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LA PORTA DELLA POESIA: CHIAVI DI PAROLE
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LA PORTA DELLA POESIA: CHIAVI DI PAROLE
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VERSO UNA MENTALITÁ POETICA. Laboratorio virtuale a cura di Paola PAMPALONI

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Il ritmo è un susseguirsi di eventi che si ripetono, a intervalli più o meno regolari, nel tempo e nello spazio. Si tratta di un fenomeno naturalmente presente nella realtà che ci circonda, non meno che nel nostro corpo; ne sono d’esempio l’alternarsi del giorno e della notte ed il battito cardiaco, come i tratteggi segnaletici sull’asfalto o i piantoni d’una ringhiera; naturali i primi, artificiali i secondi.
Tra di essi il battito cardiaco occupa una posizione di rilievo; delle esperienze ritmiche naturali offerte al bimbo già in fase prenatale, al pari dei movimenti viscerali, la camminata e la parlata della madre, è, infatti, la più regolare.
I ritmi che si manifestano con sistematicità e cadenze di volta in volta simili, se non identiche, sono per il piccolo esperienze capaci, sia prima che dopo la nascita, di placare la sua inquietudine. Non ci vuol molto a notare quanto gradisca se, invece che da solo nel suo lettino, lo facciamo addormentare portandolo a passeggio in carrozzina, dondolando la sua culla o tenendolo al petto. Il motivo risiede nel fatto che il susseguirsi regolare di eventi ritmici, oltre ad avere un valore ipnotico, induce un’aspettativa di ordine e simmetria che risulta rassicurante. Viceversa possono darsi ritmi che lo inquietano.
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FATTO DI SUONI E SILENZI, IL RITMO POETICO
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Vuoi per naturale disposizione, vuoi per esperienza, vuoi per bisogno, per piacere, per finalità religiose o propiziatorie l’uomo, fin dalla notte dei tempi, ha cercato ed imitato rumori e suoni cadenzati, prodotto lallazioni divenute poi linguaggio, composto nenie, ninnenanne e filastrocche capaci, grazie alla loro ripetitività, di cullare, intrattenere, promuovere la comunicazione, la creatività e l’apprendimento, farsi veicoli d’affetto.
Da queste composizioni, cui ci sentiamo di attribuire un valore taumaturgico, capace di alleggerire il peso dell’esistenza, analogo a quello del mito, che lo fa dando risposte, per quanto fantasiose, ai grandi quesiti dell’umanità, la poesia si distingue per complessità, tematiche e utilizzo delle figure retoriche, tanto da costituire una forma letteraria a se stante. In comune esse mantengono sicuramente il ritmo, dato dal numero delle sillabe, che costituiscono un verso determinandone la tipologia (bisillabo, trisillabo, quadrisillabo etc.), e dagli accenti forti che si alternano a quelli deboli.
In relazione alla quantità e prossimità degli accenti forti, ovvero alla loro frequenza, si avranno versi più incalzanti o più lenti, versi sincopati, versi martellanti, versi solenni e così via.
Anche le pause, date da elementi come la punteggiatura, l’enjambement, la cesura, finanche gli spazi bianchi, vi contribuiscono.
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Fatto di suoni e silenzi, il ritmo poetico, complici anche le figure di suono, quali l’allitterazione, la consonanza, la rima (alternata, baciata, replicata, incatenata etc.) produce insomma un’armonia che ha il potere di evocare stati di benessere o malessere, piacere o disagio, eccitazione o quiete, senso di attesa o annuncio d’un epilogo, in una parola, emozioni e atmosfere che ci coinvolgono in modo pervasivo amplificando ed integrando i significati espressi dal testo.
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