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LA PORTA DELLA POESIA: CHIAVI DI PAROLE
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LA PORTA DELLA POESIA: CHIAVI DI PAROLE
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VERSO UNA MENTALITÁ POETICA
Laboratorio virtuale a cura di Paola PAMPALONI

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Chi non conosce Il Piccolo Principe di Antoine de Saint Exupéry? Credo che in tutte le nostre case ne sia presente una copia.
Ebbene, nel secondo capitolo di questo piccolo gioiello, l’autore narra dell’incontro, nel deserto in cui era precipitato col suo velivolo, con un bambino, per l’appunto il Piccolo Principe, e dell’inaspettata richiesta da parte di quest’ultimo di disegnargli una pecora.
Il bimbo non si accontenta facilmente dei tentativi del pilota, tanto che egli adotta la risoluzione di disegnargli una cassetta con tre fori, sostenendo che contenga la pecorella.
Con somma sorpresa il bimbo ne rimane soddisfatto e, chinatosi sul disegno, afferma di scorgere l’animaletto nell’atto di mettersi a dormire.
A parte la tenerezza e lo stupore che la lettura di questo episodio suscita, l’accostamento ci soccorre nell’affrontare il tema dell’interpretazione multipla della poesia.
Si tratta di una questione ampiamente dibattuta ma noi, che siamo semplici appassionati, non ci attardiamo in disquisizioni; ci limitiamo alla contemplazione della pecorella nella cassetta, rilevando che quanti vogliano immaginare di osservarla dallo spioncino la vedranno diversa sia nell’aspetto che nell’atteggiamento.
Benché il dato oggettivo non cambi (essa resta indiscutibilmente una pecorella), le sue caratteristiche dipenderanno, infatti, dall’esperienza che ciascuno ha di questo animale e dal modo in cui l’ha elaborata, dalla conoscenza scientifica che ne possiede ma anche dalle sue predilezioni e chissà da quante altre variabili soggettive.
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POETARE È... CREARE VALORE, ACCRESCERE L' ESISTENTE
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A noi pare che lo stesso fenomeno si verifichi riguardo alla poesia. Concepita troppo spesso come un monumento fatto per essere contemplato o studiato, essa è, al contrario, una manifestazione per così dire generativa attraverso la quale l’essere umano si svela, svela delle verità sul mondo e sulle cose e, nello svelarsi e svelare, costruisce del nuovo, sostanziato dalla sua irripetibile individualità.
Poetare, sosteneva Mario Luzi, è creare valore, accrescere l’esistente. Nell’atto di accrescerlo, aggiungiamo noi, come quando si deve erigere un edificio, la poesia scava in profondità, porta alla luce cimeli preziosi o pericolosi ordigni che interpreta, riconverte, trasforma o fa brillare, predisponendo nuovi costrutti, esprimendo e proponendo stili diversi ed un modo extra-ordinario di stare al mondo. Insomma il poeta e la poesia hanno il potere di riqualificare e disomologare l’uomo.
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Sì, perché la poesia è un viaggio, un itinerario talvolta prevedibile, talvolta foriero di deviazioni dall’ordine, bivi inaspettati, discese vertiginose e scoscese risalite, movimenti disorientanti; è ricerca, scavalcamento che ciascuno compie a modo proprio, compatibilmente con la propria falcata, destrezza, velocità e attrezzatura al termine del quale sarà diverso da come è partito.
Purtroppo la fretta, il riferimento ad obiettivi eminentemente nozionistici ed efficientisti e talvolta la superficialità stigmatizzano la poesia svilendone la natura, il valore, il potere vaticinante e trasformativo. Veniamo infatti indirizzati, fin dal primo approccio, a farne la costruzione diretta, la versione in prosa, l’analisi formale, quella tematica, la contestualizzazione e così via. Non mi si fraintenda: queste sono procedure indispensabili alla fruizione di un testo poetico ma non sono sufficienti. La comprensione è un atto dell’intelletto che non esaurisce la complessità della dimensione poetica. Si tratta certamente di un punto di partenza, un trampolino di lancio, meglio se nel vuoto, perché è bene guardarsi da interpretazioni che forniscono certezze incontrovertibili.
Certo ci piace comprenderla, conoscere il pensiero del poeta tramite il quale egli o ella ci apre a nuovi mondi, come attraversassimo un portale spaziotemporale ma, ci dice Giuseppe Ungaretti in Commiato: (L’Allegria 1919):
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…poesia / è il mondo l’umanità / la propria vita / fioriti dalla parola / la limpida meraviglia / di un delirante fermento. //
Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso».
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E mi soffermo sul significato di abisso; non si intende con questo termine una profondità senza fine? Leggiamo ancora come si pronuncia il nostro in Il Porto Sepolto, il testo che dà il titolo all’omonima raccolta del 1916.
Vi arriva il poeta/ e poi torna alla luce con i suoi canti/ e li disperde//
Di questa poesia/ mi resta / quel nulla/ di inesauribile segreto.
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“Il porto sepolto – riferisce Ungaretti – è ciò che di segreto rimane in noi, indecifrabile”.
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Per sé il poeta trattiene ciò che è riuscito a carpire di un mistero che, per quanto ci si sforzi di conoscere, sarà sempre inaccessibile ed inesauribile.
Dello stesso avviso si professa Mario Luzi che così si esprime: il poeta percepisce una dissonanza tra il desiderio di captare il mondo […] e la povertà del raccolto.
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.Paola Pampaloni, La poesia, i luoghi, il mutamento/1 – Monte Grande e Monte Madonna, gruppo degli Euganei.
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“LA POESIA… LABORATORIO DI VITA INTERIORE
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La poesia è, dunque, refrattaria alla chiusura e alla definizione. Finanche per il poeta è scrigno di multisenso, un multisenso che è insieme letterale, allegorico, tropologico, anagogico, teca, tuttavia, di quell’inesauribile segreto che, pur restando inaccessibile, non ci esime dallo scandaglio anzi ci invita, come assetati rabdomanti, ad attingere ad una fonte che ha la vastità dello spirito. È in questa illimitatezza la grande risorsa della riflessione e dell’espressione poetica, ma anche nel momento prodigioso, diciamo pure ascetico dell’intuizione, la sola che possa condurre il poeta, dopo di lui e con lui il lettore, in unisono afflato, a forzare la soglia della comprensione.
Lungi dall’essere un dato la poesia è dunque un fatto. È indagine in divenire, accesso a molteplici piani interpretativi, microcosmo in espansione che si sviluppa nel dialogo intimo del poeta con se stesso, del poeta con il lettore, del lettore, che è parte attiva del movimento, con se stesso; perché la poesia è un laboratorio della vita interiore. Essa esprime, provoca, apporta conoscenze, fornisce spunti e soluzioni, insinua dubbi, cade in contraddizione, mente, lancia significati oscuri che detonano letteralmente nella nostra mente e nel nostro cuore.
Di certo quanto più accediamo scientemente ai diversi livelli interpretativi di un testo (esperienziale, rievocativo, narrativo, logico, analogico, tematico, lessicale, evocativo, identificativo e così via) tanto più potremo ambire ad avvicinarci al suo significato, non certo, però, a presumere di esaurirlo. Nemmeno il poeta sa sempre né che origine abbia la sua ispirazione né dove lo condurrà (credo l’abbia sperimentato chiunque si cimenta nella scrittura poetica) e benché talvolta si compiaccia in cuor suo della corrispondenza tra le proprie parole e il lampo che le ha generate, non sempre è in grado di esprimere altrimenti la propria esperienza interiore. Dunque come possiamo presumere di farlo noi?
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.Paola Pampaloni, La poesia, i luoghi, il mutamento/2: Monte Grande e Monte Madonna, gruppo degli Euganei.
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La poesia realizza il proprio specifico, quando, non solo voce dell’anima ma accento interlocutorio e aspirazione al dover essere e al sacro, apre ai perché e al dubbio.
In che modo il poeta proceda è difficile a dirsi; son tentata di dire difendendosi a suo modo dall’oscuro, dall’impenetrabile, dall’inesprimibile, utilizzando artifizi linguistici, dibattendosi tra il meandri della riflessione, tra la verità e la menzogna, sublimando contenuti o pensieri inaccettabili per il suo censore psichico, eludendo o trasfigurando quando sceglie di custodire la privacy propria od altrui o concettualizzando i dati d’esperienza, facendoli assurgere a dissertazioni filosofiche e così via. Come pretendere di sfondare questi schermi?
Ecco, dunque, come avvicinarsi ad un testo poetico: tramite metodi convenzionali di studio e il pensiero logico ma soprattutto nel rispetto della sua preziosa oscurità che rilanciata ad ogni lettura, finirà comunque per ripagarci. Un testo poetico è una provocazione che ad ogni nuova lettura offre soluzioni e spunti inattesi. La poesia è metamorfica: muta come la pecorella agli occhi di chi la guarda grazie alla polisemia del suo linguaggio ma soprattutto al fatto che noi che la frequentiamo non solo siamo diversi uno dall’altro ma mutiamo, mutiamo meravigliosamente di attimo in attimo.
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