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Affermano alcuni maestri e scrittori ebrei, che tra il cielo e la terra, o vogliamo dire mezzo nell’uno e mezzo nella altra, vive un certo gallo salvatico; il quale sta in sulla terra coi piedi, e tocca colla cresta e col becco il cielo.
Leopardi, Cantico del gallo silvestre
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Originaria di Piansano, 28 anni, Elisabetta ha accettato di condividere con gli amici di Geapolis la sua esperienza, raccontandoci il suo quotidiano, fatto di lavoro nell’azienda di famiglia e di impegno nello studio che ha sempre amato. Le abbiamo posto la domanda che in tanti, ancora oggi, le fanno:“Ma tu il lavoro ce l’hai già! Chi te lo fa fare di continuare a studiare?” Già da bambina ha avuto la possibilità di comprendere che per ottenere un buon raccolto è necessario un buon seme, un buon terreno, tanto lavoro e anche saper attendere. L’agricoltura e l’impresa sono le due dimensioni che appartengono alla storia della sua famiglia. Appena diplomata, ha iniziato a lavorare in Artigiansementi, l’azienda di famiglia, specializzata nella produzione, selezione e commercializzazione di sementi certificate e prodotti per l’agricoltura. Ascoltiamo Elisabetta…

Partiamo dalla fine. In che modo ti sei trovata ad “osare la via del Made in Italy”? Attraverso quali circostanze? Ci racconti brevemente il tuo percorso universitario e l’opportunità formativa che attualmente ti impegna?
Ho iniziato a frequentare l’Università con un anno di ritardo rispetto al conseguimento della maturità. Mi ero appena diplomata quando mia cugina, che lavorava in Artigiansementi, si trasferiva a Milano. Sono stati i miei genitori a farmi comprendere quanto fosse importante che io, in quel momento, prendessi il suo posto. All’inizio non è stato facile. Tuttavia, ho compreso le ragioni della loro richiesta e ho accettato di iniziare a lavorare. In quel momento, la mia unica certezza era quella di essermi diplomata come ragioniera programmatrice, frequentando l’Istituto Paolo Savi di Viterbo. I cinque anni di scuola superiore sono stati bellissimi, una scelta vincente! Se tornassi indietro lo rifarei. Ero consapevole che una preparazione di carattere economico e contabile poteva essere una risorsa utile in azienda. Così è stato. Ho iniziato a lavorare gestendo il lavoro di segreteria.
Dopo un anno, mia cugina Monia è ritornata a lavorare con noi. Riorganizzando il lavoro insieme a lei, ho avuto la possibilità di avere più tempo per me. Ho deciso così di riprendere gli studi. Mi sono iscritta alla facoltà di Economia e Legislazione di impresa all’ Università della Tuscia a Viterbo. Questo mi ha permesso sia di essere presente in azienda che frequentare le lezioni e le attività proposte dalla mia facoltà. Sono stati anni molto intensi. Sono maturata molto, sia dal punto di vista umano che professionale. In tre anni sono riuscita a completare tutto il percorso formativo e a conseguire la laurea triennale con una tesi in economia e gestione delle Imprese:“Strategie di internazionalizzazione nelle imprese distributive del settore food:il caso Eataly”. Ho proseguito gli studi, iscrivendomi al corso di laurea specialistica in Amministrazione, Finanza e Controllo.
Ancora una volta ho dovuto confrontarmi, in misura ancora maggiore, con la capacità di dover conciliare il lavoro con lo studio. Dal lavoro di segreteria, infatti, mi sono trovata a gestire tutto il ciclo finanziario dell’azienda, amministrazione, contabilità, rapporti con le banche e i fornitori. Rimaneva un desiderio ambizioso: conseguire la laurea specialistica a pieni voti. L’indirizzo di studi che ho scelto mi ha sicuramente aiutato a superare anche la paura e l’ansia per il peso e la responsabilità del lavoro.
Il 25 maggio 2018 il mio sogno si è realizzato. È arrivata la laurea specialistica, con una tesi in Responsabilità di Impresa e Modelli Organizzativi dal titolo “La responsabilità delle persone giuridiche ai sensi del D. Lgs. 231/2001 nel settore dell’agroalimentare”. Al momento della proclamazione, quando il presidente ha detto “110 e lode”, sono scoppiata in un pianto liberatorio. Ho cercato con lo sguardo mia madre. Lei mi ha guardato e mi ha detto: “Io l’ho sempre saputo”. Le ho risposto: “Io no!”. La sola cosa che sapevo era che avevo fatto veramente tutto quello che potevo fare. Questo mi dava tranquillità.

.Al momento della proclamazione sono scoppiata in un pianto liberatorio. Ho cercato con lo sguardo mia madre. Lei mi ha guardato e mi ha detto: “Io l’ho sempre saputo”. Le ho risposto: “Io no!”


Questo è stato il percorso di studi che mi ha fatto approdare alla Fondazione Italia-Usa. Sono stata premiata per gli studi dedicati al Made in Italy, diventati gli argomenti delle mie tesi di laurea, triennale e specialistica. Il primo lavoro ha riguardato una delle eccellenze imprenditoriali del Made in Italy: il caso Eataly. È stato molto stimolante lavorare potendomi interfacciare direttamente con gli addetti ai lavori della famosa azienda di Oscar Farinetti.
La tesi del corso di specialistica ha riguardato, invece, il tema del Made in Italy dal punto di vista della responsabilità penale delle aziende, con particolare riferimento sempre al settore agroalimentare.
Prima della conclusione del percorso universitario è consuetudine inserire il proprio curriculum sulla piattaforma Alma Laurea, il principale strumento di comunicazione tra il mondo dell’Università e quello delle imprese.
Ricordo ancora quel giorno in cui, con una e-mail, mi veniva comunicato che il mio percorso di studi era stato selezionato dal Centro studi Comunicare l’Impresa e dalla Fondazione Italia Usa. All’inizio pensavo fosse uno scherzo. Invece, dopo aver mandato una richiesta di chiarimenti ho scoperto che era tutto vero….
Favorire l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani laureati che abbiano conseguito il massimo dei voti e potenzialmente idonei a contribuire con le proprie professionalità alla diffusione della cultura d’impresa nella internazionalizzazione verso gli Stati Uniti. È questo uno degli obiettivi delle proposte formative della Fondazione Italia-Usa. Il 28 gennaio scorso, nella nuova aula dei gruppi parlamentari a Roma, si è svolta la cerimonia di premiazione di 100 studenti. Oltre all’Attestato di Professionista Accreditato presso la Fondazione Italia USA, i candidati selezionati hanno ricevuto una borsa di studio che gli permetterà di accedere gratuitamente al master in Global marketing comunicazione & Made in Italy.
Tra i premiati anche Elisabetta Sonno, unica ragazza della provincia di Viterbo.
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“Credo fermamente che l’università non debba essere una torre d’avorio, dove pochi intellettuali si ingegnano a raggiungere vette sempre più alte di conoscenza, senza mai condividere con il mondo che preme ai suoi confini.“ (Muhammad Yunus, “Il banchiere dei poveri”)
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La tua è una storia molto particolare. Al contrario di tanti tuoi coetanei, tu hai avuto la possibilità di coniugare lo studio universitario con il lavoro nell’azienda di famiglia… Come hai vissuto questa situazione? Quali i vantaggi e/o gli svantaggi nel dover conciliare l’attività lavorativa con l’impegno universitario?
Molti mi dicono: “ Tu sei fortunata. Lavorando nell’azienda di tuo padre puoi permetterti di fare come voi!!”. Niente di più falso. Proprio perché l’azienda è di mio padre mi sento in dovere di lavorare in un certo modo. Mi sento ancora più responsabile. Per esempio, se una mattina mi sveglio con la febbre, vado a lavorare lo stesso. Non stacchi mai la spina, perché i problemi dell’azienda sono anche i problemi della tua famiglia. Pensi continuamente: avrò fatto tutto? Avrò fatto bene?
Quello che a volte mi manca un pò è la possibilità di cimentarmi in sfide oltre l’azienda di famiglia. Qui è scontato che i miei genitori investano su di me, credano in me e la gratificazione arriva. Ma in altri contesti lavorativi, come potrei essere valutata? Questa dimensione un po’ mi incuriosisce e mi manca. Tuttavia so ben riconoscere tutti i vantaggi della mia situazione, da molti punti di vista.
Diciamo che gli studi universitari sono stati per me proprio l’occasione per mettermi alla prova. Una sfida che cercavo e che mi sento di aver vinto. Con una motivazione di questo tipo mi sento di dire che è possibile benissimo conciliare il lavoro con lo studio.

Elisabetta insieme al papà Moreno e al Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani durante la cerimonia di premiazione.
Dialogo intergenerazionale e trasmissione generazionale di un’attività imprenditoriale: quali risonanze hanno queste definizioni partendo dalla tua esperienza personale in azienda?
Mio padre è una persona molto aperta. Se io e mio fratello facciamo qualche proposte lui ci ascolta e valutiamo criticamente la cosa. Ovviamente la regola è quella di rimanere con i piedi per terra. L’esperienza insegna. Mio padre mi racconta che per tanti anni un accordo commerciale, una vendita passava attraverso la parola data”. Oggi non è più cosi. La fregatura è dietro l’angolo. Da questo punto di vista mi sono già fatta le ossa. L’insolvenza riguarda sia i clienti che i fornitori. La crisi economica, soprattutto nel settore dell’ agricoltura e forte e reale. Tuttavia mentre in passato anche nei momenti di difficoltà c’era la correttezza e la volontà di venirsi incontro, di concordare proroghe nei pagamenti, di “uscire puliti” anche nelle situazioni difficili, oggi ti trovi a gestire assegni a vuoto, anticipi di pagamento per merce che non ti viene consegnata … Questo e solo l’inizio di una lunga serie di problemi che ti trovi ad affrontare.
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Quando pensiamo di poter tenere il mondo in una mano, e lo guardiamo dall’alto, tendiamo a diventare arroganti, dimenticando che a distanza le cose appaiono sfocate. Finiamo quindi per immaginare, piuttosto che vedere realmente. (Muhammad Yunus, “Il banchiere dei poveri”)
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Chi è Elisabetta oggi? Prova a presentarti descrivendoti attraverso tre aggettivi, tre verbi e tre emozioni. Testarda- Ambiziosa -Insicura… Gli aggettivi sono questi. Dopodiché i verbi sono… insistere, resistere e fare. Infine, le emozioni che più mi appartengono sono l’ansia e la gioia. Mi fa piacere sentirmi dire: “Meglio questo sorriso!!!…” . Posso dire di essere una persona gioviale.
Quali sono stati i luoghi, le città che hai visitato e/o abitato per motivi di studio, di lavoro o di vacanza? Purtroppo non ho fatto esperienze di studio all’estero. Questo mi dispiace un po’. Tuttavia mi piace viaggiare. La bellezza di Roma è indescrivibile!!! La città che ho nel cuore è Parigi. Adoro i paesaggi dell’Olanda. Mi trasmettono un senso di calma, una tranquillità che, in Olanda , la respiri anche nelle città, al contrario di tante altre città italiane e non solo.
Quali sono i tuoi libri e i tuoi scrittori di riferimento (classici, autori moderni, saggi di economia …. )? Confesso di non essere una grande lettrice. Tra i libri che ho amato di più sicuramente c’è “Il banchiere dei poveri, scritto dal premio nobel per la pace 2006 Muhammad Yunus. Mi ha permesso di fare una profonda riflessione di carattere morale ed etico riguardo ai sistemi economici e su come l’economia e la ricchezza possano essere veramente al servizio delle persone e non il contrario!

Che cosa pensi dei giovani-adulti di oggi? Quali sono le speranze, i sogni, le disillusioni i problemi che portano dentro?
A volte penso che a noi giovani serva un po’ di coraggio e di fiducia per costruire il nostro futuro. Tuttavia tutto ciò che ci circonda sembra mandarci il messaggio esattamente contrario: “Ma chi te lo fa fare? Lascia perdere! Accontentati di quello che hai! Non ti creare problemi!”. È come sentirsi invitati a galleggiare piuttosto che a …osare! Per questo siamo meno motivati. Mio padre mi racconta spesso la sua storia e quella della nostra famiglia. Loro sono partiti da zero e sono riusciti a costruire una bella attività. Ma oggi, nelle condizioni economiche e sociali di oggi, questo è possibile? Confesso di non saper rispondere. È anche vero che noi giovani non siamo abituati a lottare. Diamo per scontate tante cose, senza pensare che c’è stato chi ha lavorato e costruito per noi. Ma tutto questo potrebbe finire. Forse non ne abbiamo consapevolezza.

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E per concludere, secondo te, che cosa significa apprendere per tutta la vita?
Crescere, guardare oltre quello che hai intorno e vedere le cose in modo diverso, cambiare il proprio punto di vista.

E per il futuro? Proseguire la tradizione di famiglia, coniugando l’agricoltura e l’impresa in un progetto legato al settore dell’agroalimentare, in particolare alla produzione e alla distribuzione di farine e pasta di qualità. Questo il sogno di Elisabetta: un mulino per la macinazione a pietra dei cereali, all’interno di una filiera produttiva legata al territorio locale, dal seme alla distribuzione del prodotto. È il sogno del Made in Italy che aspira a diventare realtà nella visione e nei progetti di coloro che osano, rimanendo con i piedi per terra, consapevoli e responsabili della propria identità e delle proprie radici.
Che cosa possiamo aggiungere? Una lezione magistrale quella di Elisabetta! Grazie. Sicuramente approfitteremo delle sue competenze per saperne di più sul Made in Italy e creativamente, contribuire a promuoverlo insieme. Geapolis si impegna a farlo con il progetto “PROFESSIONI SUL FILO” (clicca qui)
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