Quando, come e perché è nata l’idea di scrivere il tuo ultimo libro “Theremin”? Theremin è nato assolutamente per caso. Un giorno su internet mi sono imbattuta in questo stranissimo strumento dai suoni inquietanti in cui a un primo impatto si vedono solo mani che danzano nell’aria traendone suoni inquietanti, come di fantasmi, alieni…
Quanto tempo hai impiegato a scriverlo? Come per gli altri libri, in genere impiego più o meno un anno. Mi spiego: mi viene una vaga idea e la lascio lì a cullarsi nella mente per un bel po’ e poi, quando comincio a scrivere, accade che la storia stessa si costruisce da sola. In questo caso il Theremin: dunque l’idea è di una donna che si è sentita male mentre lo ascoltava. Perché si è trovata ad ascoltarlo? Perché si è sentita male? Forse il suono le ha riportato alla mente alcune cose? Quali? E così via. In questo modo si va avanti.
Il tempo che dedichi alla scrittura è un impegno quotidiano? Non posso dire che la scrittura sia un impegno quotidiano, ma la lettura certamente lo è. Accade, sì, che io possa scrivere alcuni giorni di seguito, tuttavia la vita impone sempre diverse priorità.