Da alcuni ricordi che risalgono all’infanzia e dai racconti della mamma, ora novantenne, ho contezza di come veniva fatto il bucato prima dell’avvento della lavatrice.
Si utilizzavano prodotti esclusivamente naturali quali la cenere per produrre la lisciva e il sapone fatto in casa. Indubbiamente servivano tempi lunghi, sforzi fisici ed era un lavoro gravoso soprattutto quando veniva affrontato nella rigida stagione.
Non dimentico, tuttavia, alcuni caratteristici momenti piacevoli. Erano gli anni della famiglia patriarcale quando le donne facevano gruppo per lavare i panni.
Nella frenesia del lavoro cooperativo trapelavano atteggiamenti sereni, piacevoli conversazioni e momenti di allegria: non di rado si sentivano intonare delle canzoni. A lavoro ultimato, la soddisfazione di vedere i panni stesi ad asciugare appesi a lunghe corde sostenute da pali, compensava ogni fatica.
Quando le lavandaie si recavano alla fonte o lungo un corso d’acqua era una festa anche per i più piccoli poter scorrazzare per i prati, lungo i viottoli, su e giù per i fossati.
Sentimenti di nostalgia e di rimpianto scaturiscono dai racconti della mamma, che apportano certamente una connotazione positiva al vissuto passato.
Ciò detto mi corre l’obbligo di una considerazione: LA MECCANICA HA SOPPIANTATO L’ASPETTO UMANO, nelle sue espressioni più spontanee ed in particolare nella socialità e nelle emozioni. “FIDATI!”