.
PERSONE E COMUNITÁ. STORIE DI IMPEGNO POLITICO E SOCIALE
.
.
PERSONE E COMUNITÁ. STORIE DI IMPEGNO POLITICO E SOCIALE
.
.
.
Ogni diritto è riservato all’autore. Vietata la riproduzione ed ogni altro utilizzo, anche parziale, non autorizzati dall’autore. La pubblicazione del testo è consentita per fini educativi e culturali non a scopo di lucro su concessione e autorizzazione dell’autrice. Per eventuali contatti con l’autrice: idarenzicchi@gmail.com
.
.
.
.
Gabriella Fagno in Bertinotti, Lella, prima per il marito, e, a seguire, per tutti gli amici, è una signora bella nell’aspetto ed elegante nei modi.
Intelligente e raffinata, Gabriella mi accoglie con garbo nel suo appartamento situato in un bel palazzo lungo un ampio viale alberato al centro di Roma.
.
Quello che mi colpisce della sua casa è l’arredamento ricercato dove i toni caldi di colore, i complementi scelti con gusto e cura, l’attenzione competente ad ogni più piccolo dettaglio e soprattutto, i tanti libri, ben disposti nelle librerie che coprono gran parte delle pareti, ti fanno percepire subito l’anima colta e gentile di chi lo abita.
.
Con semplicità disarmante, Gabriella mi stupisce dichiarando la sua età (che assolutamente non dimostra) e iniziamo una intervista dove lei risponde alle mie domande muovendosi agilmente dalla politica, al sociale, all’arte, alla sua vita.
.
Da un piccolo paese del Piemonte, dove ha lavorato nell’Amministrazione Pubblica, la signora, dopo il matrimonio si è trasferita, prima a Torino, poi a Roma a fianco del marito sindacalista, diventato poi Segretario di partito e, in seguito, Presidente della Camera.
.
.
D: Signora Gabriella, come è stato lasciare la sua zona di nascita, il Lago Maggiore, le Alpi… e trasferirsi in una grande città come Roma? Ci può dire, di positivo e di negativo, cosa le è mancato e cosa ha invece trovato in una realtà così diversa?
.
R: Io sono nata in un paese della provincia di Novara. Quando uno lascia un posto c’è sempre un po’ di spaesamento però io iniziavo questa nuova vita con un uomo perché mi sono sposata a diciannove anni quindi c’era anche la gioia e poi prima di arrivare a Roma ci siamo trasferiti a Torino, una città molto interessante per una ragazza cresciuta in provincia. Noi frequentavamo generalmente persone più grandi di noi, adulti che, personalmente, mi mettevano anche in soggezione ma dai quali abbiamo imparato molto e che, anche emotivamente hanno contribuito alla nostra crescita. A Torino in quegli anni c’era un grande Sindacato, la Casa Editrice Einaudi, il Politecnico e la FIAT… città di grande interesse Torino. Ero sì un po’ spaesata, ma non sofferente perché il nuovo è sempre una cosa che attira e che funziona. Sono stati anni molto interessanti. Ho abitato quindici anni a Torino. Forse ho più sofferto il passaggio da Torino a Roma perché una così grande città può anche creare qualche problema ma io sono una adattabile e mi sono subito adeguata.
.
I lati positivi del cambiamento sono stati la crescita culturale, gli interessi, gli incontri con persone stimolanti che certamente mi hanno arricchita, ma le difficoltà erano grandi. Tutte le volte dovevo fare un concorso nella nuova città perché essendo una dipendente dell’Assessorato alla Cultura o all’Istruzione, a seconda di dove sono stata, ho sempre dovuto reinventarmi per farmi conoscere. Quella di Torino, dove ho sempre lavorato con i vari assessori che si sono succeduti all’Istruzione, è stata un’esperienza molto bella: e mi sono trovata bene, a Roma un po’ meno. Credo addirittura di averli fatti ridere quando chiedevo quale fosse il progetto e loro mi guardavano come se fossi un po’ matta perché, in effetti, non c’era una progettazione come a Torino… come pure non c’era l’attenzione a tutte le organizzazioni democratiche del territorio… a Torino invitavamo tutti. A Roma dunque ho trovato qualche difficoltà. Di positivo a Roma, c’è stato che anziché all’Istruzione mi sono trovata alla Cultura ed abbiamo fatto molte esperienze internazionali. A Torino organizzavamo viaggi di visite ai campi di sterminio e i giovani studenti di diciassette, diciotto anni, di difficile gestione, al ritorno erano degli agnellini anche perché invitavo sempre i pochi superstiti dei campi di sterminio quindi questi ragazzi venivano a contatto con queste persone interessanti che raccontavano ai giovani quella parte difficile della loro vita. A Roma, per i viaggi/scambio, ho portato una volta in Spagna, un’altra in America studenti, figli di famiglie abbienti, che facevano questi viaggi/scambio con molto poco interesse… una cosa totalmente diversa dal visitare i campi di sterminio. I ragazzi, ospiti di famiglie di origine italiana, si stupivano molto perché gli italo-americani chiedevano loro se avessero il televisore in casa o fossero in possesso del passaporto… (in America solo il 20% della popolazione ha il passaporto). La cosa interessante era vedere la differenza tra gli italiani emigrati in America e questi ragazzi della ricca borghesia romana.
.
.
D: A parte alcuni luoghi privilegiati, a Roma, ce ne sono altri in stato di degrado. Alcuni amici stranieri sono rimasti colpiti da una città così bella umiliata dalla trascuratezza. Cosa suggerirebbe Lei affinché Roma Capitale torni a rappresentare degnamente l’immagine della nazione?
.
R: Roma è una città di gestione difficile, quasi impossibile… una città complicata. Non è mai stata una città industriale, non lo è mai diventata, non c’è mai stata una borghesia industriale, è sempre stata una città prevalentemente di pubblico impiego e turismo, non ha mai avuto una grande industria. Gestire l’enorme patrimonio storico di una città così grande non è cosa semplice e Roma avrebbe anche bisogno di più servizi.
.
.
D: Da giovane, Lei ha lavorato nella Pubblica Amministrazione. Come è iniziata la Sua esperienza nella politica?
.
R: Come si faceva allora negli anni Settanta. Potrei dire di non aver mai fatto politica in senso stretto, però allora c’erano i Decreti Delegati… io ero la rappresentante di classe di mio figlio al Liceo, c’era un Sindacato fortissimo e quindi c’era tutto l’interesse sul posto di lavoro, c’era anche una UDI (ndr: Unione Donne Italiane) molto attiva, c’erano i viaggi studio. Mi ricordo un mio viaggio allucinante nella Germania dell’Est: l’unica cosa che mi colpì era che negli asili c’erano le bambole nere e negli anni settanta le bambole nere non le avevo ancora viste da nessuna parte. E’ iniziata così dal basso la passione politica di una cittadina che voleva capire come andava il mondo. Non ho mai avuto incarichi politici, assolutamente nulla.
.
.
.
D: Oggi abbiamo due donne che, da fronti opposti, dominano lo scenario italiano: il Presidente del Consiglio ed il Segretario del Partito Democratico. Pensa che, perlomeno nella gerarchia politica, si sia raggiunta la parità dei sessi? Secondo Lei, è possibile che gli uomini facciano quadrato perché in realtà temono la capacità e la caparbietà delle donne quando queste sono veramente determinate e focalizzate sull’obiettivo da raggiungere?
.
R: Il femminile, non la donna, non è mai arrivato al potere perché quando una donna arriva al potere diventa, a volte, persino peggiore degli uomini. Il patriarcato c’è… ancora non abbiamo nemmeno la parità salariale con gli uomini… quindi… più di così… Le donne hanno fatto grandi conquiste, ma è il femminile che, secondo me, non è arrivato al potere.
.
D: Signora Gabriella, Lei ha sposato il Segretario di un partito, è palese che Lei, pur rimanendo, in apparenza, un passo indietro, abbia avuto nella coppia un ruolo strategico che prescinde dall’essere moglie, madre e nonna. Cosa comporta vivere a fianco di un esponente politico così famoso? Nel successo di Suo marito, che importanza ha avuto il Suo lavoro dietro le quinte? E nei rapporti sociali?
.
R: Io ho sposato un sindacalista. Dopo, è diventato Segretario del Partito. Un sindacalista col cachemire è già un ossimoro perché i sindacalisti, a Torino, avevano lo stipendio da operai specializzati. Negli altri posti non so, forse era diverso. Questa storia del cachemire magari è andata in prescrizione. Un maglioncino comprato al mercato rionale di Via Sannio, che poi lui non ha quasi mai messo perché avendolo misurato io con il mio giroseno a lui stava un po’ largo. Poi avvenne che per il suo compleanno tutti gli amici si presentarono con qualcosa di cachemire: un paio di calze, una sciarpa, un golf… Capirà uno che veniva dal sindacato con il cachemire… per anni è stato un tormentone!
.
.
D: Quanto ha inciso la Sua presenza nella carriera di Suo marito?
.
R: Questo non lo so. So di avere una capacità relazionale forte mentre mio marito no, lui, se non è in attività, sta con un libro e non parla con nessuno. Io, al contrario, come tutte le donne, sono pragmatica, coltivo molte relazioni anche con persone che non la pensano come me, soprattutto con donne. Le donne hanno tanti argomenti comuni di cui parlare: dalla maternità… alla casa… ai figli… Forse questa mia apertura lo ha aiutato un po’ a farlo conoscere di più non solo come personaggio politico ma come uomo, ma solo questa è la mia capacità, niente altro. In un mondo dove le amicizie contano molto, dove i cerchi sono chiusi, farsi conoscere è molto importante.
.

Gabriella Fagno con il leader cubano Fidel Castro
.
D: Lei era chiamata la “First Lady Rossa” solo per la Sua posizione sociale in quanto “moglie di…” o per il Suo personale impegno politico?
.
R: Hanno sempre sostenuto che io fossi più a sinistra di mio marito e questo non è vero perché io sono molto più istituzionale, più moderata, non sono radicale come lui. I giornali hanno sempre scritto che io sono la vera comunista… ancora adesso nei salotti… Non so se sono comunista, sono certamente una donna di sinistra. Rossa? Forse a causa dei miei capelli? In effetti non Le so dire come nasce questo rosso e questo fatto che io sia una donna più di sinistra rispetto a mio marito… sono una moderata… io sono amendoliana: sono per un governo riformista. Noi donne siamo osservatrici, buone psicologhe… riusciamo a capire prima.
.
D: A parte il famoso maglione di cachemire di cui Lei, suscitando immediata simpatia, ha candidamente divulgato la provenienza, non è necessario essere un acuto osservatore per notare che dietro la sobria, ma raffinata eleganza di Suo marito c’è la presenza di una moglie premurosa e molto attenta alla scelta di colori, tessuti, accessori… e, dopo la rivelazione relativa al maglione di cachemire acquistato in un mercato rionale, anche all’economia della casa. Immagino sia Lei a gestire il bilancio familiare…
.
R: Mio marito, come tanti uomini, non sa quello che succede in famiglia, nel bilancio familiare… nel bene e nel male. Né quando a Torino abbiamo avuto grandi difficoltà, né quando a Roma magari siamo stati un po’ meglio. E’ stato molto coerente allora come adesso: non se ne occupa proprio e non se ne è mai occupato. Lui non ha la più pallida idea, né gli interessa la gestione economica della famiglia. Io sono molto capace ad organizzare e, nonostante mi sia sposata molto giovane, sono sempre riuscita a governare l’economia della famiglia… ho avuto una nonna bravissima.
.
D: In una intervista televisiva Suo marito, con affetto, ha dichiarato che Lei è una persona propensa a dargli consigli, a volte anche quando non richiesti. E’ capitato che il non aver ascoltato un Suo consiglio abbia poi avuto per lui una ripercussione negativa? Glielo ha mai rimproverato?
.
R: Secondo me sì, senza averlo mai detto… soprattutto non tanto sulla linea politica perché io ho deciso veramente poco ed è lui che ha fatto giustamente le sue scelte dato che il Segretario era lui, ma, a volte, sulla scelta degli uomini, qualche indicazione io gliela ho data perché noi donne arriviamo un po’ prima. Magari in quello lui, qualche volta, si è accorto di avere sbagliato e che il mio giudizio era giusto… però non me lo ha mai detto. Certo che io glielo ho rimproverato… ampiamente… e con gli interessi.
.
.
D: Ho letto che in famiglia discutete molto di politica. Su cosa convergono e su cosa divergono le vostre idee?
.
R: Sulle grandi linee generali, in fondo siamo d’accordo su tutto: un mondo più giusto, più uguaglianza fra le persone… magari le nostre idee divergono sui percorsi. Io non avrei mai avuto il coraggio di far cadere Prodi perché per far cadere un Governo bisogna avere un coraggio incredibile e lui ha avuto questo coraggio perché la gente si dimentica che questo Governo è nato con una campagna elettorale di Prodi che diceva “mai con i comunisti”, ma all’indomani delle elezioni tutti telefonavano perché senza i voti di quei comunisti il Governo non sarebbe mai nato e un partito che fa nascere un Governo senza andare al Governo e non chiede neppure un usciere in una banca, è un partito che crede in quello che fa… insomma… la gente dovrebbe capire che non era mai successa una storia di questo tipo. Noi abbiamo sostenuto il Governo Prodi per due anni, senza chiedere niente, solo con il nostro appoggio… altrimenti non sarebbe mai nato… Ma quando questo Governo prende un’altra traiettoria e non fa quello che deve fare… noi ce ne siamo andati. Ecco questa è la cosa importantissima che molte persone non hanno capito. Cosa hanno fatto? Caduto Prodi è andato Berlusconi? No, no, no… Governo D’Alema, Governo Amato… non è arrivato Berlusconi. Il Governo è caduto perché non ha fatto le riforme sociali, ma contro il PRC c’è stato un attacco pazzesco. Io questo non lo avrei mai fatto perché tanta gente non avrebbe capito. Parecchia gente non ha capito assolutamente cosa era successo. Amici che abbiamo conosciuto dopo hanno detto: “Se non ti avessi conosciuto avrei pensato cade Prodi, arriva Berlusconi.” Magari non è una cosa così piccola ma su questo non eravamo d’accordo… ma è stata una scelta sua.”
.
D: Ha mai pensato di entrare in politica?
.
R: No! Bisogna essere capaci. La politica nelle Istituzioni è una cosa seria. Adesso non lo è, ma una volta lo era. Si veniva scelti dal Territorio in base a quello che uno faceva. Tu andavi prima al Consiglio Comunale, poi a quello Provinciale, era una cosa seria. Io non sarei mai stata in grado, poi io sono tranchant nei giudizi, non conosco la mediazione, ritengo di non averne la capacità.
.
D: C’è qualcosa che le sta particolarmente a cuore e di cui avrebbe voluto occuparsi?
.
R: Il sociale. Mi sarebbe piaciuto occuparmi dell’ambito femminile: donne, bambini…
.
D: In effetti, cosa è per Lei la politica?
.
R: E’ la nostra vita. Quando ci alziamo al mattino e diciamo: “oh come sono aumentati i prezzi”! Questa è politica. Tutti i giorni la facciamo esprimendoci su qualcosa.
.
D: In televisione assistiamo giornalmente a dibattiti televisivi dove a volte, sembra si faccia a gara a chi grida più forte. Non crede che sarebbe giusto chiarire finalmente che il gridare più forte degli altri non significa avere ragione e che non funziona in certi contesti? Oppure, gira, gira è così che funziona? Come tornare ad un confronto politico serio e misurato nei modi e nelle parole?
.
R: Io ho l’età per avere visto Tribuna Politica. Quella era politica! Fare e discutere di politica. Adesso ho la sensazione che uno sia lì per raccattare un po’ di voti e non per migliorare le sorti del Paese. Intanto c’è una preparazione bassissima perché le selezioni non vengono più fatte dal Territorio ma dal Segretario di Partito spesso per ragioni di fedeltà o per altre cose: portatori di voti o per clientele. Questo gridare in televisione è semplicemente indecente. I mezzi di comunicazione hanno sostituito la politica. Uno potrebbe dire: “Ma insomma io ho votato delle persone, vorrei sentire quelli che ho votato e che dirigono” ma la politica è ad un livello così basso che viene sostituita da tutt’altro. Le tribune politiche erano una meraviglia da ascoltare. Era meraviglioso sentire Moro, Fanfani, Togliatti, De Gasperi, Berlinguer… un altro mondo.
.
D: Oggigiorno il mondo digitale sta fagocitando soprattutto quelle che, fino a pochissimo tempo fa, erano le forme di espressione artistiche e culturali. In alcuni contesti, l’Intelligenza Artificiale sostituisce già l’essere umano. Nel mondo cinematografico americano, dove il ruolo di sceneggiatore sta praticamente scomparendo, è in corso, da tempo, una grande manifestazione di dissenso contro l’uso di A.I.. In Italia sono cominciati i primi licenziamenti. Secondo Lei, questo è un cambiamento inevitabile e dobbiamo gestire le nuove tecnologie anzi, sfruttare queste nuove risorse e andare avanti ad ogni costo affrontando i problemi che si dovessero presentare, oppure dovremmo riflettere un attimo e valutare quello che è effettivamente meglio o peggio per l’umanità ed essere anche disposti a fare un passo indietro? O forse ancora dovremmo andare sì avanti nella ricerca e nella tecnologia di questo processo incontrovertibile ma con molta saggezza e tenendo sempre i piedi ben piantati per terra?
.
R: Io non riesco neanche a chiamarlo progresso. Ho così paura che nessuno governerà questa nuova scienza che diventerà terribile per la condizione delle persone. Non vedo una società preparata a dire: “questa cosa funzionerà così ma noi interverremo in questo altro modo per non far morire la gente di fame”… perché il rischio è questo. Occorre una grande organizzazione altrimenti non si sa come andremo a finire. Quando sento innovazione, tremo. Sarà un disastro. Potrebbe essere un’opportunità ma solo se accompagnata di pari passo dai giusti provvedimenti, altrimenti sarà una tragedia per l’umanità. Purtroppo vedo che va avanti solo la tecnologia e non sento parlare di riforme sociali, non ci si preoccupa del destino delle persone. Di quei trenta/quarantamila lavoratori appena licenziati perché sostituiti dall’Intelligenza Artificiale nessuno ha detto: “Io Stato ti do un altro lavoro… un’altra opportunità”. Nessuno ha ancora detto niente. Moltiplicato per mille, cosa succederà? Io ho paura quando parlano di modernità e di riformismo. Del Riformismo, quando se ne parla ho capito che ci tolgono sempre qualcosa, per esperienza, e della Modernità che può creare tragedie enormi.
.
D: Non tutti, forse, avranno o sapranno cogliere le stesse opportunità. Come aiutare chi dovesse restare indietro? Riusciremo a conservare quei valori che rendono gli esseri umani unici e irripetibili?
.
R: Bisogna inventare un altro modello di società con uno Stato che interviene quando non è possibile attraverso l’industria, attraverso il lavoro. Non c’è altra soluzione. Se cominciamo con gli extra profitti ed andiamo avanti con le tasse, giuste ce la faremo. Ci sono gli extra profitti. Ti tolgo l’extra profitto, nessuno intende togliere il profitto. Quando vado presso la mia banca dico agli impiegati: “Io sono furibonda perché avete un servizio pessimo, vengo qui, sono costretta a fare la fila… ed i vostri dirigenti incassano l’extra profitto…” Non sarà semplice. Comunque confesso che questo progresso mi spaventa… sono quasi per rimpiangere una società contadina. Soprattutto mi preoccupo per noi anziani. La nostra vita è molto peggiorata dal momento che non siamo capaci di usare le nuove tecnologie. Anche pagare una multa è diventato complicato. Non c’è attenzione per l’anziano il quale se non ha un figlio, un nipote, qualcuno che lo aiuta, cosa fa? E’ una società disumana. Solo la Chiesa parla di umanità e di pace.
.
D: Da alcune Sue interviste, ho percepito che sia Lei che Suo marito amiate molto l’Arte: cinema, pittura, musica, teatro, poesia, moda… Considerato che l’etimologia greca della parola Arte, significa tecnica, mestiere, ne possiamo dedurre che anche fare politica è Arte. Cosa è per Lei l’Arte?
.
R: Il Teatro ed il Cinema ci piacciono moltissimo. Siamo grandi amanti e frequentatori del teatro e del cinema, non tanto dell’Opera. Ma la pittura, la letteratura, la musica sono pure grandi risorse.
.
D: L’Arte, se valorizzata, può diventare grande fonte di reddito per tutta la nazione. Crede che l’Italia stia dando il giusto rilievo agli innumerevoli tesori che ci sono stati lasciati in eredità?
.
R: Come sempre bisogna partire dai Territori dove ci sono delle esperienze stupende di persone bravissime intelligenti che fanno cose interessanti ma che non riescono ad entrare in questo cerchio magico.
.
D: Quali iniziative potrebbero dare impulso ad una rinascita culturale nel nostro Paese?
.
R: Occorre proprio un’organizzazione del Lavoro Culturale che si occupi dei Territori, che vada ad esplorare quello che c’è in giro. Gli Enti Locali dovrebbero avere una loro funzione nello scoprire i talenti. Dove c’è un teatro importante, come diciamo potrebbe essere il Teatro Argentina, o ieri l’Eliseo, che ti dà una volta l’opportunità di farti conoscere, la cosa funziona, dove non c’è la curiosità e l’interesse la cosa rimane confinata in periferia. L’ultimo spettacolo che ho visto è “Prima del Temporale”, protagonista Umberto Orsini. L’attore, novantaduenne, sta in scena un’ora e venti minuti… un’autobiografia scenica, la celebrazione pubblica di una vita pienamente realizzata con uno sguardo sulla fine di una carriera artistica importante. La regia è di Massimo Popolizio che io ritengo un bravissimo attore e anche un bravo regista. Noi abbiamo avuto il teatro dei giovani con la Falco, con grandi attori. Anche adesso abbiamo grandi attori e ci sono bravi artisti, anche nelle periferie, però non c’è interesse a cercarli, ma ci sono e devono essere valorizzati.
.
D: Ha tempo di dedicarsi alla lettura? Quale tipo di letture preferisce? C’è un autore o un libro che consiglierebbe? Perché?
.
R: Si, leggo abbastanza. Ultimamente ho letto un libro di Anna Foa, che a me piace tantissimo, e l’ultimo di Ammaniti. Il mio genere preferito sono i romanzi, non leggo molto i gialli. Il libro che più mi ha formato nella vita è stato “Lettere a una professoressa!” di Don Milani del 1967. E’ quello che io consiglio a tutti di leggere. E’ stato il libro formativo della mia vita, quello che mi ha aperto la mente sul mondo e sulle cose… mi è piaciuto tantissimo. Poi ce ne sono tanti altri, ovviamente.
.
D: So che Lei e Suo marito siete appassionati di pittura. Quale è la corrente pittorica che Lei preferisce? C’è un quadro che Le piace in modo particolare? Perché?
.
R: Quando eravamo giovani e andavamo a Parigi ci piacevano molto gli impressionisti: Monet, Manet e tutti gli altri. Poi crescendo abbiamo molto amato l’Arte Povera di Torino: Merz, Zorio e, in seguito, anche la Scuola Romana: Festa, Schifano, Angeli, Ceroli, pure questi, moltissimo. Mi colpiscono quasi sempre i quadri di Basquiat. Adesso siamo andati a Firenze a vedere Rothko, un Rothko che non avevo mai visto anche se avevo già visto quello di Parigi che era molto completo. Per me è importante l’emozione che ti suscita la visione di un’opera: o ti arriva o non ti arriva. Duchamp con il “Bidet” non mi arriva ma lo capisco, adesso, allora no. Se vado alla galleria di arte Moderna e vedo un Turcato, un Doran … se mi emozionano funziona… così come a teatro… solo se mi emozionano… l’Opera non mi emoziona, purtroppo.
.
D: Che genere cinematografico Le piace? Tra Lei e Suo marito, chi sceglie che film andare a vedere o a quale spettacolo teatrale assistere?
.
R: Mi piace molto il cinema. Ultimamente ho visto due films che mi sono piaciuti, uno “Lo Straniero” e l’altro “Alla Mattina Scrivo”. Due bei film, se non li ha visti, glieli consiglio. Non c’è un genere che preferisco, a volte un regista, ma non ho un genere particolare. Per quanto riguarda la scelta, essendo cresciuti insieme io ho preso i difetti di mio marito e lui i miei… credo che ormai non sappiamo neppure più quali siano i nostri…siamo molto in sintonia… devo dire che abbiamo gli stessi gusti. Nel tempo ci siamo molto amalgamati e, fra di noi, non c’è mai dissenso su questo. Ultimamente abbiamo visto un film americano che io ho giudicato orrendo e al quale mio marito ha dato invece un giudizio meno negativo, però siamo molto in sintonia. Siamo diversi, come il giorno e la notte, su tante cose, ma siamo cresciuti insieme, io avevo sedici anni quando l’ho incontrato e su cinema e teatro siamo in sintonia.
.
D: Le piace la moda? Lei è sempre molto elegante.
.
R: Ritengo la moda più un fenomeno di costume. In genere preferisco organizzarmi personalmente… non compro cose di marca, no, io sono più da sarta e preferisco essere io a decidere le stoffe, i modelli… non lascio decidere gli altri per me… Trovo comunque la moda interessante come fenomeno di costume.
.
D: Ha qualche hobby?
.
R: L’arredamento. Ho sempre comprato riviste di arredamento dai quindici anni in poi come se fossi un architetto. Forse quello avrebbe potuto essere il mio sbocco lavorativo, se poi non avessi fatto altro.
D: Come trascorre il Suo tempo libero? Cucina? Cosa prepara per la Sua famiglia? Quale è il Suo piatto preferito?
.
R: Certo che cucino io per la mia famiglia. I miei risotti sono impagabili… il vitello tonnato…sono i miei cavalli di battaglia. Sono nata in una risaia, sono piemontese!
.
D: Ho letto che Lei ha un figlio, una nuora e ben cinque nipoti che adora. Cosa augura ai Suoi ragazzi?
.
R: Vorrei la pace, come tante persone, vorrei un mondo più giusto, più uguaglianza fra le persone. E’ quello che auguro a tutti e soprattutto ai miei nipoti. Ho quattro nipoti ed una pronipote… sono bisnonna. Per loro mi auguro una vita serena, un futuro di pace e di giustizia. La mia è stata una generazione fortunata ma stiamo perdendo tanto di quello per cui abbiamo lottato. Stiamo attraversando un periodo terribile, c’è tanta povertà. A parte la mancanza di lavoro, ci sono lavori poveri e molte persone, anche italiani, sono costrette a rivolgersi alla Caritas e alla Comunità di Sant’Egidio… perfino ex impiegati che temono di non poter arrivare a fine mese. Solo la Chiesa chiede continuamente che ci sia la pace e si preoccupa dei poveri… sembro cattolica… ma io sono agnostica. E’ che in tutta onestà devo riconoscere che la Chiesa è l’unica che veramente sta aiutando chi ha bisogno.
.
D: Signora Gabriella, quali sono i Suoi progetti futuri? C’è qualcosa che riguarda la politica? Ha un desiderio che vorrebbe veder realizzato?
.
R: In ogni caso, niente che riguardi la politica. Adesso devo fare progetti a breve temine, sono vicina agli ottanta anni. Io e mio marito non facciamo neppure più viaggi lunghi, sa, i miei amici si divertono molto quando dico che scelgo posti dove sono sicura che ci sia un ospedale. Comunque nella mia vita ho viaggiato a sufficienza. Adesso facciamo soprattutto viaggi brevi e di lavoro per le conferenze di mio marito. Desideri da realizzare? No. Credo di avere avuto tanto dalla vita.
.

Gabriella Fagno nella sua casa di Roma
.
Conoscere ed intervistare la signora Gabriella Fagno Bertinotti è stata un’esperienza piacevole e molto interessante.
Ringrazio di cuore la Signora per la squisita cortesia e la generosa disponibilità mentre auguro a Lei ed alla Sua famiglia un futuro prospero e sereno.
Ida Renzicchi
Roma, 8 maggio 2026
.