Con Eleonora Cecconi… Benvenuti a teatro

LE COMPETENZE CHIAVE EUROPEE NEI CONTESTI INFORMALI E NON FORMALI

a cura di Antonella Cesari

Competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali

La competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali implica la comprensione e il rispetto di come le idee e i significati vengono espressi creativamente e comunicati  […]. Presuppone l’impegno di capire, sviluppare ed esprimere le proprie idee e il senso della propria funzione o del proprio ruolo nella società in una serie di modi e contesti. […] Essa include la comprensione dei diversi modi della comunicazione di idee tra l’autore, il partecipante e il pubblico nei testi scritti, stampati e digitali, nel teatro, nel cinema, nella danza, nei giochi, nell’arte e nel design, nella musica, nei riti, nell’architettura oltre che nelle forme ibride. Presuppone la consapevolezza dell’identità personale e del patrimonio culturale all’interno di un mondo caratterizzato da diversità culturale e la comprensione del fatto che le arti e le altre forme culturali possono essere strumenti per interpretare e plasmare il mondo. (Raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente)

Benvenuti a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso (Gigi Proietti)

IL TEATRO non solo come professione ma …

IL TEATRO come attività amatoriale, il TEATRO come attività educativa e riabilitativa ovvero…

IL TEATRO come contesto di apprendimento privilegiato per promuovere e perfezionare le competenze, culturali, sociali e civiche…

Per chi? In quali contesti? A quali condizioni? Perché?

Per tentare di dare risposte argomentate e convincenti a queste domande,  ELEONORA CECCONI, collaboratrice di Geapolis, ci ha invitato ad assistere ad una sua lezione di teatro… A lei e ai suoi allievi abbiamo posto qualche domanda…

La conversazione ci ha aiutato a capire perché e in che modo l’attività teatrale amatoriale, educativa e riabilitativa sono un canale privilegiato per sviluppare… la capacità di  esprimere e interpretare esperienze ed emozioni con empatia… la capacità di riconoscere e realizzare le opportunità di valorizzazione personale, sociale… la capacità di impegnarsi in processi creativi, sia individualmente sia collettivamente. Lasciamo ad Eleonora Cecconi la parola …

Giovane drammaturga e regista teatrale, Eleonora Cecconi a 4 anni è già sul palco per la recita alla scuola materna.  Da allora non ne è più scesa. Si laurea nel febbraio 2011 in  Lettere Moderne  presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Perugia, dove attualmente vive. Nonostante l’amore per lo studio umanistico, conseguita la laurea, inizia a viaggiare tra Roma, Milano e Perugia  per studiare recitazione.  Frequenta i laboratori teatrali sull’arte dell’attore  tenuti dalla Compagnia Liminalia di Perugia (Metodo Grotowski). Ne diventa attrice professionista dal 2009 al 2013, collaborando con la Compagnia  per alcuni anni. 

A Roma frequenta invece il corso di alta formazione Officina Pasolini sezione teatro diretto da M. Venturiello, studiando con affermati professionisti, quali  Armando Pugliese, Paolo Coletta, Germano Mazzocchetti, M. Letizia Gorga. Nel 2014 fonda l’Associazione culturale LA LINEA GIALLA, insieme all’attrice Valentina Favella e Alessandro Trionfetti. Attualmente ne è Presidente.  Ha in attivo dal 2015 due laboratori di formazione teatrale permanente presso la sede dell’Associazione Voci e Progetti di Perugia.

foto by Sara Belia

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In occasione dei cinque anni di attività di La Linea Gialla, Eleonora Cecconi ha voluto festeggiare con due progetti impegnativi. Venerdì 31 maggio 2019, presso il teatro Talia di Gualdo Tadino, in collaborazione con l’associazione Gualdese Note di Teatro, è andato in scena  la commedia LISISTRATA, Saggio conclusivo del laboratorio di Teatro di cui Eleonora ha curato l’adattamento e la regia. – Foto by Roberta Ruiz de Ballesteros

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Domenica 16 giugno, invece,  in una villa storica di Ramazzano (PG) ha voluto festeggiare  insieme alla sua compagnia curando l’adattamento e la regia dello spettacolo itinerante “L’ORSO”  di Cechov. In scena: Federica Pieravanti, Fabio Terradura, Emiliano Biancalana, Raffaele Silvani, Pietro Oliva Fonteni, Nicola Frascati Laura Ladislava Dujsikova, Stefano Galiotto, Alessandro Trionfetti – L’ORSO – Foto by Valeria Basili 

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IL TEATRO COME PROFESSIONE: un bravo regista è colui che...

Il teatro è comunicazione! Essere bravi attraverso il linguaggio teatrale significa  avere la capacità di creare  e mantenere  la relazione comunicativa. Significa essere in grado di creare uno spazio e un tempo per la relazione con il pubblico, capaci di comunicare con il corpo, con le parole e con i silenzi ciò che hai da dire…  

Come attori e attrici essere bravi significa  riuscire ad immedesimarsi in un personaggio  particolare, restituire al pubblico il lavoro dell’attore, riuscire ad entrare in sintonia con la regia, con il testo. Il lavoro dell’attore, infatti, va al di là dello spazio scenico. É un lavoro che “ti porti a casa”, riempi il personaggio  che dovrai interpretare con tutte le cose che vivi nel tuo quotidiano, prendi spunto dalle persone che incontri,  dai testi che leggi,  dalle immagini che vedi…  

Dal punto di vista del regista invece, dal mio punto di vista, un bravo regista è colui che si impegna ad essere  il più possibile onesto con se stesso. È fondamentale interrogarsi sul come e a quali condizioni  una visione, una idea possono  diventare l’inizio di un nuovo progetto teatrale da portare in scena. Occorre domandarsi: ho una idea, come la faccio capire? In secondo luogo, come la faccio capire all’attore per  poi farlo capire al pubblico? 

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Come regista, ogni volta che mi trovo ad intraprendere un nuovo progetto,  focalizzo un’idea, inizio a lavorare su un testo e mi domando:

  • Cosa voglio dire?
  • Con chi lo voglio fare?
  • A chi parlo?

Queste sono le tre domande che mi faccio quando inizio a lavorare su un nuovo progetto. Che cosa voglio dire? Se già la prima domanda vacilla  è inutile andare avanti… Inoltre, sul “cosa voglio dire?” si aprono ulteriori domande:

  • Quanto è attuale ciò che voglio proporre?
  • Quanto potrebbe interessare?
  • Quanto interessa solo me?

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Porto un esempio. Ho lavorato, recentemente, ad un progetto teatrale, ispirandomi ad  una storia realmente accaduta, quella di  una famiglia del sud Italia, dove l’ultima delle figlie femmine viene data in adozione. Una vicenda che porta in sé tutte le variazioni e le sfumature legate  al dramma familiare di due sorelle, del distacco, dello sradicamento e del ri-conoscimento, dopo tanti anni di separazione, avvenuto solo alla morte della madre adottiva.

Ho provato a mettere in scena questa storia con attrici professioniste molto brave. Tuttavia, ho dovuto constatare e ammettere che la storia, benché significativa, appartiene ormai ad una cultura e ad un tempo lontano rispetto alle tematiche più vicine al pubblico dei giovani adulti che, prevalentemente, frequenta i miei spettacoli.   Sono stata onesta con me stessa: la storia che avevo deciso di portare in scena, interessava solo me!!!  

Quali sono le tematiche e i soggetti teatrali che interessano maggiormente i giovani e i giovani adulti? Il giovane che frequenta il teatro è sicuramente una persona alla ricerca della propria identità, alla ricerca di se stesso. Desidera rispecchiarsi nei vari protagonisti della storia, per ritrovare tracce di sé e riconoscersi nei vizi, nelle virtù, nei pregi  e nelle fragilità che risuonano sulla scena. La sfida del regista è quella di proporre in chiave simbolica e universale il tema trattato per farlo uscire dall’autoreferenzialità…

Condizione umana e dialogo intergenerazionale

La condizione moderna dell’adulto, in particolare del giovane adulto,  nel suo divenire esistenziale riletta attraverso gli archetipi proposti dai classici del teatro e della letteratura… Questa è la sfida di Eleonora? Quali sono i progetti che ritieni più significativi per il tuo percorso di crescita umana e professionale?

Mi muovo su due linee parallele, quella con i professionisti e quella con gli amatori. IL MIO PRIMO LAVORO con i professionisti  ha segnato anche il mio debutto come regista. Un inizio singolare: ho affrontato il tema della vecchiaia. Mi domandavano. “Ma come? A ventiquattro anni inizi a scrivere sulla vecchiaia?”. Ebbene si! Era il mondo che conoscevo di più. Sono cresciuta con i nonni, provenivo da un piccolo paese, con molte persone anziane. In quel momento della mia vita era come se mi appartenesse di più il mondo degli anziani che quello dei giovani…

“L’ennesimo compleanno”, questo il titolo dello spettacolo, è stato un vero successo!!! Sono riuscita a far incontrare e a far dialogare diverse generazioni a teatro.

Gli anziani hanno scoperto una chiave per sorridere anche di alcune fragilità legate allo scorrere del tempo. I giovani hanno avuto l’occasione di riflettere e di fermarsi a pensare… Ognuno di loro ha potuto riconoscere sulla scena le situazioni  e le vicende di un nonno, uno zio, un parente lontano…

1/ L'ENNESIMO COMPLEANNO... come si sviluppa un copione

... dall’ispirazione alla scrittura di un copione… Una poesia di Tagore sulle  labbra dei due protagonisti della storia “L’ennesimo compleanno” diventa il cuore del monologo scritto da Eleonora Cecconi. 

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ERNESTO:

Credevo che il mio viaggio fosse giunto al termine

mancandomi ormai le forze,

che la strada davanti a me fosse chiusa,

che le provviste fossero esaurite

e che fosse giunto il momento di trovare riposo

in un’oscurità silenziosa. (pausa)

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ROSSANA:  

Scopro invece che i tuoi progetti

per me non sono finiti

e quando le parole  oramai vecchie muoiono

sulle mie labbra, nuove melodie nascono dal cuore;

e dove ho perduto le tracce dei vecchi sentieri,

un nuovo paese appare con tutte le sue meraviglie.

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“Il poeta, Ernesto, tu devi fare il poeta… ancora sento la voce della maestra Bettina, la mia maestra d’italiano. Poverina si era presa tanto a cuore il mio futuro e non poteva immaginare  che il mio futuro era già stato destinato alle cucine delle navi da crociera. Quando l’andai a salutare il giorno prima della mia partenza si mise a piangere, mi regalò un quaderno a righe e mi disse: Ernesto, scrivi, scrivi, scrivi le tue poesie qui, promettimi che non smetterai neanche per un giorno di scrivere. La poesia, Ernesto, la poesia ci salverà, quando più ne avrai bisogno, lei ti salverà.” (Monologo del protagonista maschile scritto  da Eleonora Cecconi)

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“Erné ma tu hai paura della morte? Ci pensi mai? A tutte le cose che abbiamo fatto, a tutte le cose belle o brutte che abbiamo vissuto, a tutte le volte che ci  sembrava di non potercela fare e invece piano piano le cose si aggiustavano, a le persone che abbiamo conosciuto, amato, perso. Non lo so Ernè, certe volte mi capita di sentirmi per un momento, anche solo per un momento, alta, come quando da bambina andavo sull’altalena e mi spingevo al limite per vedere le cose dall’alto, sempre di più, sempre di più…” (Estratto dal monologo della protagonista femminile scritto  da Eleonora Cecconi) 

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IL SECONDO LAVORO  che ho realizzato con attori professionisti è stato uno spettacolo tratto dal libro di Alessandro Boffa “Sei una Bestia Viskovitz”. Il testo propone una raccolta di racconti, i cui protagonisti sono animali che portano con sé tutte le caratteristiche e le  attitudini umane. Tra gli altri, abbiamo portato in scena il racconto riguardanti le mantidi religiose. In un passaggio, il figlio chiede alla madre di descrivergli il padre che non ha mai  conosciuto. La madre risponde: “Tuo padre era croccante”, rievocando il fatto che,  dopo il rapporto sessuale, le mantidi staccano  e divorano la testa al maschio. Abbiamo portato in scena lo struggente  parallelismo tra il figlio orfano di padre  e di sua madre  che l’ha dovuto mangiare perché spinta dalla sua stessa natura. Il figlio soffre di questa mancanza ma che può farci? Era nella natura della madre. A sua volta, la madre vuole impedire al figlio di innamorarsi, lui che, diventato adulto, vive il desiderio e il piacere dell’innamoramento perché è nella sua natura innamorarsi.

2/ DAL COPIONE DI ``SEI UNA BESTIA``... per lei avevo perso la testa

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Mantide Madre:..Sarebbe stato troppo bello vederti abbracciare la via della fede con amore e devozione, non è vero? Sarebbe stato chiedere troppo? E invece no, sempre a lottare, sempre con l’ansia addosso che le cose non vadano come dovrebbero andare. Tutte a me, non bastano i problemi affettivi che ho, no, anche tu devi farmi star male. Non basta quello che ho fatto e che faccio per te, è così che mi ripaghi? E’ così che mi ringrazi, è così che mi dimostri il tuo bene?

Figlio: Mamma calmati, io ti voglio bene, più di chiunque altro lo sai…ma… io credo di aver perso la testa per una ragazza.

Madre: E la perderai sul serio se non chiudi subito questa storia.

Figlio: Ma io ne sono innamorato.

Madre: Ma quale amore, questo non è amore, questa è una stupida e banale infatuazione, sono cose passeggere dovute all’età, e quando lo capirai sarà ormai troppo tardi perché tu non ci sarai più. Ma io sono qui per questo, per proteggerti da lei e da te stesso. Questo è amore, quello che io provo per te è amore. Non permetterò che questa cosa vada oltre è chiaro?

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Figlio :Potrei prendere i voti del sacerdozio

Madre: Sì amore, ti prego.

Figlio: Potrei salvarmi e non fare la fine di papà.

Madre:Potresti vivere in tranquillità.

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Figlio: Sì, in tranquillità… Ma allora non ci sarà mai nessuno che ringrazierà me per essere nato. E io passerei la mia vita a reprimere il mio istinto, la mia natura, diventerei infelice. Come sei bella mamma, non glielo dissi, ebbi una nuova erezione, ebbi la mia ultima erezione, ebbi la vertigine più forte, grazie mamma. La strinsi con tutta la forza che mi era rimasta e finalmente non sentii più niente… per lei avevo perso la testa.

(estratto dal copione scritto da Eleonora Cecconi)

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Nello spettacolo ho cercato di portare in scena il richiamo, molto bello e attuale, delle situazioni  problematiche e contraddittorie che si vivono nelle famiglie di oggi, genitori che si separano,  figli contesi,  coniugi che si odiano…

IL TEATRO AMATORIALE … un contesto di apprendimento privilegiato

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IL TEATRO non solo come professione ma … IL TEATRO come attività amatoriale, il TEATRO come attività educativa e riabilitativa ovvero…  IL TEATRO come contesto di apprendimento privilegiato per promuovere e perfezionare le competenze, culturali, sociali e civiche… Per chi? In quali contesti? A quali condizioni? Perché?

Per tentare di dare risposte argomentate e convincenti a queste domande,  ELEONORA CECCONI, collaboratrice di Geapolis, ci ha invitato ad assistere ad una sua lezione di teatro… A lei e ai suoi allievi abbiamo posto qualche domanda… La conversazione ci ha aiutato a capire perché e in che modo l’attività teatrale amatoriale, educativa e riabilitativa sono un canale privilegiato per sviluppare… la capacità di  esprimere e interpretare esperienze ed emozioni con empatia… la capacità di riconoscere e realizzare le opportunità di valorizzazione personale, sociale… la capacità di impegnarsi in processi creativi, sia individualmente sia collettivamente. Lasciamo ad Eleonora Cecconi la parola …

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Perché un adulto dovrebbe iscriversi ad un corso di teatro? Parlaci della tua esperienza come “maestra” nella formazione degli adulti. Quale il metodo che utilizzi? Quali gli obiettivi che stabilisci per i tuoi corsi? Quali metodologie utilizzi?  Quali sono le “resistenze” degli adulti sulle quali devi lavorare per accompagnarli ad acquisire le abilità e le competenze che ti dai come obiettivi di lavoro? Quali invece “le sorprese” che scopri, lavorando con loro?

Accanto ad alcune esperienze “professionali” legate all’attività teatrale, “la mission possible”, la sfida che ho accolto è quella di promuovere e diffondere una cultura del teatro fruibile e aperta a tutti. LA LINEA GIALLA, in questa prospettiva, nasce come associazione culturale di promozione sociale e organizza corsi di teatro.  Oggi ho letto un post di un medico che ha scritto: “L’avessi scoperto prima il teatro, forse non avrei studiato medicina”. In questo momento mi sento di rispondere: “Dai il massimo nella tua professione di medico e avvicinati al teatro come  ad una attività che potrà servirti per scoprire meglio te stesso e le tue potenzialità” Perché dico questo? Il teatro, in un primo momento  ti affascina e ti seduce. Tuttavia occorre  personalità e talento  affinché diventi una professione, soprattutto nei momenti inevitabili di insuccesso e di difficoltà, in un contesto  in cui il teatro è diventato quasi un prodotto culturale di nicchia.

Ho individuato alcuni criteri di metodo per i miei corsi.  Mentre con i professionisti cerco di lavorare partendo da nuclei tematici, con gli amatori preferisco partire dal testo, utilizzando soprattutto il repertorio dei classici, da Shakespeare a Ionesco, oppure repertori cinematografici. Uno fra tutti, cito un nostro lavoro:“Tutto in una sera”, ispirato ad un film di Ettore Scola…. Secondo me è importante partire dal testo per offrire ai corsisti  contenuti di qualità su cui studiare, un’opportunità per crescere culturalmente, oltre che  sviluppare le competenze specifiche legate al linguaggio e all’attività teatrale.

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Competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali […] Essa include la comprensione dei diversi modi della comunicazione di idee tra l’autore, il partecipante e il pubblico nei testi scritti, stampati e digitali, nel teatro, nel cinema, nella danza, nei giochi, nell’arte e nel design, nella musica, nei riti, nell’architettura oltre che nelle forme ibride. Presuppone la consapevolezza dell’identità personale e del patrimonio culturale all’interno di un mondo caratterizzato da diversità culturale e la comprensione del fatto che le arti e le altre forme culturali possono essere strumenti per interpretare e plasmare il mondo. (Raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente)

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Per me il teatro è quasi una missione. Non mi riconosco nel ruolo di insegnante inteso nel senso più tradizionale del termine. Più che nella figura del “leader”, o di colui che conduce l’allievo su un percorso definito e rigidamente strutturato,  mi ritrovo nella figura del “mentore”, di colui che sta a fianco, che accompagna il corsista  a  far emergere e riconoscere le sue specifiche abilità e potenzialità. Il messaggio è: “Ti accompagno affinché tu sia protagonista del tuo percorso formativo”.

GLI ERRORI ... una chiave di lettura dello spettacolo

Gli allievi mi chiamano Regi (da regista)… La soddisfazione più grande é quando mi fanno capire che quello che stanno facendo è per loro un’attività liberante e carica di senso. Ho molto rispetto dei loro tempi di apprendimento e anche dei loro “errori”. L’errore diventa ciò che non avevo previsto e si trasforma nell’elemento più vero dello spettacolo. Gli errori sono sacri, li teniamo e li valorizziamo. Ciò che desidero di più è che i corsisti si sentano liberi di comunicare se stessi con il linguaggio teatrale, di esprimersi, indipendentemente dal fatto che io possa e debba capire tutto.  Cerco di valorizzare il lavoro di gruppo, collaborativo e partecipativo. Ritengo molto utile lasciarli improvvisare. È in queste situazioni che ciascuno dà il meglio di sé. In questi casi osservo con una sorta di occhio esterno, agisco con una visione dell’insieme, come una sorta di direttore d’orchestra. Possiamo dire che mi sento il sarto della situazione, colui che deve realizzare un vestito (lo spettacolo), cucendo insieme tessuti e colori differenti! Posso dire che spesso è il gruppo che mi dà la chiave di lettura per uno spettacolo. Ci influenziamo reciprocamente… è una dinamica in cui tutti siamo coinvolti…

Penso di non avere una regia molto schiacciante. Tuttavia su tre regole non transigo:  silenzio, rispetto del lavoro degli altri (imparare ad annullare il giudizio sul lavoro degli altri, mai giudicare) e puntualità…

LA CHIAVE DEL TEATRO? Distinguere la persona dal personaggio

È più facile lavorare con le donne o con gli uomini?  Attualmente, nei due corsi che coordino, il numero dei partecipanti è esattamente simmetrico: otto donne e otto uomini. La fascia di età va dai quarant’anni in su. I corsi hanno la durata di  otto mesi, da ottobre a maggio, a cadenza settimanale. L’obiettivo è quello di portare in scena un saggio di fine anno che diventa anche una verifica del lavoro svolto. Oltre alle tecniche di recitazione, la mia collega di LA LINEA GIALLA, Valentina Favella, propone dei seminari tematici mensili. L’ultimo, in ordine di tempo, ha riguardato la tragedia greca, organizzato attraverso un approfondimento  di carattere teorico e un lavoro di attualizzazione e riadattamento a situazioni reali. Ad esempio,  la tragedia Medea e Giasone è diventata un interessante dialogo tra  marito e  moglie del XXI secolo. Sono prevalentemente le donne a frequentare i seminari tematici mensili. 

Le specificità di uomini e donne? Gli uomini hanno un grande pudore! Quando si tratta di  interpretare scene un po’ più fisiche, gli uomini  sono rispettosissimi, si imbarazzano proprio! È come se dovessero “metterci la faccia personalmente!” Le donne invece hanno una maggiore capacità di distinguere la persona dal personaggio. Ed é questa  la chiave del teatro!   

CON IL TEATRO... insegnare a stare

Come verifichi  l’apprendimento dei corsisti…? L’esperienza mi insegna che è la motivazione a fare la differenza. In diversi casi  ho riscontrato come la persona che all’inizio, pur avendo molte difficoltà legate alla dizione, alla memoria, alla sicurezza di sé sulla scena, si mostrava desiderosa di imparare è riuscita di più e meglio di coloro troppo sicuri di sé….Vedere questi risultati mi riempie di gioia e di soddisfazione! Il  mio impegno è valorizzare l’unicità di ogni persona, accompagnando ciascuno a familiarizzare con il proprio corpo e la propria voce. Cerco di aiutarli a comprendere come, con il teatro, “la voce diventa un’onda che arriva a far muovere dentro” lo spettatore… Quando si è in scena non si può usare la voce come quando si è in un confessionale! Occorre lavorare sulla propria voce, potenziarla. Il teatro deve aiutare a rimanere, a stare nella comunicazione… Significa concretamente stare nella situazione di scena, nello stato d’animo che si porta in scena, stare nella gioia, nella tristezza, nella rabbia… starci dentro…  Ogni settimana, prima di iniziare con le tecniche di recitazione, gli allievi sono impegnati in un  training fisico. Voglio che stiano con il loro corpo. È fondamentale sintonizzarsi sulla propria voce e sul proprio corpo. È la condizione necessaria per ritornare in sé,  stare in sé e sulla scena… 

 

CON IL TEATRO IMPARARE A STARE… Cosa ne pensano gli allievi

E di  Eleonora? Che cosa ti piace di più del suo metodo di insegnamento? Prova a descrivere Eleonora con tre aggettivi?

  • Eleonora è una persona che crede tantissimo in quello che fa. Quando fa teatro è molto professionale. Trovare questa professionalità nell’ambito del teatro amatoriale non è frequente. Eleonora non ha paura di lavorare, prende tutto molto sul serio e riesce a trasmettere questo stile agli allievi. Sicuramente è ciò che fa la differenza!!!
  • Lavorare con lei è veramente stimolante …
  • Eleonora è una persona umile. Il ruolo della regia è un ruolo delicato. Ci vuole maestria nel gestire le persone e lo spettacolo.  Ci vuole coraggio per mettersi in discussione e contemporaneamente tenere e contenere le persone e le situazioni. Lei ci riesce benissimo…

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Eleonora è … Folle Geniale  Creativa

Eleonora è … Inflessibile  Preparata  Capace

Eleonora è … Coraggiosa  Rigorosa  Giusta

Eleonora è … Rigida  Professionale Lungimirante

Eleonora è … Accogliente Testarda Bizzarra

Eleonora è … Competente  Visionaria Innovativa

Eleonora è … Comprensiva  Umana  Umile

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