2/ La poesia: linguaggio figurato

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LA PORTA DELLA POESIA: CHIAVI DI PAROLE

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VERSO UNA MENTALITÁ POETICA. Laboratorio virtuale a cura di Paola PAMPALONI 

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Siamo abituati a concepire le parole in base al loro significato proprio, letterale, oggettivo, cioè alla loro facoltà di identificare, ovvero denotare, la cosa nominata, senza l’attribuzione di particolari sfumature. In realtà, pur non avvedendocene, conferiamo alle parole un significato più soggettivo, non condiviso. La parola, a prescindere dall’oggetto rappresentato, assume infatti ai nostri occhi diverse colorazioni che originano dalla gamma delle sue varianti, dall’esperienza che ne abbiamo e dalle nostre predilezioni.

Chi può sapere, ad esempio, che immagine mentale, ricordo o sensazione evochi in ciascuno di noi la parola nuvola? Questo valore soggettivo, ovvero connotativo, trova la sua espressione più compiuta in poesia, costituendone lo specifico, con esiti non solo sorprendenti, piacevolissimi ed efficaci ma artistici. Ci riferiamo in particolare a quegli artifici linguistici tramite i quali viene deliberatamente assegnato alle parole, ma anche a frasi o interi testi, un significato allusivo che dota l’espressione/comunicazione di un surplus di senso, intensità, profondità, anche complessità. Questi dispositivi che scaturiscono dalla sensibilità, perizia linguistica e creatività dell’autore e fanno letteralmente irruzione nella nostra mente, suscitando immagini ed emozioni senza passare al vaglio della comprensione, realizzano il cosiddetto linguaggio figurato.

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LA CAPACITÁ DI ANDARE OLTRE IL SIGNIFICATO CORRENTE

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Dire ad esempio “il convolvolo scampanella tra i rovi” o “il convolvolo si affaccia dai rovi” non è lo stesso che dire “le campanule del convolvolo si intravedono tra i rovi”. Nella primo caso è stata attribuita ai fiori del convolvolo l’emissione di un suono di campana per richiamarne la forma e il dondolio. Nel secondo caso è stata attribuita al rampicante un’azione intenzionale come l’affacciarsi proprio di un essere animato. La terza proposizione ha, invece, un carattere semplicemente denotativo.

È vero, non sempre il linguaggio figurato è facile da capire.

Esso implica infatti la capacità, che con un po’ di pratica può tuttavia essere acquisita, di andare oltre il significato corrente, compiendo un procedimento logico.

Vi si può accedere, tuttavia, anche in modo più diretto, intuitivo, poiché, anche se non ce ne accorgiamo, siamo già avvezzi all’utilizzo, nel linguaggio colloquiale, di frasi idiomatiche, doppi sensi, traslati e simboli entrati nell’immaginario collettivo. Chi non comprende, ad esempio, che quando diciamo a qualcuno “Sei una volpe” ci riferiamo alla sua furbizia?

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Paola Pampaloni, RESPIRO (olio su tela) Marzo 2025

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Sono diverse le figure di cui ci si può avvalere per connotare un testo. Per citarne alcune: la metafora, la similitudine, la metonimia, l’ossimoro, la sinestesia, l’allegoria, la personificazione, l’onomatopea ed altre che, per sostituzione, accostamento, analogia o associazione consentono di ottenere dalle parole significati non solo altri rispetto al senso comune ma illimitati, giacché infinite sono le loro possibilità di combinazione. Insomma, per dirla figurativamente: inesauribile è il pozzo cui attinge il linguaggio poetico.

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