Firmina Story… da dove veniamo #Intersezioni

Circolo di studio Virtuale DONNE & COMUNITÁ-  Intersezioni

FIRMINA STORY. Cultura & Società: da dove veniamo. Intersezioni a cura di Ida Renzicchi

FIRMINA E IL DOVERE CONIUGALE ``...Ma che ne sa dell’amore? Che ne sa delle donne? Che ne sa di te? I discorsi grezzi e pesanti degli altri uomini, rozzi come lui...``

“Qualunque cosa tu dia ad una donna, lei la migliora. Se le dai dello sperma, lei ti dà un bambino. Se le dai un’abitazione, lei crea una casa. Se le dai del cibo, lei ti darà un pasto. Se le dai un sorriso, lei ti darà il suo cuore. Le donne moltiplicano e migliorano i doni che ricevono” (Sir William Golding. Newquay, 19 settembre 1911- Perranarworthal, 19 Giugno 1993. Premio Nobel per la Letteratura nel 1983)

Firmina, la protagonista del racconto, giovane donna sposata, sicuramente attraente, dell’amore conosce solo l’aspetto bestiale. Il marito, rozzo e pesante è convinto, come d’altronde altri uomini come lui, che il semplice atto sessuale basti a soddisfare fisicamente una donna facendo sì che questa non cerchi altri piaceri fuori dal matrimonio.

In quelle due volgari parole: “c…. e cazzotti” è racchiuso tutto un mondo di incomprensione e di umiliazioni senza fine dove la donna non è vista come compagna di un viaggio lungo una vita bensì come mero oggetto di piacere e di possesso: qualcosa di cui servirsi e tenere sottomesso.

Tanto, troppo, è stato detto e scritto sulla condizione femminile e tanto lo sarà ancora. L’argomento è stato dibattuto, usato ed abusato… invece non se ne dovrebbe scrivere né parlare più perché fin quando se ne parlerà e se ne scriverà vorrà dire che il problema non è stato risolto. A tutt’oggi, la disuguaglianza di genere e la violenza sulle donne continuano, purtroppo, a far parte del nostro tessuto sociale.

Le peggiori ingiustizie, i delitti più orrendi continuano a perpetrarsi tra le quattro mura domestiche che, troppo spesso, anziché proteggere la famiglia racchiudendola in un guscio di affetto e di tenerezza si trasformano in un luogo di prigionia e di dolore dove vengono annullati tutti i diritti di una persona solo perché più debole ed incapace di difendersi.

Donne uccise, donne sfregiate, donne picchiate, violentate, seviziate… Donne castigate nel modo più terribile e più vigliacco che si possa immaginare sottraendo loro o, peggio ancora, uccidendone per ritorsione i figli.

Parlare della violenza sulle donne apre uno scenario immenso: sono tante, troppe le violenze. E non è detto che quella peggiore sia quella fisica, anche se è quella di cui più si parla. Esistono soprusi e prepotenze di ogni genere non meno abiette e riprovevoli. In tantissime realtà la dipendenza economica dal maschio rende la donna vittima di sottomissione.

  • E che dire della violenza verbale? E della violenza psicologica?
  • E della nuova disgustosa ritorsione contro le donne che si va diffondendo tra alcuni giovani maschi che, vigliaccamente, una volta abbandonati dalle loro donne, nell’intento di offenderle pubblicamente, pubblicano on-line, senza vergogna, video a sfondo sessuale delle loro ex compagne?
  • Perché? Quale è l’oscura ragione per la quale accadono questi fatti?
  • E per quanto tempo ancora le nostre orecchie dovranno ascoltare ed i nostri occhi vedere simili orrori?
  • Le donne, a compensare una minore forza fisica sono intellettualmente più aperte e predisposte per le innovazioni, quindi per il futuro. E allora?

E. Degas, Lo stupro

E allora mentre la donna, nel corso della storia, con grandi difficoltà, faceva un faticoso ma costante percorso di emancipazione, l’uomo, forte del suo potere maschile, rimaneva ancorato a quello stereotipo superato di maschio, trovandosi all’improvviso spiazzato da una donna nuova che non accetta più di restare in casa ad aspettare ma che vuole essere l’artefice del proprio avvenire e che pretende di essere compagna e non serva.

  • La donna studia più dell’uomo: la percentuale di donne laureate supera quella degli uomini.
  • La donna lavora: pur nell’ingiustizia della disparità di salario, la donna contribuisce in modo considerevole all’economia familiare con il proprio stipendio.
  • La donna si occupa dei figli: la cura dei bambini, ma anche degli anziani è tutt’ora, salvo in rarissimi casi demandata completamente alle donne.
  • La donna si occupa della casa: pur avendo maggior resistenza fisica e possedendo anche essi due mani dotati di cinque dita ciascuna, agli uomini ha fatto sempre comodo esimersi in un modo o nell’altro dal fare le faccende domestiche come se queste spettassero solo ed esclusivamente al genere femminile… che in verità non mi risulta abbia mai firmato un contratto nel quale fosse contemplato lavare mutande e calzini, piuttosto che stirare, pulire, cucinare e via discorrendo. Al lavoro domestico, non retribuito, non viene data la giusta considerazione e alla donna che lo svolge, molto spesso oltre al lavoro fuori casa, non viene riconosciuto alcun diritto o credito come sarebbe suo diritto pretendere.
  • Le donne, in quanto madri, hanno la grande capacità di saper mediare le situazioni, non amano il contrasto, non farebbero mai la guerra.
  • Le donne riescono contemporaneamente a svolgere diverse mansioni, abusando un termine inglese diremmo multitasking, e non si perdono d’animo di fronte all’insorgenza di un nuovo problema ma ne cercano, quando è possibile, la soluzione…
  • Le donne riescono ad essere madri e padri allo stesso tempo.

Le donne sono tutto questo e tanto altro…

Un mio carissimo amico norvegese, dirigente di una grande società automobilistica ad Oslo, mi parlava di come il governo della sua nazione, molti anni fa, nell’intento di raggiungere in tutti i campi una tangibile parità di genere, avesse promulgato una legge che obbligava tutte le aziende, pubbliche e private, ad avere almeno il 40% dei vari Consigli di Amministrazione composti da dirigenti donne e di come, successivamente, sperimentato il prezioso contributo femminile, le aziende stesse, alla luce degli ottimi risultati economici ottenuti proprio grazie alla collaborazione femminile, abbiano autonomamente incrementato tale presenza, in alcuni casi, addirittura a decremento della percentuale maschile.

“La civiltà di un popolo si misura da come esso tratta le donne” e noi, purtroppo, siamo ancora ben lontani da tale fondamentale obiettivo, il raggiungimento del quale proprio gli uomini dovrebbero invece nobilmente auspicare.

.

.

  • FIRMINA tenta di ribellarsi fuggendo. Il suo piccolo viaggio a Milano è un grido di dolore. In una città che non conosce, è preoccupata ma non spaventata dalle difficoltà cui va incontro, non ha paura del nuovo, teme solo l’arrivo del marito violento e, come già perfino Silvia, la sua bambina, il ritorno alla vita di prima.
  • FIRMINA è, a modo suo, una sovversiva, non teme le possibili conseguenze del suo gesto, sfida temerariamente il giudizio della gente che, scossa dalla sua inaspettata audacia, comincerà a guardare con occhi diversi questa donna che ha avuto l’ardire di fare quello che tante di loro, pur volendolo, non avrebbero mai avuto il coraggio di osare e sfida, con forza, il marito che, colpito suo malgrado dalla fermezza della sua compagna, si vedrà costretto a cambiare atteggiamento e a chiedere anziché pretendere.
  • FIRMINA è, tutto sommato una vincente: la sua, sarà una vittoria leale e senza ritorsioni, sul pregiudizio e sull’ignoranza.
  • FIRMINA è una donna moderna, una guerriera che combatte una battaglia per sé e, inconsapevolmente, per tutte le donne.

foto tratta da Curtarolo, Immagini di una storia