
L’espressione deriva dal celebre incipit della Terra desolata di Thomas Stearns Eliot. Si tratta di un verso che fa parte del patrimonio culturale internazionale. Ma cosa significa quest’espressione? Perché Eliot condanna aprile, dal 1923 in poi, alla fama di mese più crudele? La simbologia di rinascita primaverile intesa come stagione di nuova fertilità è un topos letterario molto diffuso. Eliot non ribalta la concezione di aprile come mese della fertilità, anzi: è proprio la sua fertilità a renderlo il più crudelmente tragico dei dodici fratelli. Il poemetto, infatti, si apre con i versi seguenti:
“Aprile è il più crudele di tutti i mesi. Genera
lillà dalla terra morta, mescola
memoria e desiderio, desta
radici sopite con pioggia di primavera”.
E, dopo poco, prosegue:
“Quali radici si afferrano, quali rami crescono
su queste rovine di pietra? Figlio dell’uomo
tu non lo puoi dire, né immaginare
perché conosci soltanto
un cumulo di frante immagini, là dove batte il sole.
E l’albero morto non dà riparo
e il canto del grillo non dà ristoro
e l’arida pietra non dà suono d’acqua”.
(Thomas Stearns Eliot)


La crudeltà di aprile ha, dunque, strettamente a che fare con la sua fertilità e vitalità. È anzitutto un mese che “genera” e che, generando, “mescola memoria e desiderio”. Il rianimarsi della bella stagione e della natura, nel mondo raso al suolo dalla prima guerra mondiale, diventa per l’uomo una ferita dolorosa. Essa non fa che ricordargli la sua sterilità e spingerlo a desiderare una vita che non solo non è stato in grado di salvare e preservare, ma che non è nemmeno più in grado di far nascere. Non solo: tutto questo non accade di nascosto, ma in evidenza, in netto contrasto con le macerie e la desolazione umane. I boccioli e i nuovi rami crescono apertamente, il loro risveglio è la condanna all’impossibile risveglio dell’umanità, costretta a fare i conti con la propria miseria e con il “cumulo di frante immagini” che le rimane.



Infinitamente distesa
in vivo sopore,
a seni aperti,
la pianura si scioglie.
E questi verdi,
tutti questi verdi,
nuda peluria di risvegli,
echi di cielo
che risalgono lenti:
mantici ad ali fiorite
respirano profondo
in una bolla d’aria.
E io
Non so staccarmi da terra.
Ennio De Santis (clicca qui)
.
Ma c’è una cosa, una cosa soltanto che
non mi stanco mai di guardare;
il ruscello d’aprile, che scorre su sassi,
e bisbiglia, passate le rocce.
(Po Chu-J)
.