2/ C’era una volta un filo… Il Panno Tusciano

Laboratorio del racconto – Circolo di studio virtuale 

Gruppi informali, scuole di ricamo, associazioni culturali, progetti di start-up diventano luoghi di scambio, condivisione e apprendimento non formale e informale  degli  adulti, attraverso l’impegno tenace e perseverante speso per recuperare, conservare, valorizzare e promuovere le tradizioni delle arti del filo sul territorio della Tuscia viterbese.

Nel secondo appuntamento virtuale, il laboratorio del racconto  “C’era una volta  un filo…” mette in circolo il prezioso e antico PANNO TUSCIANO con il contributo della professoressa Teresa Moschini, responsabile del gruppo di ricamo “C’era una volta il panno “ a Grotte di Castro (VT),  che introduce l’intervista alle artigiane delle Creazioni Fernweh Anna Laura Bassi, Antonella Cerasa e Maura Orzi protagoniste del progetto  MeravigliARTE Temporary store  a Montefiascone  e la presentazione dell’ultimo lavoro su antico panno tusciano  della maestra della  scuola  Bolsena Ricama Maria Elena Vecchietti.

Tovaglia  ricamata su  antico panno tusciano  realizzata da Maria Giuseppa Brizi (Piansano-VT)- Insegnante Teresa Moschini (Grotte di Castro- VT) 

“Da sole si ricama un fazzoletto. In gruppo si ricama un tappeto. Ogni filo ha il suo colore e il tutto ne ha un altro ancora…” (proverbio africano)

Prezioso panno di casa: perché dimenticarti? (prima parte)

a cura della professoressa Teresa Moschini  (Grotte di Castro- VT)

Mi sono lasciata affascinare dal panno circa cinquanta anni fa quando, venendo ad abitare a Grotte di Castro, ho scoperto, in una grande cassapanca,  un intero “corredo dotale” dimenticato e abbandonato a causa di alterne vicissitudini familiari. Rotoli ingialliti dal tempo, tele di ogni tipo e fattura,  a trama semplice, a “spinato”, a “dama”, a “occhio di pulcino”, antichi tessuti forti e resistenti, più o meno rustici eseguiti manualmente dagli antichi telai. TORSELLI vengono chiamati in molti centri dell’alta Tuscia, con termine dialettale di derivazione latina, Torquere- pressare, torcere, legare strettamente. È stato amore a prima vista….

Il mio interesse per i rotoli si lega strettamente alla mia passione per il ricamo ed è scoccata la scintilla. Perché non rilanciare  la tradizione  del ricamo su panno? Sono partita dalla constatazione che gran parte di questo tessuto è conservato gelosamente nelle case ma non è sfruttato e abbellito per mancanza di conoscenze tecniche adeguate a valorizzarlo.

Ho iniziato la mia avventura con ampia ricerca storica relativa al Volumen Statutorum fatto stampare nel 1558 dal duca Ottavio Farnese in Valentano.  Mi sono quindi documentata sulla coltivazione delle fibre, in particolare della canapa, fino alla loro trasformazione in filato da tessere. L’informazione diretta, attraverso interviste, mi ha svelato un mondo che, intorno agli anni cinquanta, vedeva la donna già impegnata in un’economia familiare di sussistenza, per “tirare avanti”! Filatura, imbiancatura, tessitura la sottraevano, inoltre, al duro lavoro dei campi, al quale, nei nostri paesi a vocazione prettamente agricola, era per lo più destinata. L’incontro con una tessitrice ultranovantenne che aveva trascorso gran parte del suo tempo curva sul telaio mi ha ampiamente edotto sull’arte della tessitura.

Nel 2006 l’UNITRE di Valentano mi ha offerto la possibilità di condurre un laboratorio di ricamo su Panno Tusciano. È stato un gran successo;  un’esperienza straordinaria di soddisfazione personale e di tutte le partecipanti, sempre più numerose, al corso di ricamo.

Nei dieci anni trascorsi insieme abbiamo realizzato lavori ammirevoli, sorpendenti e di grande pregio, abbiamo condiviso entusiasmo, passione per i vecchi tessuti, sensazioni di sapere e di parole, ma, soprattutto abbiamo affinato il gusto del lavoro fatto a mano e ben fatto, rivalutando contemporaneamente l’immagine della donna che crea con ago e filo.  Significative anche le collaborazioni con importanti riviste di ricamo quali Rakam  e Ricamo italiano. Recentemente sulla rivista Giuliana ricama  con il mio gruppo di ricamo  C’era una volta il panno  abbiamo documentato la storia del Telo Corso di Grotte di Castro (VT). Per lasciare lo spazio alle amiche del Temporary Store MeravigliARTE  e alle Creazioni Fernweh  ripropongo la borsa  da mare realizzata da una mia allieva, pubblicata sulla rivista Ricamo Italiano e presentata con un interessante articolo intitolato. ” Con il mare in spalla”.

Oggi le vecchie tele sono diventate preziose proprio perché rare, tanto da essere utilizzate per creare accessori di nicchia nell’abbigliamento o nell’arredo delle nostre case moderne, senza forzature, ma con inaspettata armonia. Prezioso e fascinoso “panno di casa”, ieri come oggi appartieni alla nostra storia; perché dunque dimenticarti o lasciarti inutilizzato?

 Al  MeravigliARTE Temporary store con le artigiane delle Creazioni Fernweh (Montefiascone)

Prezioso e fascinoso “panno di casa”, ieri come oggi appartieni alla nostra storia; perché dunque dimenticarti o lasciarti inutilizzato? Le artigiane delle Creazioni Fernweh, Anna Laura Bassi, Antonella Cerasa e Maura Orzi, protagoniste del progetto MeravigliARTE Temporary store a Montefiascone, ben volentieri rispondono alla domanda/provocazione della professoressa  Teresa Moschini.

Quando, perché e come è nato MeravigliARTE?  MeravigliARTE Temporary store è nato a Montefiascone nell’aprile del 2019 dall’unione di due brand locali: Creazioni Fernweh ed Estrosidee. Due brand dedicati all’artigianato di capi di abbigliamento ed accessori esclusivamente fatti a mano. Dopo varie esperienze in provincia e fuori si sono uniti per dare vita nel proprio paese a MeravigliARTE in Corso Cavour 125. È un negozio, creato dapprima da quattro amiche ora da tre, aperto da marzo/aprile fino a dicembre.

Chi sono le protagoniste di questo progetto? Le protagoniste sono: Anna Laura Bassi, Antonella Cerasa e Maura Orzi sono creative, amanti del bello e del fatto a mano. Loro è il motto: “Da sole si ricama un fazzoletto. In gruppo si ricama un tappeto. Ogni filo ha il suo colore e il tutto ne ha un altro ancora…” (proverbio africano). Nella vita Anna Laura lavora nell’azienda di grafica della famiglia, Antonella è commerciante ed ha un negozio di abbigliamento e Maura è insegnante in pensione.

Quali le tipologie di manufatti? Le tipologie sono diverse e varie: si va dall’abbigliamento con gonne, abiti, casacche, agli accessori di  sciarpe, stole, borse, spille, collane. Ultima novità una linea di complementi di arredo.

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LA TRADIZIONE DIALOGA CON IL FUTURO  

LE  BORSE … e  in particolare quelle con il panno

 

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Chi sono le artigiane/protagoniste di questo progetto creativo? Sono le artigiane delle Creazioni Fernweh cioè Anna Laura e Antonella.

Quando e come è iniziata questa attività? È iniziata per caso nel 2018. Eravamo state a Roma in giro per negozi e siamo state attratte dalla quantità di negozi di borse che incontravamo nel centro della capitale e che ci colpirono. Nel viaggio di ritorno, tra una parola e l’altra, tra una risata e l’altra siamo arrivate a casa con un progetto in testa: disegnare, realizzare e poi indossare una nostra borsa. E così è stato fatto. L’indomani siamo andate a comprare tutto l’occorrente e ci siamo subito messe al lavoro, in pochi giorni sono nate due borse che abbiamo immediatamente indossato soddisfatte ed orgogliose di quello che avevamo creato e realizzato. Sono piaciute subito alle nostre amiche, alle amiche delle amiche, e da lì il passo è stato breve: era nata una nuova linea di borse.

In che modo sono state acquisite le competenze per realizzare i manufatti? Non avevamo competenze specifiche, siamo state delle autodidatte.

Da quanto tempo vengono prodotte? Dal 2018 ininterrottamente.

Quante borse sono state realizzate nel corso degli anni? La produzione conta tra 50/60 borse tutte particolari e diverse l’una dall’altra sia per la forma che per i materiali. Una dozzina sono quelle realizzate con il “panno tusciano”: il panno tessuto dalle nostre nonne con la canapa coltivata nelle nostre campagne.

Fernweh è un termine preso in prestito dalla lingua tedesca. Letteralmente vuol dire ``nostalgia della lontananza``. Descrive il desiderio umano di lasciare le circostanze conosciute e i luoghi noti per aprirsi alle novità del mondo esterno. E questo è ciò che noi abbiamo fatto con i nostri lavori. Abbiamo lasciato le cose già scontate e già viste e ci siamo aperte a nuove strade e nuovi orizzonti sperimentando forme, accostamenti, colori e dettagli del tutto originali e non noti. Questo è il messaggio insito in ogni nostra creazione.

Quante borse  sono state realizzate nel corso degli anni? La produzione conta tra 50/60 borse tutte particolari e diverse l’una dall’altra sia per la forma che per i materiali. Una dozzina sono quelle realizzate con il “panno tusciano”: il panno tessuto dalle nostre nonne con la canapa coltivata nelle nostre campagne.

Quali tessuti vengono utilizzati? Che tipologia di filo? Dove e come viene reperito il materiale? I tessuti sono molto particolari: stoffe di arredamento, velluti, pellicce, sete, fino ad arrivare, come già detto, al “panno tusciano” di fine 800 tessuto con appositi telai dalle nostre nonne con un procedimento tutto particolare proprio delle tradizioni del nostro territorio. Con questo tipo di tessuto è stata disegnata e realizzata una linea di borse molto inusuale. Perché questo panno di solito era ed è ancora utilizzato solo per tovaglie, lenzuola e tende ma mai per altre usi. Noi abbiamo voluto darle nuova vita e così abbiamo tirato fuori dai bauli i rotoli di panno che avevamo ed abbiamo cominciato a creare delle borse.

Pochette  in panno tusciano, passamaneria  con pompon, cuori in metallo  contornati di perline, nappina in seta.

Borsa in panno tusciano, passamaneria con pompon, fiori e fregi ricamati a punto pieno e punto pittura, manici in bambù.

Che tipo di ricami e/o applicazioni vengono utilizzati? Tutte le borse hanno particolari che le distinguono: ricami, passamanerie, nappine, frange, fiocchi, inserti, applicazioni di ceramica, pietre, swaroski, perle, fibbie, manici e chiusure. Nelle borse di “panno tusciano” sono state inserite decorazioni ricamate con i principali punti (punto erba, pieno, filza, indietro, vapore, pittura e raso) e inserti di rete filet fatta a modano o all’uncinetto.

Quanto tempo si impiega per realizzare una borsa? Dipende dal tipo di borsa: si va da una settimana di lavorazione per le più semplici a 15/20 giorni per le più elaborate.

La clientela “tipo” che apprezza questo tipo di manufatti? Le nostre clienti sono persone eccentriche e innovative che guardano al bello ed attente ai particolari. Sono persone raffinate ed eleganti che vogliono avere un capo unico.

L'ANEDDOTO

Un aneddoto particolare legato ad una cliente e alla vendita di una borsa? Una nostra affezionata cliente un giorno ha incontrato Antonella in banca e ha notato che lei indossava una sua creazione molto elaborata facendole molti complimenti seguita anche dalla cassiera e dalle persone lì vicino. La nostra amica ha aspettato che Antonella uscisse dalla banca, e senza esitazione ha voluto subito e insistentemente la sua borsa a qualsiasi prezzo. Antonella ha dovuto mettere le sue cose nella busta della spesa e andare a casa senza più la sua borsa. Fin qui c’è del particolare ma la cosa non finisce così. Quest’anno durante le feste natalizie la nostra cliente è stata presa di mira da ladri che sono entrati nella sua abitazione rubando gioielli, argenteria e anche tutte le borse, di note firme e costosissime, insieme c’era anche la nostra. Dopo qualche giorno la cliente ci ha telefonato e tra lo sconcerto per quello che le era successo ci ha commissionato un’altra borsa uguale a quella portata via. Ci siamo messe subito al lavoro anche se abbiamo ribadito che uguale non verrà mai perché ogni pezzo è unico e irripetibile.

La prima borsa realizzata. Coffa in panno tusciano, inserto in rete filet con ricami a punto pieno e punto erba,  rifinitura con cordoncino e spazzolina, nappina e fiocco in cotone.

Avete altri prodotti e manufatti che caratterizzano la vostra produzione? Sì, insieme a Maura, ci stiamo specializzando in stampa ecologica con le foglie e fiori del nostro territorio con uno sguardo rivolto all’ambiente e all’ecologia. Quindi stiamo preparando sciarpe, stole e borse con questa particolare tecnica.

Come vedete il futuro dell’artigianato creativo tessile e delle arti del filo? L’artigianato creativo tessile così come le arti del filo stanno avendo un bellissimo successo e una nuova rivalutazione ed apprezzamento. Certo adesso a causa del Covid e della pandemia si è fermato tutto ma speriamo quanto prima di ripartire e di andare avanti.

LA TESSITRICE RICAMATA SUL PANNO TESSUTO (Bolsena)

La tessitrice Lucia Burlini  (Piansano 1710-1789)

Disegno ricamato  su panno tusciano antico  (inizi del ‘900) con filo mouliné.  Tecnica: punto pittura.

Realizzato da Maria Elena Vecchietti maestra della scuola Bolsena Ricama (Aprile 2021)

Per saperne di più su Elena clicca qui 

Integrare l’insegnamento delle abilità tecniche legate alla lavorazione del merletto e al ricamo con la formazione culturale delle allieve è  stata da sempre la mission della Scuola Bolsena Ricama, così come l’aveva pensata  la sua fondatrice,  Maria Vittoria Ovidi, recentemente scomparsa.

Naturalmente si parte dall’identità del territorio locale,  fatto di storia e cultura, anche religiosa. Nel corso degli anni, le maestre della scuola e le allieve si sono cimentate nella riproduzione di immagini sacre (Santa Cristina, simboli religiosi legati alla tradizione liturgica e alla ricorrenza del Corpus Domini  a Bolsena) e di elementi architettonici (come la facciata del Duomo di Orvieto);  tutte  ricamate su tela o su panno oppure realizzate  con la tecnica del filet  o  del merletto di Orvieto.

È su questo filone delle attività della scuola che si colloca la riproduzione di una antico disegno che propone la tessitrice Lucia Burlini, nata e vissuta a Piansano (VT) tre secoli fa, mentre é intenta al suo lavoro. Conosciuta e riconosciuta per la sua eccezionale vita mistica e di fede, Lucia  fu una donna  che lasciò il segno, non solo nel paese dove visse, per la sua capacità di tessere relazioni, per le sue doti umane  e anche per le sue competenze professionali che le permisero di lavorare in proprio e di vivere del suo lavoro, come artigiana, una piccola imprenditrice ante litteram. A Piansano, suo paese natale, a lei sono intitolate  una piazza, una via e alcune sedi di servizi parrocchiali.

Possiamo ipotizzare che Lucia fosse in contatto o comunque conoscesse  la Congregazione delle donne tessitrici di Grotte di Castro, fondata il 17 Ottobre 1706, la cosiddetta  “Societas thextricum” che rappresentava quel numeroso gruppo di donne che agli inizi del 1700 lavoravano  per conto terzi  ed avevano dato vita ad un modello di economia  protoindustriale.

ARCHIVIO/ IMPARARE AD IMPARARE CON UN FILO … LA TESSITURA