Firmina Story… da dove veniamo. Intersezioni 4/

Circolo di studio Virtuale DONNE & COMUNITÁ-  Intersezioni

FIRMINA STORY. Cultura & Società: da dove veniamo. Intersezioni 4/ a cura di Ida Renzicchi

Perché sei qui a Milano? Cosa hai fatto fino ad oggi?” “Vengo da Vasanello, un paesino della provincia di Viterbo. Sono venuta a Milano per lavorare e perché le mie due sorelle abitano qui. Al paese non facevo niente.” “Niente?” Mi resi conto e chiarii: “Andavo in campagna, allevavo gli animali, facevo le faccende di casa, e poi le figlie… il marito… ”

Nella prima parte del racconto  abbiamo scoperto  la condizione di analfabetismo in cui viene a trovarsi Firmina. Da Vasanello (VT), le circostanze la spingono a mettersi in viaggio…  Si ritrova  su un treno diretto a Milano. Salita su un intercity, ad una stazione intermedia, ha dovuto effettuare  un cambiamento a Bologna. Si  ritrova  così nella spiacevole situazione di dover continuamente chiedere per essere sicura di non sbagliare stazione. Tutto diventa ancora più difficile e rischioso…  

La circostanza che può sembrare inverosimile ai nostri giorni, dopo che il problema gravissimo dell’alfabetismo è stato fortunatamente sconfitto con l’avvento della scuola dell’obbligo, fino agli anni sessanta era una condizione più che frequente soprattutto presso alcune fasce della popolazione italiana. Credo che nella nostra nazione poche siano le persone e tutte molto avanzate d’età o immigrati che, al giorno d’oggi, non sappiano leggere né scrivere.

C’è però una nuova grave forma di analfabetismo che colpisce ancora una volta le persone più adulte o più disagiate della nostra società: l’analfabetismo digitale.  Possiamo considerare tale ignoranza alla stregua di un handicap.  Come un handicap fisico può trovare ostacolo nel superare un gradino, così l’handicap tecnologico trova difficoltà nell’accesso ai servizi on-line. Tale handicap mostra tutti i limiti della società moderna nel momento in cui le istituzioni stesse ci comunicano che possiamo accedere a tale o tal’altro diritto o vantaggio solo attraverso i siti preposti dalla comunicazione digitale senza aver prima garantito a tutti la fruibilità di tale accesso cominciando con un’educazione alla tecnologia ed un collegamento alla rete omogeneo su tutto il territorio nazionale per finire con una spesa per i dispositivi accessibile, argomento questo da non sottovalutare considerata appunto la fascia di persone a cui facciamo riferimento.

La paura delle frodi è il primo timore ma anche la difficoltà a ricordare pin e codici vari spaventano…

E’ noto a tutti come gli stessi pagamenti elettronici, tanto reclamizzati, creino un forte disagio nelle persone anziane nonostante sia stato sbandierato a destra e manca uno spot ad hoc dove anziani al parco o al bar sembravano felici ed espertissimi nell’uso della carta elettronica e quant’altro… La paura delle frodi è il primo timore ma anche la difficoltà a ricordare pin e codici vari spaventano, non poco, quella categoria di popolazione in età avanzata.

Non siamo ancora maturi. Forse dovremmo un po’ più umanamente calarci nei panni dei nostri vecchi e pensare che, può darsi, non abbiano tutti figli o nipoti così a portata di mano da risolvere i loro problemi giornalieri, o che molto dignitosamente non vogliano essere per loro un ulteriore peso. Forse l’Italia “Non è un paese per vecchi”? Eppure ci vantiamo di essere conosciuti in tutto il mondo per la nostra longevità! Da paese tra i più longevi, dovremmo far sì che la nostra sia sempre più nazione all’avanguardia anche nell’alfabetizzazione tecnologica rivolta a tutti i cittadini, anziani compresi.

Perché, sempre e giustamente al passo con la tecnologia che avanza, non cerchiamo delle soluzioni più semplici e alla portata di tutti? Basterebbe puntare effettivamente alla massima semplificazione di tutte le procedure pensando di avere di fronte a noi i nostri anziani, i nostri nonni, e valutando se, davvero, sarebbero in grado di operare come viene loro richiesto senza che, come invece accade, solamente il pensiero della complessità di tali pratiche, susciti in loro l’ansia causata dal senso di inadeguatezza nei confronti della tecnologia. Sarebbe sufficiente, solo per un attimo, mettersi nei panni dell’ analfabeta  Firmina che, salita sul treno, non si rilassa neppure un momento ma è in ansia perché, non sapendo leggere il nome delle stazioni, non sa a quale di esse dovrà scendere… L’annuncio verbale della  successiva stazione di arrivo, adottato in seguito, ha risolto in modo semplice e lineare quello che prima era un problema.

C’è poi un’altra forma ancora di analfabetismo che si sta invece diffondendo tra le nuove generazioni: quella culturale. E’ facile e comodo, connettersi alla rete per avere in tempo reale tutte le informazioni di cui necessitiamo, ma è anche vero che, soprattutto i giovani fanno riferimento troppo spesso ad essa bypassando volentieri quello che dovrebbe essere invece lo studio approfondito di un argomento.

Analfabetismo Culturale

Riconoscendo il grande balzo in avanti fatto dalla tecnologia che collegandoci con tutto il resto del mondo e con le tante fonti di sapere, ci consente di soddisfare così quella curiosità, essa stessa sinonimo di intelligenza ed interesse, è però auspicabile che resti sempre acceso in noi il desiderio della conoscenza che non si limita alla mera risposta ai nostri immediati quesiti, ma che affamata di apprendere, si alimenta con il pane della vera cultura sfruttando al meglio gli strumenti che la scienza ci mette a disposizione senza esaltarli o aborrirli ma utilizzando con razionale criterio tali innovazioni.

E’ possibile vincere l’analfabetismo nella comune accezione del termine? Si può. L’obbligo scolastico ha fatto sì che tale ignoranza, nelle nazioni cosiddette evolute, sia stata quasi completamente superata. Questo è indubbiamente uno dei più grandi passi avanti  nella storia dell’umanità.

Competenza in materia di consapevolezza ed espressioni culturale (dal web per saperne di più )

Volendo però dare a questa parola un significato più ampio e più rispondente alla realtà odierna, potremmo usare il vocabolo analfabetismo, cioè la non conoscenza e quindi  l’incapacità per mancanza di istruzione o di insufficiente pratica, come di tale termine ci dà spiegazione il vocabolario, in un contesto di più largo respiro, molto più vasto. Forse in questo caso, sarebbe più facile capire, se lo facessimo usando un suo sinonimo: ignoranza.

Siamo tutti analfabeti dal momento che tutti ignoriamo qualcosa: io non ne so niente di falegnameria, o di elettricità, di coltivazione,  o di ingegneria… di cucito… di cucina… di medicina… e di una infinità di altre cose. Io non so quasi niente…e quel “quasi” è esso stesso molto limitato, non ho istruzione né pratica in una quantità infinita di discipline che non conosco, a parte quel piccolo “quasi” che, paragonato a tutto il resto diventa un “niente”. IO IGNORO. IO SONO ANALFABETA.

Firmina, la protagonista del nostro racconto, analfabeta per quanto concerne il concetto classico di illetterato che si attribuisce a tale definizione, al tempo stesso, è una donna colta in altri ambiti: sa coltivare la terra, sa gestire una casa, sa cucinare, sa fare il pane… soprattutto sa amare.

Suo marito, sicuramente abile anche lui in tante cose, ignora però qualcosa di molto più importante: gli affetti. Anche lui è quindi analfabeta dal momento che  non conosce e non ha sufficiente pratica della sfera dei sentimenti.

Imparare a leggere e a scrivere, si può, e Firmina lo farà.

Anche imparare ad amare, si potrebbe… ma è quello molto più difficile.

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