Bullismo & Razzismo … La voce dei giovani

ASCOLTARE & CONDIVIDERE a cura di Mattia Russo

“Bullismo” e “Razzismo”, due parole forti quanto attuali. Ma cosa ne pensano i giovani esattamente? Quanto sono sensibilizzati a questi fenomeni? Per scoprirlo abbiamo loro proposto un questionario, rimanendo molto soddisfatti per  il loro interesse e le loro reazioni. É importante specificare, prima di mostrarvi i risultati, che questa indagine è puramente informale, è non è volta  a creare polemica o a fare “scienza”  di alcun tipo.  Essa costituisce unicamente un’ occasione e uno spunto per riflettere. I dati vanno applicati e considerati veri unicamente all’interno del campione preso in esame.

Il questionario è  anonimo. Si presenta distinto in quattro parti: una generale, dove abbiamo raccolto i dati degli intervistati, una parte riguarda la tematica del bullismo, un’altra la tematica del razzismo. L’ultima parte presenta alcune  considerazioni finali.

Prima parte: i dati generali

Sono stati raccolti in totale 51 questionari, distribuiti a ragazzi e ragazze di età compresa tra i 18 e i 28 anni. Ecco il loro profilo:

Come è possibile evincere dai grafici,  le ragazze ad essere intervistate sono state poco più numerose dei ragazzi. L’età media oscilla invece tra i  ventitré e i venticinque anni, con un  picco di ventiquattrenni. Il questionario inoltre è stato aperto non soltanto a ragazzi di nazionalità Italiana (sebbene rappresentino la grande maggioranza degli intervistati). Sono stati coinvolti  ragazzi provenienti anche da altri paesi, come l’Ecuador, la Cina, il Kosovo, la Romania, la Spagna e L’ Ucraina.

Seconda parte: il bullismo

Abbiamo poi aperto la sezione riguardante il bullismo chiedendo agli intervistati quanto la tematica destasse il loro interesse, determinandolo in una scala che andava da zero (per niente) a cinque (moltissimo). 

La risposta che emerge dal grafico è assai interessante, poiché la maggior parte degli intervistati ha risposto “quattro” o “cinque”. Possiamo affermare, perciò, che, rispetto al nostro campione d’indagine,  la  tematica ha un notevole impatto nel mondo dei giovani.

Abbiamo domandato a questo punto ai ragazzi, se fossero stati mai vittima di bullismo nel corso della vita, e se si, quali fossero state le cause. Così hanno risposto.

Il dato che emerge dal primo grafico è piuttosto allarmante. La stragrande maggioranza dei giovani dichiarano di aver subito atti di bullismo o comunque di esserne stati testimoni. Questo ci fa riflettere su quanto effettivamente il fenomeno sia diffuso. Dal secondo grafico emerge che la maggior parte dei ragazzi vittima o testimoni di bullismo, hanno subìto discriminazione,  in riferimento all’aspetto fisico, all’intelligenza e all’orientamento sessuale. E’ importante specificare che le  risposte ” Diversità”, “Delle foto che avevo messo sui social”, “incapacità di far gruppo” e “alcuni tratti del comportamento”, non erano presenti di base nel questionario. Sono state aggiunte dagli intervistati attraverso l’opzione “altro”.

A questo punto presentiamo i dati relativi ad una domanda alquanto dibattuta, che ha innescato tra gli intervistati dubbi e  interrogativi. “Senti di esserti mai comportato da bullo almeno una volta nella vita?”. Così hanno risposto. Mi è stato domandato spesso: “Cosa intendi con questa domanda?”, “No perché il bullismo come termine è piuttosto ampio”, ” Valgono anche le prese in giro innocenti?”.

Posso dire con sorriso che il vero scopo della domanda ha dato il suo  frutto. Essa non voleva raccogliere un dato meramente statistico. Essa è stata formulata in questo modo per promuovere una riflessione. La verità è che non esistono prese in giro innocenti. Ogni persona che incontriamo nel nostro cammino ha  un mondo  interiore, una storia di vita che  nella maggior parte dei casi non c’è dato conoscere. Non sappiamo nulla delle tempeste e dell’oscurità che possono essere presenti nel suo cuore. Talvolta quella presa in giro  in più, quella battuta che noi diciamo con tanta superficialità, può ferire molto più di quanto potessimo immaginare.

E’ ovvio che a tutti, almeno una volta nella vita, può esser capitato di comportarsi da bullo senza accorgersi. Lo scopo della domanda era proprio questo, spingere gli intervistati a guardarsi dentro per poter far un analisi e mettersi in discussione.

Abbiamo chiesto agli intervistati quanto “chiedere aiuto” possa essere, secondo loro utile, determinandolo in una scala da zero a cinque. Dalle risposte emerge che la maggior parte degli intervistati è concorde nell’assegnare al “chiedere aiuto” un elevante utilità.

A questo punto abbiamo proposto un piccolo esercizio di empatia. Abbiamo proposto ai giovani una frase, chiedendo loro di  valutarne la veridicità in una scala da zero a cinque:  “I bulli sono spesso persone che a loro volta soffrono molto, bisognerebbe cercare di capirli, per aiutare pure loro”.

La maggior parte dei giovani é concorde nell’assegnare all’affermazione un valore medio-alto (grafico a destra). Ogni vittima ha una storia alle spalle, e il bullo ha il potere di annichilirlo. Empatizziamo  spesso con la vittima, dimenticandoci che una storia personale è posseduto pure dal bullo, e che talvolta questa può essere  anche peggiore di quella della vittima. D’altronde Valerio, nel film ” il primo giorno d’inverno” ci insegna che  il confine tra le due cose spesso non è così netto.

Infine, con una scala da 1 a 5, abbiamo chiesto ai giovani se, secondo loro, nel nostro Paese ci fosse un’adeguata preparazione sul fenomeno. I risultati del grafico a destra non lasciano molto spazio alla speranza… La maggior parte dei giovani sono concordi nell’attribuire i valori più bassi della scala. Nessuno ha indicato “cinque” come valore. Sarà ora di fare qualcosa?

Infine, abbiamo chiesto ai ragazzi se avessero qualche storia o riflessione da raccontare a  Geapolis, dando loro la possibilità di restare del tutto anonimi. Vi riportiamo alcune delle loro testimonianze.

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” Ho subito bullismo per il mio aspetto fisico alle medie. Nei due anni delle superiori avevo 2 o 3 compagni che mi prendevano in giro per il mio modo di essere, tranquilla e taciturna. E anche adesso che ho 23 anni mi sono ritrovata a subire cyberbullismo dalle persone di 30 anni o più, che si sono divertite a parlare del mio aspetto fisico in maniera molto poco carina. Si possono davvero dire tante cose su come ci si deve comportare in questi casi o ci si può interrogare sul come mai le persone a comportino in questo modo con noi, facendoci sentire sbagliati. In realtà sono loro quelli sbagliati, quelli deboli, che per stare bene con se stessi hanno bisogno di prendersela con qualcun’altro che reputano “ più debole”. Fanno in quel modo solo perché sono in gruppo, presi separatamente e senza pubblico, non avrebbero nemmeno il coraggio di guardarvi in faccia. Per la mia esperienza mi sento di dire a chi sta subendo atti di bullismo, che non è solo e che basta non isolarsi per farli demordere; almeno per me il detto “ L’ Unione fa la forza” ha davvero funzionato.”

 

“C’era una mia compagna di classe alle medie che aveva un grosso problema di acne. La sua faccia era piena di bolle e alcuni nostri compagni si inventarono soprannomi ridicoli e iniziarono a cantarlo in coro ogni volta che ne avevano occasione, anche più volte al giorno. Poi cominciarono con gli insulti sessisti, presero a chiamarla *** e un giorno venni a sapere che le avevano spedito la foto di una banana con una frase che preferisco non scrivere. Un altro episodio ha a che fare con un insegnante. Eravamo sempre alle medie e il professore di educazione fisica spesso faceva commenti poco piacevoli sulla nostra forma fisica. Una compagna in sovrappeso era la sua vittima prediletta. Una volta la fece anche piangere dicendole che si era mangiata un panettone intero, dopo averle poggiato la mano un paio di volte sulla pancia.”

 

“la sensibilizzazione nei confronti del bullismo va fatta rivolgendosi innanzitutto ai bambini/ragazzi che in prima persona possono schierarsi a difesa dei loro compagni vittime di bullismo ed ostracizzare così i bulli… questo è l’unico modo efficace per contrastare il fenomeno… parlo per esperienza, visto che io mi sono sempre schierato a difesa delle vittime di bullismo nonostante fossi considerato uno “a posto” dai bulli e, anzi, proprio per questo la mia presa di posizione aveva un peso per loro…”

 

“Io per fortuna ho un carattere abbastanza forte. Non dico che da bambina non ho sofferto, anzi. Non ho avuto esperienze gravi come quelle che disgraziatamente arrivano al telegiornale (perché tanto in questo paese se non muore nessuno il problema non esiste). Per me l’ultimo anno delle elementari è stato difficile. D’estate mi ero tagliata i capelli e tornata a scuola a settembre sono stata esclusa da tutti perché “avevo i pidocchi” (quello che avevo era solo un po’ di forfora). Non sono stata picchiata, ma anche essere allontanata da TUTTI non è stato facile.”

 

“Avevo messo delle foto un po’ spinte e un gruppo di ragazzi ha iniziato a commentarle sfottendomi… andavo in giro e mi facevano delle foto… è stato un incubo”

“Non sono mai stato vittima di veri e propri atti di bullismo. Al massimo qualche battuta fuori luogo, ma non ho mai considerato un simile atto bullismo. Credo che per affrontare questo argomento si debba fare due cose: in primo luogo insegnare a non comportarsi da vittime, scambiando battute o piccole provocazioni con bullismo vero e proprio. In secondo luogo si deve far entrare in testa alla gente che porgere l’altra guancia non è una soluzione. Non tutti i bulli soffrono e sono a loro volte vittime. Ci sono casi in cui il bullo fa quello che fa solo per il piacere di sentirsi potente verso qualcuno. Va insegnata la difesa, oltre che la sensibilizzazione.”

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Terza parte... il razzismo

Domande speculari abbiamo sottoposto ai giovani per quel che riguarda il razzismo. Iniziando con il domandare quanto la tematica destasse il loro interesse,  emerge anche in questo caso un interessante sensibilità sull’argomento.

Abbiamo chiesto ai giovani se fossero mai stati vittima di razzismo (nel senso generale, parlando di  italiani all’esterno,  stranieri in Italia o  anche in altri paesi. Il grafico a destra ci mostra i risultati. La maggioranza degli intervistati a risposto “No”. Era una risposta che ci aspettavamo, vista la maggioranza di Italiani ad essere stata intervistata. Ovviamente gli Italiani, in alcuni paesi, sono  obbiettivi meno a rischio rispetto a persone di altre nazionalità, e se la maggior parte di loro non ha mai lasciato il proprio paese, l’indice di probabilità scende ulteriormente.

Quello che colpisce è che poche sono state le risposte anche all” opzione “No, ma conosco persone che ne sono state vittima”.  Le interpretazioni attribuibili sono varie. O il razzismo è poco diffuso tra i giovani, o esso costituisce per loro un argomento tabù, quindi hanno  preferito non esprimersi a riguardo. Non vogliamo sbilanciarci sull’interpretazione. Quindi lasciamo ad ogni lettore la propria idea.

Domanda speculare a quella del bullismo precedentemente trattata è la seguente: ” Senti di esserti mai comportato in maniera razzista almeno una volta nella vita?”

Ovviamente anche in questo caso, come per la domanda sul bullismo, il fine non era puramente statistico, bensì quello di promuovere una riflessione (notare il “senti di” utilizzato nel formulare la domanda). Secondo la mia opinione, il razzismo come il bullismo, ha tanti modi di manifestarsi. Quanto incontriamo una persona di un altro colore in centro, di notte, magari soli, ed acceleriamo il passo, oppure quando la vediamo al supermercato e d’istinto avviciniamo la borsetta,   non è anche questa, forse, una forma di diffidenza nei loro confronti? E’ ovvio che molti non lo fanno con cattiveria, o rendendosene conto, ma spesso interiormente ci scattano questi meccanismi di difesa.

Per quale motivo, se per natura, magari, siamo simpatici, socievoli e  aperti al prossimo? Siamo di base diffidenti o siamo influenzati da fattori esterni? Ancora una volta lasciamo a voi le conclusioni. Lo scopo della domanda, a giudicare dalle risposte e dalle riflessioni giunte in privato, è stato raggiunto.

A questo punto abbiamo domandato agli intervistati, secondo loro, quanto il razzismo fosse diffuso tra i giovani nel nostro paese. La maggior parte degli intervistati attribuisce il valore preoccupante di “quattro”. (grafico a destra)

A questo punto abbiamo proposto ai giovani, nuovamente, di attribuire un  valore a delle frasi, chiedendo loro di determinarne   la veridicità  in una scala da zero a cinque. Ecco come  si sono espressi ….

“Il razzista ha paura di chi non gli rassomiglia”

“Le differenze esistono. Non si diventa uguali negando che esistano le differenze

La divisione nella prima frase appare piuttosto omogenea, con un picco interessante sul valore ” quattro”, mentre nella seconda frase la maggior parte dei giovani attribuisce alla frase un alto quoziente di veridicità, oscillando tra il tre e il cinque. Che cosa hanno in comune queste affermazioni? Si parla di differenze. L’uguaglianza è un qualcosa che ci fa sentire al sicuro, perché ci permette di ricollegare concetti a nostre esperienze pregresse. Sappiamo quindi cosa abbiamo di fronte,  potendo prevedere la possibile evoluzione di situazioni. In fondo  il razzismo può derivare dalla paura del diverso? Può essere in qualche modo un meccanismo di difesa? Una cosa è certa. Le differenze, a mio avviso, esistono. L’uguaglianza e la libertà si raggiungeranno solo ed unicamente quando  impareremo a rispettare gli altri nella loro integrità, accentandone le differenze a 360 gradi.

Milton J. Bennet nel suo saggio “Superare la regola d’oro : Simpatia ed empatia” ci insegna che un conto è simpatizzare con le persone, il volere attribuire loro tratti familiari per forza, perché  questo ci fa sentire sicuri. Un altro é empatizzare, riconoscerne la diversità e capirla. La regola di platino di cui parla l’autore ci insegna a “non trattare gli altri come tratteremmo noi stessi”, ma a” trattarli come desiderano essere trattati”. L’ autore riporta una sua esperienza molto particolare, durante una sua esperienza come volontario nei corpi di pace a Truk, in Micronesia.

Il suo gruppo di esercitazione, credendo che  fosse per gli abitanti del luogo la “scelta migliore”, gli impose la costruzione di un sistema idrico, sebbene  questi in realtà desiderassero un secondo edifico scolastico. Gli occidentali pensando a loro modo, credendo che le esigenze della popolazione fossero in fondo le loro medesime,  credendo di sapere cosa fosse meglio per loro, costruirono un sistema idrico, che causò non pochi disagi agli abitanti del paese. Presto i bambini iniziarono a fare il bagno e urinare nei serbatoi dell’acqua. Le dispute tra i villaggi si trasformarono in raid notturni a colpi di macete sulle tubature. Si verificarono dispute sull’aprire e chiudere l’acqua. Mentre le donne del villaggio continuarono a portare i panni da lavare in montagna, per lavarli al fiume, continuando a socializzare come prima. Le tubature portarono alla popolazione più problemi che altro. Alla fine, il sistema idrico venne smantellato, e la scuola costruita. Che cosa sarebbe successo, se gli occidentali avessero “ascoltato e accolto”di più le differenze”? Sicuramente avrebbero risparmiato ad entrambi molti problemi. Questo intendo con accettare le diversità.

Abbiamo poi, come nel caso del bullismo, chiesto ai giovani se avessero qualche esperienza da volerci raccontare, restando anche in questo caso, del tutto anonimi. Così hanno risposto.

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“Si sta rendendo il razzismo uno spauracchio fuori luogo. Oggi ci sono i razzisti ed anche i razzisti dei PRESUNTI razzisti. La seconda categoria è peggio della prima, perché nel suo tentativo di combattere un problema serio rischia di rendere di tutta l’erba un fascio. A Roma una signora stava urlando, era di colore e stava parlando nella sua lingua e so che avere un tono di voce alto per loro è normale, Fino a qui non ci vedo nulla di male, o almeno così dovrebbe essere, purtroppo la signora stava gridando alle quattro di notte. Quando le abbiamo chiesto di smettere questa ha risposto male ed ha parlato ancora più forte. Ha detto che eravamo dei razzisti e che dovevamo lasciarla in pace perché se fosse stata bianca allora non avremmo detto nulla… Ma sei seria? Se fosse stata bianca le avrei detto che era una stronza esattamente allo stesso modo, la pelle non c’entra nulla. L’allerta razzismo sta diventando un problema anche nel verso opposto adesso, perché c’è chi se ne approfitta.”

“Quando una persona di un paese si comporta al suo modo, non significa che tutti i suoi paesani sono così . Uno non è la rappresentazione di un paese.”

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Per concludere ...

L’ultima domanda, con la quale abbiamo concluso il questionario è stata: “Bullismo e razzismo sono due volti della violenza. Ascolto, condivisione ed empatia possono essere un arma efficace per sconfiggerli”. Quanto sei d’accordo con questa affermazione? determinalo in una scala da zero a cinque”. Andiamo a vedere come hanno risposto:

Non c’era dato migliore con cui concludere questo percorso.  I giovani vedono l’ascolto, l’empatia come la chiave per sconfiggere questi due mali. Indica la buona disposizione ai giovani ad aprire il cuore. E’ il momento di domandarci: i giovani sono davvero così apatici come gli stereotipi ci vogliono insegnare? O sono le vecchie generazioni che sono chiuse nei loro confronti? Lascio ai lettori le loro considerazioni.

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