L’ARTE di “In-formare”

L’ESPERIENZA CREATIVA… UN PERCORSO VIRTUALE INTERDISCIPLINARE E INTERATTIVO

 di Ida Renzicchi

“Informare” ha origini linguistiche ed etimologiche latine, precisamente dal verbo informāre che è, a sua volta, un composto della preposizione in e del verbo formāre. Letteralmente, significava “dare forma (a qualcosa), modellare secondo una certa forma” e per traslato “formare (la mente), istruire, educare”.

Nella Divina Commedia, Canto XXIII del Purgatorio, Dante Alighieri, descrive l’estrema magrezza dei volti e dei corpi delle anime dei golosi la cui pelle aderiva alle ossa e ne prendeva la forma, utilizzando, al tempo imperfetto, il termine informare nel significato letterale di “prendere forma”, ai nostri giorni desueto.

Il derivato del verbo, il vocabolo informazione, in latino, aveva il significato di idea, rappresentazione, in seguito, istruzione, educazione, per arrivare ad assumere l’accezione odierna attinente il concetto di notizia, inclusi il sistema di produzione, diffusione e vendita delle notizie stesse.

 

L’articolo 21, comma 1 della Costituzione Italiana, tutela la libera manifestazione del pensiero:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

L’Italia, a differenza di molti altri Stati democratici dove chiunque è libero di svolgere la professione di giornalista, permette di farlo solo a chi è iscritto all’apposito albo professionale.

Ne consegue che di importanza rilevante, è l’attività del giornalista, professionista dell’informazione il quale, per svolgere il suo lavoro, deve scoprire, scegliere, analizzare, comunicare le notizie.

Non è facile accattivarsi il favore del pubblico, soprattutto quando si tratta di una platea di fruitori eterogenea e fisicamente distante, pronta a cambiare canale, qualora si tratti di telespettatori, o ad essere distratta o allettata da altro.

“…Nelli occhi era ciascuna scura e cava,

Pallida ne la faccia, e tanto scema,

Che dall’ ossa la pelle s’ informava…”

Canto XXIII del Purgatorio

 

.

Luca Signorelli, Ritratto di Dante (Cappella  di San Brizio- Orvieto)

“…quo etiam gravius iudicium in dicendo subimus...” ``…ogni volta che ci presentiamo a parlare in pubblico, ci esponiamo a essere giudicati…`` (Marco Tullio Cicerone, De oratore).

Secondo Cicerone non vi è niente di più nobile che possedere l’abilità di catturare l’attenzione delle persone con la parola: il comunicatore deve essere una persona intelligente, dotata di virtù naturali e di esperienza, non deve mirare a risultare un saggio in mezzo a degli sciocchi poiché, in tale modo, coloro che lo ascoltano lo riterrebbero un saccente oppure, pur ammirandone le doti intellettuali e la saggezza, si infastidirebbero nel passare per ignoranti.

Non comunicare è praticamente impossibile. Come sostenuto da Paul Watzlawick, psicologo e filosofo austriaco naturalizzato statunitense, celebre studioso della scuola di Palo Alto, in California, sede del Mental Research Institute, il silenzio, gli sguardi, gli atteggiamenti o determinate espressioni e posizioni del volto, sono aspetti che parlano per noi e manifestano il nostro modo di essere, l’universo dei nostri stati d’animo, il buio delle nostre paure.

Nell’informare, i comportamenti con i quali si comunica, non mediante la voce ma attraverso il corpo, sono importanti: la prossemica, ossia le posture, la distanza, i movimenti del capo o delle mani e così via, sono tutti segnali parte integrante della divulgazione.

Poiché ciò che conta è la qualità, nel comunicare è fondamentale fornire informazioni, mentre, allo stesso tempo, ma in maniera occulta, è importante accattivarsi il favore degli interlocutori ed emozionarli. Un buon comunicatore deve avere acume, competenza tecnica e volontà e si deve avvalere di un repertorio di idee a cui attingere nella conoscenza delle consuetudini, dei modelli, dei valori e dell’ambiente del contesto a cui si riferisce.

Chi comunica dovrebbe porre particolare attenzione al fatto che chi ascolta venga convinto dalle sue tesi, che ne provi diletto, e ne sia emotivamente coinvolto.

Stampa, editoria, radio, televisione, computers e telefoni cellulari sono mezzi di comunicazione potentissimi in grado di indirizzare il consenso dei cittadini attraverso il controllo dell’informazione. Da ciò si deduce che, a salvaguardia della democrazia, l’informazione debba essere libera, chiara, pluralistica, diversificata e accessibile a tutti.

Statua di Cicerone dalla facciata del Palazzo di Giustizia a Roma

Nell’arte di Informare deve essere la comunicazione a suscitare sentimenti mentre l’informatore, ossia il giornalista, dovrebbe rimanere sempre strettamente imparziale affinché al fruitore della notizia sia data piena facoltà di una propria personale opinione.

Se, in base all’etimologia greca, la parola Arte significa tecnica, mestiere, anche l’informare attraverso la comunicazione è una forma di Arte in quanto richiede competenza e preparazione e, poiché attraverso di essa si trasmette conoscenza, non si deve mai prescindere dalla correttezza e dallo stile.

L’ intervista/ Incontro con la sobrietà e l’eleganza di Jas Gawronski

Nell’Arte di Informare, fa scuola l’inconfondibile stile, gentile e raffinato, del giornalista, politico e scrittore Jas Gawronski che Ida Renzicchi ha avuto l’onore ed il piacere di incontrare in un colloquio telefonico.

La nostra collaboratrice condivide volentieri con i web-users di Geapolis l’esperienza dalla quale è scaturita una conversazione che riflette la classe inimitabile del personaggio che, con grande generosità, ha definito interessante la nostra rubrica.

Vai all’intervista clicca qui