Novembre 2020
Novembre 2020

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L’equipe di Geapolis desidera esprimere tutta la sua vicinanza e amicizia alla famiglia Martini, in particolare al marito Oscar e ai figli Marco e Massimo per la scomparsa della carissima amica e collaboratrice Anna Filosomi, vittima del Covid 19.
Ci mancherà il suo stile discreto e sensibile, l’amore per il “suo” lago di Bolsena, l’esempio e l’ incoraggiamento a cercare nella Bellezza del quotidiano il segreto della felicità e la forza per affrontare anche i momenti più bui e difficili. Questo è il messaggio che lascia a tutti noi…
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…. poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare…
“Credo che si debbano “contare i giorni” proprio per tenerli insieme, per conferire un’unità, come il filo della collana, che raccoglie le perle, impedendo loro di disperdersi. “Contare i giorni” è antidoto contro la dispersione che minaccia l’esistenza” (R. Vignolo)
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... Perciò Anna rimane con noi...

Il 15 novembre scorso, vittima del Covid, se ne è andata ANNA FILOSOMI, amica carissima, affabile e discreta, ricamatrice appassionata, donna tenace e forte, pur nella sua fragilità.
Due doti la caratterizzavano: il sorriso e la sensibilità.
Anna è arrivata sulla mia strada quasi in punta di piedi (come era suo stile) nel novembre del 2013 per partecipare al corso di ricamo “C’era una volta il panno” da me ideato e condotto, al fine di valorizzare e riscoprire le vecchie tele tessute a telaio manuale, delle quali la Tuscia vanta una lunga tradizione.
Prima di allora era una conoscenza superficiale, come ce ne sono tante nei nostri piccoli centri. Mi colpì subito la sua determinazione e l’impegno nel coinvolgere – grazie alla stima di cui godeva- un discreto numero di donne desiderose di apprendere l’arte del ricamo o di migliorarne le tecniche – proprio lei che non aveva mai ricamato.
Ci accomunava il gusto del bello….
Siamo entrate subito in sintonia.
Ci accomunava il gusto del bello, del lavoro fatto a mano e ben fatto. È iniziata così una affettuosa e sincera frequentazione.
Abbiamo cominciato a lavorare insieme, a confrontarci sulla qualità dei vecchi tessuti, (oggi perle di memoria) abbiamo gioito per le cose belle che man mano realizzavamo, e ci siamo dati fa fare perché nella nostra realtà di donne ricamatrici, ci fosse intesa, solidarietà , condivisione di sapere e di parole, mentre le nostre esistenze si intrecciavano con i fili colorati e noi cominciavamo a tessere una tela fatta di amicizia e di complicità. Si fidava molto di me, seguiva i miei consigli e ammirava i miei lavori con interesse. Si era messa alla prova con ago e filo per sfidare la malattia, il Parkinson che l’aveva colpita qualche anno prima; il ricamo era diventato la sua terapia. Ogni lavoro ultimato era una conquista, ogni progresso motivo di gioia e di orgoglio. Sapeva godere delle piccole cose, e ogni novità stimolava la sua fantasia e la sua creatività- tecniche di ricamo, disegni, tessuti, filati, da tutto traeva il massimo della soddisfazione, in quelle ore di lezione dove gli interessi ruotano intorno ad un ago, ad un pezzo di stoffa e a tanti fili di colori diversi presi dal cielo, dal mare e dalla terra si cui noi donne siamo impastate-. Spesso personalizzava i lavori: “Dimmi che sono stata brava, e se non me lo dici tu me lo dico da sola”. Sorrideva e le si illuminavano gli occhi.

Visita a Palazzo Farnese a Caprarola. La voglio ricordare così… in un bel giorno in cui abbiamo ammirato insieme la bellezza “creata” dagli uomini, quando stare vicino non era un pericolo. (Anna Crispino- Gruppo di ricamo Grotte di Castro).
Nel gruppo delle ricamatrici si era fatta amare e apprezzare per la disponibilità, per quel suo modo semplice e cordiale di stare insieme e di tessere i rapporti. Dava consigli con discrezione, specie per le rifiniture all’uncinetto e per il cucito di cui aveva grande esperienza, ma non si faceva mai avanti per prima. Era generosa con tutte. Talvolta la sua casa diventava un laboratorio privato, dove ricamare insieme, disegnare, ricevere indicazioni e coltivare amicizia.
…. Impegnata in un lavoro faticoso per le sue mani deboli…



Nel 2018 Anna aveva collaborato alla realizzazione del nuovo telo per la scala della Madonna del Suffragio, donato dal gruppo di ricamo, in occasione della discesa straordinaria. Lavoro lungo quello del telo e faticoso, per le sue mani deboli. Ha ricamato con sacrificio, ma con grande entusiasmo. In quell’occasione il ricamo è diventato preghiera per lei donna di grande fede. L’adorata famiglia e la fede profonda, infatti, sono state la sua forza, sempre. Attiva e presente fino al termine della lavorazione del telo, si è anche prodigata per la cucitura del medesimo insieme al gruppo di amiche esperte.
La sua ultima esperienza di ricamatrice…

Progetto “Grotte di Castro in punta d’ago”. Scorci: “Le scalette del piano” e “Vicolo unione” finalmente in cornice.
Oggi, prima di lasciarci, ci ha regalato la sua ultima esperienza di ricamatrice: due deliziosi scorci del centro storico di Grotte di Castro realizzati per la nuova casa del figlio Massimo.
Si era appassionata molto al progetto “Grotte di Castro in punta d’ago”, che avremmo dovuto elaborare in questo anno di corso. È stata la prima ad iniziare il lavoro.
Poi è arrivato il lockdown e tutto si è fermato, ma non la sua voglia di ricamare.
Abbiamo continuato a “ricamare” insieme su Whatsapp, attraverso foto, messaggi, chiarimenti al telefono.
Il lavoro minuzioso ha richiesto precisione e abilità.
I due ricami sono in cornice.
Grazie di cuore Anna.
Hai lasciato un segno in tutte noi.
Ci mancherà il tuo modo garbato di conversare e di ascoltare con umana simpatia.
Geapolis Community Web … Con Anna & Oscar abitare il territorio
L’incontro con il gruppo di ricamo “C’era una volta il panno” risale, ormai, a tre anni fa. L’obiettivo di Geapolis era quello di individuare e mettere in sinergia le buone pratiche di apprendimento non formale e informale in età adulta a partire dalle esperienze attive sul territorio (Tuscia viterbese). Le arti del filo e le scuole di ricamo si sono rivelate le realtà più interessanti da cui partire. Perché iscriversi ad una scuola di ricamo? Qual è l’età media dei partecipanti? Ricamare perché? Ricamare per chi? Ricamare quando? Ricamare dove? L’incontro con Anna Filosomi è nato così… una sintonia immediata! Poi la disponibilità e il desiderio di collaborare con Geapolis perché “Se la mente è messa in condizione di riprendere un contatto riflessivo con il mondo, grazie ad una esperienza di educazione, di formazione, di ascolto, di condivisione della conoscenza, allora qualcosa di nuovo accade…” soprattutto quando si parla con la propria voce e si impara a non dare mai niente per scontato … a partire dai luoghi dove si vive e le persone che si frequentano ogni giorno.

Insieme al marito Oscar Martini, Anna Filosomi ha collaborato all’animazione dei circoli di studio virtuali dedicati ai progetti:
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“Tutto ciò che ci capita nella vita, soprattutto se problematico, ci sfida a reagire. Se restiamo aperti e propositivi riusciamo ad intercettare gli strumenti e i percorsi più adatti per risolvere i problemi in modo inedito e creativo. Per me il gruppo di ricamo è il luogo dove posso condividere con gli altri ciò che sono e ciò che so fare. Posso condividere anche la fragilità e il limite della mia malattia. Il gruppo “C’era una volta il panno” è per me l’àncora per restare salda quando la malattia tenta di trascinarmi nello sconforto. All’inizio non è stato facile accettare tutto e parlarne. Perché ho deciso di condividere la mia esperienza con gli amici di Geapolis? Si vive con gli altri e si vive per gli altri. A volte quando si parla di sé lo si fa per ostentare un po’, per attirare l’attenzione su di sé. Non è certo il mio caso. A me è servito un lungo periodo per arrivare al punto di poterne parlare serenamente. Ora lo faccio perché voglio comunicare un messaggio positivo, soprattutto rivolto alle persone che vivono la mia stessa situazione, convivere con il Parkinson”. (Anna Filosomi- ottobre 2018)
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Questo è il messaggio che lascia a tutti noi… La ricordiamo con una sua intervista realizzata nell’autunno del 2018
L’esperienza di Anna Filosomi: “Nella malattia, la bellezza é un’àncora…” clicca qui