Giuseppe Bellucci… La formazione giovanile (1^ parte)

GIUSEPPE BELLUCCI SI RACCONTA… APPRENDERE DA AUTODIDATTA

.

Una nuova e preziosa testimonianza va ad arricchire lo spazio dedicato al tema dell’autoformazione e dell’apprendimento nei contesti informali e non formali. Ringraziamo Giuseppe Bellucci per la disponibilità a voler condividere con gli amici della Community di Geapolis  il suo racconto autobiografico.

.

testi e foto by Giuseppe Bellucci

CHI SONO IO? CHI SONO STATO?

L’acqua scorreva dolce fra le dita delle mani. Lo sguardo si posò su quella immagine riflessa nello specchio. Quante volte mi ci ero riflesso, almeno una o più volte al giorno, per decenni, ma mai mi era sembrato di vedermi così. Bianchi i capelli e qualche ruga a solcare la fronte rimandavano le sembianze di un uomo nel pieno della maturità; lineamenti proiettati inesorabilmente ormai verso la vecchiaia ma con lo sguardo ancora vivo, curioso, intelligente, con ancora la voglia di misurarsi, di mettersi in gioco. Chi sono io? Chi sono stato?  Domande che improvvisamente erano sbucate ad illuminare il presente e a tuffarsi  nel cosmo del passato.

QUEL RAGAZZINO TIMIDO CHE…

E intanto che ricordi mai sbiaditi affioravano alla memoria, mi ripetevo: chi sono? Ecco, mi rispondevo, oggi sono un pensionato come tanti dopo aver trascorso la maggior parte della mia esistenza a servire lo Stato con l’uniforme dell’Arma di carabinieri. E prima ancora?

Un ragazzino timido che non si allontanava mai da casa oltre un certo perimetro per i suoi giochi tra quelle vecchie mura grigie e scalcinate dove si costruiva la sua infanzia in una famiglia non certo abbiente, anzi, al limite dell’indigenza. E questo stato sociale ha influito non poco sulla sua riservatezza così forte da rasentare l’introversione. 

Ma quel ragazzino che crescendo avrebbe potuto essere un manovale, un contadino, un barbiere, un falegname  come altri della sua età, aveva voglia di uscire da quel labirinto sociale in cui la sventura lo costringeva.  

Aveva voglia di evadere, di gridare che lui no, non voleva essere così perché  sentiva di possedere delle qualità che non poteva soffocare. In famiglia lo avevano capito e così, rinunciando alle sue braccia da lavoro tanto necessarie, con enormi sacrifici, gli consentirono di proseguire gli studi oltre le elementari.

SPESSO LA SERA SI ATTARDAVA...

Ma finita la terza media, pur con buoni voti, dovette arrendersi. Non c’erano i soldi per l’abbonamento del pullman.  Andò allora a bottega da un fabbro iniziando con lunghe giornate a verniciare i manufatti. La lontananza dalla scuola però, anziché diminuirla, aumentava in lui la voglia di leggere. A casa l’unica ricchezza posseduta era costituita  da alcuni libri. Si tuffò così nella lettura del Morgante Maggiore, della Gerusalemme Liberata, dell’Orlando Furioso, del Canzoniere, della Divina Commedia capolavori sfogliati in precedenza ma che adesso assaporava di più e meglio. A questi aggiungeva libri di altro genere come i Poket Longanesi, i romanzi di A.J.Cronin e tutta una vasta gamma di altri autori: Silone, Vittorini, Trilussa, Pratolini, Pascoli, Leopardi, Verga, e altri ancora.

Spesso la sera si attardava nella biblioteca comunale. I suoi interessi tuttavia non si limitavano alle sole letture perché in quel suo piccolo mondo sapeva di tenere le chiavi del disegno, del canto e della poesia. Il primo gli aveva dato notorietà paesana fin dalle elementari, il canto l’apprezzamento di conoscenti e amici, la poesia l’aveva sperimenta con buoni risultati ritmici a 12 anni nella composizione di sei quartine sulla piena del fosso Biedano. L’anno dopo cominciò ad interessarsi di ottave scrivendone alcune.  L’assenza di cultura scolastica per l’anno perduto veniva in parte così ad essere colmata dalla lettura dei molti libri.  Sentiva che doveva riscattare quel giudizio in italiano del triennio inferiore. Era quella l’unica materia il cui voto arrivava alla sufficienza stiracchiata perché in ogni tema, puntuale, ossessivo, era sempre lo stesso: corretto nella forma ma povero di idee.

“CORRETTO NELLA FORMA MA ..."

Fu solo quello che lo spinse alle intense letture o perché il Dna spingeva per essere sprigionato? La dea bendata sembrò avere riguardo per quella sua voglia di riuscire. Il titolare della ditta di autolinee, accortosi della sua assenza tra gli studenti delle superiori un giorno che incontrò il padre ne chiese la ragione e saputone il motivo esclamò: “E’ un peccato, non puoi lasciarlo così. Ho sempre saputo che andava bene negli studi.” E così  stabilirono che l’abbonamento anziché pagarlo ogni mese sarebbe stato pagato in estate in due rate.  Il ragazzo avrebbe esibito al controllo un abbonamento fittizio. Poté così frequentare le superiori durante le quali in italiano risultò sempre il primo della classe.

Purtroppo nonostante le belle soddisfazioni scolastiche la vita non era facile.  Durante l’estate, mentre i suoi coetanei si ritempravano oziando o trascorrevano qualche settimana al mare, egli impiegava la sue vacanze nei lavori stagionali. Un’estate nella raccolta di prodotti agricoli in maremma, un’altra in quella delle nocciole, un’altra con la trebbia, un’altra con i pittori edili. Tutti lavori di qualche mese ma la cui paghetta alla fine di ogni stagione consentiva l’acquisto dei libri e di altre necessità scolastiche.

E VENNE IL MOMENTO...

E venne il momento del servizio militare. Quel giovanotto dai connotati fisici  oltre la media non voleva pesare ancora sulla famiglia con 12 mesi di naja e così pensò di sostituirli con altrettanti da carabiniere ausiliario. Dopo  tre mesi avrebbe fruito di uno stipendio regolare e nel frattempo avrebbe provato a fare dei concorsi. Ma lo stesso  giorno che risultò “idoneo” per l’Arma dei carabinieri  a casa trovò ad attenderlo la cartolina precetto. Qualcosa nella burocrazia non aveva funzionato. La sua idoneità nell’Arma avrebbe dovuto annullare quella cartolina verde e invece. Le sue pur giustificate rimostranze non servirono a nulla. Sarebbe dovuto partire comunque come militare semplice. L’unica scappatoia per non trascorrere un anno senza stipendio era di sostituire nella domanda già presentata l’aggettivo “ausiliario” con “volontario”. In quel modo, mentre era militare sarebbe stato chiamato a fare il carabiniere.Quel  cambio di aggettivo comportava però una ferma di tre anni anziché di uno. Trascorse la notte insonne, da quella firma dipendeva un futuro non preventivato. Dopo essersi girato e rigirato nel letto senza prender sonno, alle luci dell’alba aveva deciso. Avrebbe messo quella firma. A spingerlo non era stata solo la simpatia verso quella Istituzione ma anche la considerazione che diplomati degli anni precedenti ancora erano alla ricerca di un posto di lavoro. Non si era mai allontanato dalla famiglia.  Si sarebbe trovato bene? Non lo sapeva. Sapeva però che non poteva continuare a consumare la propria esistenza tra quei vetusti vicoli, tra quella gente che si alzava la mattina per coricarsi la sera.

 Nel frattempo, andava consolandosi immaginando l’opportunità di girare l’Italia che sarebbe potuta sfociare in un lavoro appropriato non appena finiti quei tre anni. Ma non fu così. Perché congedarsi da carabiniere semplice? Se fosse stato possibile avere un grado il lavoro sarebbe stato più facile a reperirsi. Frequentò brillantemente il corso sottufficiali riuscendo 72° su 1100 il primo anno e 35° su 1095 nella graduatoria  definitiva del secondo anno! Che  batticuore per quella grandissima soddisfazione che doveva solo ed esclusivamente a se stesso, al proprio impegno. La stessa soddisfazione arrivò qualche anno dopo al concorso per ufficiali. I 25 posti erano bramati da oltre 800 aspiranti.  In 16 superarono le prove scritte e solo 12 frequentarono il corso. Ne uscì 2°. La dedizione corroborata dall’alto senso del dovere e della responsabilità, gli procurarono sempre e ovunque stima e rispetto professionale confermato dal più alto livello delle valutazioni superiori.

… DA AUTENTICO AUTODIDATTA... IL DISEGNO, IL CANTO, LA POESIA

Ecco, in quel breve lasso di tempo, in cui il mio sguardo si era posato sul suo riflesso i pensieri avevano focalizzato i punti salienti del mio passato. Un’esistenza dedicata ad un lavoro che non consentiva disponibilità temporali da dedicare alle mie passioni con frequentazioni di corsi accademici. Solo ritagli di tempo rimanevano per coltivare le mie attitudini e le mie passioni… il disegno, il canto e la poesia. Non  avendo mai usufruito di alcuna ora di lezione da chicchessia, posso dire a ragione di essere in tutto un autentico autodidatta.   (fine prima parte)

.

GIUSEPPE BELLUCCI SI RACCONTA COME AUTODIDATTA/ Torna alla pagina iniziale clicca qui 

.