1/Conversazione con Ada MAURIZIO

Persone e Comunità. Storie di impegno e promozione sociale

ALBERTO MANZI DA ROMA A SORANO. Interviste e testimonianze

“È evidente che una rilettura di Manzi va calata nel contesto attuale, assai diverso da quello nel quale egli visse e operò. Tuttavia, il linguaggio usato nei suoi libri è in qualche modo da considerarsi universale perché parla di emozioni così come i temi proposti sono sempre attuali: l’amicizia, il potere, la libertà individuale, l’appartenenza a una comunità. Le storie raccontate da Manzi non sempre hanno il lieto fine perché il suo intento era di spronare a riflettere sulla vita reale e a sviluppare consapevolezza di sé e del proprio ruolo. Infine, l’impegno del maestro trova maggiore concretezza e spazio con il suo incarico di sindaco del comune di Pitigliano dove si è spento nel 1997. Chi ha avuto il privilegio di conoscerlo nell’ultima esperienza della sua vita, potrà, ne sono certa, testimoniare di un impegno civile e umano sempre attivo e orientato dai suoi valori”(Ada Maurizio)

1/ LUOGHI PERSONE E COMUNITÁ EDUCANTE

CONVERSAZIONE CON ADA MAURIZIO

Dirigente scolastico  del  Centro per l’istruzione degli adulti n. 3 di Roma

 

Ambasciatrice ERASMUS EDA  Lazio 

 

Promotrice ed organizzatrice della  tavola rotonda  “Alberto Manzi: alfabetizzatore,  scrittore, formatore”, svoltasi a Roma il 3 aprile 2024  nella prestigiosa sede della biblioteca Vallicelliana di Roma in  collaborazione con l’Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo (UNLA)

 a cura di Antonella CESARI   – Ambasciatrice ERASMUS EDA -Lazio     

Come è nata l’idea di promuovere una tavola rotonda dedicata alla figura di Manzi?

 

L’idea di dedicare uno spazio per approfondire la figura del maestro, dello scrittore e del formatore ci è sembrata la giusta occasione per riflettere sull’eredità di Manzi.

Nell’anno del centenario della nascita si è parlato e scritto molto sul maestro. È interessante notare che non ci sono state sovrapposizioni né nei tempi né nei temi affrontati tra i tanti eventi a lui dedicati.

Sappiamo che ad Alberto Manzi non sarebbero piaciuti i toni celebrativi sulla sua persona e sulle sue opere. Per questo abbiamo voluto organizzare un convegno che mettesse al centro le sue scelte educative, tuttora innovative, per condividerle con un pubblico interessato e vario.

Il libro “Ogni altro sono io” di Patrizia D’ANTONIO, edito da Castelvecchi, ha costituito il filo conduttore della Tavola rotonda. L’autrice, insegnante di italiano per stranieri nel Centro di istruzione degli adulti n. 3 di Roma, ha conosciuto Alberto Manzi nel 1982.  Fu lei stessa, giovane insegnante alle prime armi, a contattarlo ed ebbe il privilegio di entrare a far parte di un gruppo di insegnanti che si riunivano una volta a settimana per ragionare insieme e condividere con Alberto le sue riflessioni.  Scrive Patrizia nell’introduzione del suo lavoro:

“Questo lavoro nasce da un insieme di circostanze soggettive, come il desiderio di omaggiare un importante maestro e scrittore,

e da considerazioni oggettive, ovvero l’importanza di analizzare e divulgare l’opera di un grande italiano che ha superato i confini nazionali”.

Ecco, con queste belle parole, posso sintetizzare l’idea che ha ispirato la Tavola rotonda.

Chi ha promosso l’iniziativa? Chi ha fatto parte dell’équipe di progetto? 

 

Abbiamo lavorato intensamente per preparare la Tavola rotonda. Il Centro per l’istruzione degli adulti n. 3 di Roma che dirigo sin dalla sua nascita nel 2015 in collaborazione con l’Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo (UNLA), ha organizzato l’evento.

Abbiamo cercato di coinvolgere chi ha conosciuto e lavorato con Manzi e chi ha seguito il suo approccio pedagogico, le sue intuizioni che, attraverso l’azione didattica, hanno creato pratiche innovative.

Devo dire che c’è stato un vero e intenso lavoro di squadra. Vitaliano GEMELLI, presidente dell’UNLA ha permesso che la Tavola rotonda si svolgesse nella prestigiosa sede della biblioteca Vallicelliana di Roma in piazza della Chiesa Nuova, grazie a una pregressa e consolidata collaborazione.

Il mio ruolo è stato quello di tenere le fila del convegno nei suoi vari aspetti: l’organizzazione, il programma, gli inviti e la promozione dell’evento stesso. A fronte del grande lavoro che abbiamo svolto nei mesi precedenti, le due ore della Tavola rotonda sono state intense soprattutto emotivamente. Ogni relatore ha parlato anche con il cuore, se così si può dire. Penso che senza dircelo, tutti noi, abbiamo immaginato che Manzi fosse lì ad ascoltarci, magari divertito e incuriosito dalle tante riflessioni sulla sua vita di maestro. Per me è stato proprio così. Ho anche voluto che chiunque, tra i presenti, alla fine della giornata, portasse con sé una suggestione, un pensiero, un’informazione sulla quale tornare per approfondire.

Grazie a Patrizia abbiamo avuto l’onore e il piacere di avere con noi Sonia BONI MANZI che sappiamo essere molto selettiva nella scelta degli eventi ai quali partecipare. Ci ha davvero regalato un momento di grande emozione poiché ha condiviso con tutti i presenti alcuni aspetti di Manzi meno conosciuti, se vogliamo più personali, molto interessanti per comprendere meglio l’uomo e il maestro e  la sua grande eredità.

Ho voluto coinvolgere l’Ufficio scolastico regionale per il Lazio. Il direttore generale Anna Paola SABATINI che con autentico dispiacere non è potuto intervenire per un impegno dell’ultimo momento, ha garantito la presenza dell’Ufficio e ha fatto arrivare il suo apprezzamento e interessamento per i temi trattati.

Sono davvero grata a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione del convegno.

Roma, Biblioteca Vallicelliana

Partendo dal titolo della tavola rotonda: “Alberto Manzi: alfabetizzatore, scrittore, formatore”, quali sono stati gli obiettivi dell’iniziativa?

 

Abbiamo voluto omaggiare il maestro Manzi con un evento a più voci che lo ricordasse ma al tempo stesso per cogliere ed evidenziare l’attualità del suo pensiero e del suo operato.

Come ho avuto modo di scrivere in un’altra sede, a Manzi non sarebbero piaciuto essere ricordato solo o prevalentemente come personaggio televisivo, sebbene fosse consapevole della portata del suo importante e determinante contributo alla lotta contro l’analfabetismo. Per queste ragioni, l’obiettivo della Tavola rotonda è stato di parlare di lui a tutto tondo, come recita il titolo.

Naturalmente, abbiamo anche voluto raccontare il maestro Manzi in questo suo ruolo che lo rese popolare e che, dopo oltre sessanta anni,  rivela la sua incredibile attualità di insegnante che si rivolgeva agli analfabeti attraverso il tubo catodico.

L’esperienza dell’insegnamento in televisione lo avvicina potentemente ai giorni nostri e alla realtà della scuola per gli adulti. Il programma della Rai “Non è mai troppo tardi” era un format innovativo e si rivelò un grande successo personale e sociale poiché contrubuì a ridurre la piaga dell’analfabetismo. Nonostante il grande successo, Manzi rimase sempre con i piedi per terra grazie ai suoi valori etici e all’attenzione verso i più deboli, come ci hanno ricordato tutti i relatori.

In sostanza, per noi la Tavola rotonda è stata un’occasione per permettere a un pubblico ampio ed eterogeno di scoprire e/o di riscoprire la figura eclettica del maestro Manzi.

Video dal web 

Chi ha partecipato alla tavola rotonda?

 

Insegnanti dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, insegnanti di scuola primaria e secondaria, dirigenti scolastici, studenti universitari, esperti di apprendimento permanente, ricercatori: questi i partecipanti che hanno riempito la suggestiva sala della biblioteca Vallicelliana. Un pubblico attento dall’inizio alla fine che, ci hanno poi riferito, ha ascoltato con interesse i vari interventi. Tra loro anche Loretta SANTINI, direttore editoriale di Elliot. Eravamo compagne di scuola alle superiori, entrambe maestre. L’ho rivista dopo quasi cinquant’anni. Una vera sorpresa.

Quali i temi e i contributi presentati?

 

La Tavola rotonda che ho avuto l’onore e l’onere di moderare, si è articolata su vari aspetti del lavoro e del pensiero di Manzi. Patrizia D’ANTONIO ha presentato il suo libro “Ogni altro sono io. Alberto Manzi, maestro e scrittore” e ha ricordato la sua personale conoscenza del maestro che ha ispirato il suo lavoro di docente nella scuola primaria e successivamente quello di insegnante di italiano agli stranieri nel Cpia.

Carolina BISCOSSI, docente di scuola primaria dell’istituto comprensivo Munari di Roma ha realizzato con i propri alunni un percorso didattico ispirato al libro Testa Rossa di Manzi. Se pensiamo che il libro fu pubblicato nel 1957, è davvero straordinario quanto sia attuale il pensiero di Manzi che troviamo soprattutto nei suoi libri per ragazzi.

Dagli Stati Uniti si è collegata Tania CONVERTINI, docente di lingua e cultura italiana al Dartmouth College ad Hanover nel New Hampshire e autrice del libro “l’ABC di Alberto Manzi, maestro degli italiani” edito da Anicia (2024).

Patrizia D’Antonio ha contattato alcuni relatori di grande spessore come Paolo MAZZOLI, già direttore generale Invalsi (Istituto Nazionale per la valutazione del sistema di istruzione) e, soprattutto, allievo di Manzi e Marco ROSSI DORIA, ex sottosegretario all’Istruzione, primo maestro di strada in Italia e oggi presidente dell’impresa sociale ‘Con i Bambini’. Sia Mazzoli che Rossi Doria, voglio sottolinearlo, nascono professionalmente come maestri elementari, proprio come Alberto Manzi.

Paolo MAZZOLI ha conosciuto e ha lavorato con Manzi e ci ha regalato alcune immagini con il maestro e i suoi alunni, in classe e durante un’escursione. Ci ha fatto emozionare quando sullo schermo è apparsa una fotografia di Paolo con Alberto. Davvero una chicca.

Annamaria CACCHIONE, ricercatrice Indire e linguista, ha voluto concentrare il suo intervento sulle questioni legate all’istruzione degli adulti, italiani e analfabeti negli anni Sessanta, migranti da ogni parte del mondo oggi.

Valeria FERRA è dirigente del Cpia “Alberto Manzi” di Campobasso.  In Italia so o oltre venti le scuole intitolate a Manzi. La scelta di intitolare a Manzi il Cpia, ci ha raccontato Valeria, è stata determinata dall’importante contributo che il maestro Manzi ha dato nel fare scuola per gli adulti.

Un’altra voce a proposito di apprendimento permanente è stata quella di Francesco FLORENZANO, Presidente nazionale della: Unieda – Unione Italiana di Educazione degli Adulti, fondatore della Rete Nazionale “Italia Educativa” nonché autore di numerose pubblicazioni sui temi dell’apprendimento permanente e dell’invecchiamento attivo. Florenzano ha disegnato una ideale continuità con l’operato di Manzi che sottrasse all’analfabetismo milioni di italiani negli anni Sessanta grazie alla televisione. Florenzano ha anche evidenziato il carisma di Manzi e le sue eccezionali doti comunicative davvero avveniristiche.

Ha chiuso la Tavola rotonda Sonia BONI, seconda moglie e vedova di i Manzi. Docente in pensione e molto attiva nel portare avanti il pensiero del maestro, Sonia ha scelto di essere presente poiché ha apprezzato il programma dell’evento. Ci ha detto di evitare le occasioni meramente celebrative che, aggiungo io, Manzi non avrebbe voluto. Ma Sonia ci ha anche regalato alcuni frammenti della sua vita con Manzi che ci hanno mostrato un uomo schivo, poco incline alla visibilità nonostante la sua popolarità che lo ha reso eterno, concreto e critico nei confronti di alcuni dettami ministeriali dell’epoca.

Quali gli aspetti e le questioni più interessanti emerse dalla tavola rotonda?

 

In generale, tutti gli interventi ci hanno offerto molti spunti di riflessione a riprova del fatto che Manzi è stato un innovatore dotato di coraggio e con una visione della scuola e della sua missione che ancora oggi appare straordinaria. Tra le questioni più interessanti ritengo si possa annoverare il contributo che dalla sua esperienza di maestro della televisione può arrivare all’attuale fruizione a distanza pensata per gli adulti. Sebbene si tratti di periodi profondamente diversi, intendo il dopoguerra e gli anni Sessanta e i giorni nostri, il sottile filo che li collega è la necessità di elevare il livello di istruzione della popolazione adulta. In sostanza, possiamo affermare che l’analfabetismo di quegli anni è un lontano parente di quello funzionale del terzo millennio. La Rai con la scelta di affidare a un maestro un carne e ossa la realizzazione di una serie di lezioni da remoto, come diremmo oggi, ha mostrato che, per esempio, si possono raggiungere in modo capillare più persone e che si facilita la partecipazione alle lezioni in quanto l’adulto non deve raggiungere la scuola. Inoltre, parlare di Manzi e delle sue scelte radicali che gli causarono la sospensione dall’insegnamento per due mesi, significa interrogarsi sulla valutazione didattica e sui rischi tuttora presenti di sconfinare nel giudizio sulla persona. Infine, penso che ricordare Manzi significhi dare dignità al lavoro degli insegnanti che, come sappiamo, nel nostro Paese ha perso quasi del tutto valore sociale, Ecco, da lontano Manzi continua a scuotere le coscienze e a dirci di non mollare, di continuare difendere i valori democratici.

Nel moderno contesto dell’educazione permanente (lifelong learning), quali sono, secondo Lei, gli aspetti dell’impegno educativo e civile di Manzi che potrebbero ancora ispirare contenuti e strategie educative in ambito EDA e non solo? (inclusione, partecipazione alla vita sociale e civile…etc.)

 

Come ricordavo, Manzi per la sua avversione a ogni forma di costrizione dell’autonomia di pensiero, pagò personalmente con un provvedimento disciplinare che lo sospese dall’insegnamento e gli dimezzò lo stipendio per due mesi.

Il suo viaggio in America latina nel 1955 su incarico dell’Università di Ginevra data la sua formazione scientifica, fu l’inizio di un rapporto durato per oltre venti anni. Manzi scoprì le condizioni di vita della popolazione contadina dell’Amazzonia. Ogni estate negli anni successivi, si recò nella foresta amazzonica per insegnare a leggere e ascrivere ai nativi. Aiutò le popolazioni locali a emanciparsi dall’ignoranza e dallo sfruttamento fino ad essere prima imprigionato e poi espulso dal Paese per i suoi presunti legami con i ribelli locali.

Andando ancora indietro nel tempo, voglio ricordare anche la breve esperienza di Manzi come insegnante nel carcere minorile Aristide Gabelli di Roma. Era al suo primo incarico, giovanissimo, quasi coetaneo di molti ragazzi che si trovavano nel carcere minorile, tanto che nel suo primo giorno di scuola fu scambiato per uno di loro.

Le esperienze ‘forti’ di Manzi incisero profondamente nella sua formazione pedagogica e furono raccontate con intensità in quasi tutti i suoi romanzi

Io penso che si potrebbe proprio partire da lì, dal Manzi scrittore, ancora oggi non del tutto compreso. Chi lo ha conosciuto ci racconta che non amasse scrivere trattati di pedagogia e che il suo fosse soprattutto un approccio concreto basato essenzialmente sul riconoscimento del bisogno dell’altro. Anche le lezioni televisive vanno viste in quest’ottica. In realtà, non fu semplicemente un programma a distanza, una sorta di spettacolo televisivo ma un format nuovo, mai sperimentato.

Non dimentichiamo che il modello del programma Non è mai troppo tardi fu adottato dall’Argentina per combattere l’analfabetismo e Manzi tenne alcune lezioni ai docenti universitari che avrebbero dovuto gestire il piano del governo. Insomma, una lettura approfondita di quanto Manzi ci ha lasciato costituisce un grande e prezioso patrimonio culturale che a distanza di tanti anni può ancora essere fonte di ispirazione.

È evidente che una rilettura di Manzi va calata nel contesto attuale, assai diverso da quello nel quale egli visse e operò. Tuttavia, il linguaggio usato nei suoi libri è in qualche modo da considerarsi universale perché parla di emozioni così come i temi proposti sono sempre attuali: l’amicizia, il potere, la libertà individuale, l’appartenenza a una comunità. Le storie raccontate da Manzi non sempre hanno il lieto fine perché il suo intento era di spronare a riflettere sulla vita reale e a sviluppare consapevolezza di sé e del proprio ruolo.

Infine, l’impegno del maestro trova maggiore concretezza e spazio con il suo incarico di sindaco del comune di Pitigliano dove si è spento nel 1997. Chi ha avuto il privilegio di conoscerlo nell’ultima esperienza della sua vita, potrà, ne sono certa, testimoniare di un impegno civile e umano sempre attivo e orientato dai suoi valori.

Ada Maurizio, Alberto Manzi e l’esperienza del carcere minorile.

Pubblicato su TUTTOSCUOLA (Maggio 2024-n. 642)

Alberto-Manzi-e-lesperienza-del-carcere-minorile.pdf (58 download )

Analfabetismo ai tempi di Manzi e analfabetismo di ritorno… una riflessione o un aneddoto personale a partire dalla Sua esperienza

 

Gli analfabeti che grazie a Manzi impararono a leggere e a scrivere o come egli ha affermato ebbero voglia di imparare a leggere e a scrivere, furono oltre un milione e mezzo in otto anni di programma. A qui tempi il tasso di analfabetismo era intorno all’11%.

Chi erano gli alunni e le alunne di Alberto Manzi?   Uomini e donne stanchi dopo una giornata di lavoro. Nella storica puntata iniziale del 1961, alcuni di loro furono invitati in trasmissione. Come dimenticare l’emozione di Manzi nel presentarli? Il suo ringraziamento a tutti loro per lo sforzo dimostrato e la volontà di imparare a leggere e scrivere, era autentico e arrivava a chi lo seguiva.

Oggi la realtà è profondamente cambiata. Gli studenti e le studentesse che oggi frequentano i Cpia sono immigrati che hanno necessità di imparare l’italiano e adulti, anche italiani, che non hanno conseguito il titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Si tratta di un’utenza molto dinamica ed eterogena che muta costantemente. Voglio segnalare che nei Cpia si registra una presenza crescente di minori stranieri non accompagnati.

Tra le tante persone che ho conosciuto, mi piace ricordare la signora Eva, nostra studentessa di qualche anno fa.

Eva si è iscritta nella scuola che dirigo per realizzare un sogno che coltivava da bambina: studiare. Aveva ben ottantaquattro anni quando l’abbiamo conosciuta. Ha superato brillantemente gli esami di terza media, ha proseguito con il biennio delle superiori e si è poi iscritta a un corso professionale del Comune di Roma. Eva, ci ha detto che riprendendo a frequentare la scuola, si è “tuffata nella piscina della gioventù”.

Voglio condividere la storia di Bah, studentessa al Cpia 3 di Roma qualche anno fa. Nel suo paese era una giovane donna benestante, in Italia ha dovuto ricominciare da zero e si è messa a studiare la lingua italiana. Bah ha raccontato i suoi sogni in un quaderno personale dedicato al senso della vita che abbiamo creato nell’ambito di un progetto di orientamento. Queste le sue parole:

“Ho perso un po’ di libertà, di dignità perché sono scappata dal mio paese.

Non ho documenti e senza non ho dignità”.

Bah ha affidato a una bellissima poesia le sue speranze e i suoi sogni.