Intersezioni 7/ La sudditanza economica

CIRCOLO DI STUDIO VIRTUALE DONNE & COMUNITÁ-  INTERSEZIONI

FIRMINA STORY. Cultura & Società: da dove veniamo. Intersezioni 5/

a cura di Ida Renzicchi

“Se il denaro non può dare la felicità, figuriamoci la miseria.” (Woody Allen)

 

“Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce piuttosto che su quelli di un vagone del metrò.” (Marilyn Monroe)

Se non è detto che il denaro dia la felicità, è però inconfutabile il fatto che  l’indipendenza economica favorisca perlomeno la libertà di scelta.

Firmina, sebbene lavori tutto il giorno a casa ed in campagna, non percepisce una retribuzione. Spinta dalla necessità, è costretta a rubacchiare pochi spiccioli al marito, a vendere qualche genere alimentare di loro produzione, perfino a mentire dicendo di aver ricevuto i quattro soldi per il suo viaggio dalla madre.

Firmina non è una ladra, non sottrae niente a nessuno, sarebbe infatti  suo sacrosanto diritto disporre del denaro e dei beni della famiglia della quale fa parte. E’ solo la situazione nella quale si trova ad obbligarla ad agire di nascosto e nella paura che, qualora scoperta dal marito becero e prepotente, possa andare incontro a chissà quali conseguenze. Il suo impegno lavorativo, giornaliero e costante, non è riconosciuto, non ha nessun valore. Firmina non è libera perché, non è economicamente indipendente.

Ancora oggi, il lavoro della donna, soprattutto il lavoro casalingo sembra non godere di quella considerazione riservata a qualsiasi altro servizio nonostante esso contribuisca in modo non indifferente al benessere di tutta la famiglia. Una donna ha moltissime specializzazioni acquisite sia attraverso lo studio che attraverso l’esperienza e la pratica: è cuoca, è domestica, è maestra, è infermiera… per non parlare poi del lavoro svolto dalla donna fuori le mura domestiche e che va, sempre ed inevitabilmente, a sommarsi a tutto il resto facendo sì che essa si faccia carico di un impegno doppio, a casa e fuori casa.

La sudditanza economica gioca un ruolo fondamentale nei rapporti uomo-donna. La figura del “marito padrone”, che controlla e gestisce le finanze della famiglia, tutt’ora presente in molte realtà domestiche, genera una condizione di sottomissione della sua compagna, costretta a chiedere in una situazione psicologica impari.

A volte, alle donne viene chiesto di rinunciare alla realizzazione come lavoratrici per aderire completamente all’immagine di moglie e madre perfetta ma impedendone, in questo modo, l’indipendenza economica e contemporaneamente, molto spesso, quella autodeterminazione che sarebbe loro diritto esercitare.

Sebbene siano stati fatti passi avanti dal punto di vista legislativo, c’è ancora moltissimo da cambiare. Ogni anno, passate le quattro chiacchiere dell’otto marzo, festa della donna, tutto sembra ripiombare inesorabilmente in una specie di limbo dal quale, l’anno successivo, per la stessa ricorrenza, far riemergere lo stesso, annoso, irrisolto problema per il quale, dopo tanto parlare, ancora si rispolvererà la parità di stipendio… l’impegno comune del lavoro domestico… la pari disponibilità all’attingere alle risorse economiche della famiglia… e bla bla bla…

Firmina che, nella sua semplicità, è una donna pragmatica ha capito. Ella sa che solo il lavoro può renderla libera: pensando quindi di trattenersi nella grande città con la sua bambina, cerca immediatamente un’occupazione e si organizza come può.

Passati gli anni,  attraverso l’esperienza della madre e grazie all’istruzione ricevuta, le sue figlie avranno la possibilità di lavorare e quindi di potersi mantenere e di poter scegliere se e quando legare la propria esistenza a quella di un’altra persona dalla quale non dovranno dipendere, ma con la quale potranno affrontare un percorso di vita fianco a fianco.

E’ emblematico il personaggio di Silvia. La bambina che, nella sua innocenza, ha, suo malgrado,  vissuto e compreso tante cose, solo una volta diventata adulta ed essersi realizzata come donna indipendente, deciderà di sposarsi, con una scelta libera e consapevole, dopo essere riuscita a lenire, purtroppo non credo a guarire, le profonde ferite infertele dalla vita.