2. IL TATTO… Toccati & Feriti nel profondo/ Nella spirale del bullismo

a cura di Mattia Russo

Bullismo e razzismo: sono questi i temi, difficili e rischiosi da trattare ma così veri e attuali! Non abbiamo paura di dire la nostra… Per  introdurre il tema del bullismo abbiamo pensato di proporvi un film molto particolare, che permette di riflettere abbondantemente sull’argomento. “Il primo giorno d’inverno”, (2008) diretto da Mirko Locatelli.

IL PRIMO GIORNO D'INVERNO... LA TRAMA

La trama è molto semplice ma il film non lascia indifferenti…  Il protagonista è un adolescente. Valerio, questo il suo nome, é un ragazzo dalla sessualità non specificata, con serie difficoltà ad integrarsi con i suoi compagni. Vive con la madre e una sorellina minore, di cui si occupa spesso. Va in giro con  una moto malconcia, pratica il nuoto come sport. Non riuscendo ad integrarsi con i suoi compagni, si limita a guardarli da lontano, spesso in maniera anche un pò inquietante, osservandoli di nascosto dalla finestra dello spogliatoio. I ragazzi sono crudeli con lui. Lo prendono in giro dandogli dell’omosessuale. 

La verità è che Valerio è un adolescente come tanti altri, sogna una moto funzionante, un paio di scarpe nuove, si guarda spesso allo specchio  e pratica sport per raggiungere una forma fisica, per lui, adeguata. Un giorno, mentre spia i ragazzi nello spogliatoio, si rende conto che due suoi compagni hanno una relazione.

Valerio, presto, da vittima si trasforma in bullo, intimidendo da prima Matteo, il più fragile emotivamente della coppia, poi  Daniele,  quello apparentemente più forte. Minaccia di divulgare a  tutti  la notizia del loro rapporto. Così, per evitare che accada, sono obbligati a fare tutto ciò che Valerio gli ordina. Il  ragazzo più fragile, Matteo, tuttavia non sopporterà più le minacce di Valerio, e  si toglierà la vita. Il film termina con uno scontro tra Valerio e Daniele, durante il quale  il secondo ragazzo resterà gravemente ferito. Una prima riflessione… 

La violenza non  è soltanto quella delle botte e dei calci (nessuno, esclusa l’ultima  parte della  della pellicola,  è mai ricorso alla violenza fisica). Invece, spesso si manifesta nella forma peggiore, quella psicologica. Essa “striscia sibilando nei nostri cuori”. Spesso lasciamo che il male che ci fanno gli altri ci avveleni, trasformandoci, portandoci a compire cose che in altri frangenti non faremo mai.

Dobbiamo stare attenti a gestire la rabbia e il rancore, perché  hanno il potere di trasformarci.

Chiedere aiuto quando  si soffre  o si subisce bullismo, non è mai la cosa sbagliata. Il silenzio può essere pericoloso.

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  • Che cosa sarebbe successo se Valerio, invece che farsi giustizia da solo, avesse parlato del problema con qualche adulto?
  • Cosa sarebbe successo se invece che con altro odio, avesse ricambiato i bulli con empatia e comprensione?

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Il questionario/ Ascoltare & Condividere... la parola ai giovani

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Quelli che ... evitano il CON-TATTO/ Perché si emargina una persona?

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Miriam Burbi

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L’arroganza, la presunzione, il protagonismo, l’invidia: questi sono i difetti da cui occorre guardarsi.
(Plutarco)

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Mi trovo a scrivere questo estratto in un momento particolarmente critico in Italia, un freddo gennaio dell’anno 2019. Un momento storico e politico in cui  l’“emarginato” è una figura sociale di cui si parla tanto e di cui ci si cura poco. Valerio, il protagonista del film di cui ci siamo occupati questo mese, è un emarginato. Ciò che ci insegna la pellicola in questione, “Il primo giorno d’inverno”, è che l’emarginato non è né “un buono” né “un cattivo”.

Valerio è una vittima di bullismo che si trasforma in bullo perché questa lontananza, questo non sentirsi parte di ciò che ha intorno, lo distrugge. Lo snodo della questione  non è se Valerio è  buono o cattivo, ma è: perché emarginiamo una persona? E prima o poi tutti lo facciamo, senza ragione.

Valerio diventa un bullo perché se non puoi entrare nel mondo in cui ti trovi, vuoi distruggerlo. Sicuramente è impossibile un universo in cui ognuno  sia integrato, ma sicuramente possiamo fare in modo che chiunque si senta un po’ più a suo agio, almeno con noi.

Fare in modo che un ragazzo di colore in un gruppo di ragazzi non di colore non si accorga nemmeno di esserlo. Fare in modo che il ragazzo più gracile della scuola non si accorga mai che quel  compagno all’ultimo banco, quello un po’ ribelle, ha dei bicipiti ben più robusti dei suoi. La scena che più mi ha colpita del film, è quella in cui il protagonista guarda i suoi coetanei, nascosto dietro una siepe.

Lui vede loro, loro non vedono lui. Valerio è rimasto fuori. Anzi, Valerio è stato chiuso fuori. 

Da solo, sul bordo di una piscina. Da solo, in una strada deserta, con un casco  malridotto e un groppo alla gola. Da solo, fuori dal camper dei suoi compagni.

Persino in famiglia sembra quasi che la sorella preferisca parlare con un coniglietto che con lui, e la comunicazione tra i due sembra impossibile. L’individuo, privo di una comunicazione reale con gli altri, uccide o se stesso o gli altri. E’ questo il messaggio del film, la preziosità infinita della comunicazione. Quella bellissima freccia che sbriciola muri di occhiate, spinte, offese, schiaffi. L’unica cura possibile, l’unica medicina non può essere che questa: ascoltare ed essere ascoltati.

L'UNICA CURA POSSIBILE ... ASCOLTARE ED ESSERE ASCOLTATI

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“Dai bulli non bisogna per forza scappare” 

Dal punto di vista letterario, vorrei proporre  la lettura di un libro molto bello, intitolato “Non chiamatemi Ismaele” di Michael Bauer. Il libro racconta di una bellissima storia di amicizia che permette al protagonista di  tornare a vivere, dopo mesi e mesi di prevaricazioni e abusi che, alla tenera età di quattordici anni, già gli hanno fatto odiare la scuola, i compagni, la famiglia, se non la vita.

Ismaele è un ragazzo considerato “sfigato”, per questo viene escluso? No, viene escluso perché è diverso, perché il gruppo non lo riconosce come un suo “pezzo”, come se fossimo tutti un grande puzzle dello stesso colore.

Se ci considerassimo invece un mosaico variopinto,  non ci sarebbe alcun “dentro” o “fuori”, ma solo un “e tu che colore sei?”.

Perché davvero, ci servono tutti.

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Quelli che ... sono TOCCATI dalla solitudine

LA VANA RICERCA DI QUEL CHE NON SI È

M.F. Civetti

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L’uomo superiore è calmo senza essere arrogante;

l’uomo da poco è arrogante senza essere calmo.
(Confucio)

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Riconoscersi allo specchio non è sempre cosa facile. Non lo è mai se la vista è offuscata dal desiderio d’essere qualcun altro. La persona nel riflesso non va bene, anche se non si sa esattamente il perché, ma si è certi che c’è qualcosa che non va, perché non è come gli altri.

La vita del protagonista de Il primo giorno d’inverno si divide tra le attività fuori casa, scuola e nuoto, dove le poche interazioni sono quasi sempre dovute alle prese in giro di alcuni compagni, e la sua famiglia, composta da una sorellina troppo piccola per avere argomenti in comune di cui parlare e una madre che s’interessa poco a loro. È solo con se stesso, ad affrontare i dubbi che gli fanno domandare come mai tutti gli altri sembrino avere un posto tranne lui e la paura di non riuscire a ritagliarsi un angolino suo. È un segreto scoperto per caso ad avviare la metamorfosi in lui, un’informazione che ha ribaltato i ruoli tra lui e i suoi bulli. Minacciando di rivelare tutto ha il potere di fare e prendere quello che vuole da coloro che, fino al giorno prima, avevano il pieno controllo. Chiede sempre di più, osa sempre di più, ebro di una sensazione che non aveva mai provato. È bello avere il potere, è bello non essere lui quello che tace e sopporta. Il falso idillio terminerà in tragedia, trascinando il protagonista nella disperazione.

In questo disegno ho voluto rappresentare la vana ricerca di quel che non si è. Il protagonista, non sapendo spiegarsi il suo isolamento, si concentra su se stesso, convinto che il problema debba trovarsi in lui.

Si scruta più volte nello specchio, in una ricerca infinita e snervante, destinata a farlo sentire ancor più inadeguato.

Specchio by Maria Francesca Civetti

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Quelli che sanno TOCCARE le ferite e reagire...

Eleonora Braida

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L’arroganza può portarci a umiliare un nostro simile.

L’eleganza ci insegna a camminare nella luce.
Paulo Coelho

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Questo film che, all’apparenza, può non attrarre molto, in realtà nasconde delle “vere e proprie pietre preziose”. Vanno osservate le cose (come nella vita), con un particolare occhio critico ed empatico per capire quanto ogni singola scena voglia fornirci  un tassello particolare, non solo della trama ma soprattutto della caratterizzazione di Valerio (il protagonista).
Non mi è stato possibile creare una foto che si collegasse in qualche modo all’intera vicenda. Per non cadere nel banale ho pensato di rappresentare un tratto che in questo film è molto presente: la Fragilità.

Fragilità by Eleonora Braida

Che cosa ci può essere di più fragile di una goccia d’acqua in bilico?  Le basta una folata di vento per precipitare ed infrangersi al suolo, sparendo. Valerio, in primis, è palesemente una ragazzo molto fragile, introverso, che non si sente considerato da sua madre, che ha la testa altrove.  É un ragazzo che si limita ad osservare gli altri, cerca di emularli, invidia i loro corpi, i loro vestiti e altri loro oggetti che lui non può avere. É molto assorbito dal suo aspetto fisico, fa molto esercizio, passa diverso tempo allo specchio, probabilmente paragonandosi ai suoi compagni. Viene preso in giro da due compagni di nuoto e di scuola che gli danno dell’omosessuale e gli mettono le mani addosso. 

Valerio in tutto questo è molto passivo, non reagisce, ma quando li vede insieme con palesi atteggiamenti sessuali, prende il coltello dalla parte del manico e da vittima diventa carnefice.  Inizia a ricattarli per prendere le loro moto o per difendere un altro ragazzo che viene preso in giro per i suoi tatuaggi.  Il lettore potrebbe pensare che Valerio stia facendo bene a fare il “bullo” a sua volta.
Io non sono d’accordo!
Non dobbiamo mai far si che la cattiveria altrui ci cambi e ci renda come i nostri aguzzini, in nessuna occasione.  Anch’ io, come ha fatto lui, avrei usato il loro segreto per essere lasciata in pace e per proteggere altre persone ma non ne avrei abusato, come ha fatto lui.
Bisogna trovare sempre un modo di difendersi dai bulli, ma non bisogna mai diventare carnefici a propria volta. La vicenda si conclude con il suicidio di Matteo (uno dei due bulli) che, sentendosi in trappola, ha visto come ultima via di fuga la morte. Non è il primo che decide di prendere questa strada! Spesso si sono sentite storie di ragazzi che per un motivo o per un altro hanno fatto questa fine.
Che cosa dobbiamo imparare da questo film? Lo si può racchiudere tutto in una semplice frase:

“Sii gentile, perché ogni persona che incontri sta già combattendo una dura battaglia” (Platone)

Sii gentile anche con me ... Caro diario... ho imparato a "togliere pubblico ai bulli"

Si potrebbero dire tante belle cose sul bullismo, ci si potrebbero spendere tante belle parole e si potrebbero dare mille bei consigli…ma la verità è che chi non l’ha mai vissuto, almeno una delle tante forme che esistono, non può capire quanto faccia male, quanto possa essere distruttivo a lungo andare e quanto sia davvero difficile reagire.
Per questo motivo ho deciso di mettermi a nudo, tirando fuori fatti che risalgono ormai a 10 anni fa, perché non bisogna mai nascondere il nostro vissuto, è quello che ci rende nel bene e nel male le persone che siamo.

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Ho intitolato “Segreto” questa prima foto perché si cerca sempre di tenere per sé quelle sensazioni, negative, che ci hanno fatto male in passato, forse cercando di annullarle, facendo finta che non siano mai esistite. Si prova sempre un pò di vergogna a farsi vedere fragili, nel dire “questo mi ha fatto male”, ma invece penso che sia una grandissima forma di coraggio aprirsi…con questo apriamo questo diario e leggiamo qualche pagina…

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Segreto by E. Braida

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22/01/09

Caro Diario,
Oggi la professoressa di francese è stata una grande!
****** aveva fatto un errore davvero sciocco e tutti si sono messi a ridere io compresa.
******* si è girato e mi ha detto:-” Tu che ridi? Hai fatto errori peggiori, sei l’unica che non può ridere!”-
La prof però l’ha sgridato e mi ha difesa.
Non capisco perché non posso fare quello che fanno gli altri?
Devono sempre giudicarmi.

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Tu che ridi? by E. Braida

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5/03/09

Caro diario,
Oggi si è arrivati proprio alla frutta a scuola.
****** se ne è andato e i prof hanno cambiato i posti oggi.
La prof aveva detto a ****** di mettersi vicino a me.
è uno di quelli che mi prendono in giro dal primo. Non mi sarebbe piaciuto stare vicino a lui, ma non mi sarei mai aspettata una reazione come la sua. Si è messo a piangere!
Si è messo a piangere proprio come un bambino, solo perché non voleva starmi vicino.
Meglio così!

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Lacrime di coccodrillo by E. Braida

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2/04/09

Caro diario,
Sono giorni che sono seduta in banco da sola!
nessuno mi vuole seduta vicino. Non sò cosa dovrei fare.
Come  ci si comporta in queste condizioni?
Ho trovato un’ ape morta  e l’ho messa sulla sedia vicino alla mia. Sono arrabbiata con tutti loro!
Non bastavano le prese in giro, i commenti sul mio corpo e sul mio modo di vestirmi! Adesso anche questo!!
Adesso mi devo anche sentire sbagliata…
Sono sola…e forse sbagliata per davvero.
Spero che domani andrà meglio.

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L'ape by E. Braida

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13/04/09

Caro diario,
Oggi si è davvero arrivati alla frutta!
Ancora non ci credo…
Pensavo che dopo scuola, una volta essere tornata a casa, mi avrebbero lasciata stare ed invece li ho trovati pure qui.
***** abita sopra di me, me lo sarei dovuta aspettare! prima o poi sarebbe successo!!!
Sono venuti ad insultarmi pure qui. Hanno suonato al campanello e poi sono corsi per le scale, dicendo come al solito “Buddha”, “cicciona”,”fai schifo”. mia mamma voleva andare a scuola a parlare con i prof e pure con la mamma di uno di loro, ma l’ho fermata. manca poco alla fine della scuola, devo stringere i denti.
Se lei ci parlasse, mi vedrebbero come una persona ancora più debole e non mi lascerebbero più stare. Lo dirò in classe agli altri miei compagni di classe. Forse capiranno la gravità del gesto e per una volta staranno dalla mia parte.

Verso la rivincita by E. Braida

Il giorno dopo sono andata a scuola e ho detto ai miei compagni di scuola quello che era successo. Alcuni, come mi aspettavo, hanno definito il gesto come “scherzo”, ma altri si sono messi dalla mia parte e hanno iniziato a difendermi. In quel periodo della mia vita mi sono sentita davvero molto sola e vulnerabile. Mi sono sentita sbagliata come persona e come ragazza per tanto tempo, ma quando ho iniziato a vedere da parte di qualcuno un piccolo supporto ho ritrovato la voglia di stare con gli altri. Ho iniziato a capire che non ero io il problema, ma le persone che mi stavano ferendo.
Il consiglio che mi sento di dare  ai ragazzi ed alle ragazze che sono vittime di bullismo è quello di non isolarsi, di cercare in un modo o in un altro di togliere “pubblico” ai bulli. I bulli sono come degli attori. Recitano la parte di bulli. Un attore reciterebbe su un palco senza pubblico? No. Non lo farebbe perché sennò sarebbe un folle!  Il bullo ragiona allo stesso modo. Se ha un pubblico e sostegno continua a comportarsi in quel modo, appena l’appoggio manca, si ridimensiona.

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Spero che la mia esperienza possa servire a qualcuno …  Quello a cui Matteo arriva, nel film,  è un gesto estremo, ma come sappiamo bene, non è una esagerazione cinematografica. Diversi ragazzi e ragazze arrivano ad un gesto del genere perché non vedono una via di fuga  da quella che non vogliono sia la loro vita.  Sono arrivati al punto di odiarsi così tanto da desiderare di farla finita. Perciò, prima di prendere in giro una persona, di mettere in giro voci cattive, prima di offenderla… a ripetizione, pensateci bene. Sentirsi grandi, forti e potenti, avere quei due minuti di popolarità e di gloria non vale quanto il rimorso di aver portato una persona ad un gesto disperato o, più semplicemente, a farle provare una grande sofferenza.

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Toccare con mano ... la ricchezza della differenza

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Non possiamo giudicarci senza uscire da noi stessi e guardarci con gli occhi degli altri. Se si potesse allevare un essere umano in isolamento, questi non potrebbe esprimere alcun giudizio, neppure su di sé: gli mancherebbe uno specchio per vedersi.

Tzvetan Todorov

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Fusion by Eleonora Braida

“Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti sono della stessa razza, credo e colore, troveremmo qualche altra causa di pregiudizio entro mezzogiorno.” George David Aiken 

Ho deciso di fare anche un piccolo focus sul razzismo anche se è un argomento non inerente al film trattato. Ho deciso di aprire il discorso proprio con questo aforisma che secondo me fa pienamente capire quanto il razzismo sia semplicemente un pretesto per prendersela con qualcun’altro. Ci sono davvero tantissimi film che parlano dell’argomento, perciò al posto di rappresentare il razzismo ho preferito creare un qualcosa che rappresentasse l’unione e non la divisione.

Questo dolce è un basbousa (tipico dolce mediorientale) presentato con la mandorla sopra come vuole la tradizione, alla quale ho aggiunto il cocco in rappresentanza dell’Asia e dell’America Latina (essendo un alimento molto usato nella cucina tradizionale di entrambi) e all’interno ho messo dei pezzetti di arancia e cedro candito che, nonostante non facciano propriamente parte della nostra cultura (importati dall’oriente ed attraverso la dominazione araba), sono entrati a far parte della nostra tradizione. Essi, infatti, vengono usati in diversi dolci come il Panettone o la Cassata siciliana.
Come mai ho fatto questo dolce?
Ho creato questo dolce per racchiudere diversi popoli in un modo un pò diverso dal solito, unendo la fotografia alla cucina (un’altra mia grande passione).
A mio modesto parere la cucina è una via formidabile per far incontrare persone e tradizioni diverse, provenienti da tutto il mondo. Collaborare insieme é sempre una sfida e una ricchezza, in cucina in modo particolare… 
Ho chiamato questo scatto “Fusion” perché è un termine che oggi giorno si sente molto spesso quando si parla di piatti nati da una “fusione” tra ingredienti provenienti dal proprio territorio con qualcosa che invece viene da più lontano.

É una nuova moda, creata da grandi chef.  In realtà le vere “fusioni” sono già avvenute. Un esempio lampante sono appunto i canditi. Crediamo che facciano parte della nostra cultura, quando non sono veramente nostri. Essi  derivano da antiche tecniche di conservazione dei cibi, che successivamente sono arrivate da noi, facendoci conoscere questo meraviglioso ingrediente. Un esempio concreto di come l’incontro e lo scambio  con altri popoli e altre culture allarga le nostre conoscenze e ci permette di crescere…

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Con Giorgia Tittarelli… “il sapore” dell’apparenza e del  pregiudizio clicca qui 

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