Focus/ IL BIANCO nella SCULTURA

GIORNI A COLORI 2023… FOTOGRAFIA ARTE  POESIA (Circolo di studio virtuale)

Palinuro, l’ultimo capolavoro Arturo Martini, 1946-1947

“LA FORZA EVOCATIVA DEL BIANCO

NELLA SCULTURA TRADIZIONALE E ANTICA DEL MARMO”

 a cura di Luigi Fondi (scultore) 

Il marmo, fin dall’antichità, ha sollecitato l’animo umano alla creazione … I blocchi estratti venivano depositati “en plein air” per essere trasformati in architetture o in sculture. Essi apparivano già, agli occhi dello scultore, forme primordiali piene di luce e quindi … “FORME PIENE DI VITA, SAZIE DI NUTRIMENTO, SAZIE DI TEMPO” (dagli antichi inni Omerici del VII-VI Sec. a. C.)

… Poi arrivò Arturo Martini (1889-1947), il maggiore scultore europeo del ‘900 che negli anni 40, spiazzando tutti gli studiosi di statuaria teorica e pratica, teorizzò e affermò con il Suo “piccolo” libro e la “benedizione di Benedetto Croce” che: “LA SCULTURA E’ UNA LINGUA MORTA”.

Ma perché Martini se la prese tanto con la scultura arrivando con i sui scritti a sconfessare in modo drammatico l’arte della statuaria, soprattutto quella statuaria realizzata nel bianco marmo di Carrara che tanto prestigio gli aveva dato nel mondo dell’arte in ambito internazionale?

PROVO CON MOLTA CAUTELA E SINCERA UMILTA’ AD AZZARDARE UNA RISPOSTA CHE CI RIMANDA AL TITOLO E AL COLORE BIANCO.

I dati dell’esperienza nel campo della ricerca sui colori indicano, dal Medioevo a oggi, che la giustapposizione di colori complementari determina una sensazione di equilibrio e di compiutezza. La ragione di questo deve trovarsi nella comune parentela col BIANCO.

Il colore BIANCO, tuttavia, ha una curiosa duplice qualità: da un lato rappresenta il completamento assoluto, l’integrazione di tutta la ricchezza cromatica ottenibile mediante la somma dei singoli colori, e dall’altro è anche ASSENZA DI COLORE E QUINDI DI VITA.

Il BIANCO del marmo per Martini ha … LA VUOTEZZA DEI MORTI PER I QUALI LA VITA E’ FINITA … e di seguito lo Scultore con tragica lucidità tracciò per i suoi studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, i limiti della disciplina scultorea in marmo bianco, quello di Carrara, da Lui il più amato. Per Martini la scultura “NON POTRA’ MAI ESSERE SPONTANEA FRA GLI UOMINI” e, questo ci sta, ma sarà palesemente incoerente e contraddittorio quando scriverà nel 1944: “NIENTE GIUSTIFICA LA SOPRAVVIVENZA DELLA SCULTURA NEL MONDO MODERNO … PERO’ SI RICORRERA’ A LEI UGUALMENTE NELLE CICOSTANZE SOLENNI E PER GLI USI COMMEMORATIVI …”

Nel 1946, quello che era stato il più grande scultore del mondo intellettuale fascista e che eseguì gran parte dei monumenti commemorativi del regime, realizzò per i liberatori, quello che è legittimamente considerato una delle sculture in marmo bianco di Carrara più importanti del dopo guerra dal comitato di Liberazione dal nazifascismo: “PALINURO, MONUMENTO AL PARTIGIANO MASACCIO”.

Il 22 Marzo 1947, a 57 anni, Martini muore improvvisamente a Milano … CHE BEFFARDO IL DESTINO … Arturo Martini diventato il più grande scultore del suo tempo, anche grazie al “BIANCO di Carrara”, muore e nonostante i suoi scritti e affermazioni sulla “SCULTURA LINGUA MORTA”, DIVENTERA’ UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER TUTTI GLI SCULTORI DELL’ETA’ MODERNA … e questo, ANCHE GRAZIE A QUEL MARMO BIANCO che per Lui era diventato “IL COLORE DELLA MORTE”.

Palinuro, l’ultimo capolavoro Arturo Martini, 1946-1947

… Per quanto mi riguarda, visto che pratico l’arte della Scultura da più di 45 anni e che la mia formazione è avvenuta all’Accademia di Belle Arti di Carrara, sez. Scultura e in quel grande laboratorio Nicoli (punto di riferimento da Antonio Canova (1757-1822) a Floriano Bodini (classe 1933) e per tutti gli scultori del marmo nel mondo) dove Arturo Martini andava per realizzare i suoi monumenti con il fondamentale supporto degli esperti Scalpellini del posto … mi sento qui , con questo scritto, di assumere una posizione opposta e contraria al concetto di Martiniana memoria che: “LA SCULTURA (soprattutto quella realizzata in marmo bianco) E’ UNA LINGUA MORTA”… No!… La “LA SCULTURA E’ UNA LINGUA VIVA” e mai come in questo difficile momento storico potrebbe aiutarci nella ricerca di un pensiero finalmente libero da ogni agglomerato di appendici effimere, inutili, mutevoli e superficiali.

Fare scultura dopo Arturo Martini non è stato semplice per nessun scultore. Personalmente nell’affrontare i vari materiali lapidei  diversi per  grandezza, durezza e colore, (un colore comunque sempre sulla scala tonale del bianco) … dal macco di Tarquinia, al travertino di Tivoli e al marmo industriale di Carrara … ho sempre utilizzato la tecnica della scultura diretta … (a “cipolla” come la definiva il più grande di tutti gli scultori in marmo … Michelangelo Buonarroti). A differenza della pittura, la scultura rende palpabili le cose rappresentate e, avendo acquisito nel tempo un mestiere e una capacità così pronta e immediata, tale da rappresentare con scioltezza un mio “linguaggio” espressivo già nella fase della sbozzatura trasformando il blocco o il massello di pietra in un “corpo” la cui forma diventasse, mediante i colpi del mazzuolo sulla punta, la più congeniale a dar forza comunicativa ai miei “racconti muti” e visionari di figure fantastiche e surreali: personaggi mitologici, mammiferi, volatili, rettili, anfibi, ecc. ecc. che come fossero grottesche strappate dai muri di villa Madama a Roma, richiamino alla mente dell’osservatore per suggestione della memoria, della fantasia o del sentimento quell’anima primordiale fatta di pietra bianca e piena di luce … archetipo di arcaica bellezza, ma ancora viva e mai effimera.

Di seguito presento l’elenco dei titoli di otto immagini (allegate al testo) di mie sculture dove il colore BIANCO del marmo e del travertino assume fondamentale importanza nell’orientare il soggetto che le osserva verso una sua personale riflessione evolutiva interiore.

1985 … “POMONA CON CIGNO” (50x32x30 cm.)

1988 … “IL GRANDE GATTO BIANCO” (60x35x30 cm.)

1990 … “L’INCHINO” (76x70x23 cm.)

a sinistra, 1990 … “DAFNE” (180x45x35 cm.)

a destra, 1992 … “RICERCA DI PACE” (190x45x30 cm.)

1995 … “INSONNIA” (40x35x35 cm.)

a sinistra, 2016 … “MADRE AURELIANA” (omaggio a Aurelio De Felice, scultore, Terni 1915-1996) (230x100x35 cm.)

a destra, 2022 … “A VINCENZO GEMITO” … (o scultore pazzo, Napoli 1852-1929) (149x99x7 cm.)