GIARDINO! Da questo mio vissuto può inanellarsi una immensa catena che possiamo, nel suo insieme, chiamare TERRITORIO. Io, essere vivente umano, traggo beneficio spirituale e fisico dal Ginko biloba ( godo della sua visione, respiro l’ossigeno che produce, utilizzo i suoi elementi quali foglie, rami, chioma, dalla sua immagine traggo ispirazioni. A mia volta possiedo infinite possibilità per rendere partecipi i miei simili della stessa esperienza e di beneficiarne nei più svariati modi. La pianta, a sua volta, interagisce con tantissime essenze vitali e non, quali animali, piante, aria, acqua, terreno. Quanto esposto mi permette di affermare che: ABITARE UN TERRITORIO SIGNIFICA  ABITARE NEL MONDO INTERO. Intimamente mi rifiuto di pensare che un territorio debba necessariamente essere legato ad un contesto ben definito e delimitato, quali un paese, una provincia, una regione, uno stato.

II giardino di Marisa: la rigogliosa fioritura autunnale del  Ginko Biloba

Quali strategie progettuali e quali competenze professionali occorre  mettere in campo per promuovere e sviluppare la  sensibilità  e l’interesse nei confronti del patrimonio culturale, della sua tutela e della sua trasmissione?

Posso definire la MOTIVAZIONE una spinta e l’ENERGIA VITALE il metodo idoneo per promuovere e sviluppare la sensibilità nei confronti del patrimonio culturale, della sua tutela e della sua trasmissione. Torno alla pianta su menzionata: data la sua bellezza e i sentimenti che ha suscitato in me, mi sento motivata ad immortalarla con una foto, sono interessata ad approfondire le mie conoscenze scientifiche al riguardo, desidero salvaguardarla e…tanto altro ancora.

In che modo incoraggiare la conoscenza del patrimonio attraverso un’esperienza diretta, in modo da creare un legame affettivo fra l’adulto e il suo patrimonio?

Ciascuno di noi, come individuo, ha gusti e interessi personali, che comunque, proprio per la peculiare diversità, è interessante confrontare e condividere. Pertanto le esperienze dirette per la conoscenza del patrimonio socio-culturale ed ambientale dovrebbero scaturire dalla “base”, ovvero dalla sensibilità, dal gusto, dai desideri e curiosità di ogni singolo, che, interagendo a confronto con i propri simili può riuscire a creare molteplici legami interpersonali ed ambientali. Prendo ancora l’esempio della pianta, che oramai ho  scelto quale filo conduttore del mio argomentare. Ebbene, se ha suscitato in me tanta ammirazione, potrebbe essere, perché no, motivo di ispirazione per un poeta, per un pittore, per un naturalista, per uno storico.

In che modo sensibilizzare gli adulti  all’ambiente e a preservarlo,  alla storia e a conoscerla,  all’arte ed ad apprezzarla?

Colui che possiede un gioiello, tanto più prezioso sarà, tanto più forte sentirà il bisogno di custodirlo. Capire, quindi, che:

  • l’ambiente ha in sé l’importanza vitale per l’universo intero e che è un gioiello dal valore inestimabile
  • che la storia non è altro che il nostro apparato radicale da conoscere e da salvaguardare, nel senso che perdere le proprie radici significa non avere futuro
  • che l’arte è l’espressione massima degli individui

significa cogliere l’obiettivo cardine da conseguire in un’opera di sensibilizzazione dell’individuo adulto e non.

Il giardino di Marisa: il Ginko biloba in inverno

Come  vogliamo lasciare il territorio in cui viviamo alle generazioni future?

Per dare una valida risposta a questa domanda, vorrei poter fare un salto all’indietro nel tempo, quando l’aria, l’acqua e la terra erano incontaminate, quando ancora non vi era traccia nei testi scolastici del termine INQUINAMENTO e… non solo ambientale!

Consapevole dell’impossibilità di poterlo attuare, almeno è auspicabile tentare di mantenere stabile la situazione attuale, senza ulteriori aggravi.

Che cosa vale la pena ancora salvare del nostro territorio ?

Ribadisco che le “RADICI” sono, ancora, la priorità da salvaguardare e da difendere con estrema tenacia.

Siamo ancora capaci di perseverare e impegnarci per il bene e lo sviluppo della nostra terra e delle nostre comunità?  

Voglio sperare sia solo pessimismo il mio, ma credo, alla luce degli avvenimenti e della storia recente, che anche se supportati da buona volontà e da impegno, sia alquanto difficile conseguire il bene e lo sviluppo della nostra Terra e delle nostre comunità. Ora si parla di VILLAGGIO GLOBALE; per un certo verso lo condivido, ma dall’altra parte bisogna non perdere di vista e disperdere quelle che sono le RADICI che caratterizzano le micro cellule che, tutte insieme, andranno a costituire proprio quel VILLAGGIO!

“… non bisogna mai tralasciare e perdere di vista le RADICI: proprie, della propria famiglia, del luogo di origine e…via via…estendendo sempre più la ricerca e la conoscenza.”

La valorizzazione del  territorio locale si limita  a mandare in scena  riti e miti  di un tempo lontano oppure si fa portavoce e protagonista di  una promessa di futuro?

Valorizzare un territorio locale (la micro cellula di cui sopra) significa  riuscire a far interagire i valori della tradizione con le migliori prospettive per il futuro.

Qual è il “seme buono” da piantare e del quale prendersi cura?  In che modo promuovere la consapevolezza di ciò che significa “abitare” un territorio?

Il seme buono da piantare è l’ALTRUISMO. Abitare un territorio significa CONDIVIDERE e PRODIGARSI per la SALUTE ed il BENESSERE altrui, ed in particolare delle future generazioni. Così facendo la ricaduta positiva avverrà pure su noi stessi.

Attraverso quali iniziative è possibile aiutare gli adulti a percepire il proprio territorio e le comunità locali  come luoghi  intrisi di storia e umanità,  non solo da guardare ma da vivere e rendere vivi?

Ribadisco e concludo che non bisogna mai tralasciare e perdere di vista le RADICI: proprie, della propria famiglia, del luogo di origine e…via via…estendendo sempre più la ricerca e la conoscenza.

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Il vero bene comune degli uomini è l’uomo stesso… Ė prima di morire che rischiamo di essere morti, se rifiutiamo per l’appunto di fare della nostra vita una creazione continua di grazia e di bellezza.

Maurice Zundel

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