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Crepuscolo. Nell’indaco diffuso
Germogli bianchi di barche.
S’apriranno ventagli di sole
In profili di vento.
E tra le canne
le mie mani d’infanzia
vedrò cogliere
giunchi ai riflessi
E ricucire foglie:
in cavità remote
mi riemergono lumi;
verdi canoe mi frusciano
nel bruno vivo degli occhi.
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[…] e guardo a luglio in modo diverso da come ho sempre fatto – una volta mi sembrava arido, e secco – a stento ne ho amato qualcosa a causa della calura e della polvere; ma ora Susie, di tutti i mesi dell’anno è il migliore; disdegno le violette – e la rugiada, e la prima Rosa e i Pettirossi; li cambierei tutti per quel feroce e bollente mezzogiorno, quando potrò contare le ore e i minuti che mancano al tuo arrivo. (Emily Dickinson)
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Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.
Eugenio Montale
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Ti riporterò,
nell’immensità del campo
ove soffia il vento
e fragrante l’aria
profuma di lavanda.
Ne faremo mazzetti,
tutti uguali.
Uno o forse due fili
li riporremo tra le
ruvide pieghe di un libro.
Dimenticati.
E quando il tempo
avrà scavato solchi
sulle nostre mani raggrinzite
e avrà ingiallito
le polverose pagine,
insieme noi le riapriremo.
E allora, ci sembrerà di
respirare ancora
la nostalgia di un profumo,
che dolce riempiva i nostri petti.
E saremo di nuovo li,
distesi, sulla violacea landa
dei nostri ricordi.
(Antonella Iuliano)
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