Con Giorgia Tittarelli… Le storie di Marco & Alice

SU AVALON SHIP ... OSPITI A BORDO

Giorgia Tittarelli ha 24 anni e da poco è tornata a vivere a Perugia. Ha conseguito a luglio 2016 la laurea triennale in Scienze Biologiche con una tesi compilativa intitolata “Celiachia: intolleranza o allergia?”. Avvicinatasi al mondo della nutrizione quasi per caso, decide di trasferirsi a Milano, un po’ per passione e un po’ per sfida, per seguire il corso di laurea magistrale in Biologia applicata alle Scienze della nutrizione. Si laurea a luglio 2018 con la tesi sperimentale “Valutazione della composizione corporea nelle MICI in età pediatrica: formulazione di equazioni predittive popolazione specifiche in base all’antropometria”. Ha svolto il tirocinio a stretto contatto con bambini e adolescenti e vorrebbe continuare a lavorarci, educandoli ad una sana alimentazione. Oltre alla nutrizione, ama la lettura, la neve, le opere d’arte, i film, gli animali e i luoghi idilliaci come Castelluccio di Norcia. Si definisce un po’ nerd: ama Harry Potter, giocare a giochi da tavola e il suo film preferito è Il Signore degli anelli.

Storie ordinare di mal-educazione alimentare

Giorgia  condivide con gli amici di Geapolis  alcuni momenti delle esperienze di tirocinio svolto presso l’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano.

LA STORIA DI MARCO

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Genitore: “Sa Dottoressa, far mangiare bene Marco è impossibile: se gli propongo qualcosa di diverso da hamburger di prosciutto cotto o wurstel o pasta in bianco preferisce restare a digiuno. Qualche giorno fa ha assaggiato il the in brick e gli è piaciuto molto”

Doc: “Signora, così non va bene: gli sta facendo “male” perché hamburger e wurstel non sono altro che carne ricompattata. Il the poteva evitarlo, non può mangiare solo cibo spazzatura.”

Genitore: “Ah… ma guardi, stia tranquilla, è un po’ che non mangia gli hamburger.”

Doc: “Da quando, mi scusi?”

Genitore: “Saranno almeno tre giorni”.

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LA STORIA DI ALICE

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Doc: “Allora Alice, va tutto molto meglio rispetto l’ultima visita: manca poco per raggiungere il tuo peso ideale, ci siamo quasi. Sei stata bravissima.”

Genitore: “Ah… ma non lo vedete quanto è flaccida?”

Alice: “Basta, io più di così non voglio ingrassare”.

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Marco e Alice sono due bambini con storie diverse tra loro….

Lui, un bimbo un po’ capriccioso che sa esattamente come ottenere quello che vuole e la mamma, per evitare di farlo piangere, lo riempie di attenzioni. A fine visita, il bambino, che poi tanto piccolo non è, dimostra di non voler avere nulla a che fare con i consigli forniti anzi la prima cosa che dice alla mamma è: “Questa sera voglio i wurstel”. La mamma è in difficoltà, guarda me e poi guarda suo figlio: “Certo amore… Non sia mai che inizia a piangere e a fare scenate”, lo giustifica. È una mamma che fa tutto ciò che Marco chiede.  Quindi …perché non rimpinzarlo di cibo? Perché andare in un ambulatorio di nutrizione se, dopo aver spiegato i rischi che si corrono mangiando solo junk-foods, si decide di continuare per la propria strada? La riposta è semplice: a chi interessa che questo è cibo spazzatura se il pargoletto è felice? La mamma o il papà o chiunque si prenda cura di lui può tranquillamente tenere merendine nella borsa così può risolvere rapidamente il minimo capriccio.

Lei, una ragazzina vittima di una famiglia con aspettative altissime: è figlia unica e per i genitori deve essere perfetta. Alice è stata inviata dal medico perché continuava a perdere peso, senza apparente motivo perché a detta della mamma “mangia tutto quello che le metto nel piatto”. Certo, il problema non era a tavola ma dopo. Perché Alice era stanca di sentirsi dire che non era abbastanza magra per fare la tennista, che la mamma quando aveva la sua età era magra come un chiodo, che forse mangiare meno l’avrebbe aiutata a stare meglio… Cosa importava se Alice stesse perdendo così velocemente peso? Se aveva avuto l’amenorrea? “Tanto ancora è una bambina, almeno non ha il problema del … vabbè, ci siamo capiti, vero Dottoressa?” (come se pronunciare la parola “ciclo” fosse un tabù).

Cari lettori,

avete mai pensato a quanto tempo si impiega per tagliare una fetta di pane e spalmarci sopra la marmellata (magari quella buona della nonna)? Quel brick di the industriale poteva essere un bicchiere di spremuta fatta in casa. Avete mai pensato che il tempo usato per aprire bocca e sputare sentenze sul fisico di qualcuno potrebbe essere invece usato per  esprimere un complimento? Perché quel “È flaccida” poteva essere “Sei bellissima”…

Mi torna in mente un film in cui dicevano che “se fai così risparmi 2 minuti del tuo tempo”. Ma esattamente, quei 2 minuti per fare del bene ai vostri figli/fratelli/sorelle/semplicemente a voi stessi, davvero pensate siano sprecati?

Vi lascio uno spunto di riflessione: avete mai pensato a quanti danni possono causare delle frasi, magari dette “semplicemente” per scherzo ma che riguardano  lo stile con cui una persona mangia o magari toccano situazioni problematiche e di sofferenza  di quella persona?

Perché alla fine Marco e Alice sono entrambi “vittime” della malnutrizione, uno per eccesso e una per difetto: non sono altro che due facce della stessa medaglia…

PER SAPERNE DI PIÚ

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE (DCA)

Le prigioni dell’Anoressia e della Bulimia clicca qui

a cura di Giorgia Tittarelli 

 

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