.2. LE CORNICI
.2. LE CORNICI
Osservavo i dipinti di Ennio De Santis esposti nell’ultima mostra, tenutasi il 29 Novembre 2019, in occasione della manifestazione in suo onore presso la Scuola Statale di Vasanello, e notavo come nessuno di essi fosse incorniciato, sebbene fossero tutti di proprietà privata e quindi sicuramente appesi, dentro le rispettive abitazioni dei proprietari. Mi venne allora in mente un aneddoto, alquanto curioso, proprio al riguardo. Dopo aver acquistato i primi due quadri, tra me e mio marito sorse la questione di come incorniciarli. Sembrerà un problema piuttosto banale, ma ci domandavamo, in effetti, quale cornice fosse la più adatta a valorizzare il lavoro dell’artista. Essendo i nostri pareri alquanto discordi, i quadri rimasero così, appesi alla parete, solo con le nude tele. Passò un po’ di tempo ed Ennio espose nuovamente a Vasanello.
Comprai un altro dipinto: due caproni bellissimi, uno viola e l’altro fuxia che a guardarli, sembrano precipitarti addosso da un cielo caleidoscopico e, in basso, in secondo piano, la piccola sagoma di un lupo di un colore indefinito tra il rosa ed il lilla. Con l’occasione invitai a casa l’artista per un thè. Avrei voluto, come credo qualsiasi donna, fare bella figura, apparecchiare la tavola e servire qualcosa di raffinato al nostro ospite specialissimo. Ci ritrovammo invece tutti quanti davanti ad un bicchiere di vino rosso, a mangiare di gusto pane e capocollo sopra un tavolino, senza neppure uno straccio di tovaglia, letteralmente coperto di briciole di pane fresco… Ennio era completamente a suo agio, uno di famiglia. Gli mostrai orgogliosa i suoi quadri appesi alle pareti e colsi al volo l’opportunità di chiedere all’artista stesso un consiglio su quale genere di cornice, secondo lui, sarebbe stata più adatta ai suoi dipinti. Quello che mi rispose: “Ida, puoi mettere la cornice che preferisci, non è importante. L’unica cosa che ti chiedo è che il mio dipinto rimanga come è, ossia che la cornice non ne copra neppure un millimetro, altrimenti farei quello che ho fatto con un’altra persona: dopo aver visto i miei quadri incorniciati appesi nella sua casa, la mattina seguente, mi sono recato presso di lui con tavolozza e pennelli a ridipingere, sopra la cornice stessa, tutto quello che era stato coperto.”
Ci lasciò a bocca aperta. Osservando i suoi dipinti mi resi conto infatti che i soggetti delle sue opere: cavalli, tori, pecore, caproni, donne o altro, arrivavano quasi sempre fino al bordo della tela e, coprirne anche solo una minima parte, avrebbe gravemente menomato il lavoro dell’artista.

Arieti by Ennio De Santis
Non ho mai capito se Ennio De Santis fosse veramente andato a ridipingere i centimetri nascosti dalla cornice o se avesse solamente voluto dirmi di non modificare in nessun modo la sua opera, certo è che mi sono sempre domandata se esista davvero questo quadro dipinto fin sopra la cornice e la persona, protagonista di questo straordinario, originale episodio, che la mattina si è vista sulla porta di casa il pittore armato di colori e pennelli. I suoi quadri sono rimasti così, come li abbiamo comprati.
(Ida Renzicchi Vasanello, 05 Gennaio 2020)
Ricordo una mostra stupefacente di Ennio De Santis in una libreria di Viterbo: i suoi quadri ridondanti vita e colore, enormi, tra austeri scaffali pieni di libri. Cavalli, tori, caproni fantasmagorici e surreali nell’atto di accoppiarsi. Avrei voluto tanto uno di quei quadri, poi, nel timore di mettere in imbarazzo la mia famiglia, presi un quadro riproducente fiori, esattamente delle calle: un soggetto inusuale per De Santis. Successivamente in un’altra esposizione, mi innamorai letteralmente di due “pecore” sdraiate (ma sono poi pecore?), raffigurate in un quadro orizzontale. In casa, dopo cena, a televisore spento, ci ritrovammo tutti e quattro ad osservare questo nuovo dipinto. Gli strani occhi, dallo strano sguardo enigmatico di quelle due strane pecore ci osservavano dall’alto. I corpi non definiti. La femmina che appoggia dolcemente la testa sul corpo del maschio che invece guarda fisso davanti a sé.

Inquietudine by Ennio De Santis
3. INQUIETUDINE
Gli unici due quadri di cui io conoscessi il significato, erano i due raffiguranti i cavalli, il mio primo acquisto. Ennio, allora, mi aveva spiegato che con uno, quello sui toni dell’azzurro, intendeva rappresentare l’inverno, con l’altro, quello sui toni del verde, la primavera. Ricordo che mi descrisse accuratamente i particolari di entrambi facendomi notare il colore freddo dell’azzurro, in diverse sfumature, dal quasi nero del blu notte che in diverse sfumature vira al violetto, fino al celeste chiaro, dell’inverno e il colore verde con ancora accenni di blu e di azzurro invernale con una leggera sfumatura di giallo ad annunciare il tepore della bella stagione e due piccoli particolari in rosso, preludio dell’estate, del quadro rappresentante la primavera. Mi disse che facevano parte di quattro dipinti rappresentanti le quattro stagioni e, quando gli chiesi di vedere anche gli altri due, mi rispose che si trovavano in Medio Oriente, proprietà di un Arabo che li aveva acquistati.

Cavalli blu-Inverno by De Santis

Cavalli verdi- Primavera by De Santis
Era quindi solo questa la spiegazione che, nel tempo, mi ritrovai a dare alle persone che, a vario titolo, si trovarono a frequentare la nostra casa quando, a dir poco sbalordite da quei dipinti così particolari appesi alle pareti della mia casa, mi chiedevano cosa significassero. Io, per non sbagliare, rispondevo che, per gli altri, lasciavo ad ognuno interpretare quello che vedeva rappresentato dato che l’unica persona, l’artista che aveva realizzato i dipinti e che avrebbe potuto rispondere alla domanda, non era presente. Davanti al quadro orizzontale, raffigurante le due “pecore” distese, tutti, dopo aver attentamente osservato e valutato, rispondevano che secondo loro rappresentavano la tranquillità, la serenità. Ad essere sincera, io non ero assolutamente convinta. Quegli occhi erano troppo strani, troppo enigmatici ….. e avevo ragione.
Ennio, ospite a casa nostra, mi fece notare, appunto, lo sguardo fisso del maschio, la posizione, sì distesa, ma non rilassata, in attesa. Con il suo dipinto, mi disse, egli aveva inteso rappresentare “l’Inquietudine”! Non già la serenità, esattamente il contrario, l’opposto: l’ansia, la paura di qualcosa …. l’inquietudine. Purtroppo, non ho più avuto l’opportunità di chiedere ad Ennio De Santis stesso spiegazioni sugli altri dipinti nella mia casa e me rammarico molto. Ad ognuno di essi, molto arbitrariamente e, probabilmente sbagliando, mi sono permessa di dare io un titolo, ma è solo l’artista stesso che può dirci il significato delle sue opere pittoriche o letterarie noi possiamo solo ammirarle ed amarle.
Ida Renzicchi

TASSELLI PREZIOSI… Il mio primo incontro con Ennio De Santis ( testi e foto di Ida Renzicchi) clicca qui
Ida Renzicchi ricorda Ennio De Santis (terza parte) – vai ai racconti successivi clicca qui
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