3/ Franco CAMBI e il suo contributo al Convegno

Persone e Comunità. Storie di impegno e promozione sociale

ALBERTO MANZI DA ROMA A SORANO. Interviste e testimonianze

Così un educare, come quello vissuto e teorizzato da Manzi, di ben alto profilo, tutto orientato a tutelare e diffondere la Democrazia e farla diventare Coscienza comune e Produttrice di una nuova storia, può e deve essere coltivato. Con al centro il ruolo della Scuola e delle altre Istituzioni formative sviluppate nel loro compito ancora epocale e primario: quello di emancipare i soggetti e renderli cittadini consapevoli e attivi! Sempre e sempre di più! Attraverso la formazione di soggetti sviluppati insieme e nella loro umanità e nella loro coscienza appunto di cittadini. (Franco CAMBI)

3/ LUOGHI PERSONE E COMUNITÁ EDUCANTE

  *Franco CAMBI

e il suo contributo al Convegno: “L’ARTE DI ESSERE MAESTRI. […] TRA INNOVAZIONE EDUCATIVA E UMANESIMO SOCIALE.

(Sorano, 6 settembre 2024)

 

*già professore di pedagogia generale presso l’Università di Firenze e specialista di teoria e di storia dell’Educazione d’Italia

 ALBERTO MANZI: UN EDUCATORE PER L’ ITALIA… DEMOCRATICA

1.MANZI E LO ``SPIRITO del '45``

Come ho ricordato nel convegno tenutosi a Firenze quest’anno su Manzi, la ricca figura di questo  “educatore” originale e innovativo va ben integrata nella storia collettiva che venne a realizzarsi in Occidente con la fine della seconda guerra mondiale e con l’affermazione dello “spirito del ‘45”: eventi contrassegnati, con l’azione degli alleati a cui lo stesso Manzi partecipò dopo il ’43, dal crollo dei totalitarismi fascisti sia in senso storico-sociale sia in quello teorico, e fu disfatta radicale e irreversibile, accompagnata anche da una ferma volontà democratica quale regola dei nuovi stati  e loro principio regolativo, da attivare con decisione in ogni nazione rinnovata con la fine della guerra e il varo, come avvenne in Italia e altrove (ad esempio in Germania, ma lì sotto la tutela degli alleati antifascisti vincitori) che si fissava come regola rieducativa della nazione stessa e in toto.  A questi eventi Manzi partecipò, come detto di sopra, all’avanzata degli alleati qui in Italia  e ne condivise la scelta democratica, capace di dar vita a una nuova identità nazionale. Come,  in Italia, avvenne poi con la Carta Costituzionale del 1948, la quale fissò il quadro di un’emancipazione collettiva dei cittadini e delle stesse istituzioni dello stato, che dovevano assimilare e diffondere i principi di libertà e giustizia, accompagnati poi anche dai diritti umani lì elencati con precisione e da realizzare per tutti, poi dei doveri dei cittadini e del rispetto dei valori fondanti della democrazia, ovvero il pluralismo ideologico e la collaborazione di tutti  orientata sempre al criterio del “bene comune” e a quello della pace. Un modello alto di società democratica da realizzare anche e proprio attraverso un forte impegno educativo da parte dello stato e delle sue istituzioni: a cominciare proprio dalla scuola come agenzia di formazione di tutti come soggetti liberi e consapevoli (che poi questo obiettivo si sia realizzato davvero o no in anni successivi anche con l’avvio dell’educazione civica è problema ancora aperto su cui riflettere).

Ma è proprio in questo contesto di svolta-storica che il pensiero-azione di Manzi va collocato e lì compreso come nel suo vero e alto DNA. Infatti Manzi volle essere educatore e lo fu in modo originale e polimorfo in tutto il suo percorso di vita, e tale lo fu proprio partendo dalla cura degli ultimi: gli analfabeti che come tali erano privati della loro possibilità di esser davvero cittadini e che pertanto andavano subito promossi ad essere tali curandoli appunto nella loro alfabetizzazione. E questo fu l’impegno più noto nell’agire di Manzi, che si fece maestro in TV (mezzo nuovissimo di comunicazione!) di tali emarginati sociali e culturali per renderli strumentalmente nuovi e veri cittadini di una democrazia. Il suo programma diffuso per anni attraverso la TV aveva un titolo (Non è mai troppo tardi) che metteva al centro una strategia democratica e la cura degli ”ultimi”, ottenendo risultati che furono riconosciuti come notevoli e ben ispirati a quella coscienza nuova di educazione nata col ’45 e la Costituzione. Un lavoro dal-basso che è rimasto tipico dell’agire da Maestro di Manzi che ha poi riguardato anche altri suoi ruoli, sia quello sviluppato in America del Sud sia quello svolto come sindaco di Pitigliano: due esperienze tra loro difformi ma accomunate dalla volontà di portare e in Italia e nel mondo i valori e principi che fanno vera vita democratica.

Così oggi dobbiamo comprendere Manzi in questo suo compito storico-ideologico rivolto a diffondere proprio la democrazia e i suoi valori/principi/norme in modo capillare, sviluppando una metamorfosi da attivare nella coscienza dei cittadini e riconoscendo nell’educazione scolastica il mezzo principe per realizzare tale radicale e significativa metamorfosi: aspetto che fa di Manzi un pedagogista assai fine che guarda con impegno a dar corpo-reale alla stessa Costituzione. E ciò ce lo rende oggi come Educatore forse più valido e significativo di ieri. Sì, oggi, in un momento in cui siamo costretti a ripensare a come non è stato portato e perché nella coscienza del popolo italiano quel mondo nuovo e avanzato di principi e valori che proprio la Carta custodisce ma che sono rimasti forse troppo marginali rispetto  all’ idea di cittadinanza da render comune a livello popolare diffuso. E ciò per ragioni politiche e pedagogiche  meno attente a far regola di quello “spirito-del-‘45” che Manzi, invece, ha fatto costantemente  proprio come principio regolativo ed etico e politico al tempo stesso e pertanto educativo.

L’impegno educativo di Alberto Manzi in Sudamerica (foto gentilmente concessa da Sonia Boni Manzi) 

2. L'IMPEGNO EDUCATIVO A PIÚ DIMENSIONI

Tale forte impegno educativo fu sviluppato  con decisione da Manzi secondo piani diversi del suo operari, oltre che con la sue varie testimonianze teoriche riflessive, narrative e socio-educative..

Sì, con i suoi programmi in TV, gestiti sempre con fine sensibilità comunicativa che insieme alle tecniche di lettura e scrittura veicolavano anche un’idea di cittadinanza evoluta e consapevole e capace di farsi coscienza attiva nella stessa comunità di vita sociale, sia a livello locale ma anche a quello nazionale e internazionale. Un compito assunto con impegno e fine coscienza formativa, ma anche un compito epocale, che chiudeva rispetto ai valori  del passato recente (in Italia quelli del fascismo che esaltavano violenza e guerra, totalitarismo dello stato e irreggimentazione dei cittadini: antidemocratici e pertanto da respingere!). E col suo ruolo di Maestro a cui consegnava coma vero educatore collettivo il compito di veicolare a tutti e cultura e capacità riflessiva: e di Maestro esemplare a scuola e nella società civile stessa.

Poi un agire educativo che si internazionalizza nei suoi rapporti con l’America latina rispetto  ai suoi vari popoli da illuminare anch’essi col Valore-della-Democrazia, in modo da sottrarli alle logiche dell’imperialismo e della subordinazione ideologica, come pure per farli veri e coscienti protagonisti della loro storia. Così nella mente di Manzi i criteri-valori del ’45 devono farsi norme universali, attraverso un impegno pedagogico internazionale. E così Manzi parte sì dal suo paese da rinnovare (l’Italia) ma poi guarda al Mondo e a un suo cambiamento globale. E questo è un aspetto da valorizzare, come hanno fatto i vari interpreti del suo pensiero-in-azione.

Infine anche nell’agire locale (da sindaco di Pitigliano) il lavoro etico-politico di Manzi si attiva per dar corpo a una società nuova e democratica, educando il popolo per via civile a quei valori ormai planetari e con varie iniziative che possono fare coscienza-di-cittadinanza.

Su questi tre fronti la volontà educativa, innovatrice e democratica, di Manzi si sviluppa, consegnandoci un modello operativo e di alto valore  e di successo; un modello di formazione umana e politica in senso alto dei cittadini che proprio nell’agire educativo delle varie istituzioni nazionali e oltre di esse dovrebbe ispirarsi sempre all’emancipazione interiore e reale di ciascuno e di tutti. E proprio per questo modello di pedagogia emancipativa Manzi va veramente ringraziato, ricordandoci che egli lì si colloca in ottima compagnia con Don Milani e Capitini e Borghi e molti altri protagonisti della pedagogia e laica e cattolica italiana del secondo dopoguerra.

L’impegno educativo di Alberto Manzi in Sudamerica  (foto gentilmente concessa da Sonia Boni Manzi) 

3. UN MAESTRO DA RICORDARE, STUDIARE E VALORIZZARE

Allora dobbiamo, e proprio per la sua ricchezza di esperienze educative e la coscienza democratica che anima il suo educare e che oggi in particolare dobbiamo valorizzare. Sì, oggi tra ritorni sotto più aspetti del fascismo già condannato dalla Costituzione; una indifferenza etico-politica diffusa specie tra i giovani rispetto a valori collettivi vissuti insieme; una cultura sempre più individualistica che fa norma e coltiva lì il mito del successo personale, dei consumi e del gregarismo assunti come forma-di-vita. Così un educare, come quello vissuto e teorizzato da Manzi, di ben alto profilo, tutto orientato a tutelare e diffondere la Democrazia e farla diventare Coscienza comune e Produttrice di una nuova storia, può e deve essere coltivato. Con al centro il ruolo della Scuola e delle altre Istituzioni formative sviluppate nel loro compito ancora epocale e primario: quello di emancipare i soggetti e renderli cittadini consapevoli e attivi! Sempre e sempre di più! Attraverso la formazione di soggetti sviluppati insieme e nella loro umanità e nella loro coscienza appunto di cittadini.

E per questo suo messaggio ricco e sottile insieme, Manzi va ringraziato ancora oggi, riprendendo nel nostro tempo i Valori e i Fini che hanno guidato il suo operare: riconoscendo con decisione la fin qui permanente attualità e la ricca valenza pedagogica di un Maestro che ha svolto il suo ruolo innovatore  e in modo radicale tra Scuola e Società. Consegnandoci e un Messaggio e un Compito che proprio nel tempo tragico che viviamo — tra focolai attivi di guerre, smemoratezze rispetto al passato (anche quello peggiore!), disimpegno diffuso nelle coscienze dei cittadini e governo delle società consegnato sempre più al solo denaro – e che ci ricorda che, ormai, solo l’educazione democratica e attiva in tutta la vita sociale, ci potrà assicurare e lo Sviluppo e la stessa Salvezza della nostra Civiltà, costruita con lotte e progressi dall’-uomo e per- l’-uomo e di cui l’Occidente è e deve essere sempre più erede e tutore al tempo stesso!

Convegno: “L’ARTE DI ESSERE MAESTRI. […]  (Sorano,6 settembre 2024). In primo piano, da sinistra il sindaco di Sorano Ugo LOTTI,  Paolo MAZZOLI e Sonia BONI MANZI

Bibliografia

  1. Cambi, Alberto Manzi come maestro-educatore e …pedagogista (in corso di stampa)
  2. Farné, Alberto Manzi. L’avventura di un maestro, Bologna, BUP, 2011
  3. Genitoni, E. Tuliozi, Alberto Manzi. Storia di un maestro, Bologna, Centro A. Manzi e Regione Emilia Romagna, 2009