1 Con Miriam Burbi… “sentirsi un peso per gli altri …”

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Dormì senza saperlo, ma sapendo che continuava a essere viva nel sonno, che metà del letto era di troppo, e che giaceva di fianco sul bordo sinistro, come sempre, ma che le mancava il contrappeso dell’altro corpo dall’altra parte.
(Gabriel Garcia Marquez)

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“Primo amore” non è un’opera cinematografica di Matteo Garrone. “Primo amore” è un’analogia. Un’analogia costante e che fa male tra il peso di un corpo e il peso di un oggetto.

L’oro.

Il protagonista non è un orafo alla ricerca della materia perfetta e non è protagonista nemmeno la donna che di lui è patologicamente dipendente, ma è la materia la protagonista. 

Sonia vuole essere bella. Come tutti. Ma soprattutto Sonia vuole essere leggera, essenziale. Vuole che l’uomo la veda davvero, non vuole essere un peso.

Ho deciso di sfruttare la turbolenta reazione  che “Primo amore” ha scatenato in me,  nausea e  sconforto, per ragionare sul peso. Non vorrei  intraprendere una retorica femminista fine a se stessa. Il fulcro del film non è il rapporto tra Sonia e Vittorio….

Il fulcro del film è il rapporto tra le persone e quanto è condizionato dal peso che pensiamo di avere.

Un peso corporale ma sempre metaforico.

Magari tu non hai mai sofferto di anoressia, magari il rapporto con il cibo  non è un tuo problema, ma…

  • quante volte ti sei sentito un “peso” per gli altri?
  • Quante strategie nella tua vita hai adottato per paura che ti sentissero “pesante”, che ti abbandonassero?

L’anoressia non è altro che uno dei tanti  modi che usiamo per dire: “non voglio pesare nulla, non voglio essere un peso”.

A tal proposito vorrei citare un bellissimo libro sul tema, che consiglio vivamente. Si intitola “Volevo essere una farfalla”, di Michela Marzano. A un certo punto la riflessione si concentra su questo punto:

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Mi sono costruita un «falso sé» per adattarmi all’ambiente che mi circondava e sentirmi accettata. Mi sono sottomessa per sopravvivere.
Mi sono organizzata per tenere a bada il mondo.
E strada facendo mi sono dimenticata che, in ognuno di noi, esiste una parte inviolabile e sacra. Inaccessibile.
Che nessuno può conoscere.
Anche quando ci si appoggia su una frattura, un magma in ebollizione, un difetto fondamentale…
«Se sta bene agli altri, allora sta bene anche a me!»
Tutto pur di non «pesare» sugli altri.
Tutto pur di non essere un «peso»…

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Vittorio ruba a Sonia la sua parte “sacra”, non solo il suo corpo ma la sua anima che crede di voler ridurre all’essenza ma che in realtà vuole far scomparire.

Vittorio non vuole una donna, vuole un fantasma.

E Sonia  che non vuole pesare, rimane incatenata a questa identità invisibile.

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Ci è voluto tanto tempo per imparare ad andarmene e a dire “no”. Mentre capivo che dietro l’anoressia e tutto il resto c’era sempre la stessa storia. Il bisogno di essere accettata. Il terrore di non esserlo. Essere disposta a tutto, anche a farmi del male da sola, pur di sentirmi “importante” per l’altro.
Anche se per l’altro in fondo non ero nulla.

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Per questo ritengo che il legame con il libro della Marzano sia particolarmente calzante.

Il “peso” mi ha fatto pensare ad un quadro di Chagall, “La passeggiata.” Nel quadro, si vede un uomo tenere per mano una donna, che fluttua, priva di gravità.

Quell’uomo mi ricorda molto Vittorio, così insicuro, che non vuole una donna al suo fianco, ma su un piano differente. Vuole che lei sia più leggera.

Mi colpisce molto di questo quadro che la donna guardi verso l’uomo in completo, mentre lui guarda lo spettatore. Le tiene la mano come se fosse un oggetto a cui non prestare attenzione, vuole elevarsi con lei, senza perdere nulla, nemmeno un grammo. La mia è ovviamente un’interpretazione soggettiva, ma leggiamo l’arte in base alle esperienze che abbiamo vissuto.

In realtà la spiegazione di questo quadro riporta una coppia “felice”. Non per me, che trovo l’asimmetria sempre disturbante. E adesso a questo quadro associo Vittorio e Sonia, e spero solo che lei ancora una volta gli lasci la mano, e torni sulla terra, da sola.

Oppure, che trovi qualcuno che cammini con lei. Guardandola negli occhi, con tenerezza.

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