Abitare il territorio.
CARTOLINA DA ASSISI
SAN FRANCESCO… nell’arte, nella poesia, nella letteratura.
APPUNTI DI VIAGGIO
Abitare il territorio.
CARTOLINA DA ASSISI
SAN FRANCESCO… nell’arte, nella poesia, nella letteratura.
APPUNTI DI VIAGGIO
FRANCESCO… SEMPLICITÁ E PRESTIGIO, UMILTÁ E CARISMA
Da quando, circa mezzo secolo fa, ho iniziato a interessarmi al Medioevo sono affascinato dal personaggio di san Francesco d’Assisi per un duplice motivo. Innanzitutto dal personaggio storico che, nel cuore della svolta decisiva tra XII e XIII secolo, quando nasce un Medioevo moderno e dinamico, scuote la religione, la civiltà e la società. Metà religioso, metà laico, nelle città in pieno sviluppo, sulle strade e nel ritiro solitario, nella fioritura della civiltà cortese che si intreccia con una nuova pratica della povertà, dell’umiltà e della parola, ai margini della Chiesa ma senza cadere nell’eresia, ribelle senza nichilismo, attivo nella regione più in fermento della cristianità, l’Italia centrale, tra Roma e la solitudine della Verna, Francesco… è stato uno dei personaggi della storia medievale più incisivi nel suo tempo fino ad oggi. Ma sono anche affascinato dall’uomo che rivive nei suoi scritti, nei racconti dei suoi biografi, nelle immagini. Unendo semplicità e prestigio, umiltà e carisma, fisico ordinario e splendore eccezionale, si presenta con un’autenticità accogliente che permette di immaginare un approccio familiare e, al tempo stesso, distaccato.
(Jacques Le Goff, tratto da San Francesco d’Assisi. Laterza 2010)

Assisi, San Damiano
SAN FRANCESCO, UN CORTIGIANO ATTORNIATO DA CENTINAIA DI RE
San Francesco non confondeva la folla con i singoli uomini… Per lui un uomo era sempre un uomo, e non spariva tra la folla immensa più che in un deserto. […] Nessun uomo guardò negli occhi bruni ardenti senza essere certo che Francesco Bernardone si interessasse realmente a lui, alla sua vita intima, dalla culla alla tomba, e che venisse da lui valutato e preso in considerazione. […] Ora, per questa particolare idea morale e religiosa non c’è altra espressione esteriore che quella di “cortesia”. “Interessamento” non può esprimerla, perché non è un semplice entusiasmo astratto; “beneficenza” nemmeno, perché non è una semplice compassione. Può solo essere comunicata da un comportamento sublime, che può appunto dirsi cortesia. Possiamo dire, se vogliamo, che San Francesco, nella scarna e povera semplicità della sua vita, si aggrappò a un unico cencio della vita del lusso: le maniere di corte. Ma mentre a corte c’è un solo re e una folla di cortigiani, nella sua storia c’era un solo cortigiano attorniato da centinaia di re.
(Gilbert K. Chesterton, tratto da San Francesco d’Assisi. Mursia Edizioni 2015)

Assisi, San Damiano
[…]
Intra Tupino e l’acqua che discende
del colle eletto dal beato Ubaldo,
fertile costa d’alto monte pende,
onde Perugia sente freddo e caldo
da Porta Sole; e di rietro le piange
per grave giogo Nocera con Gualdo.
Di questa costa, là dov’ ella frange
più sua rattezza, nacque al mondo un sole,
come fa questo talvolta di Gange.
[…]
.Ma perch’ io non proceda troppo chiuso,
Francesco e Povertà per questi amanti
prendi oramai nel mio parlar diffuso.
La lor concordia e i lor lieti sembianti,
amore e maraviglia e dolce sguardo
facieno esser cagion di pensier santi;
[…]
Quando a colui ch’a tanto ben sortillo
piacque di trarlo suso a la mercede
ch’el meritò nel suo farsi pusillo,
a’ frati suoi, sì com’a giuste rede,
raccomandò la donna sua più cara,
e comandò che l’amassero a fede;
e del suo grembo l’anima preclara
mover si volle, tornando al suo regno,
e al suo corpo non volle altra bara.
(Dante Alighieri, La Divina Commedia. Paradiso, Canto XI)
Non c’è da stupirsi che Giotto, Ribalta, Correggio, Alonso Cano, Rubens, Ribera, Van Dick, Zurbaràn, Annibale Carracci, Murillo, tra gli altri, si siano ispirati all’autore del Cantico delle Creature, lasciandoci in eredità quadri e statue dedicati a questo europeo di Assisi. El Greco deve essere stato profondamente affascinato da questo autentico discepolo di Cristo, o cristiano, poiché ci ha donato in eredità quadri di una bellezza straordinaria di cui è protagonista san Francesco. Se in Europa chiamiamo ad alta voce Francois, Frank, Francisco, Francis o Francesco, migliaia, anzi milioni di europei risponderanno: oui, ja, si, yes o sì. Tra i Christian names, meccanismo d'identità culturale europea, il nome che rende omaggio a san Francesco d’Assisi è uno dei più citati nel corso dei secoli. Se non fosse esistito san Francesco d’Assisi, la scena culturale europea perderebbe una parte importante della pro¬pria ricchezza e fisionomia nell’architettura, nella pittura, nella poesia e nel mondo dei valori umani e umanistici. (Josè Antonio Jáuregui, Europa. Tema e variazioni Pratiche Editrice 2002)

El Greco, El Greco, Sant Joan Baptista i sant Francesc d’Assís (1595-1605). Museu Nacional d’Art de Catalunya, Barcelona
FRANCESCO E L'INFINITAMENTE PICCOLO
Il giovane partì insieme con l’angelo e anche il cane lì seguì. È una frase che sta nella Bibbia… Questa frase si adatta meravigliosamente a Francesco d’Assisi. Si sanno di lui poche cose, ed è meglio. Ciò che si sa di qualcuno impedisce di conoscerlo. Il giovane partì insieme con l’angelo e anche il cane lì seguì. In questa frase non vedete né l’angelo né il giovane. Vedete solo il cane, indovinate il suo umore gioioso, lo guardate mentre segue i due invisibili: il giovane, reso invisibile dalla sua spensieratezza, e l’angelo, reso invisibile dalla sua semplicità. Il cane, sì, lo si vede. Dietro. Al seguito. Segue gli altri due. Segue le loro tracce e talora si attarda, si perde in un prato, poi guizza via e raggiunge gli altri, si incolla di nuovo alle falde del giovane e dell’angelo. Vagabondo, festoso. Il giovane e l’angelo camminano accanto…. Non ci sono molti cani nella Bibbia… In effetti, l’unico che conoscete è proprio questo, che scorrazza per i sentieri al seguito dei suoi due padroni: il giovane e l’angelo, il riso e il silenzio, il gioco e la grazia. Cane Francesco d’Assisi.
(Christian Bobin, tratto da Francesco e l’infinitamente piccolo. San Paolo Edizioni 2012)

Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Estasi di San Francesco (San Francesco riceve le stigmate), 1594 – 1595, Olio su tela, 92,5×128,4 cm, Hartford, Wadsworth Atheneum
SAN FRANCESCO BELAVA
Avevano sgozzato gli agnelli.
“Terribile
quel piscino dal mento”.
Un mugolio senza fine giungeva
dal fondo della valle,
mi ricordava un pianto
cantilena di donne siciliane
in una chiesa scordata.
Leggevo di lui.
Più alto
Si spandeva,
non preghiera né grido,
un che di umano, mite
e commovente:
San Francesco belava
Fra quel vociare di pecore trafitte.
.