FIRMINA STORY. Cultura & Società: da dove veniamo. Intersezioni 9/
a cura di Ida Renzicchi
FIRMINA STORY. Cultura & Società: da dove veniamo. Intersezioni 9/
a cura di Ida Renzicchi
Il racconto che, mettendo il dito nella piaga della prepotenza maschile, potrebbe sembrare tutto a favore delle donne, dà invece, nello stesso tempo, rilievo ad altre figure maschili due delle quali più evidenti e chiaramente in antitesi con quella del marito della protagonista: Alfio, il portiere ed Antonio il datore di lavoro.
ALFIO, un uomo dolce e generoso che, pur conoscendola da poco, sacrifica nottate di sonno su uno scomodissimo divano allungato da una sedia, crea un netto contrasto con la figura del marito violento e prepotente di Firmina.
Alfio ha nel suo animo maschile una sensibilità quasi femminile fatta di piccole attenzioni e di discreto silenzio. Timido e riservato, certamente innamorato, non osa neppure dirglielo per paura di offenderla. Pur presente con piccoli gesti significativi, non è invadente, è affettuoso e gentile ma non la opprime con una corte serrata che la costringerebbe a difendersi. Perfino la piccola Silvia, abituata alla rudezza del padre, si affeziona inevitabilmente a questo uomo buono e lo gratifica di un atteggiamento tenero, che mai avrebbe osato con il suo genitore, come il buttargli le braccia al collo o sedere sulle sue ginocchia. Alfio, che fidanzato con una ragazza straniera, rimane fortemente deluso quando questa se ne va dopo avergli rubato i pochi oggetti d’oro in suo possesso è l’immagine di tanti uomini perbene traditi ed ingannati. Alfio sarebbe stato il marito perfetto per Firmina e viceversa.


ANTONIO, il marito di Elena, proprietario della fabbrica di carta vetrata è un uomo pragmatico. Non si perde in chiacchiere inutili, capisce immediatamente la necessità della donna che gli sta di fronte. Non approfitta del suo stato di disagio, al contrario, offrendole un lavoro, le dà contemporaneamente la possibilità di emanciparsi ed essere libera.
Antonio che la accoglie anche come aiuto domestico nella sua casa, la difende contro la violenza verbale del marito il quale, arrogandosi il diritto di possesso, è tornato prepotentemente a riprendersela. Anche Antonio è buono. Elena, sua moglie, forte di quella sicurezza che le dà l’avere accanto un uomo corretto come suo marito, non teme lo scontro uomo-donna con il compagno di Firmina, al contrario, lo apostrofa con un tono di voce tranquillo, pacato che ha su di lui lo strano effetto di calmarlo. Il marito di Firmina, che nella sua tracotanza è solamente un vigliacco, si approfitta di chi, come sua moglie, ritiene più debole, mentre china la testa di fronte a persone, come Antonio e sua moglie, in grado di tenergli testa. Elena, che ha un rapporto paritario con suo marito e non è abituata a sentirsi offendere né comandare, si sente in diritto di intervenire in difesa della facoltà della donna di decidere cosa fare della sua vita.
Altri personaggi, della peculiarità dei quali potremmo ampiamente parlare, fanno parte del breve racconto: dai passeggeri del treno, al signore nello scompartimento che si offre di aiutarla, da quello che non si sa bene che genere di lavoro le prospetti a quello che rifiuta invece di darglielo a causa della bambina, dai cognati di Firmina, ai suoi pretendenti una volta rimasta vedova…
Il “piccolo viaggio” di Firmina, che è uno spaccato di personalità eterogenee, non vuole assolutamente essere una denigrazione della figura maschile, né, tantomeno, una contrapposizione dei sessi. L’essere buono o cattivo non è prerogativa di genere: sono le persone, uomini o donne indistintamente, che possono manifestare sentimenti positivi o negativi. La sensibilità, l’educazione, la nobiltà d’animo, la generosità, l’ambiente, la purezza delle passioni, la lealtà concorrono con un amore vero a determinare il valore di un individuo, indipendentemente dal suo sesso.
Una persona dotata di tali inestimabili qualità è un dono di Dio!… sta a chi ha la grazia di incontrarla il saperla riconoscere ed essere in grado di apprezzarne le doti.