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«Quando la notte guarderai il cielo, poiché io abiterò in una di esse, e riderò in una di esse, per te sarà come se ridessero tutte le stelle. Avrai stelle che sapranno ridere!» E rise ancora. «E quando ti sarai consolato (poiché ci si consola sempre) sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E ogni tanto aprirai la finestra, così, per puro piacere… E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu gli dirai: “Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!”. E penseranno che sei pazzo. Ti avrò fatto un bello scherzetto…» E rise ancora. «Sarà come se, invece delle stelle, ti avessi dato tanti sonagli che sanno ridere…» (Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe: cap. XXVI, pp. 116-117)
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È passato un anno da quando Dea si è addormentata per sempre. Anna e Oscar vogliono ricordarla così…
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Un incontro vero è quello in grado di far nascere sentimenti profondi che segnano il cammino della vita di ognuno di noi. Avevo sessantacinque anni quando mio figlio Marco (che aveva desiderato un cane sin da piccolo), un giorno mi disse:“Mamma ho preso un cucciolo. È un Golden Retriver”. Io ho avuto sempre paura dei cani. Se faccio un brutto sogno, è quello di essere rincorsa da un cane. Ho conosciuto Dea, questo era il suo nome. Era perché ora non c’è più. Si è addormentata per sempre. Dea mi ha subito conquistata, io a lei e lei a me. Mi guardava con quegli occhi pieni di amore e gratitudine, con quello sguardo profondo che non potrò mai più dimenticare.
“Cara Dea sono triste per averti persa ma felice per averti amata, anche se per così poco tempo. Con te ho imparato l’amore reciproco, la fedeltà profonda, l’amicizia incondizionata, che porterò con me sempre, per tutta la mia vita. Dea tu avrai sempre un posto privilegiato nel mio cuore. Sono sicura che la tristezza lascia spazio ai ricordi dei momenti bellissimi che abbiamo passato insieme. Non ci sarà più nessuno che potrà sostituirti. Ciao Dea”. (Anna)
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“Cara Dea ci siamo lasciati dopo diverse settimane trascorse insieme a Grotte di Castro, la tua seconda casa. Il giorno che dovevi partire per ritornare a Reggio Emilia, dove vivevi, ti nascondevi. Non volevi partire. Il cuore ti batteva forte forte. Non volevi distaccarti da me e da Anna. Eri ormai diventata parte della famiglia”.
Ritornata a vivere con nostro figlio Marco, è stato lui a comunicarci, dopo qualche settimana, che Dea non stava bene. Stava dimagrendo ed era triste. Fatti gli accertamenti, veniva scoperta a Dea una grave malattia. In breve tempo la sua salute si era aggravata. Decisi allora di prendere il treno per Reggio Emilia per raggiungere mio figlio e per rendermi conto di quello che stava accadendo. Giunto a destinazione nel tardo pomeriggio, sono andato a casa di Marco. Quando sono entrato ho visto Dea nel suo solito angolino di casa. Stava dormendo. Era molto dimagrita. Allora ho capito che la malattia aveva preso il sopravvento. Ci sono rimasto male. Ho salutato mio figlio e mi sono seduto sul divano. Sono rimasto in silenzio.
Improvvisamente, Dea si è alzata da quella posizione e si è avvicinata a me mettendo la testa tra le mie mani. L’ho accarezzata per qualche minuto. Il suo cuore batteva forte forte. Poi, stanca, si è di nuovo allontanata per andare nel suo angolino. Sono rimasto due giorni con lei, aiutandola a vivere quella sofferenza.
“Ora te ne sei andata a correre lungo le praterie del cielo insieme a tantissimi altri animali dono del Signore. Chissà se da quel nuovo mondo, tu scodinzolerai ancora per trasmettere l’amore che hai dato a tutti noi. Ciao Dea, bellissimo batuffolo bianco.” (Oscar)
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Di notte, ricordati di guardare le stelle. Dove sto io è troppo piccolo perché possa mostrarti dove si trova la mia. Meglio così. La mia stella sarà per te una qualsiasi, e allora ti farà piacere guardarle tutte… Saranno tutte tue amiche. (Antoine de Saint-Exupéry)
