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A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane
Italo Calvino
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A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane
Italo Calvino
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“A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane”, così scriveva Italo Calvino nel suo libro “Il Visconte dimezzato”. La citazione rimanda ad un ossimoro: si accosta il termine “giovane” (una persona in evoluzione) al termine “adulto” (una condizione di completezza). Un tempo non troppo lontano, l’adolescenza non esisteva come singola fase del ciclo di vita: si passava direttamente dall’infanzia all’età adulta. È stato lo psicologo sociale Kenneth Keniston ad evidenziare come la società industriale abbia introdotto la fase dell’adolescenza tra l’infanzia e l’età adulta, e come la società post-industriale abbia fatto nascere una nuova età: la fase giovanile, che comprende il giovane adulto che va dai 19 ai 29 anni.
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Non sono più adolescenti, ma non sono ancora entrati nell’età adulta. Per loro lo psicologo Jeffrey Arnett ha coniato il termine emerging adulthood, che descrive un nuovo stadio della nostra esistenza. Arnett, individua cinque pilastri (non universali, ma comunque molto frequenti) che caratterizzano questa nuova età:

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Il termine Adulto deriva dal latino adultus, participio passato del verbo adolescere, ossia crescere. L’adulto sarebbe, quindi, l’essere umano che ha finito di crescere e che ha conseguito la piena maturità fisica, psichica e sessuale. La condizione di adulto, perciò, dovrebbe identificarsi con uno stato in cui hanno trovato attuazione le risorse e le potenzialità che caratterizzavano l’infanzia e l’adolescenza (adolescenza, ossia, etimologicamente, l’età della crescita). Per questa ragione l’età adulta è stata considerata una fase di approdo, caratterizzata da un’ideale stabilità, raggiunta nella misura in cui l’evoluzione dell’individuo si sia realizzata nel modo corretto.
Il lavoro del giovane adulto è sempre più liquido e fluido, privo troppo spesso di sicurezza di reddito e d’identità professionali. E’ quindi in crescita il numero di NEET (“not [engaged] in education, employment or training“), termine che indica i giovani adulti under 30 che non studiano e non lavorano. Una indagine condotta in Italia nel 2014, ha mostrato mostra come ai NEET sembrano associate scarsa fiducia verso le istituzioni, maggiore infelicità e una sfiducia particolarmente preoccupante verso il futuro, ma anche uno scarso impegno civico, una minore attenzione ai problemi politici e un minor tempo impiegato nel volontariato.
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Lo psicologo sociale Kenneth Keniston, riprendendo la teoria dello sviluppo formulata da Erikson (secondo cui lo sviluppo cognitivo e psicologico di ognuno di noi procede secondo una serie di conflitti tra spinte opposte), ritiene che il conflitto interiore del giovane adulto sia quello tra individuazione e alienazione: se nel primo polo si concentra la conquista di un ruolo sociale stabile (l’impegno nel lavoro, la relazione affettiva stabile, la ricerca del benessere per le nuove generazioni, l’impegno civile nella comunità), nel polo dell’alienazione abbiamo la marginalità, la fragilità emotiva, l’abbandono degli ideali e dei ruoli, l’instabilità dell’identità. Il pericolo dell’alienazione identitaria a cui oggi sono sottoposti molti giovani sta proprio nell’incapacità di trovarsi un posto nel mondo, nell’inconsistenza del ruolo sociale (Hurrelmann e Ouenzel). È in questo contesto che possono insorgere forme di malessere psicologico (disturbi psicosomatici, dipendenze, disturbi d’ansia e dell’umore, difficoltà relazionali, bassa stima di sé) che rappresentano le spie di un disagio interiore, riconducibile all’empasse esistenziale in cui si vengono a trovare i giovani che non riescono a vivere con serenità i cambiamenti legati a questa transizione e ad esprimere appieno le proprie potenzialità di adulto.

Giovani adulti che si sentono in bilico, sospesi in una situazione di incertezza affettiva, relazionale, sociale… Si parla a questo proposito di crisi della generatività, che incide non solo sulla questione del lavoro e della natalità, ma anche sulla generatività sociale, sulla produzione di capitale umano, sul volontariato, sulla vita civile e comunitaria. Tutti questo è messo in crisi in favore di una crescente cultura individualista che aliena il giovane adulto dalla comunità umana.
Secondo Benasayag e Schmit, autori del celebre saggio L’Epoca delle Passioni Tristi, la vera fonte di questo crescente individualismo alienante sta in una vera e propria cultura del pessimismo, attraverso la quale il futuro appare grigio e incerto, e il giovane adulto sembra non avere alcuna speranza, finendo per abbandonarsi all’incertezza e al disorientamento. Come non pensare al fenomeno giapponese dell’hikikomori: colui che si auto-esclude da ogni rapporto umano per alienarsi nella vita digitale? Lo sviluppo esponenziale delle tecnologie digitale e dei social network, però, riesce a spiegare solo in parte questa marginalizzazione. I giovani adulti di Avalon Ship hanno deciso di coinvolgersi nella sperimentazione di un ambiente integrato blended learning dove provare a guardare in faccia alle passioni tristi ma anche iniziare a desiderare audacemente! Per loro le tecnologie si sono rivelate un’occasione di potenzialità e crescita…







I giovani adulti di Avalon Ship sentono l’esigenza di comprendere chi sono e cosa vogliono dalla vita…
Attraverso l’utilizzo di una molteplicità di linguaggi (cinematografico, poetico, fotografico e narrativo, artistico-figurativo…), i contenuti proposti stimolano la riflessione su alcuni temi legati allo sviluppo delle competenze culturali, delle competenze sociali e delle abilità personali legate alla consapevolezza di sé, alle capacità empatiche, al saper interagire e al saper lavorare meglio con gli altri…. Uno spazio di confronto e discussione per …

Il giovane adulto di oggi sembra condannato a perdere la capacità di sapersi superare, la capacità di auto-trascendersi (trascendenza di sé, andare oltre il proprio ego). È quella che viene definita prosocialità, ovvero la “Tendenza a far ricorso ad azioni che si contraddistinguono per gli effetti benefici che producono negli altri“ (Caprara)
I giovani adulti di Avalon Ship sono consapevoli che non c’è viaggio, parola, racconto, senza distacco da sé. Il segreto del viaggio è il suo momento di crisi, di uscita… La crisi non segna il viaggio in negativo, quasi fosse un improvviso squilibrio, qualcosa che non doveva succedere, un incidente; come se il mondo prima fosse stato in ordine. Tutto il contrario. Se non succede qualcosa, se non si rischia, non si esce da casa, se niente disturba, non cominciano sul serio né racconti, né viaggi.
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