LA VISTA… Guardarsi negli occhi vs/ Sguardi virtuali

PRATICHE PARTECIPATIVE (TIC) & RISORSE EDUCATIVE APERTE

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Opportunities for young adult people to connect together in safe online facilitated dialogue to discuss current issues that matter to them, develop a better understanding of each other, build meaningful relationships across borders and cultures, and practice important employability skills.

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coordinamento di Eleonora Braida

Per concludere questo secondo ciclo di collaborazioni con Geapolis, con lo sguardo rivolto a nuovi progetti da realizzare insieme,  l’équipe di AVALON SHIP propone un focus sulla VISTA, come il canale privilegiato della comunicazione, dove l’incontro con l’altro diventa scoperta della propria identità e riconoscimento dell’alterità.  È la bellezza di guardarsi in faccia. Ma cosa succede quando la dimensione virtuale della vita prende il sopravvento? I “millennials”, come vengono definiti i giovani della generazione del nuovo millennio, non distinguono in maniera netta la loro esistenza virtuale, on-line, da quella off-line: la vita di ogni giorno si svolge, per loro, in entrambe le dimensioni e hanno tutte e due la stessa importanza…. 

La tecnologia e la nostra identità virtuale ci permettono di ampliare la rete di conoscenze, di trovare lavoro, di cercare l’amore, di essere al corrente di tutte le notizie, di creare, di pubblicizzare, di fotografare, filmare giocare…. tuttavia….

CON ELEONORA BRAIDA.... SAPERSI VEDERE OLTRE LA PAURA

Salve caro lettore, in questa ultima tappa del viaggio sarò io a prendere il timone di Avalon Ship. Per parlare delle tematiche presentate e delle problematiche connesse, in particolare del  fenomeno del cyberbullismo e  delle dipendenze dalla tecnologia,  abbiamo scelto il film “Un bacio” (2016), diretto da Ivan Controneo, tratto dall’omonimo romanzo dello stesso regista,  pubblicato nel 2010 dalla casa editrice Bompiani. È la storia dell’amicizia di tre ragazzi, diversi tra loro, ma accomunati  dall’essere stigmatizzati dai compagni di scuola, anche se per motivi diversi.

Il primo  protagonista è Lorenzo (Rimau Grillo Ritzberger), un ragazzo orfano che è stato appena adottato da una coppia.  Ha 16 anni ed è apertamente ed orgogliosamente gay. Come puoi immaginare viene deriso a scuola per questo, sin dal primo giorno. É un ragazzo forte, che non ha paura di mostrare apertamente chi è veramente. Quando il mondo che lo circonda diventa troppo cattivo o crudele, Lorenzo si chiude  in un mondo  fantastico, dove tutti quanti lo accettano, gli vogliono bene e non lo giudicano.

Lorenzo fa amicizia con Blu (Valentina Romani), una ragazza della sua classe che invece è presa di mira dai compagni per aver avuto un’esperienza sessuale. Tutti la giudicano una poco di buono.  All’apparenza sembra non lasciarsi toccare. Tuttavia si lascia andare ad episodi di violenza contro tre delle sue bullette, finendo spesso in punizione e dal preside. Non si sente capita dai genitori (come tutti gli adolescenti).  Ciò nonostante ha un profondo sentimento di protezione nei loro confronti, anche se  pensa che non siano stati in grado di proteggerla dalla durezza della vita. Il terzo protagonista è Antonio (Leonardo Pazzagli).  É un ragazzo molto bravo nel basket, che viene considerato da tutti stupido, quasi “ritardato”. Nessuno capisce il suo stato d’animo ed il motivo del suo comportamento.  In realtà é sconvolto per la morte del fratello che, quando si trova da solo, vede e con cui conversa.  Vive continuamente nel confronto con questo fratello che ormai non c’è più.  Non si sente abbastanza rispetto a lui. Vive continuamente con questa ossessione, manifestando una profonda  insicurezza e fragilità.

Lorenzo by Eleonora Braida

I tre protagonisti del film, Lorenzo, Blu e Antonio rappresentano  tre tipici stereotipi che spesso finiscono vittime di episodi di bullismo: il ragazzo gay, la ragazza dopo una esperienza sessuale, il ragazzo che non riesce ad andare bene a scuola. 

Blu by E. Braida

Questa foto rappresenta in pieno Blu. Bellissimo fiore con una forma ed un colore magnifico ma intorno ha tante spine. Anche Blu è un pò così!  Una ragazza bella, intelligente, capace di  scrivere e di raccontarsi, gelosa dei suoi pensieri, che allontana gli altri dalla sua parte più fragile ed emotiva, dal suo vero io.

Antonio by E. Braida

Proprio come Antonio,  la conchiglia è intrappolata nella sabbia, che non riesce a scrollarsi di dosso. La sabbia rappresenta le varie paure ed insicurezze del ragazzo che, come un peso più grande di lui, lo tengono ancorato al terreno, non dandogli modo di mostrare la sua vera bellezza e di emergere…di essere veramente felice.

La trama del film presenta, inoltre, un quadro molto completo ed azzeccato del difficile momento che ogni ragazzo attraversa in età adolescenziale. É il periodo in cui i genitori non ti capiscono, dove ci si sente grandi anche quando non lo si è.  

É il periodo dei primi amori! L’amore che viene vissuto al massimo, che ti fa passare la fame e il respiro. Quell’amore che fa male quando non è corrisposto e che ti può anche deludere, o rendere cieco.
È l’esigenza di piacere agli altri, di avere un gruppo di riferimento e di avere la consapevolezza di non essere giudicato. Quando si percepisce che questo non accade allora arriva la paura…
La paura di non essere amati, la paura di essere giudicati, di non essere capiti, di essere soli, di non essere abbastanza, di essere se stessi e di vivere le proprie emozioni.

In questo film, che personalmente trovo molto interessante, c’è davvero tutto, non solo come immagine generale sui pensieri e sulla vita di un adolescente, ma anche su una tipo di bullismo che oggi prepotentemente e sempre più fa vittime tra i giovani. Si tratta del Cyberbullismo.

Blu e Lorenzo non hanno veramente paura del giudizio altrui. A modo loro contrastano le cattiverie altrui continuando ad essere se stessi, rispondendo anche, pronti a beccarsi le conseguenze.

Antonio, invece, é molto diverso! É spaventato, teme il giudizio degli altri. É fragile. Vuole sentirsi accettato dagli altri.  Ha paura del giudizio altrui….

Non aver paura by E. Braida

Ognuno di noi, come un gabbiano che abbandona per la prima volta il suo nido, prova paura, paura degli altri, di non essere accettati, del fallimento, di non essere amati, di essere giudicati. La sfida è quella di andare oltre per imparare a volare….

Lo scoprirete guardando il film… Antonio compie un gesto terribile. Un gesto che si sarebbe potuto evitare, solo in un modo. Ma non voglio essere io a dirlo….lascio che sia Blu, la vera narratrice di questa storia a dirlo, con questa frase che personalmente trovo bellissima e di grande impatto: “Bastava avere meno paura per essere felici”.

CON MIRIAM BURBI... BASTEREBBE COSÌ POCO, SOLTANTO UNO SGUARDO PIÚ PROFONDO

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“E se arrivato a quarant’anni non hai amici datti da fare, perché sono loro che ti salvano”

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Il film “Un bacio” di Ivan Cotroneo, uscito appena due anni fa, è uno di quelli che sa parlare con leggerezza di temi pesanti come pietre. I protagonisti sono Lorenzo, Blu e Antonio. I tre ragazzi sono sedicenni, compagni di classe in una piccola cittadina del nord Italia ed hanno una cosa in comune: sono degli esclusi. Esclusi che nell’amicizia trovano una boccata d’ossigeno.

Il primo è un giovane orfano, omosessuale e per questo accolto con malevolenza nella nuova scuola; Antonio viene considerato, invece, con un ritardo mentale poiché introverso e “imbambolato”; Blu è stata vittima di cyberbullismo: le è stato fatto un video quando, ubriaca e non cosciente, alcuni ragazzi l’hanno stuprata. Non loro, ma lei, è stata ritenuta “colpevole” per l’accaduto.

I tre protagonisti cercano con forza, nella solitudine, di sfuggire alla realtà. Lorenzo con la fantasia, Blu con la scrittura e Antonio con una sorta di “amico immaginario”. Il tema del cyberbullismo viene trattato con crudezza e leggerezza allo stesso tempo. Contro Lorenzo viene creata una pagina su Facebook a cui aderisce tutta la scuola, allo scopo di prenderlo in giro.

Il finale lascia un amaro in bocca forte come un bicchiere d’assenzio a stomaco vuoto: eppure, si tratta semplicemente della realtà. La realtà quotidiana di mille, diecimila, centomila ragazzi esclusi perché diversi. Quando basterebbe così poco, soltanto uno sguardo più profondo per capire che lo siamo tutti.

“Cyberbullismo: come aiutare le vittime e i persecutori”

Vorrei consigliare, oggi, un libro molto bello: “Cyberbullismo: come aiutare le vittime e i persecutori” di Federico Tonioni, uno psichiatra che si occupa della dipendenza da Internet.

Nel volume, lo scrittore parla soprattutto della mancanza di contatto tra la vittima e il carnefice, che spesso può dotarsi anche di anonimato.   Questa “distanza” permette di mettere in pratica cattiverie che magari dal vivo non si attuerebbero, o si attuerebbero in forma più lieve. Questo perché non si guarda negli occhi la vittima. Proprio per questo, secondo lo psichiatra, il cyberbullismo coinvolge intere classi, intere scuole.

I bulli ci sono sempre stati, ma mai questo fenomeno è stato esteso a macchia d’olio come in questo momento. Se prima era necessario un “contatto” diretto per fare del male, ora non è più così: in anonimo, anche a chilometri e chilometri di distanza, far male a qualcuno è “a portata di click”.

Sicuramente e con forza, dunque, invito alla lettura di questo scorrevolissimo resoconto di ciò che il bullismo è diventato oggi, nella sua forma più oscura e difficile da combattere.

CON MARIA FRANCESCA CIVETTI... UN MONDO DIGITALE CHE RIFLETTE E AMPLIFICA OGNI COSA

In questo film il bullismo è mostrato in tutte le sue forme, dagli insulti sui muri alle pagine web denigratorie.

Il mondo digitale riflette e amplifica ogni cosa, nel bene e nel male, e il cyberbullismo è diventato comune, che si sia vittima, autore, o testimone. È un infido strumento con cui poter raggiungere chiunque, ovunque egli vada, e che perseguita nel tempo. 

Tutto quello che entra resta, indelebile, e può continuare a diffondersi anche a distanza di anni. Un video, una foto possono passare da persona a persona, anche a perfetti estranei, fino a che il volto mostrato non si riduce all’ennesima faccia ignota, che spesso racconta poco o niente dell’individuo dietro quell’immagine. Questo può essere il lato negativo del web, un lascito involontario che racconta a stento di un pezzettino di noi.

Nel disegno di oggi ho cercato di mettere in luce questo contrasto  con il personaggio di Lorenzo, uno dei protagonisti, che ha dato due immagini di sé, quella nei ricordi dei suoi amici e dei suoi cari e quella nel mondo digitale.

Lo schermo asettico del telefono mostra una faccia stilizzata, perché non è rimasto molto sul web che parli davvero di lui, oltre agli insulti ricevuti e detti.

La farfalla rossa è tutto quello che non è mai stato registrato, le sue passioni, le sue amicizie, i suoi sogni. E come una farfalla, questa immagine è effimera, vivrà a lungo quanto la persona che ne conserverà il ricordo, mentre l’altra immagine sopravvivrà, incompleta.

It is our responsibility to make the cyber world a better place.

CON PHILIPPE VALLERARD.... AUDRIE AND DAISY DOCUMENTARY

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It is our responsibility to make the cyber world a better place. Technology is neither inherently bad or good it becomes what we humans choose to do with it. Don’t let it alienate your friends and as the documentary puts it well remember “The words of our enemies aren’t as awful as the silence of our friends”. (Philippe Vallerard)

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Due ragazze di due città diverse, due serate diverse, la stessa violenza sessuale. Il documentario “Audrie e Daisy”  propone uno sguardo rigoroso sui problemi degli adolescenti americani che crescono nel nuovo mondo dei social media, dove il bullismo sfugge a ogni controllo.

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Netflix 2016 documentary Audrie and Daisy relates the story of two teenage girls and how their lives got drastically changed when they were exposed to the cruelty of social scrutiny and judgment. It is the story of how 15 years old Audrie Pott and 14 years old Daisy Coleman were sexually assaulted by guys after they went to parties. In the aftermath they both soon discovered that the crimes were filmed on cell phones and that they were exposed on the internet. With videos and pictures passed around they were soon exposed to the judgment and bullying of others.

The two teenage girls were cyber bullied then and exposed to the cruelty that an anonymous internet provides. The internet allows such cruelty because it is a platform that allows the worst kind of behavior and provides anonymity for terrible actions.

It is extremely hard to regulate and control its content. Unfortunately, this situation was too much for Audrie and she committed suicide eight days later.

The documentary is hard to watch and will provoke reaction of anger and disappointment in yourself but I believe it is nonetheless worth watching. It is a warning about the effect of social media and society judgment against such action. We see how slow and unwilling to prosecute the boy’s authorities were and how laws had to be changed and public outrage against the country had to rise to make a change. But, I think the part of the documentary that we should remember is how our actions on the internet have real consequences on real people but most importantly how important it is for us to stand up for what we believe in and break the circle of hatred and bullying that the internet tends to promote and protect. It is our responsibility to make the cyber world a better place. Technology is neither inherently bad or good it becomes what we humans choose to do with it. Don’t let it alienate your friends and as the documentary puts it well remember “The words of our enemies aren’t as awful as the silence of our friends”.

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