Annie Ernaux, LA PÉPINIÈRE. Racconto inedito per gentile concessione dell’autrice
Testi: Arlette Doublet
Foto: Jean-Pierre Le Moign, Claudette Roger, Archivio Geapolis
Traduzione dal francese: Letizia Scaramuccia

Annie Ernaux, LA PÉPINIÈRE. Racconto inedito per gentile concessione dell’autrice
Testi: Arlette Doublet
Foto: Jean-Pierre Le Moign, Claudette Roger, Archivio Geapolis
Traduzione dal francese: Letizia Scaramuccia
Annie ERNAUX, Premio Nobel per la letteratura 2022
Annie ERNAUX è nata l’1 settembre 1940 a Lillebonne, antica Juliobona gallo-romana situata sull’estuario della Senna. Dal 1945, i suoi genitori gestiscono un caffè-gastronomia a Yvetot, una cittadina devastata dalla Seconda Guerra Mondiale.
Pur pubblicando dal 1974 (Gli armadi vuoti), ha insegnato Letteratura Moderna fino alla pensione per proteggere la sua creazione letteraria dalle preoccupazioni materiali.
Fortemente impegnata socialmente, afferma chiaramente le sue convinzioni politiche, saldamente radicate nella sinistra, il suo femminismo, il suo sostegno alla Palestina…
Le sue opere, ispirate alla sua vita e alle sue esperienze personali sono scritte in uno stile freddo e minimalista con una scrittura neutra. Annie Ernaux mette in evidenza l’evoluzione sociale della sua famiglia (bracciante agricola, piccoli commercianti, insegnate), e i suoi sentimenti di alienazione di classe. Cerca di « ritorvare la memoria collettiva in una memoria individuale» (Gli Anni – 2008)


Jean-Pierre Le Moign, Nostalgia Normanna

Jean-Pierre Le Moign, Il Melo

Jean-Pierre Le Moign, Un ricordo!
Chi si ricorda, a Yvetot, della Pépinière, quella lunga distesa di orti attraversata da un sentiero che collegava la rue du Champ de Courses alla rue du Clos des Parts ? Da quest’ultima si accedeva attraverso un ripido sentiero scavato in una scalinata con pietre sconnesse disposte in modo obliquo. In cima, sul fossato che delimita la Pépinière dal lato della strada, si ergevano immensi faggi che mi incutevano timore nelle giornate di vento. Il caffè-gastronomia dei miei genitori, infatti, era situato proprio di fronte al ripido pendio, dalla finestra della loro camera, al piano superiore, potevo vedere l’intera estensione dei giardini. Erano di proprietà di due anziane signore della famiglia Fromentin. Li affittavano ad alcune famiglie del luogo per una cifra considerata senza dubbio ragionevole, dato l’immenso vantaggio di raccogliere verdure fresche. Avere un giardino alla Pépinière era un privilegio ambito. Da marzo a novembre, la sera dopo il lavoro, il sabato a mezzogiorno e la domenica, gli uomini arrivavano con le vanghe o picchetti sulle spalle e si dirigevano verso i loro appezzamenti ben definiti, separati da quelli vicini da un sentiero o una bassa siepe. Le mogli o i figli passavano a trovarli con i cani, per far loro compagnia per un pó, portare la merenda, raccogliere fagioli, fragole e patate.

Ricordo i F., una coppia la cui robusta moglie lavorava più del marito. D’estate portavano con loro il gatto e qualche rinfresco, in questo caso litri di vino, che inasprivano i loro rapporti. Si scagliavano insulti, lui la chiamava « vecchia strega ». ma il loro giardino era « ben tenuto », il che riscattava il resto.
Dopotutto, i giardini dovevano essere puliti, ovvero senza erbacce, con i confini allineati da una linea tracciata tra i due « argini » affondati nel terreno alle due estremità. Era in gioco l’onore del giardiniere. L’onore di offrire agli sguardi l’ordine e la bellezza delle aiuole, come dei quadri senza firma che cambiavano con le stagioni.


I giardini familiari dei nostri giorni (Photos Jean-Pierre Le Moign)
L’orto di mio padre era il primo a destra salendo il ripido pendio, il nostro vicino coltivava quello accanto. Ricordo le bustine di semi vuote piantate alla fine dei “rions” (raggi) con nomi misteriosi: ravanello di tutti i mesi, lattuga bionda, grande e pigra, cipolla di paglia delle virtù. Mi ricordo i “carpleus” (dei piccoli bruchi) nascosti nelle foglie di cavolo dove la pioggia lasciava delle perle per molto tempo.
All’ingresso dell’orto c’erano i ribes rossi che chiamavamo « gardes » e uva spina, verde e soffice. Poco distante, c’era un cumulo di letame per raccogliere la spazzatura e il secchio notturno, che a volte veniva sparso direttamente nel terreno rivoltato dall’ultimo filare.


Dall’orto al piatto (Photos Claudette Roger)
Mio padre « coltivava » le carote e i porri, cavoli-rapa, scalogni, aglio, cipollotti e prezzemolo, l’acetosa, il ravanello nero, fagiolini, fagioli – che si seccavano tutto l’inverno appesi in soffitta-, i piselli, patate, che mangiavamo nuove con il burro, le fragole che guardavo diventare rosse sotto le foglie a giugno. Non “faceva” i pomodori, asparagi, spinaci, cetrioli o carciofi, che diceva “non vengono da queste parti”.
In estate sentivo il rumore assordante e regolare della sua vanga che spianava la terra.
Oggi gli orti sonno scomparsi, al loro posto c’è un complesso residenziale. Gli alti faggi sono stati abbattuti. Ma dalla finestra della memoria dove mi trovo, posso vedere il lungo viale verde della Pépinière con il sole rosso d’autunno che tramonta sullo sfondo al lato dell’ospizio dove, alle sei e mezza di sera, suonava la campana dell’Angelus.
LA PÉPINIÈRE. Racconto inedito pubblicato per gentile concessione di Annie Ernaux



Complessi residenziali (photos Jean-Pierre Le Moign)
ANNIE ERNAUX PRIX NOBEL DE LITTÉRATURE EN 2022
SES PARENTS TIENNENT UN CAFÉ-ÉPICERIE À YVETOT
LES ANNÉES SUPER-8
ANNIE ERNAUX ET L’ITALIE

Soggiorno a Venezia : nel suo libro « Gli anni », Annie Ernaux ripercorre il suo incontro con un ragazzo italiano : « Il giovane Uomo di Venezia ».
Accolta alla Villa Medici nell’ottobre 2022, commenta le sue opere: « Questi 60 anni sono raccontati attraverso una memoria, ma senza che questa memoria appaia personale. È la memoria di eventi, di canzoni, di leggi che cambiano e di religione. È un viaggio a cui tutti possono partecipare, o almeno sentirne il passaggio.
La scrittura di Annie Ernaux è stata anche elogiata sulla rivista « Il Foglio » da Anna Benini, giornalista e scrittrice, che ha interpretato l’ « io » di Annie Ernaux come una voce quasi universale delle donne del Novecento.

Per andare oltre… (dal web)
https://www.institutfrancais.it/napoli/congratulazioni-annie-ernaux-nobel-la-letteratura-2022#/
https://www.nobelprize.org/prizes/literature/2022/ernaux/facts/
https://www.unive.it/pag/14024/?tx_news_pi1%5Bnews%5D=13260&cHash=eb7d9997087663d899a1c3f59913f622
https://www.avvenire.it/agora/pagine/annie-ernaux-il-racconto-di-se-nel-prisma-della-storia
https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/06/annie-ernaux-nobel-letteratura-2022