di Ida Renzicchi
di Ida Renzicchi

Grazie alla tecnologia, Ida Renzicchi ha incontrato per Geapolis lo scrittore, sceneggiatore, regista americano Brandon Cole, autore del dramma Imperfect Love.
E’ stato un piacere conoscere Brandon Cole. Leggendo la sua biografia mi hanno molto colpito le sue esperienze vissute impegnandosi anche in ambiti diversi dalla scrittura. Indubbiamente, esse, supportate dallo studio, sono state fondamentali alla formazione dello scrittore-sceneggiatore ed hanno molto contribuito ad allargare le sue conoscenze rendendolo la persona vera che oggi è.
“Brandon is a real intellectual – the type who’d fight in the Spanish Civil War and read the Bible and Freud at the same time” Brandon è un intellettuale vero, il tipo che combatterebbe nella Guerra Civile Spagnola e leggerebbe la Bibbia e Freud allo stesso tempo. (Alexander Rockwell – scrittore e regista).
Brandon Cole, che ha studiato e parla molto bene l’Italiano, pur se a distanza, riesce a trasmettere la sua passione e a travolgere con il suo entusiasmo, entrando immediatamente in empatia con il suo interlocutore.
D: Brandon, Lei è scrittore e sceneggiatore. Dove trova l’ispirazione per le Sue storie?
R: Ciao, Ida, e molte grazie per questa opportunità di parlare del mio lavoro con te e con i web users di Geapolis. Spero vivamente che la nostra discussione non risulti essere noiosa per nessuno, specialmente per te.
Per quanto riguarda l’inizio delle mie storie, devo dire che prendo ispirazione dalla vita, sempre dalla vita, dalle vite degli altri e, come in “Imperfect Love”, anche da quelle di personaggi storici. E anche da me stesso, specialmente dalle parti problematiche, sia passate che presenti, di me stesso, tanto nella mia mente quanto nei miei rapporti con gli altri, inclusi i miei cari amici ed i miei familiari.
Generalmente trovo suggerimento in una situazione… un comportamento… un modo di parlare. Ritengo che spesso siamo noi stessi a crearci problemi, e che molte incomprensioni avvengano perché, a volte, le persone, non fanno abbastanza attenzione alle loro parole. C’è un detto italiano che mi piace molto: “Le parole sono come pietre”. Non vorrei mai apparire come una persona che biasima, ma, per anni, ho assistito a conflitti e malintesi, ed ho cercato di rappresentare queste circostanze, spesso sfortunate, con un occhio volto a migliorare le nostre vite, a volte, anche sdrammatizzando le situazioni attraverso un taglio umoristico dei miei scritti.
In altre parole, i miei racconti sono personali, molto personali.
D: Lei inizia a scrivere pensando prima al personaggio attorno al quale costruisce la storia o viceversa?
R: Di solito, anche se non sempre, comincio qualsiasi storia dai personaggi. Per me la cosa più interessante è l’essere umano e se trovo un soggetto, oppure se un personaggio viene a me all’improvviso, cioè senza che io lo abbia cercato, tendo a fidarmi di questa mia sensazione iniziale. Poi, devo trovare una storia, un tema, una trama e, qualche volta, devo cominciare a cercare un modo di vita ed un ambiente. Questo è un processo che può richiedere tempo, si sa. Per esempio quando ho cominciato a scrivere la commedia, “Steel on Steel”, trasposta poi nel film “MAC”, ho dovuto costruire la vicenda intorno a tre fratelli, tutti falegnami. Mi domandai: “Chi potrebbe essere interessato alla vita di tre falegnami?” Personalmente, ritengo che la vita di un falegname potrebbe essere interessante. Certamente. Ma gli altri? Chissà? In ogni caso, ho fatto ricerche nella storia italiana, ho trovato Giordano Bruno, Giambattista Vico, e Niccolò Machiavelli e li ho presi a modello.
D: Quali sono i Suoi punti di riferimento? C’è un autore che Lei preferisce?
R: Tantissimi. Veramente l’elenco sarebbe troppo lungo per includere tutti gli autori dai quali ho tratto insegnamento. Ma posso dire che Luigi Pirandello è uno di essi, uno al quale, faccio sempre riferimento con piacere. In effetti una delle motivazioni che mi hanno spinto ad imparare l’italiano è stato il poterne leggere i lavori nella sua lingua, in particolare: “Sei personaggi in cerca d’autore”, “Enrico IV”, e “Il fu Mattia Pascal.” Sembra fantastico, ma è stato proprio così. A proposito, mi piacerebbe aggiungere che, negli anni settanta, la prima volta che venni in Italia, volli proprio visitare la casa dello scrittore ad Agrigento, un luogo bellissimo sopra Porto Empedocle.
Anche “Notturno indiano” di Antonio Tabucchi mi ha impressionato fortemente perché la sua scrittura è semplice e diretta… ed anche profonda… cosa molto rara, no? Al di fuori dall’Italia devo citare Samuel Beckett, specialmente i suoi romanzi, e le commedie di Harold Pinter. Tutti questi autori mi hanno influenzato così fortemente che mi ci sono voluti anni, davvero, decenni, per attenuare la loro influenza su di me… in realtà, devo ammettere che mi influenzano ancora oggi.

In scena. Imperfect Love. (Primo atto)
D: Quanto c’è di reale e quanto di fantasia nelle vicende che Lei narra?
R: Beh, Ida, generalmente mi piace credere che tutto ciò che scrivo sia reale o basato sulla realtà. Per esempio, ho scritto “Imperfect Love” (ed anche “Illuminata”) basato, come si sa, sulla vita di Eleonora Duse e sul suo rapporto sentimentale, durato nove anni, con Gabriele D’Annunzio. Molte parti della commedia sono state prese direttamente dalla storia ma la mia commedia si svolge nell’arco di un giorno. Come comprimere nove anni in un giorno? Ecco una delle sfide. Ho dovuto quindi inventare qualche espediente come la lettera di Sara Bernhardt nel secondo atto. Ma è un fatto storico che le commedie di D’annunzio non riscossero grande successo a Roma e che lui si rivolse alla Bernhardt. Francamente non so se se i due divennero amanti ma mi piace crederlo perché D’Annunzio, secondo me, era un seduttore e La Bernhardt una donna facile, al contrario della Duse che era una dea.
D: Quale è il target di persone alle quali Lei pensa di rivolgersi quando scrive? Secondo Lei, chi sono i suoi lettori?
R: Mi piace pensare di scrivere semplicemente e chiaramente, con l’intenzione che le mie commedie, sceneggiature e romanzi interessino ogni persona appassionata della vita. Posso dire anche di aver ricevuto recensioni negative, tanto da capire che esistono pure persone che possono non apprezzare affatto i miei lavori. Il mondo è ricco e complicato, non è così? Ci sono diverse categorie di persone come pure di scrittori. Mi piace il pensiero di procedere lungo un cammino che altri hanno già percorso prima di me, persone come Eleonora Duse, Cechov, Brecht, e che fino ad oggi, ci sia stato chi ha ammirato loro ed lavori che hanno fatto. E’ questa la platea che io voglio raggiungere. In altre parole, coloro che apprezzano i classici.
D: Quale è il ruolo che Le è più congeniale, quello dello scrittore o dello sceneggiatore?
R: Giusto. Amo molto stare da solo con i miei pensieri ed i miei personaggi e mi piace qualsiasi forma di scrittura. Posso elaborare dialoghi abbastanza facilmente e mi trovo molto a mio agio nello scrivere sceneggiature e commedie. Per quanto riguarda le descrizioni, posso scriverle ma ci devo lavorare sopra un po’, e, poiché esse lo richiedono, ho bisogno di maggior tempo. Ho scritto dei romanzi ed anche il mio giallo “The Rootless” è nato prima come racconto. In futuro, penso, di volermi occupare in modo particolare della mia attività di scrittore, e di diventare quindi un romanziere ma in questo periodo sto lavorando principalmente come sceneggiatore per il cinema e per la televisione.

D: Tra il cinema, il teatro e la televisione, quale è l’ambito che Lei sente più affine alla Sua sensibilità di scrittore? Dove si sente più a Suo agio?
R: Poiché ho cominciato in teatro, più o meno, preferisco quell’ambiente. E’ stato in teatro che ho incontrato per la prima volta persone che ho riconosciuto essermi affini. Cioè, individui irriverenti, con un’allegria spontanea, persone che guardavano il mondo come un luogo strano, divertente ed incantevole allo stesso tempo. E soprattutto, nel teatro, l’essere noioso è una forma di morte e a me piace l’avventura, la sfida diciamo, il comandamento: “Trattieni la mia attenzione!”. Nel cinema, beh, la sala è piuttosto impersonale mentre in un teatro è possibile accorgersi quando una scena non va. Questa immediatezza mi attira molto.
D: Dai Suoi lavori si direbbe che Lei prediliga narrare il passato. Trova maggiore ispirazione nelle vicende trascorse? Ha intenzione di scrivere qualcosa riferito ad avvenimenti o personaggi contemporanei? Chi o cosa potrebbe essere il futuro soggetto di una Sua storia?
R: Sì, Ida, qualche volta il passato vive per me, specialmente con “Imperfect Love”, ma questo lavoro direi è un’eccezione. Ho scritto il film “MAC” con il mio amico John Turturro (1993 – Camera d’Or Cannes), basato sulla sua famiglia, cioè su suo padre Nick, ed i suoi zii. Era necessario che questo film fosse ambientato negli anni cinquanta ma per me era una vicenda contemporanea, direi moderna, perché parla di un uomo che sta cercando di fare qualcosa di buono per i suoi fratelli minori. Una storia senza tempo, no?
Generalmente scrivo sceneggiature, commedie, o romanzi ambientati nel presente. Per esempio questi giorni sto sviluppando sempre con Turturro ed il mio amico, Will Patton, una serie per la TV, un giallo, intitolato “The Rootless”. È la storia ambientata nel presente di un poliziotto di Reno, nel Nevada che non vuole più essere un poliziotto. Ci credi o no, la sceneggiatura è terminata, completamente, dopo anni, ed adesso stiamo cercando una produzione. Vorrei anche che il mio amico Franco Nero si unisca con noi, ed anche il mio amico Gianni Quaranta. Suona bene, no? Eh, vedremo cosa possiamo fare.
D: Tra quelle da Lei scritte, ce n’è una in particolare che Lei preferisce?
R: Beh, Ida, questa è una domanda problematica, no? Ricordo che quando ero piccolo io o uno dei miei fratelli chiedevamo a nostra madre quale fosse il figlio prediletto. Assurdo, non è vero? Mia madre aveva un animo dolce e rispondeva sempre che ci amava tutti allo stesso modo. Ma io, per quanto riguarda i miei scritti, posso dire che “Imperfect Love” è uno, se non l’unico figlio, a cui tengo maggiormente.

D: Il Suo lavoro di sceneggiatore fa sempre riferimento a quanto da Lei scritto o Le viene richiesto di adattare anche lavori di altri autori?
R: In gran parte, le mie sceneggiature sono originali, cioè sono le mie o frutto di una collaborazione con un regista. Ho scritto due sceneggiature con Turturro “MAC” ed “Illuminata”, tutte e due basate sulle mie commedie, “Steel on Steel” ed “Imperfect Love”. Ho scritto anche altre cinque sceneggiature con un amico, regista americano indipendente, Alexandre Rockwell, tutte storie originali. Una volta, sono stato molto fortunato a lavorare per Peter Falk sull’adattamento del libro intitolato “My Dog Stupid” dell’italo-americano John Fante. Per me, che ho un enorme rispetto per i film di John Cassavetes, e per il lavoro di Ben Gazzara e Peter Falk e di Gena Rowlands, questo incontro e questo lavoro che Turturro ed io abbiamo fatto per Falk fu un evento straordinario, un periodo, davvero speciale ed unico. Conosco bene tutti i romanzi di John Fante che considero uno scrittore molto raffinato. Quando però Peter mi contattò, non avevo la sceneggiatura pronta e tutto finì lì. John pensa che il motivo fosse perché Falk era già malato ma io non me ne do pace e la ritengo una mia mancanza.

Modellino tridimensionale in scala progettato da Gianni Quaranta per lo spettacolo teatrale Impefect Love
D: Eleonora Della Rosa e Gabriele Torrisi, i protagonisti del Suo dramma, rispecchiano inequivocabilmente due famosi personaggi italiani: l’attrice Eleonora Duse ed il drammaturgo Gabriele D’Annunzio. E’ palese la Sua ammirazione per la Duse ed il fatto che Lei si sia molto documentato al riguardo. Da cosa nasce tale Suo interesse per la grande artista?
R: Non conoscevo niente di Eleonora Duse neppure il suo nome, benché avessi lavorato in teatro per più di cinque anni. Ma nel 1984, per caso, lessi un paragrafo, solo uno, di Pirandello in cui lo scrittore esprimeva per lei la sua più totale ammirazione. All’improvviso, mi sentii un ignorante e decisi che mi sarei documentato su questa attrice. Fortunatamente c’era, e ci sono ancora oggi, alcune buone biografie in inglese, una di William Weaver, forse la più famosa, un’altra dell’attrice americana, Eve Le Gallienne, e, una più recente di Helen Sheehy. Più leggevo sulla Duse, e più volevo conoscere. Così ho cominciato a documentarmi il più possibile su questa donna straordinaria e sui tempi in cui lei aveva vissuto. A questo riguardo ci sono due spezzoni di films al museo d’Arte Moderna qui a New York, uno con la Duse e l’altro con Sara Bernhardt. Si può vedere immediatamente la differenza nei loro metodi di recitazione. Nonostante i films siano brevissimi, posso dire che la Duse è semplice, vulnerabile, modesta mentre La Bernhardt è fisica, cioè appariscente. Trovo giusto affermare, come molti dicono, che la Duse sia stata la prima attrice moderna. Vorrei aggiungere che non è esagerato dire che Konstantin Stanislavski abbia sviluppato le sue teorie sul teatro dall’opera della Duse. Un complimento straordinario, no?
D: “Imperfect Love” è ambientato in Italia, al Teatro Argentina di Roma. Quale è stata la ragione di questa Sua scelta? Le piacerebbe che il Suo Lavoro venisse rappresentato in Italia, in quel teatro?
R: Rispondo prima all’ultima domanda. Sì, molto! Per me il Teatro Argentina è uno dei teatri della Duse, se non sbaglio, è il teatro dove la grande attrice ha recitato alcune commedie. Ma oltre a questo, è una struttura magnifica, certamente come ce ne saranno altre in Italia, qui negli Stati Uniti invece, un teatro come quello è uno spazio raro. Lo chiamerei un luogo incantevole dove, per esempio, il set di Gianni Quaranta sarebbe perfetto. Di questo, scusa, senza voler sembrare presuntuoso, ne sono assolutamente convinto.
Credo di avere letto qualcosa riguardo il Teatro Argentina nel periodo in cui mi documentavo sulla Duse e sulla sua epoca ma, per la prima volta, l’ho visto quando mi trovavo a Roma con Turturro e il nostro amico Michael Badalucco. Roberto Cicutto, che, penso, sia adesso (o sia stato) il direttore di Cinecittà, ci aveva portati a Roma per la prima del nostro film “MAC”. In quei giorni Turturro ed io stavamo già discutendo la sceneggiatura del film “Illuminata” e volevamo vedere le sale perché molto di quel film è ambientato in un teatro. Un’altra volta, sempre con Cicutto, abbiamo cercato altri teatri: a Rimini, in Umbria, ed anche in Sicilia, ma il Teatro Argentina di Roma è quello che, da sempre, più mi è rimasto nel cuore.
Tutto è già pronto per una produzione italiana di “Imperfect Love”. Ho lavorato a questa commedia più di trent’anni (davvero!) ed anche se è andata in scena due volte, con successo a New York, non avrò pace finché non potrò produrla in Italia.
Ho bisogno di trovare un produttore/una produttrice e/o un teatro. In America, ho un produttore, ma, ovviamente, abbiamo bisogno di uno italiano.

Roma, Brandon Cole a Cinecittà
D: La Sua commedia vede i protagonisti coinvolti nel cambiamento epocale con l’avvento del “teatro moderno” e la popolarità di Ibsen, e vede anche il conflitto fra due donne di quel periodo: Eleonora Duse e Sarah Bernhardt. Quali sono state le difficoltà nel sottolineare tali sostanziali differenze nel Suo dramma?
R: Sì, Ida, questa è una domanda importante, grazie per l’interessamento. Devo dire che non mi piace molto il teatro del nostro tempo (scusa!) perché, troppo spesso, trovo che le commedie siano quasi infantili.
Per me, la Duse conosceva la differenza tra un dramma importante e uno di scarsa qualità e credeva fosse suo dovere promuovere scritti e lavori di commediografi che parlassero alle menti e ai cuori. Ecco perché lei voleva rappresentare le commedie di D’Annunzio, ma anche, ad esempio, di Ibsen. Al contrario, la Bernhardt, non voglio essere crudele, era, se posso dire, una persona superficiale che amava il pubblico e voleva piacere al pubblico, quasi come una prostituta. Questa differenza è uno dei motivi per cui in “Imperfect Love” La Bernhardt viene chiamata “sgualdrina”. In ogni caso la differenza fra queste due attrici è assoluta ed io volevo dimostrare chiaramente che la storia ha scelto la Duse come artista, come donna e come persona da seguire se non perfino da adorare.
D: Ambientazione italiana, personaggi italiani… da cosa deriva il Suo evidente amore per la nostra nazione? Cosa Le piace in particolare?
R: Beh, Ida, l’Italia è la mia seconda patria e qualche volta perfino la prima. Benché nata negli Stati Uniti, mia madre, era di origine italiana ed il mio primo viaggio in Europa è stato proprio in Italia. Posso dire che durante quel viaggio mi sono sentito a casa, e per me, durante quel periodo della mia vita, quella sensazione così era importantissima. La cosa che mi piaceva particolarmente allora e che mi piace anche adesso sono le espressioni di tanti italiani, certo non di tutti ma di molti. Trovo che in Italia molto spesso le parole della conversazione siano un tutt’uno con l’espressione dei volti, soprattutto degli occhi e dell’intonazione della voce. Per me tali modi di comunicare sono molto importanti e li noto anche nell’ordinare un caffè o una bottiglia di latte.
D: Intende scrivere ancora qualcosa riguardante l’Italia?
R: Sempre. Ho scritto una sceneggiatura, anni fa, che vorrei girare in Italia appena possibile. Si intitola “Il Bagnino” ed è una storia della riconciliazione fra un padre e suo figlio. Nel 1997, più o meno, ci fu uno sciopero dei bagnini. Credo che questo ricordo sia ancora vivo in alcune parti d’Italia. In ogni caso, io allora venni in Italia per incontrare i bagnini specialmente della costa amalfitana, da Vico Equense a Vietri sul Mare, ma anche a Napoli.
Per me questa storia è una celebrazione della vita italiana dove un uomo, il
figlio, ancora piuttosto giovane, torna in Italia dopo anni di lontananza per scoprire che questo, è il suo vero Paese.
D: Per le scene ed i costumi del suo dramma, Lei ha scelto il premio Oscar Gianni Quaranta. Sappiamo che la critica statunitense ha molto elogiato il lavoro dell’artista italiano che ha incantato con i suoi costumi e le sue scenografie attraverso le quali è riuscito a far sì che lo spettatore avesse una visione della scena a trecentosessanta gradi, mostrando nel primo atto il “dietro le quinte” e nel secondo, “una scena nella scena”. “Major kudos to Gianni Quaranta, whose sets and costume designs fill the theatre with great ideas and gorgeous execution.” (Il maggior onore a Gianni Quaranta le cui scenografie e costumi riempiono il teatro con delle idee grandiose ed una esecuzione fastosa.) (Bill Crouch). “Costumes, also by Gianni Quaranta couldn’t be better if executed on Broadway scale, representing period and character with taste, authenticity, and originality… “I costumi, anch’essi di Gianni Quaranta, non potrebbero essere migliori se eseguiti su scala Broadway, rappresentando periodo e personaggio con gusto, autenticità e originalità…” (Alix Cohen). (giusto per citarne alcuni…) Quale è stata la sensazione che Lei ha provato nel vedere per la prima volta in scena l’enorme mostro di pietra dalla grande bocca spalancata? Si aspettava la reazione del pubblico in sala?

Brandon Cole e lo scenografo Gianni Quaranta al Connelly Theater con il modellino in scala tridimensionale realizzato per la rappresentazione teatrale di Impefect Love.

Imperfect Love. Brandon Cole con il regista Michael Di Jiacomo e lo scenografo- costumista Gianni Quaranta ( Connelly Theater – New York)
R: Gianni Quaranta è un caro amico da anni e mi piace sempre il suo lavoro.
Parlavamo di “Imperfect Love” da anni, forse da venti, cosi, nel 2018, quando ho finalmente trovato una produttrice disposta ad investire del denaro, ho contattato immediatamente Gianni e gli ho spedito una nuova versione del copione insieme alla mia idea per il set. A fare la differenza, questa volta, era la presenza ed il lavoro del premio Oscar Gianni Quaranta! Il famoso scenografo ha buttato via tutto ed ha ideato un nuovo progetto che è il set che poi abbiamo usato. Gianni, ha spedito in un container dall’Italia, da Roma dove li aveva fatti realizzare, il set ed i costumi, entrambi magnifici, ma ha anche portato con sé un modo di vivere, una cultura elevata, ed una personalità molto gentile, in una parola ha portato l’Italia. Per me è stata un’esperienza fantastica! Gianni Quaranta, si sa, è un Maestro e tutto è riuscito alla perfezione.
La mia prima reazione quando ho visto il set? Mi era piaciuto molto il progetto che mi aveva inviato, ma certo vederlo realizzato sul palco fu una cosa completamente diversa. Nel mio lavoro, mai avevo visto un set così magnifico! Ed il pubblico era molto impressionato. Ci furono molti applausi, e anche più di una volta, quando si è aperto il sipario sul secondo atto. Su Google, le foto dell’orribile testa del mostro realizzata da Gianni Quaranta è stata visualizzata più di cinquantamila volte. Cinquantamila? Sì. Scenografia da sogno!
D: Come descriverebbe le Sue sensazioni nel vedere realizzati i Suoi lavori, soprattutto cosa ha provato nel mettere in scena il Suo “Imperfect Love” dopo avergli dedicato tanti anni di studio e di impegno?
R: Tutte domande intriganti, Ida, no? Devo dire che, per me, vedere un mio lavoro, specialmente la prima volta, è un’esperienza commovente. Un momento importante fu quando a Los Angeles, al Film Festival, dove, per la prima volta negli Stati Uniti, presentavo il mio film “OK Garage”, dovetti dire qualche parola di introduzione: senza conoscerne la ragione, percepivo che quel pubblico avrebbe positivamente accettato il mio film e solo quando tornai al mio posto mi resi conto che stavo piangendo. Bello no? Triste e bello, penso… e vero.
Quando nel 2001, andò in scena per la prima volta “Imperfect Love”, mia madre era in teatro. Aveva novant’anni. Quel giorno, sentii la tutta la sua sincera ammirazione per il mio lavoro, e non solo per i dialoghi ma anche per la messa in scena e per gli attori. Per tanti anni mia madre si era preoccupata che la mia vita fosse “un casino” e temeva che sarei potuto finire per strada, se non perfino in prigione. Dopo questa presentazione, mi resi conto che si era tranquillizzata. Forse per me c’era ancora speranza. Fantastico, no?
Ma recentemente, nel 2018, l’ultima volta che è stata rappresentata la mia commedia “Imperfect Love”, l’esperienza è stata diversa. Avevamo avuto un supporto economico e stavo lavorando ad un livello altissimo con lo scenografo premio Oscar Gianni Quaranta e Michael Di Jiacomo, regista. Anche gli attori erano di prim’ordine, tutti e cinque. Questa produzione, mi ha ripagato di tanti gli anni di lavoro, annullando, come per miracolo, ogni delusione. Per me è stata una celebrazione!
Gianni mi ha fatto un regalo che, in passato raramente ho ricevuto, coinvolgendomi in una vera ed intima collaborazione. Lo ringrazierò per il resto della mia vita.

D: Oltre la scrittura, ha altri interessi? Svolge altre attività?
R: Sì, se, senza insultare la memoria di Pirandello, posso fare un paragone. Io, come il suo personaggio Mattia Pascal, sono un topo di biblioteca. Continuo a studiare l’italiano e a leggere i libri che mi interessano. Recentemente ho letto nella vostra lingua un libro di Alberto Angela intitolato “Una giornata nell’antica Roma,” che mi ha impressionato molto. E siccome ho lavorato, per anni, nell’edilizia come falegname e poi come elettricista ed ho sia le competenze che gli attrezzi necessari, in questo periodo, sto anche restaurando un poco la nostra casa. Un po’.
D: Prevede altre partecipazioni con l’attore, regista, sceneggiatore di origine italiana, John Turturro del quale Lei è assiduo collaboratore?
R: Sì, ho conosciuto Turturro nel 1979 e siamo grandi amici. Siamo sempre alla ricerca di nuovi progetti da realizzare insieme. A volte, John mi fa avere un libro dal quale, secondo lui, si potrebbe trarre un buon film e io, generalmente leggo con piacere quello che lui mi manda. Di recente mi ha suggerito “Sabbath’s Theatre” di Philip Roth perché i titolari dei diritti sui libri di Roth volevano che John realizzasse qualcosa con questo libro. L’ho trovato abbastanza divertente, una storia di sesso senza fine (non-stop sex) e, dico candidamente, che non capivo perché meritasse attenzione. Ma, se il progetto andrà avanti, sono sicuro che ci potremmo lavorare insieme e bene. Penso sia un buon ruolo per John, anche se non molto per i personaggi femminili. (per saperne di più https://thenewgroup.org/production/sabbaths-theater/).
D: Pensa di tornare presto in Italia? C’è un luogo in particolare che Lei predilige?
R: Ida, io vorrei sempre tornare in Italia, in ogni città italiana. Mi piace semplicemente camminare per le strada e sedermi pigramente al tavolino di un caffè.
Roma è la città che conosco meglio ma vorrei tornare a Napoli e visitare altre città più verso nord, come Assisi e Spoleto. Desidero anche portare mia moglie in Sicilia dove lei non è mai stata. Pazienza, no? Un prossimo viaggio ci sarà sicuramente, e presto, spero.
Ringrazio Brandon Cole per la generosa disponibilità e gli auguro tutto il meglio. Ida Renzicchi
Grazie a te, Ida, per la tua intelligenza ed i tuoi modi eleganti.
New York – Italia, 14 Novembre 2021