Conversazione con FRANCESCO NARDUZZI

PERCORSI D’ARTE. LA TUSCIA DEGLI ARTISTI E GLI ARTISTI DELLA TUSCIA

Artisti in dialogo e conversazioni in circolo con Luigi FONDI e  Riccardo SANNA 

a cura di Antonella Cesari

31 dicembre 2024

Incontriamo FRANCESCO NARDUZZI nella sua casa di famiglia, al di sopra dell’arco del paese di Monteromano, dove il Maestro vive. É qui che custodisce centinaia di suoi lavori, tra opere in legno, in tela, in pietra, la cui  forza espressiva si radica nel rapporto profondo con la sua terra, la Tuscia viterbese, in una relazione privilegiata con l’anima dei luoghi, terre di confine, Monteromano, Tarquinia, la Maremma laziale, fino a raggiungere la Toscana.

La familiarità e l’ attenzione con la quale il Maestro ci accoglie  rivelano da subito la cifra dell’uomo e dell’artista.

Maestro Narduzzi, lei è stato definito “uno dei più autentici cantori della natura”. Iniziamo questa nostra conversazione ammirando i suoi lavori e notando in particolare alcune delle sue tele, dove  il colore nero prevale nettamente. Perché?

 

La prevalenza del colore NERO ha due voci. La prima è la voce della terra. Nelle campagne di Monteromano la terra è nera. La seconda voce è quella delle notti d’estate. Ho sempre cercato e amato “il fresco” delle notti d’estate. Mi piaceva camminare al buio. La terra nera e il buio delle  notti d’estate sono “il  mio canto alla natura”.

Il Colore NERO della terra in che modo dialoga con la LUCE?

La luce dipende dal ritmo delle stagioni, cambia e colora la natura, il tempo, i giorni, i mesi che scorrono.  La luce e i colori  della natura  hanno sempre nutrito la mia fame e la mia sete di esperienze, la  mia curiosità, la mia fantasia esercitata in  ogni luogo abitato e  vissuto, quasi un invito ad accogliere la vita come dono della natura, a cui l’uomo deve restituire la sua riconoscenza.

Questa nostra conversazione inaugura “PERCORSI D’ARTE. TUSCIA DEGLI ARTISTI E ARTISTI DELLA TUSCIA, una serie di “conversazioni in circolo” che hanno l’ obiettivo di far conoscere l’Arte contemporanea della Tuscia,  attraverso il dialogo tra la forza  espressiva del linguaggio simbolico degli artisti e  il mistero  generativo della terra di Tuscia… Il suo “alfabeto segnico” è stato definito “archetipo asssoluto, unico nel suo genere nella storia dell’arte moderna”. Partiamo da qui…

 

Ho iniziato a conoscere e ad amare la terra nera di Monteromano con gli occhi di un bambino. Infatti ero ancora un bambino quando mio padre mi portava in campagna a lavorare. Le mie opere nascono da materie povere, quelle utilizzate dai contadini, il lino, la iuta, il legno, la pietra, la canapa.  Nei giorni di pioggia ero affascinato dai solchi lasciati dall’aratro, solchi tracciati tra le argille, come cicatrici, pronte a ricevere le sementi che daranno vita a nuove piante.

Le colline sono diventate per me mappe simboliche  dove riconoscere  vie e  strade che mi hanno condotto verso significati lontani. Tutto questo mi ha portato a cercare parole nuove da esprimere attraverso un  linguaggio nuovo, universale, che con semplicità e naturalezza possa parlano al cuore e alla mente dell’uomo contemporaneo.  Così è nato il mio “ALFABETO SEGNICO”. I simboli della terra corrispondono ad una lettera. Alcuni esempi? A-Acqua, B-Bosco, C-Caverna,  D-Donna, E-Erba, F-Foglia. La mia firma,  Francesco Narduzzi, diventa Foglia Nuvola – F e N– .

 

mentre il Maestro parla ci indica la parete della sua camera…

Francesco Narduzzi, Niobe

Vedete quel quadro? Riuscite a leggere cosa c’è scritto? Quei segni scrivono il titolo dell’opera “NIOBE”. Ho voluto raccontare la storia di questa donna,  che appartiene alla mitologia greca. Figlia di Tantalo e sorella di Pelope, Niobe, regina Thebana subì una terribile punizione divina.

Una volta in sposa, Niobe ebbe 7 figli e 7 figlie. In una discussione con gli  amici, la donna dichiarò di essere più fertile di Leto, madre di Apollo e Artemide, e che i suoi figli erano più belli degli stessi Dei. Leto si sentì ferita e umiliata da tale affermazione, tanto che incaricò Apollo e Artemide di uccidere i figli di Niobe. La fine della storia di Niobe è commovente. Niobe, circondata dai cadaveri dei figli, fu assalita dal dolore. Sfiorando la pazzia, iniziò a ragionare su quale fosse l’offesa che aveva rivolto agli Dei. Una volta compreso la sua superbia chiese a Zeus di poter piangere eternamente sulla morte dei suoi figli ad esempio del suo sbaglio. La donna venne trasformata in una roccia, in marmo, rimanendo inalterata nella sua forma fisica. Dal volto continuano a sgorgare lacrime e da cui nasce la fonte Niobe.

 

Anch’io ho voluto raccontare la storia di NIOBE. Tanti solchi, come cicatrici aperte e sanguinanti, rappresentano i suoi figli che circondano il profilo del suo seno gonfio di latte e dove ho scritto il suo nome con le lettere del mio alfabeto.

Lei è vissuto per diversi anni a Parigi…

 

Ho vissuto in Francia per 21 anni, dove ho avuto la possibilità di conoscere grandi artisti ed  esponenti dell’arte. Tra le amicizie che hanno segnato profondamente il mio percorso umano ed artistico quella con  Pierre RESTANY.   Del mio periodo francese mi rimane il ricordo di un tempo ricco di arte e cultura ricevuta, donata e condivisa. Non ho mai rinunciato ad essere me stesso fino in fondo, consapevole della mia storia e delle mie radici. Due mie opere sono conservate presso la Biblioteca nazionale di Francia.

Alcune amicizie nate in quel periodo di grandi opportunità artistiche si sono conservate nel tempo.

Mi preme ricordare l’amico Agostino Bagnato che ha curato alcuni testi dedicati al mio percorso artistico  e la mia grande amicizia con Philippe Daverio, che é venuto a trovarmi diverse volte, ospite qui nella mia casa a Monteromano. Ad unirci anche le nostre feste di compleanno, il suo il 17 ottobre e il mio il 19 ottobre. Philippe è stato un vero uomo di cultura e un professionista anche nella divulgazione culturale.

Quali legami con Padre Tito AMODEI?

 

Padre Tito é stato un vero amico. Presso la SALA 1 , da lui fondata, ho partecipato a due mostre collettive e ho allestito  una mia mostra  personale. Apprezzava il mio lavoro, soprattutto l’ispirazione creativa, legata alla natura e la tecnica utilizzata per  la lavorazione della terracotta, del nenfro di Monteromano e dei miei bassorilievi in legno. L’amico Tito era un Maestro, un  “piccolo grande uomo”.

Se lei dovesse dare un messaggio alle nuove generazioni… Che cos è l’arte?

 

L’arte viene da sé. Se c’é esce fuori. L’arte è ciò che abbiamo dentro di noi, un richiamo a far emergere  il buio e la luce dell’umano, una ricerca che, per me, è desiderio e aspirazione, almeno ad intravedere, nella semplicità della materia, la grandezza della  nostra appartenenza all’universo.

PER ANDARE OLTRE...

Facoltà  di Conservazione dei Beni culturali- UNITUS

Anno accademico 2010-2011

FRANCESCO NARDUZZI (Tesi di Laurea)

Relatore: Prof.ssa Elisabetta Cristallini

Laureando: Riccardo Ziaco

Eugenio Miccini, FRANCESCO NARDUZZI 

Rara International 1991

ARTISTI CONTEMPORANEI IN DIALOGO. FRANCESCO NARDUZZI CON LUIGI FONDI E RICCARDO SANNA

con Manuela

Mostra Collettiva in ricordo di Manuela Feliziani- Viterbo, Chiesa degli Amaldiani  4-11 grugno 2016

Gli artisti: Pasquale Altieri, Gianni Asdrubali, Luigi Belli, Lello Biagi, Armando Carlo Caporossi, Arianna Caroli, Italo Cetrini, Cinzia Chiulli, Mario Cic­cioli, Paolo Crucili, Massimo De Giovanni, Luca Di Troia, Stefano di Maulo, Ercole Ercoli, Maria di Solidea Falesiedi, Rosalba Ferilli, Luigi Fondi, Sonia Giambrone, Leila Grani, Roberto Joppolo, Daniela Lai, Massimo Lippi, Massimo Luccioli, Bonaria Manca, Silvana Mattei, Maddalena Mauri, Maria Rita Mogiatti, Paolo Carlo Monizzi, Domenico Narduzzi, Francesco Narduzzi, Anna Palmidoro, Angelo Rossi, Riccardo Sanna, Alessandro Samà, Daniel Spoerri, Alfonso Talotta, Ignazio Venafro, Samuele Vesuvio, Daniele Vita, Maria Vittorini, Paul Wiedmer, Regula Zwichy.

Documentazione fotografica dal catalogo della Mostra 

Francesco Narduzzi, Senza titolo 1982 (foto di Nicola Gentile)

Riccardo Sanna, Manuela  “Tra sogno e realtà” 2016

Luigi Fondi , La nascita … Ovvero, “L’ arte nasce là dove trova l’anima che l’accoglie”. 2010/2011