Suor Maria Caterina Orrù: “Ricamando adorare la Vita”.

CIRCOLO DI STUDIO VIRTUALE “UN FILO… PROMESSA DI BELLEZZA”

Il circolo di studio virtuale “Un filo…promessa di Bellezza” propone uno spazio partecipativo di documentazione e approfondimento. Esso intende evidenziare come, nel corso dei secoli, la Storia e le storie di vita siano passate anche attraverso la manualità operosa, silenziosa, umile del ricamo che non è “arte minore”, ma sopraffina tradizione. Attraverso i contributi messi a disposizione di Geapolis, lo spazio accoglie alcune creazioni che testimoniano un patrimonio di tessuti e di ricami di indubbio pregio. Per la loro varietà, esse permettono di illustrare numerose tecniche e numerosi stili di un arco temporale che, dal XVI secolo, giunge quasi ai giorni nostri, consentendoci di tracciare una breve storia del ricamo liturgico. Protagonisti, insieme ad alcuni manufatti locali, sono i tessuti liturgici ricamati in sete policrome e fili d’oro, dove l’arte del ricamo diventa audacia creativa di una mano che attraverso un filo  desidera l’incontro del cielo sulla terra …

a cura di Antonella Cesari e Raffaella Puddu

Pubblicato il 20 giugno 2019

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Dopo il contributo delle clarisse con Suor Agnese Bullegas (clicca qui) e delle cottolenghine con suor Giuliana Galli (clicca qui) proponiamo  una conversazione con suor Alessandrina e suor Maria Caterina Orrù, abbadessa del Convento di clausura delle Suore Adoratrici Perpetue  del Santissimo Sacramento a Roma. Nella comunità  vivono 12 suore  di cui sei provengono dal Messico.  Un contesto  interculturale e intergenerazionale dove  l’arte del  ricamo è diventato il linguaggio attraverso il quale “ricami antichi e ricami nuovi”  dialogano, si completano, si attualizzano con  intelligenza e sapienza. 

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“MANI MIRACOLOSE CHE TRASFORMANO BISOGNI E PAURE IN SPIRITO``

Attraverso  i manufatti realizzati in punto rinascimento, ricamo in oro, a  punto croce e con la tecnica delle sfilature, suor Maria Caterina Orrù, originaria di Sant’Antioco e suor Alejandrina originaria di Veracruz (Messico)  ci accompagnano attraverso  un percorso geografico e culturale,  “seguendo  il filo“ che  ha unito le loro rispettive vocazioni religiose. Presso il Museum of Popular Art, a Città del Messico, si legge che  a realizzare manufatti  e  ricami preziosi sono le “Mani miracolose che trasformano bisogni e paure in spirito”.  Forse anche per questo  l’arte del ricamo in Via del Casaletto n. 268 testimonia  lo stile di un  pellegrinaggio interiore che per le  Suore Adoratrici Perpetue  del Santissimo Sacramento si chiama Adorazione.

Chiediamo a suor Maria Caterina in che modo l’arte del ricamo ha accompagnato e scandito le fasi e i momenti significativi dei suoi 57 anni di vita consacrata. 

Sono nata a Sant’Antioco ottanta anni fa.  All’epoca, come  la maggior parte delle bambine del paese,  anch’io  frequentavo l’asilo  gestito dalle suore del Cottolengo di Torino. Ho imparato a ricamare all’asilo con suor Amelia.  Avevo tre-quattro anni quando, con lei,  ho iniziato a fare i primi punti. Era paziente ma anche molto esigente.  Suor Amelia ha insegnato a ricamare a generazioni di donne di Sant’Antioco e ancora oggi la ricordano in tante. Ero giovanissima quando ho realizzato la mia prima tovaglia ricamata a Punto Palestrina che, ancora oggi, mia nipote utilizza… 

Ma la tecnica che più mi ricorda la mia terra del Sulcis  e Sant’Antioco è il Punto Rinascimento con il quale sono state ornate tante tovaglie d’altare per le chiese e realizzati tanti manufatti per l’arredo delle case private (centri, tende, cucini…).

Punto Rinascimento  a Sant’ Antioco (dettaglio di tovaglia d’altare) – Realizzato da Maria Venturi 

A diciotto anni ho lasciato Sant’Antioco e sono entrata nel monastero delle Suore Adoratrici a Roma. Nel luglio del 1962 mi sono consacrata. All’epoca l’istituto si trovava a Roma in via dei Selci. Dal 1968 ci siamo trasferite nel nuovo monastero in via del Casaletto. (Per saperne di più sulla  Madre Fondatrice e sulla storia della comunità clicca qui )

Al mio arrivo in convento c’era un laboratorio di ricamo  qualificato e fiorente. Venivano realizzati manufatti destinati alle celebrazioni liturgiche (dalle tovaglie d’altare ai paramenti per il celebrante), oltre  ai corredi da sposa che ci venivano commissionati. A proposito di corredi da sposa, ricordo ancora una giovane donna  che desiderava un corredo realizzato con tessuti colorati (tra cui anche il nero), ricamati con i punti del ricamo classico a colori sfumati. Per il ricamo  liturgico ricordo ancora suor Maria Chiara e  suor Maria Maddalena  per la particolare abilità nella tecnica della canottiglia  (ricamo in oro).

In che modo era organizzato il laboratorio di ricamo? La vita del monastero è da sempre scandita dalla preghiera e dal lavoro. Ciascuna consorella ha un suo preciso ruolo all’interno della comunità e svolge i servizi che le vengono assegnati. Quando il nostro istituto si trovava ancora in via dei Selci, ricordo che il laboratorio di ricamo si trovava nella sala  capitolare. La mattina ci si alzava alle quattro. Le prime ore del mattino erano dedicate alla preghiera comunitaria e personale.  Alle otto ciascuna di noi iniziava il proprio servizio. Le ricamatrici andavano  nella sala capitolare dove lavoravano fino alle ore 11.30. Nel pomeriggio, alle 16.00 riprendevano il lavoro fino all’ora della recita dei Vespri.  Nel mio caso ho svolto diversi servizi all’interno della comunità e mi sono dedicata al ricamo soprattutto nei momenti in cui occorreva ricamare per la realizzazione dei corredi da sposa. Nel gruppo specializzato delle ricamatrici ricordo  anche  Madre Elena che era specializzata nei disegni preparatori.  Per quanto riguarda i materiali, dai tessuti ai filati abbiamo sempre avuto come punto di riferimento lo storico negozio  Canetti, al centro di Roma.

Copricalici in seta (Palla) ricamati in oro agli inizi del 1800- Utilizzati nella solennità liturgica della Pasqua  e nella Festa del Sacro Cuore di Gesù

Per quanto riguarda il ricamo liturgico la nostra comunità conserva con particolare cura alcuni manufatti realizzati nei primi decenni del 1800 sotto lo sguardo attendo della nostra fondatrice, suor Maria Maddalena dell’Incarnazione. Per la nostra comunità, queste vere opere d’arte hanno un particolare significato, perché  profondamente ancorate alla spiritualità eucaristica che caratterizza il nostro carisma.  Tra i manufatti più significatici c’è il VELO OMERALE voluto dalla nostra Fondatrice, realizzato in seta dalle prime consorelle. Negli ultimi decenni è stato necessario un intervento di recupero del lavoro di ricamo a causa del logorio del tessuto. Sono state le nostre consorelle della comunità di Napoli a realizzare il lavoro recuperando i ricami e riportandoli  su un nuovo tessuto.

Velo omerale  voluto dalla Fondatrice e realizzato in seta dalle prime consorelle nei primi decenni del 1800

LESSICO FLOREALE E DEI PARAMENTI

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Il velo omerale (dal latino humerus, “spalla”) è un paramento liturgico usato dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa anglicana. Consiste in un pezzo di stoffa rettangolare lungo circa 2,5 metri e largo circa 60 cm. È dotato di due nastri di stoffa o ganci metallici posti approssimativamente al centro del velo, per fissare in sicurezza il paramento qualora lo si indossi per molto tempo. Esso fa parte del completo del piviale, pertanto da quest’ultimo prende gli stessi ricami e colori liturgici. Per consuetudine al centro è ricamata un Ostia circondata da una raggiera. Tuttavia tra le decorazioni intessute si possono trovare la croce (di solito greca) o gli emblemi eucaristici: la sigla JHS, l’agnello, spighe di grano e grappoli d’uva. Il velo omerale viene usato dal sacerdote o dal diacono per reggere l’Eucaristia, normalmente posta nell’Ostensorio o nella pisside: ciò può avvenire quando l’Eucaristia viene portata in processione, in particolare nella processione del Corpus Domini, oppure quando si impartisce  la Benedizione Eucaristica. 

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 Simboli eucaristici  ricamati in oro sul velo omerale (dettagli) 

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UVA: Secondo il mito greco era generalmente riferita a Dioniso, in seguito il grappolo d’uva divenne allusivo al sangue di Cristo. In associazione al grano (o al pane) diventa invece riferimento eucaristico e come tale associato all’Ultima cena e alla Passione, anche in relazione al vangelo di Giovanni (15, 1-8): “Io sono la vera vite”.

GRANO: Il grano è simbolo di Gesù in quanto rimanda al pane dell’Eucarestia. Per Sant’Agostino “La spiga chiusa: ricorda una freccia e dunque indica l’insegnamento morale. La spiga aperta, piena di chicchi, ha un significato in senso mistico, è pienezza di gioia e beatitudine angelica”.

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Simbologia floreale ricamata in oro sul velo omerale (dettagli) 

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ROSA In ambito cristiano diventa il fiore per eccellenza della Madonna, “rosa senza spine” (come quelle che si diceva crescessero nell’Eden) perché nata senza peccato originale. La rosa canina, a cinque petali, allude invece alle cinque ferite inflitte a Gesù in croce.

FIORDALISO L’iconografia cristiana l’associa a Gesù Cristo perché cresce nei campi di grano (simbolo dell’Eucarestia) e perché il suo colore richiama il cielo e, per estensione il Paradiso e la vita dopo la morte. Di qui la sua presenza nei dipinti che rappresentano l’Assunzione della Vergine, la Resurrezione o l’Ascensione di Cristo.

TULIPANO Originario della Persia, dove era il simbolo dell’amore perfetto, fu portato in Europa nella seconda metà del XVI secolo. In Italia già in precedenza cresceva spontaneamente nei campi il cosiddetto tulipa silvestris (che compare anche nell’”Annunciazione” di Leonardo del 1474), emblema della grazia e dell’amore di Dio, perché appassisce lontano dalla luce.

VIOLA Nella mitologia è il fiore nato dal sangue di Attis, che si mutilò dopo essere impazzito per volontà della dea frigia Agdistis, innamorata di lui e respinta. Nel mondo cristiano diventa simbolo di modestia e di umiltà e come tale associata sia a Gesù che alla Madonna. La viola del pensiero, con i suoi cinque petali, simboleggia le ferite di Cristo.

PAPAVERO Nell’antichità il riferimento era in genere al papaver somniferum, cui erano associati il sonno, i sogni e anche la morte, sonno eterno. Nel cristianesimo compare invece il più comune papaver rhoeas che, per il colore, richiama la Passione e, per la sua crescita nei campi di grano, il rapporto fra Eucaristia e sangue di Cristo.

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“Ricami antichi & Ricami nuovi… Ricamo in oro & Punto croce”

A suor Alejandrina, originaria di Veracrux (Messico) chiediamo: in che modo l’antica  tradizione monastica  si incontra con l’arte del ricamo  delle consorelle messicane?  In Messico l’arte del ricamo privilegia due tecniche particolari: il punto croce e le sfilature. Queste tecniche sono la sintesi dell’intreccio della cultura indigena e l’influenza europea, in particolare spagnola. Il punto croce è una tecnica molto diffusa a Veracruz.  Sin dai tempi pre-ispanici le donne decoravano i loro vestiti con diversi ricami utilizzando la flora e la fauna della regione nella quale vivevano come temi principali. Durante la colonizzazione e con l’arrivo degli spagnoli in diverse parti di Veracruz, il tipico ricamo a punto croce con filo fu trasformato, utilizzando per la decorazione delle perline.  A loro volta, i ricami di Spagna e Portogallo furono influenzati dallo stile  moresco dall’VIII secolo. La tradizione spagnola del ricamo raggiunse  così le colonie del Messico, della California Spagnola, e del Sud America.

Manufatti realizzati dalle consorelle messicane nella comunità delle Suore Adoratrici di Via del Casaletto 

Così, ancora oggi, gli  antichi punti spagnoli sono utilizzati nei migliori ricami messicani: le sfilature su cotone sono una delle più belle. Qui nella Comunità, le consorelle italiane ci insegnano alcune tecniche della tradizione del ricamo, dal chiacchierino ai punti del ricamo classico al punto rinascimento. Con le consorelle messicane realizziamo manufatti utilizzando i punti che caratterizzano la nostra tradizione, in particolare il punto croce. Con la creatività che ci caratterizza abbiamo introdotto “molto colore” che utilizziamo nel rispetto della tradizione liturgica: il viola per il periodo di Quaresima, il rosso in occasione della Pentecoste e delle feste dei martiri, l’azzurro per le feste mariane, il verde per il tempo ordinario. Anche le sfilature su cotone appartengono alla nostra tradizione. Esse si differenziano dalla tecnica delle sfilature in Italia. Questa è una casula che mostra il punto nel dettaglio…

Casula ricamata  recentemente con la tecnica della sfilatura dalle consorelle  messicane

Per una suora Adoratrice del Santissimo Sacramento che cosa significa ricamare? É suor Maria Caterina a risponderci …

Se il cristianesimo dovrà distinguersi, nel nostro tempo, ciò avverrà attraverso l’ “arte della preghiera”, attraverso un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento. Matura silenziosamente quella conversione che porta a vivere la misura alta della vita.

Ricordo in particolare  una nostra consorella.. Mi colpiva molto la sua spiritualità e la sua capacità di trasformare il lavoro in preghiera; era come se ogni punto di ricamo rimandasse ad una Presenza cercata e trovata nella quotidianità, in mezzo e attraverso i colori, i tessuti, l’ago e  il filo. 

Era il suo modo di testimoniare la  certezza di non essere  mai sola e di avere una missione da compiere nel mondo e nella Chiesa.