Avevo 24 anni quando mi sono sposata con Marcello, dopo un fidanzamento durato 6 anni. Ci siamo conosciuti frequentando lo stesso gruppo dell’Azione Cattolica, guidato da don Luciano Trapé. Ricordo ancora con emozione il giorno in cui il mio fidanzato mi regalò un anello, fatto realizzare da un orafo locale con ametista e brillantini intorno.
Durante il periodo del mio fidanzamento non mi era consentito uscire di sera. In occasioni eccezionali si doveva assolutamente rispettare l’orario di rientro. Figuriamoci pensare ad organizzare viaggi o a trascorrere le vacanze insieme prima del matrimonio! Abbiamo vissuto il nostro fidanzamento sulle note di Lucio Battisti, in particolare “Fiori rosa, fiori di pesco” e “Acqua azzurra, acqua chiara”.
Un avvenimento di cronaca ci turbò molto durante gli anni di fidanzamento: l’uccisione di alcuni atleti alle Olimpiadi di Monaco di Baviera. Mi ricordo questo fatto perché il mio fidanzato, da sempre appassionato di sport, ne rimase molto colpito.

Mi sono sposata sabato 8 ottobre 1977 alle ore 11,30. nella chiesa di San Andrea a Montefiascone. In chiesa piccoli vasi di tuberose e piante verdi completavano l’addobbo.
La piccola chiesa di S. Andrea è posta nel cuore della città ed è una dei più antichi esempi di architettura romanico-lombarda. Era già presente nell’853. La costruzione a tre navate ha un portale ricostruito in stile gotico. All’interno presenta dei capitelli molto ricchi di decorazioni che la fanno ascrivere al periodo preromanico.
Il mio abito da sposa?
Un giorno, mentre ero intenta nei preparativi per la nostra casa, sfogliando una rivista, vidi un bozzetto di un abito da sposa dell’atelier romano “Elvira Gramano”. Me ne innamorai subito. Era quello il vestito che rispecchiava il mio gusto personale! Allora andai a Roma e con una mia amica romana mi recai proprio in quell’atelier. Purtroppo quell’abito non c’era. Quello che avevo visto era soltanto un bozzetto per scopo pubblicitario. Mi fecero vedere tanti vestiti ma nessuno mi convinse. Ritornata a casa decisi di farlo cucire dalla sarta. Scelsi una bravissima sarta di Zepponami che accettò di realizzare per me il modello dell’ateriler Gramano. Così insieme a mia madre andai nel negozio “Sorelle Carelli” di Montefiascone e comperai il tessuto. La sarta così poté realizzare l’abito dei miei sogni. Un abito da sposa bianco, lungo, di chiffon in seta: corpetto con bretelline, gonna arricciata in vita, in fondo piccole nervature e balza di pizzo. Il pizzo e le nervature guarnivano anche il corpetto. Completava il vestito uno scialle triangolare che copriva le spalle, fermato in vita con le punte lasciate cadere lungo i fianchi. Il bouquet, un mazzolino di tuberose, un fiore molto particolare che sprigiona un profumo dolce ma intenso. In testa avevo due tuberose che mi tenevano legati i capelli dalle due parti del caschetto. La biancheria intima era bianca e molto semplice. Le fedi nuziali furono acquistate dal mio fidanzato nella gioielleria “Pallini” di Montefiascone. All’interno delle fedi furono incisi il nome e la data. Per l’occasione mia suocera mi fece scegliere e poi mi regalò un anello d’oro a fascia con dei brillantini al centro. Le bomboniere per i parenti e gli amici più stretti furono scelte e confezionate nel negozio “Perugina” di Viterbo: erano delle scatoline e piattini di Limoges. Per i tanti conoscenti, vicini di casa, amici non invitati realizzai personalmente delle piccole bomboniere. Dopo aver acquistato a Tuscania dei cestini artigianali di terracotta, li confezionai con mazzolini di fiori dipinti , tulle e confetti. La partecipazione era molto semplice: su un cartoncino avorio era stato stampato uno schizzo della chiesa dove si sarebbe celebrato il matrimonio.
Dopo la cerimonia in Chiesa andammo a festeggiare al ristorante Lido di Bolsena.

Un ricordo particolare è legato al mio corredo, composto da lenzuola, tovaglie, asciugamani comprati da un “viaggiatore” di Firenze (si chiamavano così i venditori che portavano a vendere nelle case il corredo). Alcuni pezzi della biancheria sono stati realizzati a mano dalla nonna, dalla mamma e da me con ricami, inserti e bordi all’uncinetto. Mia madre mi regalò un coperta di cotone bianco con delle foglie in rilievo bellissime, realizzata ai ferri da lei. La coperta, anche se un po’ rovinata, la conservo ancora oggi perché ci sono molto affezionata.