Con Daniela Babolin la poesia si fa ricerca di senso

.LE POETICHE VIE DEL DIALOGO INTERGENERAZIONALE… UN ANNO DI VERSI DIVERSI 

FEBBRAIO… SILENZI, SOLITUDINI, PARTENZE 

A febbraio, sulle  poetiche vie del dialogo intergenerazionale in compagnia di DANIELA BABOLIN. L’autrice ci  introduce alle notti oscure della SOLITUDINE, accompagnandoci  poeticamente sulle vie  del  più malinconico SILENZIO. 

DI BRUME E SOLCHI – VIAGGI IN POESIA. «… si tratta di un percorso reale e metaforico insieme: il percorso che fin dall’antichità accompagna l’uomo nel suo andare, dall’infaticabile inquietudine d’Ulisse in cerca di patria e di affetti, al pellegrino medievale ansioso di salvezza e santità, a quello della poesia perennemente avida d’infinito. Ed è un itinerario fisico e interiore che rivive nel tormentato cammino del padre prigioniero, ombra d’uomo sulla strada del ritorno, reduce dall’inferno dei campi nazisti, mosso passo dopo passo dal tenace desiderio di una tregua fra le braccia che finalmente lo chiudono nel sognato ristoro. È un «brulichio di pensieri / instancabili ricercano / granelli zuccherini / per addolcire / passato presente / nel formicaio di vita». Queste poesie sono il viaggio di un’anima alla continua ricerca di senso, di bellezza, un indagare pressante sul limite e il confine di tempo e spazio, fra il detto e il non detto, fra intuizione ed epifania. Sono poesie assetate di infinito». (cfr. Gloria Spessotto, Prefazione al libro)

 

cfr. D. Babolin, Di brume e solchi. Viaggi in poesia, Proget Edizioni, Padova 2021

Immagine di copertina. Acquerello di Stefania Salvato, Padova  

Prefazione ripresa dal sito della casa editrice www.edizioniproget.it

SOLITUDINE

Si guardava le ferite

l’uomo allo specchio

e tra le pieghe delle palpebre

cercava le sue lacrime.

 

Sfatto il letto, in solitudine

di notte oscura

lenzuola bianche il suo rifugio.

Tra le pieghe soffocava le parole

attendeva il rumore di quei passi

passi attesi – disattesi

caffè amaro ogni mattina.

 

Erano lacrime a spuntare

finalmente dallo specchio?

Oh, no, solamente il chiarore del primo raggio

che colpiva la sua notte solitaria e oscura

e le pieghe sanguinanti e le sue incertezze.

 

Sfatto il letto, tiepido

di malinconia

s’illudeva che lei fosse li dietro la porta.

Ma era vuota l’altra tazza, il caffè dolce.

Sola e vuota, come l’alcova di mattina.

 

Si girò sull’altro fianco, l’uomo ferito

e cantò quelle parole soffocate

strinse i pugni e e le palpebre infiammate.

E guardò

la tazza piena e quella vuota.

 

cfr. D. Babolin, Di brume e solchi. Viaggi in poesia, Proget Edizioni, Padova 2021

 www.edizioniproget.it

Un silenzio che ha il sapore della solitudine. Un silenzio dove  la luce, in qualche modo, entra in contatto col protagonista. Una  presenza che si percepisce anche se apparentemente sembra spazio vuoto, senso di straniamento, forse rassegnazione,  ma anche apertura alla speranza e ad una qualche forma di comunicazione.

«La chiave di lettura prima `{`…`}` è il mondo degli affetti, le radici, la memoria nella vita privata, nel procedere della storia. E su questa traccia ci soffermiamo seguendo l’autrice nella lirica introduttiva “È un viaggio, la poesia” in cui enuncia sinteticamente il suo itinerario: «… tra brume e solchi, / ti accompagna … nel vivere dei giorni … Scava scioglie svela sparge semi, / imprime la sua traccia e per te miete / ricolme spighe e frutti… È un viaggio, la poesia, nell’altro e l’oltre / e ancora e sempre ti sorprende / in rinnovarsi di stupori / d’emozioni …». E noi eterni nomadi alla ricerca, come lei, di risposte ai mille quesiti esistenziali, sostiamo alla prima stazione “Il viaggio” dedicata al padre, che si potrebbe intuire come viaggio nel padre, il viaggio cioè di Daniela attraverso il vissuto paterno: la sua sofferenza psicologica e fisica «in quel cunicolo polveroso e buio», l’impossibilità di comunicare, la sua nostalgia di Itaca, sentimenti provati nei campi di concentramento tedeschi. Poesie che indicano sempre stati d’animo, riflessioni sull’oggi, sul nostro vivere e che seguono la dinamica del nostro stesso pensiero che vaga da idea a idea a seconda del momento, con una sua indefinibile logica. (cfr. Maria Luisa Daniele Toffanin, Postfazione al libro)

Daniela Babolin è nata e vive ad Abano Terme. Ha insegnato per molti anni nella scuola primaria e si è dedicata alla scrittura poetica soprattutto dopo il percorso lavorativo. Ha partecipato nel 2017 al IX Premio internazionale San Sabino con la poesia “Ancòra, àncora”, terza classificata, e nel 2019 al III Premio letterario in memoria di Giorgio Perlasca con la poesia “L’attesa”, prima classificata. DI BRUME E SOLCHI è la sua prima pubblicazione.

Se vuoi saperne di più sul libro proposto e sui suoi interessi di ricerca