5/ Habits of mind: Pensare sul proprio pensare (metacognizione)

SVILUPPO UMANO E SVILUPPO PROFESSIONALE COME PROCESSO DINAMICO ...

La mente è come l’oceano. E sul fondo dell’oceano, al di sotto della superficie, vi è calma e chiarezza. E non importa quali siano le condizioni della su­perficie, se sia piatta, mossa o tempestosa, perché sul fondo dell’oceano vi è tranquillità e serenità. Dal profondo dell’oceano puoi guardare verso la  superficie e limitarti a notare l’attività che vi si trova, come nella mente; dal profondo della mente puoi guardare su, verso le onde, le onde cerebrali che si trovano sulla superficie della mente, dove esiste tutta l’attività della mente, pensieri, sentimenti, sensazioni e ricordi.  Hai  l’incredibile opportunità di li­mitarti a osservare queste attività che si svolgono sulla superficie della  mente…

Daniel J. Siegel Mindfulness e cervello, Cortina Editore

Pensare sul proprio pensare (metacognizione) è una caratteristica chiave del riflettere intelligente. Essa fa riferimento alla conoscen­za che le persone hanno dei propri processi cognitivi e al controllo che sono in grado di esercitare su di essi. Questa capacità consente di “apprendere come apprendere”, cioè di essere consapevoli di come si acquisiscono le conoscenze e di come fare per continuare ad acquisirle. L’adulto che sa pensare sul proprio pensare (ossia maturo dal punto di vista metacognitivo) possiede un vasto repertorio di strategie; sa quando e dove una strategia può essere utile,  qual è lo sforzo che richiede e l’impiega in modo efficiente per eseguire compiti nuovi e complessi.

  • Egli sa pianificare il proprio pensiero e il proprio comportamento e possiede una tendenza coerente a pensare un corso di azioni prima di agire.
  • Elabora piani che sono spesso rappresentati internamente, ma anche facilmente trasferibili nella realtà, e questi piani guidano il suo pen­siero.
  • Esamina e controlla le proprie prestazioni, riconosce che un’attività pensata anche nel dettaglio non sempre procede come è stata pianificata e che il fallimento  può essere  il segnale  per cambiare le strategie o persino l’intero piano.
  • Quando scopre i limiti delle proprie prestazioni, non abbandona, ma analizza la situazione per determinare come cambiare le strategie e i piani per migliorare. 

L’adulto che sa pensare sul proprio pensare (ossia maturo dal punto di vista metacognitivo) ha sviluppato  un sistema motivazionale che lo porta ad avere fiducia in se stesso, non teme di affrontare sfide personale  e professionali impegnative, possiede una visione di crescita progressiva della sua intelligenza, si considera una persona in grado di continua evoluzione.

PENSARE SUL PENSARE ... IN UN VENTAGLIO DI PAROLE

Autoconsapevole; Consapevolezza; Pensare ad alta voce; Riflessivo; Pianificare strategico; Avere in mente un piano; Autovalutativo; Pensare sul proprio pensare; Sapere che cosa si sa e che cosa non si sa; Autoconsapevolezza; Mappe mentali; Parlare a se stessi; Dialogo interiore; Automonitoraggio; Pensieri interiori; Sentimenti interiori; Coscienza; Presenza vigile; Risolvere problemi parlando ad alta voce; Cognizione.

Pensare i propri pensieri significa concedersi l’opportunità di descrivere cosa avviene nella nostra  testa quando pensiamo. Quando sperimentiamo tale disposizione riusciamo ad elencare i passi che ci permettono di risolvere un problema, e possiamo indicare il punto in cui ci troviamo nella sequenza di questi passi. Riusciamo a tracciano i percorsi e i vicoli ciechi che abbiamo imboccato sulla strada della soluzione di un problema. Descriviamo le informazioni di cui  abbiamo bisogno, e anche le strategie che possono permetterci di produrre quelle man­canti.

Col chiarificare, infatti, si ritorna sui propri processi di pensiero. Col riesporre i processi, ci “si ascolta” e ci si autocorregge. Pensiamo a quella volta che siamo riusciti a risolvere un problema e proviamo  poi a descrivere i passi che  abbiamo fatto per arrivare alla soluzione attraverso una serie di domande:

  • Qual è stato il mio primo passo?
  • Come mi sono orientato quando ho avuto delle incertezze?
  • Come ho cambiato il corso dell’ azione? E stato utile?
  • Se dovessi di nuovo affrontare quel problema, prenderei decisioni di­verse? 

Perciò…

L’ADULTO CHE SA PENSARE SUL PROPRIO PENSARE

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  • Pianifica per, riflette su, e valuta la qualità delle sue abilità e delle sue strategie di pensiero
  • Predispone una strategia prima di intraprendere un corso di azioni per avere una guida e un controllo del corso delle azioni
  • Monitora costantemente ciò che ha deciso di fare o di intraprendere
  • Trae esperienza dai fallimenti e dagli errori
  • Dispone di un ricco repertorio di strategie e sa scegliere quelle più opportune per conseguire l’obiettivo voluto.
  • Riconosce l’importanza di fermarsi per riflettere sulle caratteristiche dell’obiettivo che  intende conseguire.
  • Ha un buon controllo delle manifestazioni eccessive delle sue emozioni
  • Sa attendere per ottenere ciò che vuole

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L’ADULTO CONFUSO ...

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  • Agisce d’impulso senza predisporre un piano di azione.
  • Non sa autoregolarsi in ciò che deve fare.
  • Chiede continuamente agli altri ciò che deve fare e come deve farlo.
  • Se interrogato, quasi mai sa dire perché fa ciò che fa.
  • Di fronte a un errore semplicemente si rifiuta di provare ancora.
  • Si ostina a non voler comprendere il motivo dei suoi fallimenti.

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«È difficile poter pensare rigorosamente in un luogo troppo confor­tevole. Solo chi è sul ciglio del baratro e lotta per la sua sopravvivenza può raggiungere la saggezza […] senza questi sforzi non avremmo mai potuto metterci alla pari con IBM» (Kobayashi, 1985, p. 171).

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PER ANDARE OLTRE / PENSARE I PENSIERI IN AZIENDA... IL CASO NISSAN

Per essere definiti, i problemi vanno prima costruiti a partire dalla conoscenza disponibile in un dato momento e contesto. Le imprese giapponesi ricorrono spesso a un uso mirato dell’ ambiguità e del «caos creativo». Il top management utilizza non di rado visions ambigue (la cosiddetta «ambiguità strategica») e crea intenzionalmente una situazione fluttuante nell’organizzazione. Il CEO di Nissan Yutaka Kume, ha coniato ad esempio lo slogan «cambiare il flusso», allo scopo di favorire la promozione di creatività attraverso l’esame attivo delle even­tuali alternative alle procedure consolidate. […]

Occorre notare che i benefici del «caos creativo» possono presentarsi unicamente se i membri dell’organizzazione sono in grado di riflettere sulle azioni che compiono. Senza questa riflessione, la fluttuazione tende a generare caos «distruttivo». La questione è bene espressa da queste parole di Schón: «Quando si riflette mentre si agisce, si diventa ricercatori in ambito pratico. Non si dipende più dalle categorie teoriche e tecniche stabilite, ma si costruisce una nuova teoria del caso singolo» L’organizzazione che crea conoscenza deve istituzionalizzare questo processo di «riflessione nell’azione» se vuole rendere il caos autentica­mente «creativo». ( Nonaka & Takeuchi, The knowledge-creating company – 1997 Guerini Ed.)

Quando diciamo che una persona è pensosa intendiamo qualcuno che non è solo “logico” ma che possiede le giuste disposizioni mentali: egli è vigile e cauto, non precipitoso, si guarda intorno, non giudica dalle apparenze, ma verifica le osservazioni per vedere se sono come sembrano

 Dewey

IL PENSIERO VA EDUCATO ...

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Il pensiero emancipa da un’attività meramente impulsiva e abitudinaria. Consente di agire in maniera deliberata e cosciente. Occorre perciò insegnare a pensare perché si può pensare scorrettamente, per esempio quando si tende a credere solo a ciò che si accorda con i nostri desideri o quando si salta subito alle conclusioni senza alcuna forma di prova, o quando si tende a compiere generalizzazioni indebite. Occorre coltivare attitudini di:

apertura mentale (libertà dai pregiudizi, da tutto ciò che rende refrattaria la mente a ospitare nuove idee), di

genuino entusiasmo “un maestro che sveglia tale entusiasmo ha fatto qualcosa che nessuna somma di metodi formalizzati, non importa quanto corretti, potrà mai realizzare”  (Tratto da : “Come pensiamo: una riformulazione del rapporto fra il pensiero riflessivo e l’educazione” di  John Dewey edito da La Nuova Italia, 1997)

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