Con Riccardo Sanna i Passaggi Possibili

FIVE SENSES ART GALLERY – CIRCOLO DI STUDIO VIRTUALE

RICCARDO SANNA… l’uomo, l’amico, l’artista

Pittore di origini sarde, nato a Soriano nel Cimino (VT) e umbro di adozione, il maestro Riccardo Sanna  si è diplomato presso l’Istituto Statale d’Arte di Terni sotto la guida dei prof. Capetti e Pantaleoni. Ha frequentato per un periodo i corsi liberi di pittura all’Accademia “Lorenzo da Viterbo” e all’Accademia Sevres di Parigi sotto la guida del prof. Christian Zeimert. Fin dal 1979 ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e nel mondo. Pittura e manufatti in bronzo caratterizzano il suo impegno di ricerca e  sperimentazione  artistica.

Nel 2012, insieme agli amici e maestri d’arte Paolo Crucili e Luigi Fondi, per dare forma e sostanza ad una comune aspirazione e visione della funzione dell’Arte nella società contemporanea, costituiscono il gruppo d’Arte “INCONTRIAMO IL NOSTRO TEMPO”.

In collaborazione e alla scuola del Maestro Alessio Paternesi, da dieci anni i Maestri Paolo Crucili, Luigi Fondi e Riccardo Sanna si impegnano a sostegno di un nuovo valore dell’arte e dell’artigianato, ricollegandosi, con le proprie individualità e diversità artistiche, a quei movimenti  che, nella storia dell’Arte dal Medioevo alla spiritualità dei Primitivi, hanno saputo rivalutare il “FARE ARTE” nel tentativo di ricondurlo a una schietta espressività “religiosa e formale”.

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Per orientarsi    SONDARE L’IMPERSCRUTABILE … IL TEMPO DELL’ARTE (clicca qui) 

a cura di Patrizia Sora (Storica dell’arte) dal blog SGUARDI CONTEMPORANEI 

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Nelle PORTE surrealmente dipinte o realisticamente modellate dell’Amico, Maestro e collega Riccardo Sanna… Il TEMPO si è FERMATO. L’artista procede molto lentamente, nella complessità di una scelta tra precisione del disegno e armonia del colore. L’atto immaginifico del “VARCARE UNA PORTA”, rappresenta: la SEPARAZIONE o la COMUNICAZIONE, il NOTO e l’IGNOTO, il SACRO o il PROFANO, ma … Il Maestro lo fa sempre e comunque nell’intimità di un atto creativo che UNISCE EMOZIONALMENTE AUTORE e OSSERVATORE (Luigi Fondi)

Riccardo Sanna, Decadenza culturale

Riccardo Sanna, A mio padre e a mia madre

Riccardo Sanna, Il tempo si é fermato

LA LIRICA DEL COLORE E LA POESIA DELL’IMMAGINE

Ho conosciuto Riccardo Sanna in una mostra con Luigi e Paolo, colleghi, amici di strada e di vita. Ho visto le sue porte chiuse, logorate dal tempo, mi ricordavano le bottiglie polverose di Morandi. Non è un confronto, ma la poesia e la vita è la stessa cosa. Sono le piccole cose che entrano nell’anima e commuovono e questo è il messaggio per fare arte. Che la vita ti sia leggera e lirica come i tuoi colori, amico Riccardo (Alessio Paternesi)

Osservando le sue opere la percezione è quella di essere avvolti in un abbraccio sensoriale, dove il movimento del colore è una vibrazione che tocca le corde dell’interiorità,  è un profumo, un suono, esprime un’ emozione. La composizione dei quadri non risponde ad esigenze puramente estetiche ed esteriori, piuttosto sembra esprimere coerenza ad un  principio di necessità interiore. Si tratta di una sorta di “onestà “simbolica alla natura e alla realtà spaziale che si fanno ponte con l’ambiente circostante delle origini, delle tradizioni, ma principalmente di ciò che è domestico e familiare.

Il Maestro Sanna mostra una particolare predilezione e sensibilità nel trattare il paesaggio che interpreta in modo del tutto personale e, pur lavorando quasi sempre con colori ad olio, usa una sua particolare tecnica, con tinte dai toni tenui  e pennellate leggere, per cui,  a prima vista, molte delle sue opere potrebbero sembrare degli acquerelli.

(Dal web video consigliato per saperne di più su La pittura a olio clicca qui)

dal web… per saperne di più

Armonia, luce: la magia del colore che si traduce in sensibilità, meditazione, riflessione, capacità di toccare l’intimo più profondo dell’essere umano. Questa è l’arte di Riccardo Sanna, onorato di essere suo amico fraterno e compagno di viaggio nell’incontrare il nostro tempo. (Paolo Crucili)

Riccardo Sanna, Mio padre e mia madre 

Riccardo Sanna, Il mio vicinato. Maria – Lia-Amelia-Martina

“I pensieri sono colori, che diluiti dalla mente come acquerelli pallidi ci muovono dentro, ci spingono oltre a cercare o ricercare parte di noi stessi, qualora ci fossimo persi. Riccardo Sanna, pittore di origine sarde, ma umbro di adozione, è un vero paesaggista, un vedutista legato alla grande tradizione italiana che trae ispirazioni dalle bellezze naturalistiche e architettoniche della nostra terra che a tratti, incontaminata dal moderno, sembra fissata in un tempo remoto.

Quando per la prima volta ho consigliato a Riccardo di approfondire il tema della Porta sembrava quasi perplesso, come se in esse non riuscisse a ravvedere la sua vera forma artistica.  A distanza di tempo  ritrovo nelle sue opere tutta la sperimentazione e la ricerca sul tema, che credo renda immediatamente riconoscibile la stilistica di Riccardo Sanna. Ed è così che le Porte finalmente acquistano una loro identità, non sono più meri oggetti in legno decadenti e diroccati, ma sono persone, ricordi, luoghi, che attraverso i colori tenui e le sfumature acquerellate acquisiscono una loro identità assoluta.

Due porte mercantili di campagna diventano Mario ed Antonella, due amici così diversi da essere complementari, oppure incontriamo Pier Paolo Pasolini  impersonato da una porta di Chia, Frazione di Soriano nel Cimino, con la veduta del paese stesso, tanto caro allo scrittore e regista. Molto commovente è rivolgere lo sguardo verso due porte che indicano i numeri civici 38 e 32, gli anni di nascita dei genitori di Sanna, due porte diverse ma che da più di cinquant’anni stanno rivolte l’una verso l’altra, imperturbati dall’età e dalla vita.

Il tempo è dunque uno di quei misteri che spesso sfugge alla nostra mente, esso nelle vicende irreali è malleabile e  afferrabile. Lo straordinario non spezza il flusso delle abitudini, ma le dirotta verso un tempo parallelo, dove gli oggetti sono persone e le persone sono oggetti, dove una porta può celare un mistero, ma può in essa contenere la verità del racconto. Così come in una labirinto della mente, la porta diventa il passaggio tra ciò che siamo e ciò che di noi lasceremo.

(ELISA POLIDORI- Storico dell’Arte. Gualdo Tadino marzo 2014)

Riccardo Sanna, Il mondo delle donne

IL REGNO DELLE DONNE.

 

C’è un regno tutto tuo/che abito la notte/e le donne che stanno lì con te/ son tante, amica mia,/

sono enigmi di dolore/che noi uomini non scioglieremo mai./

Come bruciano le lacrime/come sembrano infinite/

nessuno vede le ferite/che portate dentro voi./

Nella pioggia di Dio/qualche volta si annega/ma si puliscono i ricordi/prima che sia troppo tardi./

Guarda il sole quando scende/ed accende d’oro e porpora il mare/lo splendore è in voi/non svanisce mai/perché sapete che può ritornare il sole./

E se passa il temporale/siete giunchi ed il vento vi piega/ancor più forti voi delle querce e poi/anche il male non può farvi del male./[…]

Guarda il sole quando scende/ed accende d’oro e porpora il mare/lo splendore è in voi/non svanisce mai/perché sapete che può ritornare il sole/dopo il buio ancora il sole./E se passa il temporale/siete prime a ritrovare la voce/sempre regine voi/luce e inferno e poi/ anche il male non può farvi del male./

(Alda Merini)

L’AUDACIA DI UNO STILE SIMBOLICO

Sono dense di misticismo le porte di Sanna, filtri, luoghi dell’osmosi attorno ai quali l’artista costituisce una serie di relazioni tra l’io e il mondo, tra coscienza e memoria, tra lo spazio dell’esistenza e l’infinito. Una visione poetica radiosa e pacificata con la caducità dell’uomo, percependo il mistero, il significato profondo di una dimensione altra che quella caducità comprende e trascende. Le porte di Sanna sono erose dal tempo, materia alla quale è affidato il compito di conservare e testimoniare la memoria, le tracce. Materia che Sanna impregna e porge a simbolo di sentimenti, ricordi, intuizioni sull’anima di luoghi e persone. (Patrizia Sora)

La porta, nell’immaginario collettivo, è associata a significati e simboli molto vari e complessi, secondo l’epoca e il luogo di riferimento, perlopiù legate all’idea di passaggio (anche nel senso iniziatico di “rito di passaggio”), chiusura e apertura. In particolare, può rappresentare in modo ambivalente tanto la vita quanto la morte, oppure un collegamento tra due mondi, piani, stati d’animo, epoche, o ancora uno spazio segreto.

Il passaggio bloccato da una porta è esso stesso elemento che collega le varie fasi della vita stessa. “Varcare le soglie” può significare percorrere materialmente le difficili stagioni dell’esistenza, passando, consapevolmente e inevitabilmente, da una all’altra, acquisendo esperienza e aprendole le braccia al cambiamento.

Nel significato allegorico, oltrepassare una porta significa attraversare il confine tra un mondo e un altro, o accedere a un tempo diverso. E proprio il tempo in tutte le sue forme, compreso l’Eterno nel tempo, è l’elemento essenziale che viene catturato nei lavori  di Riccardo Sanna.

LA PORTA . La porta/ bianca.../La porta/che, dalla trasparenza, porta/nell'opacità.../La porta/condannata.../La porta/cieca, che reca/dove si è già, e divelta/resta bianco murata/e intransitiva.../ L'amorfa/ porta che conduce ottusa/ e labirintica (chiusa/ nel suo spalancarsi) là/ dove nessuna entrata/ può dar àdito.../ Dove/ nessuna stanza o città/ s'apre all'occhio, e non muove/ nel ristagno del vago/ ramo o pensiero una sola/ parvenza.../ Una sola/ cruna di luce (o d'ago)/ nella mente.../ La porta/ morgana:/ la Parola./ (Giorgio Caproni)

Riccardo Sanna, 16 ottobre 1943 

Riccardo Sanna, La nascita  

DALL’IMMAGINE TESA. Dall'immagine tesa/Vigilo l'istante/Con imminenza di attesa/E non aspetto nessuno:/Nell'ombra accesa/Spio il campanello/Che lmpercettibile spande/Un polline di suono/E non aspetto nessuno:/ Fra quattro mura/Stupefatte di spazio/Più che un deserto/Non aspetto nessuno:/Ma deve venire,/ Verrà, se resisto/A sbocciare non visto,/ Verrà d'improvviso,/Quando meno l'avverto:/Verrà quasi perdono/Di quanto fa morire,/Verrà a farmi certo/Del suo e mio tesoro,/Verrà come ristoro/..Delle mie e sue pene,/ Verrà, forse già viene/ Il suo bisbiglio./ (Clemente Rebora)

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