FIRMINA STORY. Cultura & Società: da dove veniamo. Intersezioni 8/
a cura di Marisa Peruzzo
FIRMINA STORY. Cultura & Società: da dove veniamo. Intersezioni 8/
a cura di Marisa Peruzzo
La serenità d’animo infonde in una persona poteri incredibili e forza incommensurabile. Permette la completa realizzazione del proprio essere in armonia e in salute mentale e fisica: MENS SANA IN CORPORE SANO E VICEVERSA.
Nel racconto sono evidenti parecchie attinenze psicologiche. Tra queste, le vicende delle due figlie di Firmina, Stefania e Silvia.
La prima è costretta a pagare la sua privazione di serenità con sofferenze di tipo psico- fisico.
“Che ha Stefania?”… “Ha avuto un forte mal di pancia…L’hanno operata d’urgenza di appendicite, ma non sta bene, è dimagrita tanto…il medico dice che può essere qualcosa che dipende dallo stress”.
Come può, povera bimba, vivere serenamente e in salute accanto a un padre insensibile, arrogante e despota, per di più priva della presenza materna? È ovvio e naturale il subentrare di problematiche e sofferenze di carattere fisico, causate dal suo disagio affettivo e da tensioni psicologiche.
Che dire, poi, di Silvia? Poteva compiere una scelta di vita differente, dopo aver vissuto un’infanzia di vessazioni da parte di quella figura maschile alla quale non si addicevano le definizioni di padre e tanto meno di marito?
Poteva Silvia pensare a una sua vita matrimoniale dopo aver assistito e condiviso i tormenti subiti dalla madre a causa di quel marito padrone? No di certo.
Quanto afferma Firmina sottende una precisa connotazione psicologica: Stefania si è sposata e ha due bambini, Silvia no “preferisce essere indipendente”, così mi ha detto e non sono riuscita a obiettare la sua scelta. Chissà che il tempo non aiuti anche lei, se non a guarire, almeno a curare le ferite della sua anima tramortita da esperienze che non era giusto facesse una bambina con tutto l’avvenire davanti a sé.
Per quanto riguarda la protagonista del racconto è evidente che tutto il suo essere anela alla possibilità di vivere in pace e in tranquillità, anche con pochi mezzi a disposizione; si accontenta di pasti frugali fatti con cibi semplici ed economici “…Un pezzo di pizza, un panino con la mortadella, un pacchetto di biscotti o di crackers: mangiavamo così, qualcosa per strada …”

Mi sovviene alla memoria quello che numerose volte ho udito ripetere da mia mamma, nel suo dialetto veneto: “Xe meio magnare poenta e sioea, ma essere sereni e contenti!” ( “È meglio mangiare polenta e cipolla, ma essere sereni e contenti”).
D’altra parte Firmina non è stata mai avvezza a condurre una vita agiata, dato per assodato che non è la ricchezza a dare la felicità! “ E poi io la signora non l’ho fatta mai, e tu lo sai bene…ma almeno campo in pace!”

Firmina desidera pace e tranquillità, non è alla ricerca di sentimenti passionali, ma prova soddisfazione da un po’ di tenerezza. Riferita a “quel buon cristiano di Alfio” dice:”…avvertivo in lui una sensazione di tenerezza, di tranquillità, di soddisfazione. Sembravamo quasi una famiglia riunita per il pranzo domenicale che poi si concedeva una piccola passeggiata, un gelato, due chiacchere…il tutto, anzi il niente, in santa pace.” Non è, forse, questo il quadro della famiglia semplice, serena, tranquilla che la donna ha sempre desiderato, ma mai vissuto?
Come è giusto che sia giunge il tempo del suo riscatto.
Firmina rialza la testa, la persona si trasforma, diventa un’altra, ora è lei a dettare le condizioni. “A prendere le botte? Eh no caro mio! È passato il tempo…” , ora è lei che sceglie. “Ricordati che io non sono più la stessa, non ritorno per te…torno solo per mia figlia… e per mamma…”
Consapevolmente sceglie il suo futuro, compie una scelta, che per quanto impegnativa e onerosa è pur sempre frutto del suo libero arbitrio.
E alla fine, come sempre avviene dopo il più violento temporale, anche per Firmina arriva il sereno. “Io continuai a vivere…avevo le mie figlie, la mia casa…talmente tanto da fare e da pensare che tutto mi scivolava addosso. Perlomeno ero serena, adesso in casa si parlava, si rideva, si viveva… Non avevamo tanto ma eravamo tranquille.”
Per finire ribadisco quanto affermato all’esordio; la forza della serenità ha compiuto la trasformazione di una persona e l’ha resa libera. Libera di curare la sua persona, libera di coltivare i suoi interessi, libera di seguire un itinerario tutto suo. Firmina impara a leggere e a scrivere, arricchisce la sua cultura e amplia i suoi interessi viaggiando, andando al cinema, a teatro, ai concerti.
“ Quando posso viaggio, adoro viaggiare, mi fa sentire libera, mi fa pensare a quel giorno…a quel primo doloroso inebriante profumo di libertà”.