E intanto che ricordi mai sbiaditi affioravano alla memoria, mi ripetevo: chi sono? Ecco, mi rispondevo, oggi sono un pensionato come tanti dopo aver trascorso la maggior parte della mia esistenza a servire lo Stato con l’uniforme dell’Arma di carabinieri. E prima ancora?
Un ragazzino timido che non si allontanava mai da casa oltre un certo perimetro per i suoi giochi tra quelle vecchie mura grigie e scalcinate dove si costruiva la sua infanzia in una famiglia non certo abbiente, anzi, al limite dell’indigenza. E questo stato sociale ha influito non poco sulla sua riservatezza così forte da rasentare l’introversione.
Ma quel ragazzino che crescendo avrebbe potuto essere un manovale, un contadino, un barbiere, un falegname come altri della sua età, aveva voglia di uscire da quel labirinto sociale in cui la sventura lo costringeva.