Firmina Story… da dove veniamo. Intersezioni 2/

Circolo di studio Virtuale DONNE & COMUNITÁ-  Intersezioni

FIRMINA STORY. Cultura & Società: da dove veniamo. Intersezioni 2/ a cura di Ida Renzicchi

``La televisione! Quanto mi piaceva! Al mio paese le famiglie che ce l’avevano si potevano contare sulle dita di una mano: il medico, il commerciante di laterizi, un avvocato che abitava nel centro storico del paese, e un contadino che abitava proprio vicino a casa mia``.

Firmina, che dopo un viaggio in treno, dal paese si ritrova nella grande città, è affascinata dalle novità che vi trova a cominciare dalla casa, in verità più che modesta, della sorella Iole: l’acqua corrente, i servizi igienici, il gas, la lavatrice, perfino il televisore… In effetti, in quel periodo, nei piccoli centri, poche erano le famiglie che potevano permettersi quello che, allora, era considerato un lusso. La descrizione delle persone che, munite ciascuna della propria sedia, portata da casa, dopo essere state ospitate qualche volta a vedere un film o un varietà, finivano per autoinvitarsi tutte le sere arrivando, per motivi di logistici, ad occupare anche la piazza o la strada all’esterno della casa, rappresenta uno scenario piuttosto comune nell’Italia dei primi anni sessanta. In quel periodo, l’avvento della televisione oltre che innovazione fu anche grandissimo strumento di socialità che il successivo benessere andò piano piano ma inesorabilmente annullando.

Parlare della televisione non è semplice. Dall’oggetto di lusso ad elettrodomestico indispensabile, il passo è stato relativamente breve. Al giorno d’oggi, non esiste famiglia che non ne possegga uno o, più verosimilmente, più di uno e la televisione è diventata il più importante mezzo di divulgazione ed informazione superando di gran lunga il primato che apparteneva alla carta stampata. Proprio perché presente in tutte le case, è attraverso tale dispositivo, che attualmente, ci vengono comunicate notizie importanti se non addirittura fondamentali che altrimenti sarebbe difficile far pervenire contemporaneamente a tutti i cittadini.

L’avvento della televisione ha fatto sì che l’Italia, unita dalle sanguinose lotte risorgimentali ma, in realtà divisa in tante piccole realtà, diventasse davvero un’unica nazione a cominciare da quello che effettivamente connota l’identità di un popolo: la lingua comune.

L’argomento non è affatto banale come potrebbe sembrare: nella nostra nazione alquanto estesa, soprattutto nella sua lunghezza, dove si parlavano e si parlano tutt’ora, una moltitudine di dialetti e sottodialetti era difficile se non addirittura impossibile il comprendersi tra gli abitanti delle varie regioni.

“Una pai, una paina, una paetta…” ovvero anatrella da cucinare

Ricordo che una mia zia che abitava a Roma, ci raccontava come, a mia nonna in visita presso di lei da una località in provincia di Padova, avesse portato una paletta per l’immondizia mentre  lei le aveva chiesto un’anatrella da cucinare. “Cara, mi potresti comprare una pai?” Aveva chiesto mia nonna, con quel “cara”, tipico nell’ intercalare veneto, alla nuora che stava uscendo. “Prego, mamma? Cosa volete?” La zia chiedeva chiarimenti. “Una pai, una paina, una paetta… cara.” Le aveva ribadito mia nonna, vedendola perplessa. Mia zia che, nonostante le ripetute specificazioni, non aveva proprio capito, interpretò liberamente la richiesta e le portò una palettina raccogli immondizia. Poiché a lei non serviva tale utensile, dedusse che la nonna gliela avesse chiesta per portarsela via una volta partita e ci raccontò di quanto, strada facendo, si fosse meravigliata del fatto che sua suocera, da Roma, si portasse una paletta fino a Padova, come se dalle sue parti non si trovasse un attrezzo di uso così comune e di quanto risero quando si presentò a casa con la famosa paletta.

Chi non ha visto o sentito parlare della trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi che andò in onda in Rai dal 1960 al 1968 per insegnare a leggere e a scrivere a chi era analfabeta?

Chi non ricorda Orzowei, uno dei romanzi di letteratura italiana più tradotti al mondo?

Alberto Manzi è entrato nella storia italiana grazie a quella trasmissione televisiva ed è stato una delle figure preminenti in ambito educativo. (Dal web) Per conoscere più da vicino il Maestro Manzi clicca qui

L’avvento della televisione nell’Italia del dopoguerra coincise anche con il boom economico che portò un nuovo benessere in tutto il paese. Subito dopo, la pubblicità con i suoi spots allettanti contribuì non poco a far sì che in ogni famiglia entrassero elettrodomestici di ogni genere incrementandone la produzione nelle fabbriche e dando quindi lavoro ad un numero sempre maggiore di persone. A questo seguì la grande migrazione dalle regioni povere del Sud Italia a quelle industrializzate del Nord dove almeno era garantita un’occupazione e di conseguenza uno stipendio. Considero la televisione, come tutta la tecnologia, una grande opportunità ed un meraviglioso mezzo di sviluppo e conoscenza. Dall’altra parte, dovrebbe essere costante la consapevolezza di entrare nelle case, in tutte le case, ossia nel posto più esclusivo e riservato di ogni persona.

Un curioso aneddoto

Non posso fare a meno di ricordare un curioso aneddoto: una volta, parlando di sua nonna Firmina, che non è la protagonista del nostro racconto ma solo il caso di una bizzarra omonimia, una mia amica mi raccontava come un giorno, subito dopo l’acquisto del televisore, entrando nella sala da pranzo dove la famiglia consumava i pasti e dove era stato collocato l’apparecchio che era acceso, l’anziana nonna, si fosse coperta istintivamente la bocca e fosse andata di corsa in camera tornando poi con la dentiera, senza il grembiule usato per le faccende domestiche, perfettamente pettinata e con un leggerissimo velo di rossetto usato solo per le grandissime occasioni. La vecchia signora, continuò tutta la vita a conservare tale abitudine facendo particolare attenzione, tutte le volte che il televisore era in funzione, ad entrare in quella stanza, solo se presentabile come nel caso di ospiti di riguardo venuti a farle visita. Mi raccontava anche che passato però un certo periodo, una sera, la nonna, non ancora entrata nella stanza dove il televisore era acceso, sulla porta, le si fosse rivolta un po’ seccata: “Eh ma mo’ pure ‘sti scoccia… che si presentano in casa tutte le sere all’ora di cena… e che educazione è?”

La TV in effetti dovrebbe essere un ospite e, come tale, entrare con molta discrezione nelle nostre abitazioni. La signora, senza volerlo aveva focalizzato a sua insaputa, la ridondanza della presenza di tale apparecchio nelle nostre case e la necessità di un suo uso equilibrato che ne dovrebbe conseguire. A chi critica la televisione, io rispondo che basta semplicemente pigiare un pulsante sia per accenderla che per spegnerla. E’ fondamentale soprattutto pensare che si possa spegnere, quando lo vogliamo, basta volerlo. Quindi non è tutta colpa della televisione se non si legge più, se non si parla, non si socializza… La televisione è uno strumento e come tale va usato senza lasciarsi “strumentalizzare” da esso.

Attraverso l’uso consapevole del telecomando dovremmo imparare anche ad evitare quella televisione arrogante e saccente divenuta di gran moda dove tuttologi dell’ultima ora pontificano ostentando solamente la loro presunzione in una insopportabile sovraesposizione di personaggi ed argomenti.

L’offerta di programmi è vasta… come per la lettura dove si potrebbe, anzi si dovrebbe, spaziare senza pregiudizi da Topolino a Kafka trovando sia nell’uno che nell’altro motivo, seppur diverso, di interesse, lo stesso criterio si dovrebbe usare per la televisione.

Sta a noi usare l’intelligenza ed utilizzare il telecomando con avvedutezza ma anche senza sensi di colpa se, qualche volta, ci ritroviamo pure a guardare un programma “leggero”.

Andando oltre la mera apparenza, ci accorgeremmo, anche in questo caso, che niente è fortuito, tutto è stato studiato e deciso in base a delle logiche, talvolta palesi, altre meno, altre addirittura nascoste, che potrebbe essere un buon esercizio mentale scoprire. Sta al telespettatore imparare a scegliere, soprattutto a valutare nella molteplicità smisurata di proposte.

foto tratto da “Curtarolo Immagini di una Storia” 

  • Firmina, la nostra protagonista, scopre il magico apparecchio nella casa milanese della sorella in occasione della sua visita e se ne meraviglia considerandolo un gran lusso.
  • A Firmina piace la televisione. Lei, alla quale il marito non lo avrebbe permesso, non è mai andata a vederla a casa di Emilio che ne possiede una, ascolta però con interesse le donne che commentano i romanzi trasmessi a puntate, tanto sono reali i fatti e tanto la rappresentano da pensare addirittura che parlino di lei.
La parola ci fa uguali. Analfabetismo strumentale, funzionale e di ritorno

A lungo potremmo argomentare sulla televisione e tanto, rimarrebbe sempre da dire… a tal proposito, resta aperto un dibattito dove chiunque lo desideri può liberamente esprimere il suo pensiero in un confronto allargato e costruttivo.  Un dibattito che intende stimolare la riflessione ed estenderla al fenomeno dell’analfabetismo funzionale e della povertà educativa che torna ad essere oggi, in tempi di pandemia, emergenza nell’emergenza.  A supporto attingiamo dalle risorse del web un video che propone  una interessante e completa analisi del fenomeno.

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