Con Roberta Ostellari e Paola Griggio creatività e innovazione

SVILUPPO UMANO E SVILUPPO PROFESSIONALE COME PROCESSO DINAMICO

“Nel 2020, anno della pandemia e in piena ‘clausura’, non riuscendo a confezionare un vestito ad una mia amica, in quanto non potevo prendere le misure, ho lanciato una provocazione a mia figlia Paola: “ Voi ingegneri vi date un sacco di arie, avete inventato la telemedicina, i telecomandi, i telemonitoraggi…e non avete inventato il modo di prendere le misure a distanza!”. Ed ecco: dopo 4 anni di studi di un gruppo di ingegneri coordinati da Paola e dopo uno studio di modellistica che ha visto il coinvolgimento di vari modellisti tra cui anche uno giapponese, è nato Proke, acronimo di Process Bespoke. (Roberta Ostellari)

Un mix di competenze e abilità acquisite mediante specifici percorsi formativi oltre che attraverso una particolare attitudine al learning by doing e all’apprendimento permanente: la capacità di mettersi in gioco e accogliere il cambiamento in ogni fase della vita; le abilità comunicative e negoziali, le abilità analitiche, e ancora la competenza imprenditoriale intesa come capacità di passare dal pensiero all’azione con creatività, sulla base di idee e opportunità; la capacità di lavorare in modalità collaborativa al fine di programmare e gestire progetti che abbiano un valore culturale, sociale o finanziario…

C’é tutto questo alla base del progetto PROKE APP nato dalla creatività e dalla visione di una mamma sarta, Roberta Ostellari e dalle competenze tecniche e tecnologiche della figlia Paola Griggio, esperta in telecomunicazioni …

Marisa Peruzzo, collaboratrice di GEAPOLIS COMMUNITY, ha conosciuto Roberta Ostellari sui banchi di scuola. La risonanza, anche mediatica, del progetto PROKE APP,  é stata l’occasione per  ritrovarsi, per ripercorrere i momenti più significati di una antica e consolidata amicizia,  per avviare una piacevolissima e interessante conversazione con l’amica Roberta. Dalla tradizione della lavorazione dei tappeti, imparata da bambine sui banchi di scuola, fino all’innovativo e futuristico progetto sartoriale della “presa di misure” a distanza.

L’INCESSANTE EVOLUZIONE DELLA CREATIVITÀ UMANA NON INCONTRA LIMITI

 a cura di Marisa Peruzzo

MARISA E ROBERTA... UN'AMICIZIA NATA SUI BANCHI DI SCUOLA

Fin da subito, appena Roberta mi ha reso partecipe, comunicandomi la notizia del progetto APP PROKE,  nato dalla  collaborazione con la figlia Paola Griggio, nella mia mente è iniziato, a ritroso nel passato, un susseguirsi di ricordi e considerazioni. La prima: mani d’oro e cervello sopraffino. Così mi viene da definire Roberta se penso alle esperienze condivise, sempre di sua iniziativa a partire dal periodo delle scuole elementari, quando si andava per i campi a raccogliere silene, da noi conosciute come ‘tagliatelle della Madonna’, per la nostra maestra Onorina Pilotto Barin, che le apprezzava per le sue preparazioni in cucina, quali risotti  e frittate. Roberta ci spronava a raccoglierne in quantità abbondanti e poi suggeriva che era opportuno pulirle in modo che la maestra le trovasse già pronte. Già da allora Roberta manifestava il suo spirito attivo e intraprendente….

Un’amicizia nata sui banchi di scuola… (in piedi in fondo da sinistra: Roberta Ostellari, la terza con il grembiule abbottonato di lato, Marisa Peruzzo la quarta, accanto a Roberta)

… insieme anche alle scuole medie… Roberta Ostellari, nella foto la prima a destra, Marisa Peruzzo la seconda da sinistra. 

Ci troviamo in classe assieme anche alle scuole medie; qui rivedo la mia amica accogliere di buon grado ogni proposta proveniente dall’insegnante di applicazioni tecniche, la professoressa Anna Cavinato. Sempre aperta a nuove sfide, non demorde difronte agli impegni e ai compiti, anche se ostici. Già in quegli anni  Roberta  manifesta il suo carisma coinvolgente e rassicurante quando ci sprona a fare, a eseguire, a creare con ogni mezzo: ago, uncinetto, ferri per lavori a maglia e altro ancora. Ben dice suo marito Claudio, che ovviamente la conosce bene, quando afferma che sua moglie in testa ha dei ‘ quarei’, (mattoni) intendendo dire che è granitico il suo modus operandi, ferrea la sua volontà. Per quanto mi riguarda mi sentivo soddisfatta e appagata nel lasciarmi catturare dalla sua voglia di fare.

SAPERE & SAPER FARE

L’argomento TAPPETI, poi, è una storia tutta particolare che merita essere raccontata. Frequentavamo la classe quarta elementare quando la maestra ci avviò all’apprendimento manuale del fare tappeti. Era un modo per tenerci operose nell’attesa che parte del gruppo classe terminasse il compito assegnato. Noi eravamo in grado di portare a termine correttamente i problemi di aritmetica, i temi e i riassunti in tempi brevissimi, poi ci affrettavamo a prendere posto  nel banco in fondo all’aula per ‘lavorare a tappeto’. C’era chi si occupava di infilare i dieci fili di lana negli aghi e chi li usava per produrre i punti a forma di asole annodate su tela apposita. Da principianti, per farci ben imparare la maestra ci aveva fornito la tela ricavata da un sacco di juta e su di essa portammo a termine il nostro primo tappeto. Successivamente ci mise a disposizione il tessuto base di qualità, più consistente e con la trama fitta e regolare. In genere si lavorava in coppia, una di fianco all’altra a seguire la riga perfetta operando su una metà ciascuna.

Work in progress, Tappeti realizzati da Roberta Ostellari (Gallery con le fasi della lavorazione)… Per lavorare non servono telai ma un semplice tavolo di appoggio, tela, aghi, lana e forbici. 

Tela base per la lavorazione dei tappeti

Tappeto in lavorazione (dettaglio)

Retro del tappeto dove si vedono in maniera nitida i nodi persiani (dettaglio)

In alto a destra, dettaglio iniziali (ROG- Roberta Ostellari Griggio)

Quando lavoravo con Roberta avevo la sensazione di stare a strimpellare un pianoforte a quattro mani: lei nell’affrettarsi a concludere impegnava una così intensa tensione emotiva che la costringeva ad asciugarsi di continuo le mani sudate sul grembiule nero, altrimenti  l’ago e le gugliate di lana  faticavano a scorrere. Il lavoro ci appassionava a tal punto che avremmo desiderato non interromperlo mai, ansiose di ammirare i disegni, i decori, le greche che via via ci apparivano a mano a mano che si procedeva. Consumavamo di fretta il nostro merendino, impiegavamo il tempo dell’intervallo per lavorare e spesso nei giorni di vacanza, arrotolavamo il tappeto e, con il permesso della maestra, lo portavamo, a turno, a casa dove ci incontravamo per procedere, possibilmente sempre a quattro mani. Ciascuna ambiva a produrre un tappeto per sé, per la propria abitazione. Nel mio caso, ahimè, dovevo fare i conti con le limitate possibilità economiche della famiglia, che non mi permettevano di far fronte alle spese per i materiali occorrenti. Nel mio intimo mi proponevo di realizzarlo non appena avessi avuto a disposizione il mio primo stipendio.

 I tappeti realizzati da Roberta Ostellari (dettagli)

Terminate le scuole elementari, nel corso delle medie i nostri impegni ci tenevano occupate in diverse altre attività e poi la scuola secondaria decretò la nostra separazione.

Intanto il tempo scorreva e le nostre vite ci vedevano impegnate in versanti diversi…Ma destino volle che a distanza di oltre due decenni Roberta ed io ci ritrovassimo e ritornassimo a parlare di tappeti: lei più intraprendente di me era riuscita ad arredare il suo appartamento con diversi tappeti di sua creazione. Fu allora che mi incoraggiò, mi incitò, mi spronò e mi guidò con i suoi preziosi suggerimenti a riprendere il lavoro interrotto. Grazie a lei ce l’ho fatta a realizzare il mio sogno: la produzione  di ben tre tappeti!

Cartolina di Curtarolo, chiesa di Santa Maria di Non, Scuola elementare Cesare Battisti, strada statale Valsugana fiancheggiata dai platani, Palazzo Bertato in centro al Capoluogo

Non solo, mia figlia e un’amica, coinvolte nella passione realizzarono manufatti dello stesso genere. Che cos’altro non è tutto ciò, se non innata abilità imprenditoriale dimostrata da Roberta? Le nostre strade avevano preso, purtroppo, direzioni diverse: Roberta alle scuole superiori a Cittadella, io a Padova. Pur abitando entrambe a Curtarolo, paese in provincia di Padova, per differenti impegni, percorsi di studio e lavorativi, la nostra frequentazione cessò per un lunghissimo trascorrere di anni.

Conversazione con Roberta Ostellari, Amministratrice Unica della startup PGM12

I ricordi e le emozioni legati a questa nostra antica amicizia sono soltanto la premessa di una piacevolissima conversazione con Roberta. Un’occasione preziosa  per condividere una storia di vita  e una storia professionale dove gli ingredienti principali sono sicuramente la creatività, la consapevolezza dei propri talenti,  la cura per le proprie inclinazioni e abilità,  l’amore per le cose ben fatte, la capacità di guardare avanti con intraprendenza e un pizzico di audacia.  Il progetto APP PROKE realizzato con  la figlia Paola Griggio ne è la prova!  Lasciamo a lei la parola…

  • Roberta, ti va di parlare un po’ di te?

Certo, volentieri! Sono nata a Curtarolo, un paese della provincia di Padova, vicino al fiume Brenta, a metà strada tra Padova e Cittadella. Finite le scuole medie mi sono iscritta all’Istituto Tecnico Commerciale per Ragionieri di Cittadella. Erano gli anni ’68 e a Padova c’era un grande fervore e forte protesta studentesca per cui mio padre, nell’intento di proteggermi, ha voluto frequentassi un Istituto Superiore in un posto tranquillo, Cittadella per l’appunto. Sono stata l’unica della mia classe ad iscriversi ad un Istituto tecnico. Le mie compagne si sono iscritte alle Magistrali. Allora, al di là degli interessi scolastici, una ragazza doveva diventare un’insegnante aveva così il tempo per avere un marito e dei figli. Il mio obiettivo, invece, era quello di andare a lavorare in Banca. Ambiente allora prettamente maschile, con orario di lavoro dalla mattina alla sera. E allora Marito e Figli? Io mi sono diplomata nel ’72 con borsa di studio e medaglia d’oro per meriti scolastici ricevuta dalla allora Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, dove ho iniziato a lavorare dall’Aprile 1973: seconda vincitrice del concorso. Il primo era…Maschio! In banca allora eravamo in 8 donne. Ho preso marito ( mio ex insegnante di lettere) e ho avuto una figlia! Sono stata dipendente bancaria fino all’ Ottobre del 2014. Ringrazio la Fornero, che grazie alla sua riforma, ho potuto lavorare un anno e mezzo in più rispetto alla normativa allora vigente. Ho vissuto tutte le fusioni da Cassa di Risparmio a Intesasanpaolo. Ho avuto la fortuna di lavorare a Torino e a Milano dove ho conosciuto varie realtà, logiche e interessi più o meno condivisibili.

  • Ti ricordi che da quando avevamo iniziato a parlare dell’imminente pensione per entrambe, mi manifestavi una tua preoccupazione? Temevi di entrare in uno stato fossile, volevi mantenerti attiva, intraprendere una nuova attività stimolante. Per questo mi avevi proposto di aiutarti in una ricerca di pubblicazioni relative a possibili attività femminili da intraprendere…

Roberta Ostellari

Anche e soprattutto per questo, quando nel 2014 mi hanno mandata in pensione ho pensato di riprendere una mia passione da ragazza. Ho frequentato un corso regionale e mi sono diplomata modellista alla scuola Sitam di Padova. Naturalmente ero la più vecchia del gruppo di 15 partecipanti. All’esame, la presidente della commissione chiedeva a tutti come avrebbero utilizzato il diploma ottenuto. A me si è rivolta in questi termini: “ A lei non chiedo cosa farà una volta conseguito il diploma”, alludendo naturalmente ai miei capelli bianchi di 63 anni. Ho risposto: “Perché? Lei me lo deve chiedere, perché io insegnerò!”  E fu così. Due giorni alla settimana, fino al 2020, anno della pandemia, ho insegnato proprio nella scuola dove ho imparato: Sitam di Padova.

Essendo poi fortunata di poter contare sulla mia pensione, e non avendo il problema della ‘pagnotta’, negli altri giorni sono stata alle ‘dipendenze’ di mia figlia Paola Griggio, ingegnere, che aveva avviato, nel 2012 la start up Next Sight, brevettando una apparecchiatura oftalmica denominata Nexy. Ora l’azienda Next Sight  fa parte di un Gruppo a livello internazionale.

Il mio lavoro, del tutto gratuito, ha contribuito al raggiungimento dell’avvio dell’azienda Next Sight, concretizzando l’idea di Paola di telemedicina per la cura preventiva delle malattie oculari quali maculopatia e retinopatia.

Se io, in nome dei ‘diritti acquisiti’ di un pensionamento tranquillo e dignitoso, non avessi continuato a lavorare, forse mia figlia non avrebbe potuto realizzare la sua impresa nei tempi avvenuti, dando lavoro a sua volta a un nutrito numero di persone altamente qualificate.

Io sono convinta che il lavoro sia un buon antidoto contro l’invecchiamento mentale e una buona terapia per essere contenti.

Parafrasando una frase di Steve Jobs: “ Siate giovani e siate folli”. Ecco, io giovane non sono ormai da tempo, ma folle sì.”

  • Come è nato il progetto dell’APP PROKE? Quali servizi offre?

Nel 2020, anno della pandemia e in piena ‘clausura’, non riuscendo a confezionare un vestito ad una mia amica, in quanto non potevo  prendere le misure, ho lanciato una provocazione a mia figlia Paola: “ Voi ingegneri vi date un sacco di arie, avete inventato la telemedicina, i telecomandi,, telemonitoraggi…e non avete inventato il modo di prendere le misure a distanza!”

Ed ecco: dopo 4 anni di studi di un gruppo di ingegneri coordinati da Paola e dopo uno studio di modellistica che ha visto il coinvolgimento di vari modellisti tra cui anche uno giapponese, è nato Proke, acronimo di Process Bespoke.

A 70 anni sono diventata Amministratrice Unica di PGM12, start up innovativa che ha brevettato questo nuovo servizio di ‘presa misure a distanza del corpo umano’ con assoluta precisione. Con una tuta in lycra, dei tag applicati e una app è possibile prendere le misure del corpo umano da remoto. Tale innovazione consente di esportare il Made in Italy sartoriale (quello vero) all’estero. Ci sono aziende i cui dipendenti girano il mondo per prendere le misure dei loro clienti, con costi aziendali notevoli. Sono poi da considerare i costi di inquinamento che gravano sull’ambiente per i numerosi e continui voli aerei.

Proke è un servizio che contribuisce al rispetto dell’ambiente e al miglioramento della qualità della vita senza inutili trasferte.

Ora, in fase di sviluppo sono emerse utilità di applicazione anche in altri ambiti: ortopedico, dietologo, estetica ( variazioni del corpo in relazione rispettivamente a fisioterapia, dieta, massaggi con prodotti vari).

È stato un lavoro impegnativo, che ha coinvolto numerose professionalità. L’aspetto però più importante per me è stato quello di lavorare con mia figlia: due generazioni a confronto che hanno lavorato con un obiettivo comune. Il nostro fine non sono i soldi, ma mettere a fattor comune le nostre conoscenze ed esperienze per creare lavoro.

Paola Griggio

Mi sono chiesta come mai non esistesse un servizio del genere così preciso. Mi sono data una risposta. Un ingegnere non parla con il sarto perché quest’ultimo non capisce niente. Un sarto non parla con un ingegnere perché quest’ultimo non capisce niente. Mia figlia, che in casa ha visto il valore del lavoro di un sarto, ha condiviso con me le sue conoscenze e capacità, nel rispetto reciproco, raggiungendo momenti di grande felicità. Ad ogni superamento dei vari ostacoli, ogni volta abbiamo festeggiato con pizza e prosecco, noi due sole!”

Tuta -Per saperne di più https://proke.app/funzione/

Presa di misura  -Per saperne di più https://proke.app/funzione/

  • Cosa desiderate e come immaginate il futuro del progetto?

Il lavoro non è un peso, ma rappresenta l’ossigeno della vita. Non è vero che bisogna andare in pensione per lasciare ai giovani posti di lavoro. È vero l’esatto contrario. Se io non avessi lavorato non avrei potuto contribuire a creare nuovo lavoro come nel caso di Proke.

  • Quali i punti di forza, le competenze professionali e umane che, in sinergia con le competenze dell’altra vi hanno permesso di crescere e lavorare insieme?

Io sono nata con la carta carbone e l’informatica è stata per me un ostacolo non banale. Credo che, per la mia generazione, sia stata una rivoluzione così come è stata l’invenzione della stampa. Però, aver lavorato con mia figlia, mi ha consentito di non ‘aver paura’ di questo mondo virtuale, di avere il coraggio di ‘schiacciare il famoso bottone’ e di avere una conoscenza, sia pure elementare di questo odierno mondo virtuale.

Nell’anno2020/2021 sono stata Presidente del Club Inner Wheel Padova ( Rotary femminile). Essendo l’anno del Covid non erano possibili gli incontri di persona: Ho invitato le socie, mediamente ultra sessantenni, ad incontrarci in Zoom: obiettivo raggiunto grazie a mance ai vari nipoti che hanno aiutato le nonne a ‘ schiacciare il bottone’. È stato bellissimo e tutte soddisfatte!

Presa di misura e abito finale – Per saperne di più  https://proke.app/case-history/

  • Una attività che punta alla qualità ha la necessità da parte dei professionisti che ne fanno parte di condividere uno stile professionale e umano centrato su processi di apprendimento e di aggiornamento professionale continui, sulla capacità di gestire il cambiamento delle condizioni ambientali e di rapporti interpersonali in cui si svolgono le attività, sulla capacità di trasformare i problemi in opportunità…  Che cosa puoi evidenziare in merito a questo aspetto?”

Quando io ero giovane esisteva un ‘ascensore sociale’ per tutti coloro che avevano un minimo impegno lavorativo. Ora esiste l’esatto contrario: c’è un continuo declino delle classi sociali.

La mia generazione gode dei famosi ‘diritti acquisiti’, dove la pensione è parametrata all’ultimo stipendio percepito. In nome di quale principio? Il concetto ‘diritto acquisito’ è nato negli anni ‘80/’90 in pieno sviluppo economico. E dopo? I nostri figli avranno la possibilità di vivere una vecchiaia economicamente tranquilla come è per quelli della mia generazione?

Il vostro progetto imprenditoriale ha sicuramente a che fare con la CREATIVITÀ, la BELLEZZA e lo SVILUPPO DEL TERRITORIO. Le moderne teorie sulle intelligenze multiple e sulla competenza creativa affermano che la creatività è la capacità di creare qualcosa di ORIGINALE, RILEVANTE, REALIZZABILE, UTILE.

Non c’è bisogno che chieda la vostra conferma dato che conoscendo Paola e Roberta  ho accumulato una quantità di dati che mi permettono di esprimere un giudizio sicuro e certo per entrambe. Concludendo, che cosa é per te  la  bellezza  e qual è il tuo rapporto con i luoghi dell’infanzia?

Sai, ci ho riflettuto un po’ prima di rispondere…per me la bellezza è l’animo. Anche la terra, la natura sono per me bellezza e risorse inestimabili: mi sento soddisfatta, serena, realizzata, appagata quando coltivo il mio orto e raccolgo a piene mani i frutti che mi offre. Non posso desiderare di meglio.

Proprio per questo mi sento particolarmente e affettivamente legata all’ambiente della mia infanzia – giovinezza, territorio di campagna immerso nella natura con un suo fascino per me assolutamente caro e particolare.

  • Infine, posso chiedere perché avete accolto di buon grado la proposta di condividere la vostra esperienza su GEAPOLIS COMMUNITY?

Credo nel lavoro di squadra e il mettere a fattor comune le varie idee, conoscenze, esperienze è un grande valore. Il “condividere” per me non è solo un termine evangelico ma una possibilità per vivere una vita gratificante e ricca di soddisfazioni. Per questo sono onorata e lusingata di aver avuto l’opportunità di condividere la mia esperienza con voi, soprattutto dopo aver conosciuto la vostra realtà grazie alla mia amica Marisa. Uso il termine “amica” perché, nonostante i nostri incontri siano saltuari, ad ogni nuovo incontro è come ci fossimo lasciate un’ora prima.

RASSEGNA STAMPA- dal web

ARCHIVIO GEAPOLIS/ STORIE DI PERSONE E COMUNITÁ

OLTRE A SAPER TENERE L’AGO IN MANO

“… così Ida Ferri fu l’ideatrice di una vera e propria “scuola romana” del cucito e opinion maker tra le donne. La ricordo, bella con i suoi bianchissimi capelli, nella luminosa casa-lavoratorio di Via Volturno, vicino alla stazione Termini, sorridente e accogliente verso chiunque fosse interessato non solo ai corsi, ma a ogni forma di elevazione delle donne. Ida è risultata un’educatrice e una formatrice di quadri femminili, con molto fiuto per le giovani che avevano attitudine a loro volta a diventare leader“ (Giglia Tedesco)

Il contributo curato da Marisa Peruzzo, la sua “Cartolina dal Veneto” ci offre l’occasione di riproporre  la documentazione del circolo di studio “Oltre a saper tenere l’ago in mano” attivato nel biennio 2015-2017. 

FOCUS: LE DONNE NEI CONTESTI RURALI DEL CENTRO ITALIA (1920-1960). I CORSI DI TAGLIO E CUCITO E IL MESTIERE DELLA SARTA NELLE ZONE RURALI DELLA TUSCIA VITERBESE. 

Le testimonianze proposte offrono una chiave di lettura privilegiata sulla funzione sociale che hanno avuto i corsi di taglio e cucito nel secolo scorso.  Essi hanno costituito, quanto meno fino a tutti gli anni cinquanta, un punto di aggregazione  per molti versi fondamentale, una sede di divulgazione e di formazione, e non soltanto per il cucito. I corsi di taglio e cucito infatti, costituivano per molte ragazze il modo prevalente per uscire di casa e professionalizzarsi, o quanto meno  per integrare la propria formazione domestica e per rompere l’isolamento in una forma accettabile da parte delle famiglie.  Possiamo  dire che il made in Italy, il prêt-à-porter, la fortuna  delle confezioni italiane nel mondo  e la moderna industria dell’abbigliamento hanno anche queste radici.

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