testi e documentazione fotografica di Rosa Stendardi (Suor Nazzarena)
testi e documentazione fotografica di Rosa Stendardi (Suor Nazzarena)

Piansano, 1925 – la mia mamma Ersilia Falesiedi e mio padre Nazareno Stendardi nel giorno del loro matrimonio
10 Giugno 1944. Ultimo scorcio di primavera, era una giornata di sole. In quel giorno però il sole sembrava più pallido, perché fra qualche ora si sarebbe oscurato da una intensa nube di polvere per una pioggia di granate che sarebbero cadute a sventrare le povere case rustiche di Piansano con il rombo assordante dei cannoni ed il fischio dei proiettili che tagliava l’aria quasi per tagliarle.
La nostra famiglia era rimasta in casa perché la mia sorellina, la Pina di 6 anni con febbre altissima non si poteva portare al rifugio. A mattino presto era suonato l’allarme e tutta la gente era scappata o nelle grotte delle campagne vicine o nelle cantine sotto le case. C’era aria di guerra, gli alleati avanzavano e dopo conquistata Tuscania, la strada obbligatoria era Piansano.
Verso le ore 8.00, la mamma prese me per compagnia mentre la mia sorella Grazia rimase in casa a guardare la Pina che si lamentava per il grande male alla testa. Il Babbo si era recato alla stalla che era sotto la rocca a governare l’asina.
Con la mamma scendemmo nel vicoletto per andare al Gallinaro, un piccolo spiazzo di roccia al di là della strada romana attaccata alla casa della Maria Bordo dove avevamo un po’ di galline e il maiale.. Incontrammo la zia Marietta Moscatelli che disse alla mia Mamma: “Ersilia, ma non andate al rifugio?”.

Al rifugio eravamo sempre andate anche di notte. Quando suonava l’allarme e bombardavano Viterbo andavamo alle vigne, nella stradina sopra Finilessa, dove il Babbo aveva scavato una grotta e c’era anche il casale e una capanna. Alla domanda della zia Marietta, la Mamma pensierosa le rispose: “Marié dove vado con quella figliola che mi sta per morire?!”. Poi soggiunse: “Tanto oggi sarò solo io a morire qui a Piansiano…”, poi ci lasciammo e, attraversata la Poggetta, incontrammo una pattuglia di tedeschi che scavavano solchetti dove nascondevano fili e mine, ma ci fecero passare e con la mamma, dopo aver governato quelle bestiole e raccolto qualche uovo, tornammo a casa. La mamma mi disse di carreggiarle l’acqua dalla vicina fontanella, ciò che io feci e lei si mise a lavare un po’ di panni nel mastello di legno. Anche mia sorella Grazia in quel giorno non si sentiva bene e tornata la mamma si era coricata un poco sul letto della cameretta. Grazia Aveva 15 anni. L’ Ottilia che di anni ne aveva 11, si mise a sbattere una coperta dalla finestra mentre la Maria di 4 anni e Adorno di 2 anni e mezzo giocherellavano accanto alla mamma. Io ero a guardare il fuoco che scaldava l’acqua per mettere i panni in bucato.

(Piansano, da sinistra in alto mia sorella Grazia, Ottilia (suor Ersilia), Rosa (suor Nazzarena), Giuseppa, Adorno e Maria.- La foto è stata scattata due anno dopo la morte della mamma Ersilia).
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Verso le 9,30 incominciò il cannoneggiamento.
La prima granata cadde sul tetto della casa, al di là della Ripa, di fronte alla nostra finestra e una grossa scheggia frastagliata passando sopra la testa della mia sorella che era piccola, colpì mia Madre alla tempia conficcandosi poi nel muro…
Quel colpo assordante mi fece correre vicino alla mamma ma la trovai rovesciata per terra.
Allora corsi nel vicoletto a chiamare aiuto, ma le case erano tutte deserte… gridando aiuto corsi fino sotto l’Archetto e uscì la Carolina del Morante, perché avendo la casa a pian terreno, diverse persone si erano rifugiate da lei.
Gridai! … “Carolina, Carolina, la mia mamma è svenuta!”, poi corsi a chiamare il Babbo alle stalle ma quando fui sotto la volta della Chiesa, una granata caduta sopra quelle case fece staccare un blocchetto di tufo che mi cadde davanti.
Feci per tornare indietro ma poi presi coraggio e arrivai alla stalla gridando: “Babbo, Babbo la mamma è svenuta!”.
Il Babbo uscì, mi prese per mano e a costo ai muri corremmo a casa.
La Carolina con altre persone avevano già raccolto da terra la mamma che era in una pozza di sangue e tamponandole la ferita l’avevano poi adagiata nel letto della sua camera, mentre all’altro lato c’era mia sorella Pina che si lamentava per il grande dolore alla testa.
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Il Babbo ogni tanto chiamava la Mamma: “Ersilia! Ersilia!”, ma dalla sua bocca usciva solo qualche tenue lamento. Più tardi, quando cessò il cannoneggiamento il Babbo ci accompagnò nella cantina di Gigge Bagge, sotto alla Ripa e Lui rimase solo a vegliare la Mamma e le sorelline.
Verso sera andò lo zio don Giacomo Barbieri, fratello della nonna, a dare l’unzione degli infermi alla mamma e a confortare il babbo, ma verso le ore 22,00 la mamma spirò.
Il Babbo scese alla cantina a chiamare la Grazia per vestire insieme la mamma morta che rilasciandosi aveva partorito anche il Bambino pure morto.
Il giorno appresso fu un andirivieni di gente.
Poi la Mamma fu portata a spalle al Camposanto in mezzo alle camionette dei soldati e per la prima volta vidi il mio babbo scoppiare in pianto, poi con lui si ritornò a casa.
Aveva 47 anni.
Il babbo aveva tanto coraggio e aiutò anche noi esortandoci ad essere buone e ubbidienti, perché la mamma avrebbe continuato ad essere con noi…
Aveva una grande fede …
Mia sorella Grazia ha voluto affidare alla tela di un quadro l’indelebile ricordo della preghiera quotidiana di nostro padre Nazareno …

Grazia Stendardi, Il babbo Nazareno in preghiera

Giugno 1944- Passa la guerra … sessant’anni dopo
Antonio Mattei, Piansano, C’era il grano da mietere
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Anno 1944. Primavera di guerra