NON FORMAL/ INFORMAL TEACHING AND LEARNING APPROACHES. DIGITAL EMPOWERMENT AND INCLUSION
NON FORMAL/ INFORMAL TEACHING AND LEARNING APPROACHES. DIGITAL EMPOWERMENT AND INCLUSION
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É un intreccio di voci, emozioni e silenzi che diventano parola, forza, possibilità di riscatto. Ho avuto l’onore di curarlo e in parte scriverlo, raccogliendo storie che meritano ascolto, dignità e spazio. Con immensa gratitudine, ho avuto la possibilità di portare questo lavoro all’interno del progetto “Il libro della mia vita… ferite, mostri, sfide e rinascite”, un laboratorio in cui tanti giovani hanno trovato il coraggio di raccontarsi per affrontare, attraverso l’arte e la scrittura, il dolore dei disturbi del comportamento alimentare (DCA). Siamo stati invitati a partecipare a questo prezioso contesto nell’ambito del progetto “Abitare il territorio – Luoghi, persone e comunità”, promosso da Geapolis Adult Learning Opportunities, un’iniziativa che mette al centro la forza generativa dell’arte, il valore della parola, il potere della comunità. Presso la Biblioteca Comunale di Soriano nel Cimino insieme a Riccardo Sanna, Luigi Fondi, Don Gianni Carparelli, a una platea di giovani e ai ragazzi e specialisti dell’ Istituto San Giorgio Centro DCA ed Obesità abbiamo condiviso grandi emozioni. Perché anche se non si grida, raccontarsi è già un atto rivoluzionario. (Cinzia PROIETTI)
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ANCHE SE NON STO GRIDANDO. Guida alla lettura
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“ANCHE SE NON STO GRIDANDO” è un romanzo corale, un viaggio attraverso sei temi che esplorano la violenza manifesta e quella in ombra: il non amore, l’illusione che il possesso sia affetto; i conflitti, corpi trasformati in campi di battaglia; le attenzioni che diventano abuso e la prigionia; il prezzo delle spose bambine, la ferocia del web, che perseguita, minaccia, umilia; lo stupro, negazione estrema del consenso.
La violenza ha molte forme. Spesso è sottile, si nasconde dietro parole d’amore che amore non sono, in gesti quotidiani che opprimono, in tradizioni che soffocano. Un teatro, un sipario che resta chiuso, sul proscenio sei voci femminili e sei maschili raccontano anche ciò che, fino ad ora, noi spettatori non abbiamo saputo, o voluto, vedere.
“ANCHE SE NON STO GRIDANDO” continua a dar voce a storie che raramente trovano spazio, ma che ci riguardano tutte e tutti. In un tempo in cui la realtà ci mostra ogni giorno quanto sia urgente parlare di violenza e disuguaglianze, questo romanzo corale si fa specchio e strumento. Per comprendere. Per cambiare. Insieme.
AUTRICI E AUTORI
Cettina Caliò, Giovanni Dozzini, Patrizia D’Antonio, Gabriele Giuliani, Alessandra D’Egidio, Luigi Romolo Carrino, Patrizia Fortunati, Diego Zilio, Marta Carlini, Leonardo Taverni, Sara Durantini, Davide Ricchiuti.
Avevo dodici anni la prima volta che Gloria mi disse di stare attenta al peso. A quei tempi, soprattutto quando avevo il ciclo, riuscivo a placare il dolore alla pancia mangiando pane e Nutella. Ricordo il modo che mamma aveva per affettar il pane e spalmare la crema al cioccolato in abbondanza: ci sedevamo l’una vicina all’altra e ci concedevamo una pausa, come se esistessimo solo io e lei tra le quattro pareti della cucina gialla, in un paese sperduto sui monti innevati. Gloria mi parlò con il viso serio, quel suo modo di dire poche parole che sapevano restare in testa per giorni. Mi disse che dovevo dire addio alla pizza e ai dolci e mangiare molta carne per irrobustire i muscoli; non trovai il coraggio di dirle che a me la carne non era mai piaciuta, a me piaceva il risotto con i formaggi della malga e la polenta taragna. Disse anche che aveva un amico dietologo che mi avrebbe fornito la lista giusta di alimenti da consumare e da evitare. Le dissi che avrei preferito che ne parlasse con mia madre. Ovviamente non se ne fece nulla, ma certe parole mi entrarono dentro, ficcandosi nel posto più nascosto.
Alessandra D’Egidio, tratto da “Volare”
È alta mia madre, cammina con la pancia in fuori e scapole portate all’indietro. Se avesse delle ali potrebbe essere scambiata per un angelo in procinto di spiccare il volo. È magra mia madre e si posa sulla sedia con la stessa consistenza di una nuvola. Mi fa alzare in piedi, come ogni venerdì mi scruta da capo a piedi e so che si sta chiedendo se non abbia mangiato troppo questa settimana. Anche stasera: “Sei grossa e grassa”, anche stasera il mantra del ‘fai qualcosa’. I suoi occhi sono un misto di attenzione e allarme, paura e ostilità, uno sguardo che fa bene e che fa male, una contraddizione che esprime comprimendo il labbro superiore su quello inferiore in una smorfia simile al broncio di una bambina delusa per una futile mancanza materna, una qualsiasi. “Doveva essere già qui, o sbaglio?” mi chiede. Io ho fame tutto il giorno. Vivo di fame, mi nutro di fame. Io sono la fame che non ha ragione di restare affamata.
Luigi Romolo Carrino, tratto da “Il morso per attaccarsi”
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