Paola Pampaloni. Specchi e miraggi di luce

RACCONTA LA TUA LUCE.  LABORATORIO VIRTUALE DI SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA 2024

 SESSIONE APRILE-GIUGNO

PER NUOVI MIRAGGI DI LUCE. È una landa deserta il crinale/ sospeso tra l'oggi e il domani/ Vertigine e vuoto/ percorrono i bruni versanti/ e il passato a occidente si sfalda/ il futuro divampa in rossori/ che attizzano altrove l'oriente/ Noi sospesi annuiamo alla notte/ custode dei cieli trascorsi/ mentre l'alba serpeggia oltre il colle/ per nuovi miraggi di luce. ( * Paola Pampaloni)

Paola Pampaloni, Miraggi di Luce 

Ho sempre amato la solitudine, forse perché ho avuto la fortuna di non essere mai lasciata sola. Ho comunque sempre cercato di dedicare a me stessa dei momenti esclusivi, lontano dal chiasso e dalle distrazioni, a stretto contatto con la natura, una tavolozza, una pagina da leggere o imbrattare con quel “negro semen” che si rivela così salvifico quando narra di noi, o semplicemente di mettere in pratica le parole rivelatrici di un grande veggente: “Da oggi in poi dunque devi ricordare che c’è un piccolo podere, una piccola villa di campagna, pronto rifugio al tuo dolore; podere e villa che hanno un nome: interiorità tua” ( Marco Aurelio).

Dunque non cerco facilmente la compagnia tuttavia sento che è in previsione di un possibile incontro che leggo, passeggio, dipingo, scrivo e non  perché mi attenda un’esibizione, bensì perché applicarmi alla riflessione che certe attività comportano è uno studio che mi prepara ad essere capace di comunicare e comunicarmi mettendo in gioco me stessa.

È per ciò che, quantunque schiva, quando sono interpellata ci sono ed ecco dove colloco l’opportunità o, per meglio dire, le opportunità che Geapolis mi offre: in quel brolo personalissimo di cui, con le sue iniziative, smuove le radici profonde, offrendo spunti che mi contendono alla censura e concorrono a restituirmi a me stessa e alla socialità. 

Mi chiamo Paola Pampaloni, anno di nascita 1953. Sono nata a Padova, a casa dei nonni paterni, presso cui abitarono in un primo momento i miei genitori e mia sorella. Ci trasferimmo tre anni dopo in un nuovo quartiere, alla periferia di Padova. Con questo termine, allora, ci si riferiva a zone poco servite, con un’ambizione di sviluppo a lunga gittata e pertanto prezzi accessibili a giovani famiglie. La zona era, tuttavia, meravigliosamente immersa in quel verde di cui ancora oggi non potrei privarmi. Abitavamo, infatti, al terzo piano di un condominio dal quale potevamo scorgere i Colli Euganei in tutta la loro bucolica bellezza e così fu finché il quartiere non fu completamente urbanizzato. Quando accadde, tuttavia, benché li frequentassi quando il nonno materno vi portava tutta la famiglia, ed eravamo tantissimi, per una merenda a base di pane e salame, non mi interessavo troppo ai miei Colli, oggi proclamati dall’UNESCO “Riserva della biosfera”.  Ero troppo presa dallo studio….

Sguardi & Oltre… I Colli Euganei fotografati da Paola Pampaloni 

Non ho, peraltro, un ottimo ricordo di tutto il mio percorso scolastico.

Non ho, peraltro, un ottimo ricordo di tutto il mio percorso scolastico. Non che avessi delle difficoltà: sono sempre stata un’alunna diligente e laboriosa, di certo, però, non felice. Non frequentai l’asilo, come si chiamava allora, perché la mamma non aveva un lavoro che la portasse fuori casa; aveva scelto di occuparsi lei dei miei due fratelli, giacché dopo di me nacque anche un fratellino, e di me.

L’asilo distava, tra l’altro, qualche chilometro da casa nostra, per cui le sarebbe stato difficile raggiungerlo, soprattutto d’inverno col maltempo. Allora non era così facile che una famiglia media fosse dotata di due auto.

Iniziai la scuola elementare con grande entusiasmo, manifestando subito buone doti creative e mnemoniche e una buona propensione sia per l’area linguistica che per quella logico-matematica, il tutto senz’essere un genio. L’apprendimento mi costava infatti parecchia applicazione ma mi piaceva e mi sarebbe piaciuto ancor più se la mia maestra…beh, fu uno degli indimenticabili dolori della mia vita.

Era una donna sulla sessantina con una grande esperienza. A me pareva che sapesse tutto e infatti lei ci insegnò, credo io, tutto ciò che sapeva. Per questo io la stimavo, perché riusciva a soddisfare le mie curiosità. Molte nozioni apprese alle elementari fanno ancora parte del mio bagaglio culturale stabile e prezioso e l’avrei anche profondamente amata se…preferenze, insensibilità nei confronti di quegli alunni che oggi sappiamo necessitare di attenzioni speciali, schiaffi che fortunatamente non presi mai, quaderni strappati e gettati dalla finestra, insomma un regime del terrore che ci inchiodava, non avessero costituito la sua pedagogia. Tutto ciò improntò all’angoscia per i successivi tredici anni il mio rapporto con lo studio ed in generale con il dovere ma, giacché non tutto il male vien per nuocere, contribuì a far maturare in me il desiderio di dedicarmi a mia volta all’insegnamento per agire altrimenti.

La mia apprensione nei riguardi delle prestazioni scolastiche, anche se non intaccò, nonostante qualche inevitabile insuccesso, la mia autostima, non si ridusse una volta approdata alla scuola superiore. Non che la scelta del liceo scientifico, accettata ma non caldeggiata dai miei genitori che, per non vedermi preoccupata, avrebbero desiderato intraprendessi un percorso di studi più breve, non abbia contribuito alla mia crescita, anzi. La formazione scientifica, che tuttavia non escludeva l’approfondimento delle materie umanistiche, latino compreso che sono felice d’aver studiato, mi infuse un senso della realtà che era mio più di quanto sospettassi, anche se la mia sensibilità ed il mio idealismo lo trascuravano.

Il nuovo percorso non dava tuttavia sufficiente risposta al fermento umano e creativo che covavo: non orientava il mio lavoro di apprendimento all’utilizzo di strategie metodologiche che lo rendessero più efficace né supportava la mia crescita nel controllo dell’emotività. Il tutto venne poi complicato dagli eventi legati alla contestazione del ’68, in particolare dal movimento studentesco che, nel suo legittimo tentativo di rinnovamento, sovvertiva certezze e proponeva riferimenti valoriali alternativi a quelli tradizionali. Non mi fu facile riaccomodare le cose.

Paola Pampaloni in quarta elementare

`{`...`}` Tutto ciò improntò all’angoscia per i successivi tredici anni il mio rapporto con lo studio ed in generale con il dovere ma, giacché non tutto il male vien per nuocere, contribuì a far maturare in me il desiderio di dedicarmi a mia volta all'insegnamento per agire altrimenti `{`...`}`.

Sguardi & Oltre… I Colli Euganei fotografati da Paola Pampaloni 

Avevo una testa capace di capire che non sempre il passato è buono ma non intendevo nemmeno rifiutarlo per partito preso o per una posizione di comodo, come vedevo fare da certuni. Non ero per natura una ribelle, anche se ora so d’aver fatto le mie piccole ma sostanziali rivoluzioni. Mi sentivo, inoltre, ancora in debito di conoscenze ed esperienze da rielaborare prima di dire la mia e di essere proficuamente propositiva. Di certo la contestazione studentesca ed i frequentissimi scioperi compromisero la continuità e la ricchezza dei miei apprendimenti e negli anni successivi faticai non poco a riappropriarmene.

A dispetto di questa sorta di deprivazione, la scuola continuava a misurarmi solo per ciò che ero in grado di stipare nella mia testa, soprassedendo all’integralità del mio essere persona. Fatto sta che, in cuor mio, maturai quanto avevo già deciso da tempo: il mio pane quotidiano sarebbe stato intriso di psicologia, pedagogia e didattica senza lo studio e la pratica delle quali non mi sarei mai accostata a degli adolescenti e forse nemmeno a quei figli che ancora non avevo ma già desideravo ed amavo. E venne finalmente il momento dell’agognata maturità e, con essa, del riscatto.

Gli studi psicopedagogici e la specializzazione nell'insegnamento ad alunni con disabilità psicofisica

Predisposi un piano universitario personalizzato di studi psicopedagogici, comprensivo di esami che mi consentissero di insegnare le materie letterarie, e mi laureai. Ma non fu la laurea a farmi sentire realizzata bensì il percorso di scoperta, acquisizione, rielaborazione personale, interiorizzazione e padronanza di quanto andavo apprendendo, con tempistiche personalizzate, ed in particolare l’incontro con il docente di Filosofia dell’educazione, che mi consegnarono le chiavi per la conquista di un atteggiamento critico costruttivo e l’individuazione delle forme di intelligenza che mi caratterizzavano.

I libri del percorso universitario di Paola Pampaloni 

Cominciai dunque a coltivare in modo mirato, oltre che appassionato, la mie intelligenze creativa, linguistica, intrapersonale e interpersonale. Fu anche grazie allo studio dei meccanismi e dei processi mentali, pertinente al mio indirizzo di studi, che acquisii quel metodo che non solo mi era congeniale ma dava un nome alle esperienze cognitive su cui, da sempre, mi tornava facile riflettere. Da questa esaltante esperienza il passo verso la specializzazione nell’insegnamento ad alunni con disabilità psicofisica, l’approccio con i quali deve di necessità essere empatico quanto scientifico, fu, oltre che ambito, consequenziale. Ciò mi permetteva non solo di realizzare il mio desiderio di alleviare le problematiche di quegli alunni che mi sarebbero stati affidati ma anche di continuare la mia formazione e ricerca psicopedagogica e didattica, cosa che dubitavo sarei riuscita a fare non appena entrata nel vortice dei programmi ministeriali e degli adempimenti normativi. Sentivo forte l’urgenza di soddisfare bisogni e far compiere percorsi piuttosto che di mirare ad obiettivi standardizzati e formulare giudizi.

Pur inserita nella graduatoria di Italiano, storia e geografia nella media, mi dedicai al sostegno per circa diciotto anni, dopo i quali procedetti al passaggio di cattedra per potermi dedicare anche all’insegnamento di altre discipline che mi appassionavano, in particolare l’italiano.

Antologia dei poeti padovani che dal 1989 al 2024 raccoglie anche testi di Paola Pampaloni

... ho goduto della possibilità di documentarmi in libertà, promuovendo il mio “imparare ad imparare”.

Non si abbia, tuttavia, modo di pensare che la mia formazione sia consistita esclusivamente nel rapporto con lo studio. Essa si è dipanata a partire dallo studio o meglio da un’esigenza fortissimamente sentita di renderlo strategico e gratificante ma soprattutto funzionale ed integrato tanto da giocare un ruolo imprescindibile nella qualità della mia vita e di quella altrui. Sì, perché, inutile negarlo, la conoscenza, utilizzata non come fine ma come strumento, fornisce, assieme alle modalità di pensiero ed ai riferimenti di valore, indicazioni preziose per le nostre scelte, la nostra resilienza, la nostra sopravvivenza. Non estranea alla mia formazione è stata naturalmente la mia famiglia in cui ho vissuto dissidi ma anche affetti profondi e assistito a testimonianze che non posso dimenticare. Vi ho inoltre visto sostenere la mia applicazione appassionata, anche con qualche stroncatura o qualche invito a rileggere la realtà secondo punti di vista più oggettivi, ma soprattutto ho goduto della possibilità di documentarmi in libertà, promuovendo il mio “imparare ad imparare”.

I laboratori- La manualità e la creatività per integrare e imparare a imparare

Per quel che attiene a questa affascinante competenza, che ancora cerco di potenziare, devo riconoscere che fare l’insegnante di sostegno è stato un tirocinio formativo importante. Credo che ogni insegnante dovrebbe affrontare un percorso simile, in primo luogo perché permette di muoversi sulle sabbie mobili della mente e del cuore umano, ove vige, più che altrove, la regola del magico dubbio, in secondo luogo perché vi ho appreso strategie di relazione-comunicazione e metodologie di insegnamento-apprendimento tutt’altro che convenzionali oltre a contenuti di ambiti disciplinari diversi dal mio.

I laboratori- La manualità e la creatività per integrare e imparare a imparare

Ho inoltre esercitato il mio temperamento alla pazienza ed alla negoziazione, donato e ricevuto gioia, compreso quanto la diversità possa allargare i nostri orizzonti ma quanto possa nuocere quando è fatta strumento di rifiuto ed emarginazione. Ho imparato che tutto cambia, che una lezione proposta oggi a un Pierino che frequenta la terza media non è proponibile al Pierino che farà la terza media fra tre anni perché, anche se si chiama allo stesso modo ha una propria irripetibile identità, vive in un contesto sociale e familiare diverso, è inserito in una classe in cui vigono altre dinamiche.

Il mio percorso di formazione continuò poi con il passaggio di cattedra.

Furono anni di grande lavoro e di faticosissime, meravigliose esperienze. Per anni mi fu affidato il tempo prolungato, come si diceva. Alle lezioni curricolari del mattino si aggiungevano sei ore pomeridiane, distribuite in due giorni, nel corso delle quali coi miei ragazzi mi dedicai al teatro, alla manualità, all’educazione socioaffettiva, all’educazione ambientale, ai laboratori di quella poesia che dal 1984, quando per caso ottenni un inaspettato consenso ai miei scritti, era divenuto il rassicurante ricettacolo del mio spirito.

Pubblicazione dei testi di Paola nella rassegna del Premio Nazionale Città di Marostica “Arpalice Cuman Pertile”

Nel frattempo...

Nel frattempo affrontavo le esperienze che avrebbero completato il mio percorso di crescita: il matrimonio e la maternità, maestre del perdono e dell’attesa, le difficoltà e le delusioni, il distacco dalle persone care, la malattia che oggi “credo” superata; “credo” e non “so” perché di certezze la vita ne dà ben poche. Oggi sono nonna ed in compagnia dei miei piccini tutto ciò che ho appreso ed imparato a fare mi appare nuovo nel passaggio del testimone.

È così che nulla mi annoia: tutto è sempre ricco motivo di stupore. Ci sono tuttavia delle costanti. Cose come l’ingiustizia e la mancanza di rispetto mi fanno ancora infuriare ma anche una passeggiata sui miei Colli, nel frattempo divenuti area naturale protetta, l’incontro con chi mi è amico, una pennellata data come sono capace su di una tela bianca mi entusiasmano. Due versi in croce che, non me ne voglia il poeta, io chiamo poesie, sono la mia maieutica: mi ci specchio, mi riconosco e continuo a conoscermi perché la mia autobiografia sia crescita di vita fino alla morte e quando accadrà io abbia modo di dire: peccato, avevo ancora tante cose da fare, rifare, apprendere.

Paola Pampaloni, Specchio (acrilico su tela)

Ah, dimenticavo, oggi sto cercando di imparare ad invecchiare meglio che posso e, anche se è davvero più duro che mettere a mente le declinazioni latine, penso che, voglia o non voglia, ce la farò.

Paola PAMPALONI 

Paola Pampaloni in punta di penna

Paola Pampaloni è nata a Padova il 14 novembre 1953 e dal 1980 risiede a Selvazzano Dentro (PD). Insegnante di lettere, specializzata nell’insegnamento ad alunni portatori di handicaps psicofisici, ha prestato servizio dal 1980 al 2020 nella scuola secondaria di primo grado. Coniugata, è madre di tre figli e nonna di tre nipotini. Dal 1988 tiene incontri di linguaggio creativo per ragazzi dei primi due ordini di scuola e dallo stesso anno compare ripetutamente nella rassegna del Premio Nazionale di letteratura per l’infanzia e la preadolescenza “Arpalice Cuman Pertile”, bandito dalla città di Marostica, con testi in prosa e poesia che illustra personalmente, ottenendo diverse segnalazioni.

Nel 2012 vince il primo premio di poesia per la preadolescenza, con la raccolta “Tra l’erba del prato”, nonché il primo premio di narrativa per l’infanzia con il racconto “Nello e le stelle”.

Dal 1989 vede i propri testi pubblicati nell’antologia “Poeti Padovani” e nei Quaderni curati dal Gruppo letterario Formica Nera, di cui diviene membro nel 2023.

Nel 2000 è presente con “Arbitro il sonno (dell’incubo di J. H. Fussli)” nel secondo numero di Chimera, collana di monografie d’arte, Flavio Pavan Editore, Padova.

Nel 2004 pubblica, a cura della tipografia “La Garangola”, la prima raccolta poetica dal titolo “Mostri bifronti e cuori”.

Prende parte in diverse occasioni agli incontri del Cenacolo di poesia di Praglia, “Insieme nell’umano e nel divino in Santa Maria Assunta Pratalea”, nato per iniziativa della poetessa Maria Luisa Daniele Toffanin e dell’allora abate padre Norberto Villa (2007 – 2018).

È presente con i suoi contributi nei quaderni tematici collettivi, redatti a testimonianza degli incontri del gruppo e con la raccolta “Piccole ore” nell’antologia poetica “Macedonia, di colori, suoni, emozioni al vento dei soffioni nel tempo del coronavirus”, Valentina Editrice (2022), dedicata dal cenacolo principalmente all’infanzia messa a dura prova dalla pandemia.

Di prossima pubblicazione (2024) la seconda raccolta di poesie.